Opinioni

“Sbagliato accusare governo di difendere lobby balneari”

Il tentativo della maggioranza è applicare ciò che dice la direttiva Bolkestein: le gare si fanno solo in caso di scarsità della risorsa

La logica del bollare come lobbista chi la pensa in modo diverso paga sempre, ed è a quella che pare in molti facciano ricorso per scagliarsi contro chi difende le posizioni dei concessionari balneari, ma sbagliano. Accusano il governo di truccare i dati trasformando, nel processo di mappature delle coste, “le scogliere in spiagge caraibiche”, ma sbagliano. Chi afferma ciò, non conosce i dati e non vede oltre la punta del proprio naso, pur non essendo il solo ad avere atteggiamenti autolesionisti.

Piuttosto, non sarebbe più giusto segnalare che fra i vari impegni presi da Draghi per poter accedere ai fondi del Pnrr ce ne sono stati di assolutamente controproducenti per l’Italia, per i cittadini e per le aziende? Draghi è un grande tecnico, tutti glielo riconosciamo volentieri, ma a volte si è oggettivamente comportato un po’ come un Briatore che ha fatto il liceo classico: poca considerazione per chi è in difficoltà, ovvero per la massa dei cittadini ma anche per le micro aziende, in una visione globalista in cui le leggi della grande finanza contano più di qualsiasi altra cosa. Una visione in cui l’Italia in fondo occupa un posto piccolo piccolo, ed è destinata a subire anche quando sono i punti di forza della propria economia o del proprio sistema sociale a essere messi in gioco. Di conseguenza, in omaggio ai principi generali sulla concorrenza – che hanno però il difetto di non tenere assolutamente conto delle varie specificità nazionali – si stanno da allora danneggiando gli interessi degli italiani e del nostro sistema economico-sociale.

In particolare, con il decreto concorrenza il governo Draghi è intervenuto per le liberalizzazioni in vari ambiti, inserendoli anche nei requisiti del Pnrr. Ne cito tre: la messa all’asta delle concessioni demaniali marittime, la messa all’asta delle concessioni di centrali idroelettriche e geotermiche, e il passaggio dalla maggior tutela al mercato libero per le utenze domestiche. La prima investe un settore, quello del turismo, che anche in questo 2023 ha dimostrato la sua importanza nel sorreggere il sistema Italia, producendo un pil eccezionale. Il turismo balneare in particolare rappresenta più di un terzo del pil generato dal settore e la vicenda della messa all’asta delle concessioni demaniali balneari sta ingenerando incertezze estremamente dannose. La sentenza della Corte di giustizia europea, le recenti pronunce del Tar di Lecce e quella della Corte di Cassazione, che ha annullato le famigerate sentenze del Consiglio di Stato del 2021, evidenziano ancora di più l’assurdità del cortocircuito tutto italiano sulle concessioni balneari, proprio in un campo che vede l’Italia avervi realizzato un unicum mondiale.

Vero è che fra i pasdaran della spiaggia libera e i balbettii della politica, finora capace solo di produrre un numero infinito di “proroghe” senza mai avere la capacità di normare in modo corretto e definitivo il settore, l’Italia ha dato in un decennio una prova assai scarsa della propria affidabilità; ma adesso, proprio a fronte della sentenza che ci viene dalla Corte di giustizia europea e rispetto al lavoro compiuto dal tavolo interministeriale sulla mappatura del demanio marittimo, la soluzione per togliere questo inciampo nei confronti degli impegni con l’Unione europea è veramente a portata di mano. Accusare i vari ministeri di avere prodotto una mappatura truffaldina è particolarmente comodo per confutare, ma è anche assurdo e offensivo, se solo si andasse a leggere la relazione finale e i dati che vi sono riportati.

Oggi si tratta quindi, proprio a seguito del lavoro di quel tavolo che ha dimostrato l’inesistenza della scarsità di risorse citata nell’articolo 12 della direttiva Bolkestein – condizione “sine qua non” per il ricorso alle gare – di avviare un’interlocuzione con l’Europa che si basi non sulla contestazione della direttiva, già recepita dall’Italia nel lontano 2010, bensì sulle modalità di una sua pedissequa applicazione. Non mi pare un’operazione impossibile, visto che è anche ciò che stanno facendo paesi come la Spagna e il Portogallo. E il parere motivato giunto recentemente dall’Ue non è certamente ostativo per questa definitiva interlocuzione, sia perché è il logico prosieguo di una procedura d’infrazione già in essere, sia perché addirittura potrebbe essere d’aiuto nei contenuti per la redazione appunto di una normativa nazionale che risolva definitivamente la questione.

Il secondo scenario, se possibile, è ancora più assurdo. In Europa non esiste infatti una normativa che imponga l’obbligo per gli Stati di indire le aste per le centrali idroelettriche e geotermiche, tanto che nessun paese si sogna lontanamente di farlo. L’energia elettrica prodotta da tali impianti è fra le più green esistenti (in Italia tale produzione rappresenta il 16% del totale prodotto e il 41% della produzione da FER) e andare a scompaginare e immobilizzare il settore per anni e anni significherebbe assestare un colpo micidiale alla nostra economia. Cito solo la Francia, che recentemente ha pensato bene di rinnovare le concessioni idroelettriche per decenni, segnalando che i nostri cugini d’oltralpe hanno una produzione da nucleare che li pone in condizioni ben diverse da noi, quanto a indipendenza energetica. Recentemente è stato ipotizzato di intervenire dando facoltà allo Stato di rinnovare tutte le concessioni, anche attraverso una trattativa con gli attuali gestori sulla base di efficientamenti degli impianti e di maggiori ricadute sui territori interessati: è la strada giusta, e occorre farlo al più presto nell’interesse di tutti.

Passo infine al terzo ambito, quello del passaggio dal servizio di maggiore tutela per la luce e gas al mercato liberalizzato per le utenze domestiche, che è stato incredibilmente confermato nei requisiti del Pnrr anche a livello di tempistiche, nonostante lo tsunami dei costi energetici registratosi a seguito della guerra in Ucraina. Qui il principio da tenere presente era che l’utilità di una gradualità ulteriore del passaggio, in un periodo di estrema incertezza sui costi, fosse data sia dalla necessità di continuare a tutelare i cosiddetti soggetti vulnerabili, sia da quella di consentire alle aziende fornitrici di affrontarlo in modo trasparente. Nessuna messa in discussione del principio e del percorso quindi, bensì l’evidente necessità di una congrua proroga temporale nella sua conclusiva attuazione. Dunque si sarebbe dovuto prospettare all’Europa già nel 2022 un diverso percorso certificato e ineluttabile, ma semplicemente da posporre per ragioni obiettive. Del resto in Francia, Spagna e Germania vigono già normative che impongono dei tetti ai prezzi dell’energia e che sono molto più efficaci per la tutela rispetto alle nostre. L’approvazione del mio ordine del giorno che impegna a prorogare i tempi del passaggio dalla maggiore tutela rappresenta invece un segnale importante dato dall’attuale governo, una vera e propria inversione di marcia nel proteggere i cittadini da possibili speculazioni e da ulteriori aggravi nei costi delle bollette.

In tutto questo scenario, risulta comunque evidente come il compito del ministro per i rapporti con l’Europa Raffaele Fitto sia complicato, anche se fino a oggi egli si è oggettivamente dimostrato ineccepibile nel centrare tutti gli obiettivi assegnatigli. Da una parte deve garantire la continuità dei flussi di risorse del Pnrr, e dall’altra deve cercare di rimediare e rinegoziare gli impegni presi da Draghi, agendo in un momento di congiuntura in cui l’Italia, a fronte del suo enorme debito pubblico, vede i propri bilanci squassati dall’aumento dei tassi di interesse, dal lascito disastroso del superbonus, da una instabilità dei prezzi energetici che richiede a sua volta l’impiego di ingenti risorse per calmierarne l’impatto sociale e industriale. Interlocuzione e affidabilità sono gli strumenti che l’attuale governo mette a disposizione del ministro, e siamo certi che ancora una volta, nell’interesse dell’Italia, li saprà usare nel migliore dei modi, in barba ai tanti autolesionisti che si accaniscono contro la punta dell’iceberg dei balneari, ignorando colpevolmente tutto il resto.

© Riproduzione Riservata

Riccardo Zucconi

Deputato di Fratelli d'Italia, segretario dell'ufficio di presidenza della Camera dei Deputati.