Quanto di male c’era da dire sui pennelli anti-erosione lo abbiamo già detto tutto, ma dobbiamo anche ammettere che in alcuni casi è difficile farne a meno, e quindi abbiamo proposto di renderli meno brutti e, possibilmente, con una duplice funzione. Ma essere stesi su una spiaggia e vedersi racchiusi fra due muri di scogli non è il massimo che si possa pretendere da una giornata al mare, e allora ci chiediamo: devono per forza essere così alti?
Sappiamo bene quale sia il loro funzionamento: i pennelli intercettano la sabbia che viene spinta lungo riva dalle correnti indotte dal moto ondoso, sia quella che si muove sui fondali più vicini sia quella che, con un movimento a zig-zag, viene trascinata lungo la battigia. Basta mettere una pallina sulla battigia per vedere questo movimento.
Durante le mareggiate la cresta della berma di tempesta, ossia il limite superiore della battigia, è molto alta e quindi, per essere efficiente, il pennello dovrebbe raggiungere quella quota, ma molto spesso lo troviamo assai più alto. Si potrà dire che è una configurazione cautelativa, ma quanto ci costa in termini economici questa cautela? E più che altro, quanto in termini paesaggistici? D’altra parte, sarebbe così grave se in casi eccezionali un po’ di sabbia facesse il salto?
E allora, abbassiamo i pennelli! Non sarà certo possibile renderli tutti talmente bassi da non ostacolare la vista di chi è steso sulla spiaggia – anche se in alcune località sono proprio così – perché tutto dipende dall’energia del moto ondoso (che fa creste più alte), dalle dimensioni dei sedimenti (con la ghiaia che le fa altissime) e da quanta sabbia vogliamo ‘rubare’ alle spiagge poste sottoflutto, ma forse qualcuno potrebbe essere abbassato.

In alcuni casi, anche per non imprigionare i bagnanti, si fanno pennelli con un profilo degradante verso il mare, fino anche ad avere una estensione sommersa. È evidente che così un po’ di sabbia si muove lungo riva, ma si guadagna molto in termini paesaggistici.

In realtà vi sono altre strutture meno impattanti che garantiscono un panorama su tutto l’arco costiero, pur segmentando la spiaggia per ridurre la mobilità dei sedimenti lungo riva: sono le secche artificiali, o piattaforme isola, di cui abbiamo parlato in un precedente “Granello di sabbia”. Queste fanno ruotare le onde fino a farle convergere in un punto in cui il flusso sedimentario si azzera; ecco che da lì la sabbia non si muove più. Giocando con le loro dimensioni e la loro distanza da riva si possono creare configurazioni più o meno efficaci, anche se l’obiettivo, in genere, è quello di non irrigidire troppo il litorale.
Come avviene in molti settori, una nuova soluzione viene adottata facilmente dove non vi è niente, ma trova difficoltà a sostituirne una più vecchia; e questo lo si verifica anche per le nuove opere di difesa costiera, facilmente applicabili in contesti vergini, ma che trovano difficile impiego dove sono presenti vecchie strutture, anche perché queste hanno trasformato la morfologia e la sedimentologia della spiaggia, come nel caso delle scogliere radenti, davanti alle quali il fondale si approfondisce sempre più.
Uno slogan lanciato in Toscana alla fine dello scorso secolo era “Back to the beach” e intendeva spingere verso la ricerca di soluzioni per convertire, magari gradualmente, le ‘archeo-strutture’ in interventi che hanno dimostrato di essere più resilienti. Un tale approccio, oserei dire filosofia, è facilmente adottabile se siamo in presenza di pennelli, che è possibile trasformare, in parte o in toto, in isole semi-affioranti o secche, solo muovendo gli scogli che li costituiscono. Queste, pur distaccate da riva, possono mantenere un collegamento a terra con un pennello soffolto.

Un esempio di questa trasformazione ci viene da Cogoleto (Genova) dove, nell’ambito di un progetto di riequilibrio del litorale, alcuni pennelli che interrompevano la continuità dell’arco costiero sono stati trasformati in secche artificiali, che si stanno dimostrando altrettanto efficaci per la stabilità della costa, ma che hanno un minore impatto visivo e consentono di passeggiare lungo riva senza trovare ostacoli. In alcuni casi queste secche vengono percepite, da chi non ne conosce la storia, come elementi naturali, cosa che non può certo accadere alla vista dei pennelli.
Il gradimento da parte dei tradizionali frequentatori della spiaggia di Cogoleto e degli operatori economici è stato elevato, e questo potrebbe spingere altri amministratori a valutare se sia possibile una trasformazione anche delle archeo-strutture presenti sulla loro costa. Lo slogan ‘Back to the beach’ non è coperto da copyright!
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