Norme e sentenze

Balneari, Consiglio di Stato: “Stop proroghe, gare subito”. Si attende Corte Ue su indennizzi

Palazzo Spada sollecita i Comuni a disapplicare il termine del 31 dicembre 2024 e riassegnare le concessioni tramite procedure selettive. Ma con un'altra ordinanza, lascia uno spiraglio sul tema degli indennizzi per gli uscenti.

La proroga delle concessioni balneari al 31 dicembre 2024 è illegittima e le gare vanno effettuate subito. Lo ha ribadito la settima sezione del Consiglio di Stato con una sentenza depositata ieri, la numero 3940/2024, che rappresenta un nuovo capitolo della giustizia amministrativa per colmare il vuoto normativo lasciato dal governo, reo di non avere ancora approvato una norma di riordino sulle concessioni balneari. La pronuncia di ieri, a onor di cronaca, non rappresenta nessuna novità: i giudici di Palazzo Spada avevano infatti espresso analoghe conclusioni già cinque giorni dopo l’approvazione delle proroga di un anno voluta dal governo Meloni, e le avevano ribadite in svariate sentenze nei mesi successivi. Ma il clima da campagna elettorale di questi giorni, unito ai toni particolarmente duri di questa ultima sentenza, ha contribuito a dare un maggiore risalto mediatico alla decisione di ieri, attirando numerosi commenti da politica e associazioni. Meno attenzionata è stata invece un’altra ordinanza del Consiglio di Stato, pubblicata lo stesso giorno dalla stessa sezione, che ha lasciato uno spiraglio sul tema degli indennizzi ai concessionari uscenti: in questo caso, Palazzo Spada ha ritenuto opportuno attendere una decisione della Corte di giustizia europea prima di emettere la propria pronuncia.

Il contenuto delle pronunce

La sentenza n. 3940 del 30 aprile 2024 del Consiglio di Stato si è espressa su un contenzioso tra il Comune di Rapallo e un’imprenditrice balneare che aveva acquisito una concessione vicina al suo stabilimento tramite subingresso, all’epoca in cui era in vigore la proroga al 2033. Nello specifico, i Bagni San Michele rivendicavano la legittimità della proroga fino al 31 dicembre 2033, approvata dalla legge 145/2018 del primo governo Conte e annullata a novembre 2021 da due sentenze gemelle del Consiglio di Stato, che ha imposto la scadenza delle concessioni entro il 31 dicembre 2023. In seguito è intervenuta la legge 118/2022 del governo Draghi, che pur recependo gli effetti delle sentenze gemelle del Consiglio di Stato, ha dato la possibilità di un anno di “proroga tecnica” fino al 31 dicembre 2024, di cui si sono avvalse quasi tutte le amministrazioni locali. Un anno e mezzo dopo il governo Meloni ha spostato ulteriormente il termine al 31 dicembre 2025.

Tuttavia Palazzo Spada, nel dare torto al concessionario di Rapallo, ha affermato che le amministrazioni locali sono obbligate a disapplicare qualsiasi eventuale proroga che va oltre il 31 dicembre 2023, che si tratti del 2024, del 2025 o del 2033. Tutte queste misure, affermano infatti i giudici, rappresentano dei rinnovi automatici di concessioni di beni pubblici ai medesimi titolari, e dunque sono in contrasto con la direttiva europea Bolkestein e le sentenze della Corte di giustizia Ue che impongono le gare pubbliche per riassegnare le spiagge. Per questo, i giudici del Consiglio di Stato sollecitano a «dare immediatamente corso alla procedura di gara per assegnare la concessione in un contesto realmente concorrenziale», ritenendo disapplicabile qualsiasi ulteriore rinvio. Inoltre, la sentenza di Palazzo Spada sottolinea che la risorsa spiaggia «è sicuramente scarsa», al contrario di quanto sostenuto dal governo con la mappatura del demanio marittimo conclusa lo scorso ottobre.

Le considerazioni del Consiglio di Stato contro le proroghe si rifanno ampiamente alle sentenze gemelle di novembre 2021, seppure queste siano state in seguito annullate dalla Corte di Cassazione per eccesso di giurisdizione. Più sospeso è invece l’orientamento di un’altra ordinanza, la numero 3943/2024, emessa sempre ieri dalla settima sezione: in questo caso il contenzioso era tra un concessionario balneare e il Comune di Moneglia, e riguardava il riconoscimento di un indennizzo per il titolare uscente, in caso di passaggio dell’impresa. I giudici di Palazzo Spada hanno sottolineato che sul tema è pendente un ricorso in Corte di giustizia europea, rinviando la propria decisione dopo che si saranno pronunciati i giudici di Strasburgo.

Ai link qui di seguito è possibile consultare i testi integrali delle due pronunce.

I commenti della politica

Come detto, il clima pre-elettorale in vista del voto europeo ha contribuito a scatenare i commenti delle forze politiche in merito alla sentenza del Consiglio di Stato, che si sono accaniti in particolare alla considerazione dei giudici che contesta la scarsità della risorsa spiaggia dichiarata dalla mappatura del governo. Da Fratelli d’Italia è arrivata una dichiarazione di partito riferita all’Ansa: «La mappatura delle coste, svolta nei mesi scorsi dal tavolo tecnico sulla base dei dati forniti dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, è frutto di un lavoro serio che ha visto coinvolti tutti i ministeri competenti. I risultati di tale lavoro sono oggetto dell’interlocuzione in corso tra il governo e la Commissione europea, volto a superare la procedura di infrazione e a definire una norma di riordino dell’intero settore che dia certezza agli operatori e alle amministrazioni locali». In rappresentanza del partito di Giorgia Meloni si è espresso anche il deputato Fabio Rampelli: «Il Consiglio di Stato continua a interpretare la Bolkestein secondo un indirizzo del tutto arbitrario. Ben sapendo che la direttiva non riguarda le concessioni demaniali, aggiunge ulteriore caos destabilizzando ancora una volta gli imprenditori del settore alla vigilia della stagione. La Bolkestein prevede che laddove esista un interesse economico strategico nazionale, lo Stato può disapplicare la direttiva che, comunque, esclude i balneari. Mentre il governo è impegnato nei negoziati con la Commissione Ue nel tentativo di strappare un compromesso quanto più favorevole al nostro sistema di eccellenza, la magistratura impone ai Comuni di disapplicare la proroga. Il parlamento esautorato, il governo ricattato dai tribunali amministrativi. Se qualche magistrato vuole fare politica, o ha nostalgia del comando, esca da Palazzo Spada».

In casa Forza Italia, non usa mezzi termini il senatore Maurizio Gasparri: «Il Consiglio di Stato ha bisogno di consigli sul suo stato. Che appare, diciamo, criticabile. Dovrebbero sapere, al Consiglio di Stato, che è stata fatta una mappatura delle coste italiane e risulta che quella delle spiagge non è una risorsa scarsa. È un dato certo, verificato dal governo, documentato con dati inoppugnabili. Spiace davvero che il Consiglio di Stato dia consigli sbagliati allo Stato e prescinda dalla realtà. Questo è un problema molto serio e molto grave. Del quale da qualche parte si dovrà pur discutere. Se il Consiglio di Stato decidesse che oggi è venerdì, tuttavia oggi resterebbe sempre martedì. Diamo un consiglio al Consiglio di Stato. Legga documenti e certificazioni e dia consigli migliori allo stesso Stato che dovrebbe corroborare, non ostacolare».

Molto critico anche il commento di Gian Marco Centinaio, senatore della Lega: «Il Consiglio di Stato ha qualche problema con le misure, sia delle coste italiane che delle proprie competenze. Esiste una legge dello Stato che proroga al 31 dicembre 2024 le concessioni balneari e, dato che il potere legislativo spetta al parlamento, la magistratura deve far rispettare quella legge, non boicottarla. Inoltre, su quali basi il Consiglio di Stato parla delle coste come di una risorsa “sicuramente scarsa”? Hanno effettuato misurazioni che non sono a nostra conoscenza? Gli unici assunti sforniti di prova sembrano essere proprio quelli che i giudici di Palazzo Spada continuano a ripetere nelle loro sentenze. Il governo ha effettuato una rigorosa mappatura delle coste e, a partire da quei numeri, ha avviato un confronto con Bruxelles per giungere a un’intesa che, nelle nostre intenzioni, deve salvaguardare pienamente i concessionari attuali. Questo è l’unico tavolo che conta per giungere a una soluzione della questione. Almeno finché non riusciremo a cambiare la direttiva Bolkestein, un testo vecchio e scritto male, che sta all’origine di una insensata persecuzione nei confronti di categorie come i balneari e gli ambulanti».

Dall’altro lato della barricata, così il deputato Angelo Bonelli di Verdi e Sinistra: «Oggi viene sbugiardato il lavoro di mappatura delle spiagge del governo Meloni che aveva allungato le spiagge italiane di tremila chilometri, portandole da 8.000 a 11.000 km. Solo per dimostrare che le spiagge italiane sono un bene disponibile e quindi non mandare a gara le attuali concessioni demaniali». Anche secondo il segretario di Più Europa Riccardo Magi, «il Consiglio di Stato ha detto ciò che è sotto gli occhi di tutti, ma che il governo continua a ignorare: le spiagge in Italia non sono risorse scarse e le gare per l’assegnazione vanno fatte subito».

Secondo il Partito Democratico, afferma il deputato Piero De Luca, «il governo sta giocando col fuoco sul tema delle concessioni balneari. Non può più decidere di non decidere»; mentre i suoi colleghi Ubaldo Pagano, Claudio Stefanazzi e Marco Lacarra affermano: «Con la sentenza del Consiglio di Stato arriva l’ennesimo rovinoso fallimento del governo Meloni, questa volta firmato Matteo Salvini e Daniela Santanché. Lo stop alle proroghe delle concessioni balneari e il conseguente obbligo a indire nuove gare a poche settimane dall’inizio della stagione estiva significa solo una cosa: paralisi degli stabilimenti e delle strutture in concessione su tutte le coste della penisola. Un meteorite che si schianta sull’estate italiana e in modo particolare su tutti quei territori, prevalentemente nel sud, che fondano grossa parte della loro economia sul turismo. Tutto ciò avviene perché, invece di trovare per tempo soluzioni adeguate, si è pensato di poter truccare i numeri, presentando in Ue una mappatura surreale che faceva passare zone portuali per spiagge libere. Anche oggi il prezzo di questo bluff è altissimo e lo pagheranno imprenditori, lavoratori e tutte le comunità coinvolte».

Infine, dal Movimento 5 Stelle, questo il commento del senatore Marco Croatti: «Le spiagge libere sono poche e le concessioni rinnovate fino al 2024 sono illegittime, nonostante la norma voluta dalla maggioranza in parlamento nella scorsa finanziaria. Dal Consiglio di Stato arriva ancora una volta una secca bocciatura all’operato del governo Meloni in tema di concessioni balneari. Praticamente Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, con la loro difesa a oltranza di un sistema insostenibile e corporativo, ci stanno portando al disastro. Non solo gli investimenti sono fermi, ma l’incertezza ormai attanaglia il settore: ci sono stabilimenti che non sanno se piantare o meno gli ombrelloni, visto che la concessione è scaduta e le eventuali proroghe illegittime. Siamo alla farsa, rischiamo che quest’estate sulle nostre spiagge sarà l’armageddon».

I commenti delle associazioni di categoria

Sulla pronuncia del Consiglio di Stato sono intervenuti anche i rappresentanti nazionali delle associazioni di categoria dei balneari. Secondo Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a Fipe-Confcommercio, «è grande il polverone sulla questione balneare, complice la campagna elettorale già in atto. Il Consiglio di Stato ha ribadito quanto affermato con la sentenza dell’adunanza plenaria annullata dalla Cassazione a sezioni unite lo scorso ottobre, e sarà nuovamente chiamato a decidere nelle prossime settimane. Parziale e fuorviante è la lettura che viene data. Nella stessa sezione e nello stesso giorno, il Consiglio di Stato ha escluso la possibilità di gara in assenza della decisione della Corte di giustizia Ue sull’indennizzo in favore dei concessionari attualmente operanti».

Aggiunge Marco Maurelli, presidente di Federbalneari Italia: «Siamo sgomenti per l’ennesima sentenza del Consiglio di Stato che non rispetta neppure la legge Draghi sui termini del 2024 in attesa di una riforma del settore balneare ormai attesa, né il lavoro richiesto dalla direttiva Bolkestein sulla mappatura che il governo sta gestendo, né tantomeno il negoziato formale con la Commissione Ue per una riforma che riteniamo ormai necessaria per mettere ordine al settore».

Congiunto il commento di Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari – Federturismo Confindustria, e Bettina Bolla, presidente de La Base Balneare con Donnedamare: «Assistiamo alla pubblicazione di due sentenze del Consiglio di Stato in contrasto tra loro: una impedisce temporaneamente la messa a gara delle concessioni balneari e rimanda alla Corte di giustizia europea ogni decisione, l’altra invece obbliga i Comuni a indire subito le gare. Poche idee e ben confuse! In particolare, la scellerata sentenza del Consiglio di Stato che obbliga i Comuni italiani a indire gare per riassegnare le concessioni balneari subito, in disaccordo con quanto definito nel decreto milleproroghe, avrà effetti devastanti sull’occupazione, mettendo a rischio l’intero settore che arriva a occupare fino a 300 mila lavoratori, in gran parte già assunti, per la stagione. Le gare mettono a rischio anche l’offerta dei servizi balneari per quest’estate, nei quali le famiglie e i turisti rischiano di non trovare più gli stabilimenti, e allo stesso tempo creano un danno economico certo per le famiglie e i turisti. In tutti i casi in cui sono state indette le gare nelle località turistiche, si è assistito a rincari dei prezzi dei servizi in spiaggia anche del 50%, e questo senza creare aumenti nelle entrate per lo Stato. Auspichiamo che il governo adotti con urgenza un provvedimento legislativo per tutelare oltre 30 mila imprese e correggere questa interpretazione errata dei giudici amministrativi».

Infine, così Giuseppe Ricci di Itb Italia: «Se per il Consiglio di Stato occorre subito procedere alle gare, allora significa che l’estate al mare è a forte rischio, anche se noi siamo pronti a dare battaglia. Ci sono famiglie che sono ancora indebitate per i lavori effettuati agli stabilimenti, e ora che fine faranno? Vogliamo delle risposte certe dal nostro governo e le vogliamo entro e non oltre il prossimo 9 giugno, quando si voterà per le europee. Qui credo che siano tutti impazziti, vogliono metterci in ginocchio, ma noi ci tuteleremo in tutte le sedi legali. Se dobbiamo aprire o meno gli ombrelloni, ce lo dovrà dire la presidente del consiglio Giorgia Meloni. Ci aveva promesso che avrebbe risolto la questione una volta per tutte, e adesso è giunto il momento di risolverla».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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