Puglia

Lecce, battaglia legale contro balneari costata 48mila euro di soldi pubblici

È polemica per l'elevata cifra sostenuta dal Comune per opporsi all'estensione al 2033 delle concessioni

Il Comune di Lecce ha speso quasi 48 mila euro di soldi pubblici nel contenzioso in corso contro gli imprenditori balneari del territorio. Lo denuncia il consigliere comunale Andrea Guido. La battaglia legale ha avuto origine dalla scelta del sindaco Carlo Salvemini di non applicare l’estensione fino al 2033 delle concessioni balneari prevista dalla legge italiana, proponendo al suo posto una proroga tecnica di tre anni che non ha alcun fondamento giuridico: una decisione che ha scatenato i ricorsi dei concessionari leccesi, i quali hanno tutti ottenuto sentenze favorevoli da parte del Tar. Ma nonostante ciò, il Comune è andato avanti presentando il contro-ricorso in Consiglio di Stato, che si esprimerà nei prossimi mesi. Nel frattempo, l’elevata cifra sostenuta dalle casse pubbliche – che si sarebbe forse potuta risparmiare se l’amministrazione comunale si fosse limitata ad applicare quanto previsto dalla legge italiana – è oggetto di infuocate polemiche.

«Senza voler puntare il dito contro qualcuno e nell’esclusivo interesse pubblico – ha dichiarato il consigliere Guido in una nota – ho chiesto alla Corte dei conti di approfondire il tema dei 48 mila euro che il Comune di Lecce ha speso per affrontare il contenzioso intrapreso contro gli stabilimenti balneari. Questa somma grava sui cittadini e poteva essere risparmiata se il sindaco e la giunta avessero provveduto a dare esecuzione alle tredici sentenze del Tar Lecce».

«L’articolo 1, commi 682 e 683 della legge 145/2018 ha stabilito il diritto alla proroga sino al 31 dicembre 2033 delle concessioni demaniali marittime degli stabilimenti balneari e il Tar Lecce, nel corso del 2020, confermava già la necessità di applicare questa norma, affermando che non sussiste alcun margine di discrezionalità da parte dei Comuni», spiega Guido. «L’amministrazione leccese, però, discutibilmente ha rigettato tutte le domande di proroga formulate ai sensi della legge 145, prevedendo per i concessionari una semplice ed eventuale proroga tecnica di soli tre anni. Tutti i concessionari naturalmente, non accettando il rigetto, sono ricorsi ben tredici volte al Tar leccese, ottenendo altrettante sentenze favorevoli».

Prosegue il consigliere di opposizione: «Nonostante le sentenze e nonostante le circolari della Regione Puglia che imponevano la proroga, il sindaco e la giunta comunale, invece di conformarsi, magari facendo salvi gli effetti di eventuali successive modifiche normative o cambi della giurisprudenza, non solo hanno deciso di proporre ben tredici appelli dinanzi al Consiglio di Stato contro le sentenze del Tar, ma ne hanno anche affidato l’incarico a un avvocato esterno all’amministrazione. Il Consiglio di Stato, successivamente, con undici ordinanze emesse ad aprile 2021 ha rigettato tutti gli appelli del Comune, confermando le precedenti decisioni del Tar e condannando l’amministrazione al pagamento delle spese legali, oltre Iva e Cap. Ad oggi, le somme che il Comune dovrà sborsare in ragione delle discutibili decisioni assunte dalla maggioranza del sindaco Salvemini ammontano a complessivi 47.849,76 euro».

«La città di Lecce è una realtà connotata da una forte vocazione turistica. Ciò grazie anche alle sue marine, che hanno tutte le potenzialità per costituirne il fiore all’occhiello. Gli imprenditori impegnati nel settore turistico e balneare dovrebbero essere sostenuti e agevolati dall’amministrazione comunale, soprattutto in un momento storico drammatico come quello che stiamo vivendo, e non certo ostacolati con futili quanto improduttive azioni giudiziarie, prive tra l’altro di adeguate motivazioni giuridiche. Un quadro triste, questo, reso ancora più penoso dall’aggravio dei costi che il sindaco e la giunta comunale hanno generato nelle casse del Comune», conclude Guido.

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