Le difese costiere setacciano la sabbia

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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difese costiere
Cecina Mare: sebbene la radice del pennello sia distaccata per l’erosione della spiaggia, la ghiaia è ostacolata nel suo passaggio dal settore sopraflutto (sinistra) a quello sottoflutto (destra).

Che le strutture di difesa costiera modifichino l’andamento della linea di riva, è cosa che tutti notano camminando sul bordo del mare in tratti in cui vi siano pennelli, scogliere parallele o muri aderenti alla costa. D‘altra parte sono costruite proprio a questo scopo, anche se l’effetto non è sempre quello sperato. Ma con un po’ più di attenzione si può anche vedere che queste opere modificano le caratteristiche granulometriche dei sedimenti che costituiscono la spiaggia, in particolare quando queste non sono molto eterogenee, come nelle spiagge miste sabbia più ghiaia. Quando la sabbia è fine e uniforme il fenomeno può essere meno intenso e assai più difficile riconoscere, se non con analisi granulometriche accurate.

Sul profilo della spiaggia i sedimenti si distribuiscono in modo tale che troviamo quelli più grossolani vicino a riva, mentre con l’aumentare della profondità si hanno granelli sempre più fini, ma tutti si muovono lungo la costa spinti dalle correnti indotte dal moto ondoso. È così che un pennello molto corto intercetta solo i materiali più grossolani, mentre i sedimenti più fini, che si muovono su di una fascia di fondale maggiore, riescono a superarlo e possono raggiungere la spiaggia sottostante.

Durante le mareggiate maggiori, quando l’onda risale quasi tutta la berma, può capitare che della ghiaia venga spinta oltre la radice del pennello e vada a formare un lobo che difficilmente si estende molto sottoflutto. Se il pennello è talmente lungo da trattenere quasi tutti i sedimenti che si muovono lungo costa, si forma una spiaggia molto ampia sopraflutto e una forte erosione sottoflutto. In questo caso, la situazione è assai diversa: la spiaggia che si è espansa mantiene più o meno la stessa granulometria, mente quella in erosione tende a perdere le particelle più fini e a essere costituita da un deposito “residuale” grossolano.

Un pennello corto ostacola il passaggio dei soli sedimenti grossolani, mentre uno molto lungo blocca tutte le classi granulometriche. Nel primo caso la spiaggia posta sopraflutto ha sedimenti grossolani e quella sottoflutto sedimenti fini; nel secondo caso quella sopraflutto non modifica la propria granulometria, mentre sottoflutto l’erosione asporta prevalentemente i granelli più fini e rimangono quelli di dimensioni maggiori.

Ma non sono solo i pennelli a funzionare come setacci lungo la costa. A tergo delle scogliere parallele si formano dei salienti, e se sono vicine e/o lunghe si sviluppano dei veri e propri tomboli. I sedimenti che li costituiscono vengono raccolti in quel punto perché le onde, ruotando per diffrazione alle estremità delle opere, generano flussi convergenti: la sabbia dai settori non protetti fluisce nell’ombra prodotta dalla scogliera, dove vi è anche minore energia. Ecco che sulle cuspidi e sui tomboli avremo sabbia più fine, mentre sui loro lati potrebbe esservi sabbia più grossolana, anche in questo caso “residuale”.

Un’osservazione ancor più accurata potrebbe farci vedere che nelle baie racchiuse fra i salienti i sedimenti non sono tutti uguali, ma in corrispondenza dei varchi fra le scogliere, dove l’onda arriva diretta, la sabbia è leggermente più grossolana. Sempre che il varco sia abbastanza ampio.

Anche le scogliere parallele possono creare una selezione granulometrica, con i sedimenti più fini portati sui salienti, mentre sui lati esterni rimane la sabbia più grossolana.

Una selezione granulometrica la possiamo trovare anche al piede delle difese aderenti, sia che mantengano un’esile spiaggia davanti, sia che l’abbiano completamente persa. Qui l’energia delle onde non viene dissipata completamente nel suo viaggio dal largo fino al limite superiore della battigia e alla base della scogliera vi è una forte agitazione; inoltre, l’incontro dell’onda incidente con quella riflessa genera moti turbolenti che mettono in sospensione molti sedimenti, la gran parte dei quali viene spinta verso il largo o lungo costa. Ovviamente saranno quelli più fini ad allontanarsi, lasciando un deposito, anche questa volta “residuale” grossolano.

Deposito “residuale” grossolano al piede di un’opera di difesa aderente verticale (Grecia).
L’energia che caratterizza la spiaggia davanti a una parete riflettente favorisce l’allontanamento delle frazioni granulometriche più fini e la formazione di un deposito “residuale” grossolano.

Quanto descritto fa riferimento a un modello concettuale semplificato, sul quale si possono sovrapporre condizioni locali che rendono le cose assai più complesse, ma è da questo che bisogna partire per leggere le caratteristiche granulometriche di una spiaggia che ospita strutture di difesa.

L’importanza, anche ai fini della balneazione, è evidente: sedimenti grossolani possono non essere graditi da tutti i bagnanti, o rendere più difficile l’ingresso in mare, mentre i sedimenti troppo fini vanno facilmente in sospensione e rendono torbida l’acqua.

Come non esiste una difesa costiera che non abbia ricadute sulla morfologia delle spiagge adiacenti, così non ne esiste una che non modifichi la qualità dei sedimenti presenti. In definitiva funzionano come dei setacci, separando le diverse frazioni granulometriche che formano una spiaggia; e questo potrebbe anche essere usato a nostro vantaggio!

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