Rendiamo più belli i pennelli anti-erosione

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Harvey Bay, Australia: una passeggiata sul mare in tutta sicurezza su un pennello ben progettato

Nella rubrica “Granelli di sabbia” abbiamo parlato più volte dei pennelli e ne abbiamo spesso illustrato gli aspetti negativi, pur ammettendo che in certi casi qualche beneficio alla spiaggia lo possono dare. Ma non abbiamo ancora finito di dirne tutto il male possibile. Ecco dunque arrivato il momento: sono brutti!

Pensandoci bene, i pennelli non sono più brutti delle scogliere aderenti e di quelle parallele, ossia di tutte quelle opere di difesa che costruiamo con i massi lungo le nostre coste. Ma quando siamo sulla spiaggia, quelle aderenti le abbiamo alle spalle e quelle parallele sono lontane in mare. I pennelli invece li vediamo da qualsiasi posizione, li incontriamo quando camminiamo lungo la riva e quando facciamo bagno. Sono un ostacolo visivo che ci racchiude in un fazzoletto di spiaggia.

Ma se proprio dobbiamo costruirli, non possiamo farli più belli o che abbiano anche un’altra funzione, oltre quella di intercettare la sabbia che si muove lungo riva? È vero, già ora molti ci vanno sopra a prendere il sole e altri a pescare; ma anche per queste attività si potrebbero fare più belli, più funzionali e più sicuri. Tutti hanno la voglia di allontanarsi un po’ dalla costa, per vedere l’acqua più blu e il panorama da un’altra prospettiva, come dimostrano i pontili, sempre affollati e che ora vengono costruiti esclusivamente come attrazione turistica. Nonostante ciò, sui pennelli è in genere vietato salire, e questo per motivi di sicurezza: hanno una superficie irregolare, spesso con profonde buche fra un masso e l’altro, vi si scivola facilmente e, durante le mareggiate, si può essere investiti da un’onda che potrebbe trascinarci in mare e poi sbatterci contro gli scogli.

Ma lungo le coste del mondo, e talvolta anche le nostre, si vedono anche pennelli pedonali, con al centro un percorso addirittura percorribile con una sedia a rotelle, protetti lateralmente da ringhiere o dagli stessi massi che ne costituiscono il corpo, e con piazzole all’estremità dove fermarsi a guardare il paesaggio, prendere il sole o pescare.

Marina di Cecina (Livorno): pennello a L con percorso pedonale incassato fra i massi della struttura.

Il costo di questa variante è minimo rispetto a quello dell’intera opera e offre un diverso modo di “vivere la spiaggia”, la cui ricaduta economica ripaga certamente la spesa. Ma, sia chiaro, rimangono brutti per tutti quelli che non vi si trovino sopra!

Un altro aspetto riguarda il costo, non solo della miglioria, ma anche della struttura stessa. Per quelli inseriti in aree urbane, dove tutto è stato modificato dall’uomo, perché non consentire di svolgere sui pennelli, opportunamente progettati o modificati, attività economiche che consentano di coprire, almeno in parte, i costi di costruzione? Quanto sarebbe disposto a pagare un gelataio se potesse stare, con il proprio triciclo, sulla piazzola terminale di un pennello, ovviamente in estate e quando il mare è calmo? E a quanti non piacerebbe camminare sul mare leccando un cono-gelato?

In Messico sui pennelli vi sono dei gazebo sotto ai quali vengono posizionati dei lettini su cui si stendono le persone per farsi fare i massaggi. In mezzo al mare! Non dico che questo renda i pennelli più belli, anzi forse li fa ancor più brutti, ma almeno se ne sfrutta al massimo la presenza.

A Pitillal (Messico) i massaggi si fanno sui pennelli.
A Pitillal (Messico) i massaggi si fanno sui pennelli.

Un’altra miglioria, estetica e funzionale, può venire ricoprendo il pennello, o almeno la sua radice (quella che dobbiamo superare quando camminiamo lungo la riva), con del materiale che la renda liscia e, magari, del colore della sabbia. Una cosa del genere è possibile vederla a Île de Ré, un’isola del nord-ovest della Francia. Qui i pennelli sono coperti da una resina che ingloba della ghiaia e hanno un profilo a schiena d’asino. In realtà coprono delle strutture in cemento che avevano già questa forma, ma la resina si attaccherebbe ancora meglio ai nostri pennelli rugosi, e non se ne andrebbe via… come avviene a Île de Ré.

Île de Ré, Francia: pennello ricoperto da resina che ingloba la ghiaia (in bassa marea).

In queste operazioni bisogna comunque considerare che la rugosità delle scogliere, almeno in alcune loro parti, è necessaria al buon funzionamento dell’opera e non tutte si possono rendere lisce come uno specchio… che rifletterebbe le onde invece che la nostra faccia!

Si parla molto di rigenerazione urbana degli insediamenti costieri. Ebbene, un piccolo sforzo sarebbe quello di trasformare le centinaia, se non migliaia, di brutti pennelli che segmentano le nostre spiagge in un arredo urbano a funzione plurima, in modo che diventino un’ulteriore risorsa per l’economia turistico-balneare. Ma con grande attenzione: non facciamoli ancora più brutti! E chi avesse voglia di prendere in concessione un pennello può stare sicuro: la direttiva Bolkestein, e qualsiasi altra sua variante, non potrà certo affermare che la risorsa è scarsa: purtroppo, le nostre coste sono infestate da queste strutture!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  1. Non a caso nel Piano Demaniale Marittimo (2015) dell’Abruzzo è stato previsto la possibilità di poterli utilizzare mediante opere di messa in sicurezza e pedonalizzazione con materiali ecosostenibili.

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