Attualità

Riforma spiagge: Garavaglia lavora a gare dal 2024, Lega e Forza Italia ricevono sindacati

Avviato il tavolo tra governo e Regioni in seguito alla sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga al 2033

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha cancellato la proroga al 2033 delle concessioni balneari e imposto le gare entro due anni, politica e istituzioni si sono attivate per incontrare i rappresentanti della categoria alla ricerca di possibili soluzioni in vista dell’inevitabile riforma del demanio marittimo. Ieri il ministro del turismo Massimo Garavaglia si è confrontato con gli assessori regionali al demanio e il leader della Lega Matteo Salvini ha ricevuto i presidenti di Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, mentre la prossima settimana toccherà a Forza Italia che ha convocato per martedì un vertice con le principali associazioni del settore. Il Partito democratico ha invece ricevuto i sindacati già lo scorso giovedì.
In base a quanto riferito a Mondo Balneare da fonti interne al vertice con le Regioni, Garavaglia starebbe già interloquendo con l’Unione europea per definire il testo di un provvedimento che istituisca le evidenze pubbliche delle concessioni a partire dal 2024, prevedendo delle forme di tutela per gli imprenditori che hanno investito alla luce della scadenza al 2033 prevista da una legge dello Stato e poi annullata dai giudici. Salvo alcune eccezioni, gli assessori regionali sarebbero allineati sulla consapevolezza che le gare sono ormai inevitabili, ma che occorre stabilire dei principi per riconoscere la professionalità degli attuali gestori nonché il valore commerciale e l’avviamento delle imprese. L’intento del governo sarebbe quello di sottoporre una prima bozza già entro il prossimo inverno.

A riferire in via ufficiale l’esito dell’incontro tra Garavaglia e le Regioni è Marco Scajola, assessore al demanio della Regione Liguria e coordinatore del tavolo interregionale sul demanio marittimo, che ha richiesto e ottenuto il colloquio col ministro del turismo: «Si è trattato di un incontro molto partecipato e utile – afferma Scajola – a cui hanno preso parte tutte le Regioni. Abbiamo concordato di avviare in tempi strettissimi con il governo, che deve svolgere il proprio ruolo di traino e guida avendo la competenza sul demanio marittimo, e con tutte le altre istituzioni coinvolte un tavolo di lavoro per individuare soluzioni che impediscano l’invasione dei nostri litorali a parte delle multinazionali straniere. Dobbiamo guardare avanti e per questo già dai prossimi giorni avvieremo confronti serrati tra le Regioni e il governo. A mio parere dovranno essere coinvolti anche i Comuni attraverso Anci, toccati ugualmente da un problema così grande. Nel corso dell’incontro abbiamo fatto un’analisi tecnica approfondita e tutte le Regioni hanno espresso un giudizio unanime sulla sentenza del Consiglio di Stato, evidenziando come il pronunciamento dei giudici amministrativi sia entrato a gamba tesa sul tema delle concessioni demaniali marittime, andando anche oltre le competenze di un tribunale. Purtroppo è mancata la politica e sono arrivate le sentenze. La preoccupazione per quanto accaduto ha toccato tutti: le famiglie e le imprese dei nostri territori vanno tutelate e non possono essere cancellate con un colpo di spugna».

A esprimere un altro parere sulla situazione in seguito al vertice fra le Regioni e il ministro Garavaglia è poi l’assessore al turismo del Veneto Federico Caner: «È necessario che il governo legiferi in accordo con l’Unione europea per arrivare alla scadenza del 2024 con le idee chiare e precise che riconoscano gli investimenti fatti in questi anni dai nostri operatori del turismo, prevedendo per esempio una premialità. Serve inoltre avviare una mediazione su quali potrebbero essere i criteri con i quali verranno indette le gare, che considerino diversi fattori per trovare una soluzione reale per le migliaia di imprese balneari italiane e venete. Le sentenze vanno rispettate, ma abbiamo il dovere di tutelare i nostri concessionari e gli investimenti fatti nelle nostre spiagge. La gara non deve essere vista come una bestia nera, perché il mercato oggi chiede rinnovamento per continuare a essere competitivi anche in ambito internazionale. Sulla proroga al 2033 avevo già forti dubbi e le gare oggi devono essere viste come un’occasione positiva e virtuosa sul fronte degli investimenti. In Veneto noi abbiamo la legge 33 del 2002 che, nel rilascio e nella variazione della durata delle concessioni, prevede già procedure comparative con criteri di valutazione che prevedono un piano di investimenti da parte del concessionario: questa norma regionale, essendo conforme alla normativa comunitaria, non ha motivo di essere impugnata e permette ai Comuni di andare a gara utilizzando anche strumenti analoghi alla finanza di progetto. Questo, a mio avviso, potrebbe essere lo strumento dal quale iniziare a ragionare per tutelare i nostri imprenditori spingendoli a fare sistema, perché è chiaro ed evidente che le concessioni non sono un diritto divino. Gli operatori turistici del Veneto hanno già dato prova in questi anni di avere le caratteristiche per competere su un mercato più ampio, che chiede azioni concrete per dare ancora più slancio al comparto balneare, un segmento significativo dell’economia turistica del Veneto».

Nelle stesse ore in cui il ministro Garavaglia si confrontava con le Regioni, il leader della Lega Matteo Salvini ha ricevuto una delegazione di Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, in un incontro che un comunicato stampa del Carroccio ha definito come «lungo e cordiale». Durante il colloquio, prosegue la nota, «è stata condivisa la necessità di una soluzione per tutelare trentamila aziende, le meravigliose spiagge italiane, i sacrifici e gli investimenti fatti da migliaia di famiglie».

La prossima settimana toccherà invece a Forza Italia: martedì 23 alle ore 13 i vertici nazionali del partito incontreranno infatti alla Camera dei deputati le associazioni rappresentative dei concessionari balneari per fare il punto alla luce della sentenza del Consiglio di Stato e delle iniziative del governo in tal senso. Secondo quanto recita una nota dell’ufficio stampa degli azzurri, «Forza Italia è in assoluto il partito che più di tutti ha contribuito all’ottenimento delle varie proroghe che, negli anni, hanno consentito ad aziende e famiglie di proseguire serenamente il lavoro. Oggi siamo di fronte a una serie di decisioni che rischiano di mandare per strada centinaia di lavoratori a favore, magari, di grandi gruppi economici. Martedì, quindi, con i rappresentanti della categoria saranno concordate le opportune iniziative da intraprendere, al fine di dare un futuro a quella che è a tutti gli effetti una vera e propria peculiarità ed eccellenza del turismo italiano».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
Seguilo sui social:
  1. Tu che hai comprato e investito dopo l’abrogazione del diritto di insistenza oltre l’orizzonte temporale della durata della concessione, cioè 2015.

    • Apparte che io sono lì dal 2000 per quello che ha comprato posso anche capirlo anche se non lo approvo ma per gli investimenti non è giusto ricordo che la proroga era data dallo stato!!!

  2. L’impresa balneare italiana pare un caso unico di completa identificazione di concessione di suolo pubblico e azienda concessionaria. Il diritto demaniale in tema di concessioni di suolo pubblico pur seguendo una logica perfettamente coerente contiene un meccanismo perverso: una concessione deve essere assegnata tramite gara quando tolta la concessione togli anche l’azienda (in spiaggia). Invece non deve essere assegnata tramite gara quando tolta la concessione l’azienda resta, in quanto in questo caso la concessione rappresenta un mero complemento di un’impresa a sé stante (il ristorante in centro con i tavolini sulla strada). Logico ma perverso.
    Come dire: non ti posso togliere un organo quando potresti tranquillamente sopravvivere anche senza, invece ti devo poter togliere un organo quando questo decreta la tua morte certa.
    L’effetto pratico è che persa la concessione la tua azienda diventa di fatto proprietà altrui.
    La specificità dell’impresa balneare italiana da portare a Bruxelles ha a che fare innanzitutto con questo aspetto, più che col folklore, il tesoro di tradizioni, ecc ecc a cui si attaccano i poeti. Sarebbe importante che il governo lo trovasse un aspetto significativo, da far notare magari in sede europea.
    E un altro aspetto importante da considerare sempre in tema di ‘specificità’ è questo: distinguere fra due casi: se hai la possibilità o meno (per le caratteristiche geografiche ed economiche del luogo, non perché tu punti i piedi) di trasferire la tua attività fra mura private rimanendo in prossimità dell’area in cui hai operato per anni come concessionario in modo che parte del valore aziendale possa essere preservato. Esempio: hai un ristorante in spiaggia, perdi la concessione ma lungo la strada che costeggia la spiaggia magari a 50 metri da dove ti trovi ora c’è disponibilità di locali commerciali.

  3. La prima rogna che procurerò al mio ‘subentrante’ sarà una bella denuncia per arricchimento senza causa. Fate così anche voi, tutti quanti. Diamo un po’ di lavoro ai tribunali che già non hanno nulla da fare.

    • Nikolaus Suck says:

      Ma tu lo sai cosa sono e quali sono i presupposti in diritto per una “denuncia” e per un “arricchimento senza causa”? Vatteli a vedere, e scoprirai che il tuo subentrante sarà legittimato a farsi una gran risata.

  4. La decisione del CdS non tiene conto dei tempi di ammortamento e del grande valore delle spiagge creato dai concessionari. Primi e unici. Il codice della navigazione è da rivedere. L’esproprio di beni e lavoro di gente operosa e seria non può avvenire per ordini provenienti dall’estero. Il lavoro e le imprese sono garantite dalla Costituzione. La direttiva Frankstain non riguarda le spiagge italiane.

  5. Elvo Alpigiani says:

    Non occorre fare una riforma. Il Regolamento per l’esecuzione del Codice della Navigazione, distingue le concessioni demaniali, art. 8, in concessioni per licenza e art. 9, in concessioni con durata superiore al quadriennio che devono essere fatte per atto pubblico. L’articolo 18, prevede la pubblicazione della domanda mediante affissione all’albo del Comune. Il Codice della Navigazione art. 37, recita: “Nel caso di più domande di concessione è preferito il richiedente che offra maggiori garanzie di proficua utilizzazione della concessione e ….”. Articolo 42,: revoca delle concessioni e articolo 47,: decadenza della concessione. Vista la sentenza della CorteUE del 25/10/2007, C-174/2006 che definisce l’atto amministrativo delle concessioni demaniali una locazione di bene immobile per cui al canone non si applica l’IVA . Essendo la concessione una locazione di bene, quindi “obbligazione contrattuale”, non si applica la direttiva 2006/123 (Bolkestein), art. 3, comma 2, e a art. 17, comma 15, della stessa ma il trattato di Roma 1, Reg. 593/2008. Dal regolamento 593/2008, per tali “obbligazioni” si applica la legge del Stato di stabilimento quindi il Codice della Navigazione. Occorre soltanto una rivisitazione del Codice della Navigazione, in particolare degli articoli che necessitano integrazioni con le norme comunitarie e delle sentenze della Corte UE, applicate correttamente.
    La direttiva Bolkestein non si applica alle concessioni di beni demaniali ma soltanto alle autorizzazioni per l’esercizio delle attività (affitto ombr. ecc. ,bar, ristorante, ..).
    Anche dalla sentenza (Politica e non corretta) ultima plenaria del Consiglio di Stato, i Giudici citano i dati forniti dal sistema informativo del demanio marittimo (SID) del Ministero delle Infrastrutture rivelano che in Italia quasi il 50% delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari. Per questo, le spiagge non sono limitate e quindi l’articolo 12 della direttiva 2006/123, Bolkestein, non è “applicabile” alle “autorizzazioni” per l’esercizio delle attività nelle aree demaniali (sentenza Corte UE del 14/7/2016, punti 49).

  6. Ma non ci sarà nessuna espropriazione con la riforma del demanio anzi ci sarà certezza per chi vi opera e fianalmente lo stato potrà fare fruttare il proprio patrimonio

  7. Si continua a fare dichiarazioni e commenti a CASACCIO, illudendo amcora i balneare …quelli che non capiscono non quelli che fanno finta di non capire.
    IN TEMA DI LEGITTIMO AFFIDAMENDO SI E’ ESPRESSA LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA CHE INDIVIDUA PUNTUALMENTE IL TETMINE CHE PUO ESSERE FATTO VALERE:
    SOLO PRIMA DELLA PUBBLCAZIONE SENTENZA PROMOIMPRESA
    (IL CONSIGLIIODI STATO DI PARLA ERRONEAMENTE DEL 2010….)
    VI PREGO DI VERIFICARE LE NORME

  8. C’è un cambio radicale di regime. Un periodo transitorio ragionevole è d’obbligo per permettere a chi ha comprato/investito di assorbire l’urto della Bolkestein: con una speranza di vita complessiva di 20 anni fra passato e futuro diventa quasi gestibile perdere il capitale speso per comprarsi l’azienda, che non si recupererà più non potendo più ovviamente vendere come nel precedente regime, e fare piani seri per il futuro. Con 10 anni di vita complessiva assolutamente no, l’impatto è devastante e tale da rovinare la vita della gente. Il periodo transitorio al 2033 era ragionevole, pienamente giustificato dalla portata dell’impatto per chi ha comprato negli ultimi anni.
    In un paese in cui tanta gente è andata in pensione a 40 anni o è in pensione ormai da 40 anni. Giustizia sociale. Per chi la propria azienda se l’è comprata con le proprie risorse e l’ha portata avanti con le proprie risorse. O per avere giustizia sociale bisogna aver fatto i mantenuti?

    • Allora se siete in questa situazione è colpa di quella parte della politica che vi ha illuso con la proroga nel 2018 senza prima approvare un riforma del settore demaniale che recepiva la direttiva europea e nel contempo, ove era possibile, tutelare i titolari della concessione in scadenza (ad esempio prevedere un diritto di prelazione a parità di condizioni di offerte a favore del vecchio titolare della concessione).

  9. Cala il sole e volge quasi al termine l’ennesimo saccheggio perpetrato impunemente contro il bene pubblico. Avviata azione legale contro il notaio che nel 2013 avallò l’acquisto di un bene senza vigilare che il medesimo, al pari di un rene, non poteva essere venduto.

  10. E poi assolutamente ridicola anche questa cosa per cui nelle gare pare costituisca un fattore premiante garantire il più alto livello occupazionale. Quindi io magari avrei effettivamente bisogno di 4 dipendenti, ma contro ogni ragione economica sono di fatto costretto a promettere di assumere più personale. Concezione del lavoro da carrozzone statale imposta all’imprenditore privato. Il libero mercato?!?! Per altro, ci sono ancora ampie zone d’Italia, compresa quella in cui abito io, dove tu apri un supermercato e il sindaco ti consegna il foglietto con i nomi di quelli che devi assumere. Bisogna togliere potere a questa gente, non dargliene di più!

    • Nikolaus Suck says:

      Su quest’ultima cosa ti do stra-ragione. Per il resto, torna all’economia, anzi alla microeconomia. Sul diritto, che sia privato, pubblico, e/o demaniale-concessorio, fatti consigliare, e bene.

  11. Vorrei sapere qualcosa nel nostro caso. Siamo un associazione senza scopo di lucro, che da più di 40 anni paghiamo il canone demaniale, attualmente di circa 20.000 euro l anno. Abbiamo fatto investimenti in tutti questi anni, con i contributi dei soli soci. Siccome non gestiamo il lido per lucro ma con la quota dei soci, abbiamo in tanti anni fatto investimenti per rendere sicuro e agibile il nostro lido. Qualcuno può dirmi qualcosa? Grazie.

  12. ALBERTO+FASCIOLO says:

    Bene ha detto che le spiagge sono un bene strategico, è stato fatto vedere e digerire a molti che le concessioni devono essere messe all’asta perchè così vuole la UE. Ricordo che fin dagli anni 80 non si poteva scendere nelle spiagge dell’Elba perchè i TEDESCHI se ne erano già appropriati. E’ questo quello che la UE vuole, e in Draghi abbiamo il primo politico che ha svenduto l’Italia agli stranieri. Ricordiamo la nostra storia di Romani che respingevano i barbari , i Longobardi, i Francesi, i Borboni ed i Nazisti. Oggi ci stanno riprovando. Ricordiamo che il porto di Trieste è già in mano dei Tedeschi per non dar fastidio a Rotterdam. l’Europa è contro di noi. e dobbiamo mantenere quello che abbiamo contro i nemici il governo in testa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.