Opinioni

I doveri del governo per le imprese balneari, da rispettare subito

Ci sono due cose che il governo deve decidere con urgenza per consentire l’avvio della stagione turistica balneare dopo l’emergenza coronavirus: stabilire i protocolli sanitari da rispettare sulla spiaggia e far estendere le concessioni demaniali fino al 2033 a tutti i Comuni costieri. Per i sostegni economici gli imprenditori del settore possono pazientare ancora qualche settimana: i contributi a fondo perduto, le agevolazioni fiscali e lo sgravio delle tasse saranno fondamentali per rendere sostenibile una stagione che sarà in grave perdita, ma per ora i titolari di stabilimenti hanno perso solo una parte di bassa stagione, per cui dal punto di vista economico possono stringere i denti ancora per un po’. Invece le misure di sicurezza sanitaria e il prolungamento delle concessioni sono due provvedimenti da attuare subito; anzi sono già in ritardo ed è sconfortante che un governo circondato di esperti e task force non sia stato ancora in grado di dare uno straccio di prospettiva a migliaia di piccole e medie imprese, dopo oltre due mesi dall’inizio dell’emergenza.

Il protocollo sanitario per le spiagge dovrà riguardare tutti quegli accorgimenti necessari a evitare il rischio di contagi, dal distanziamento minimo tra gli ombrelloni alle modalità e alla frequenza delle sanificazioni. Per preparare l’apertura di uno stabilimento balneare occorrono circa due mesi di tempo: dare il via libera all’allestimento serve dunque a poco, finché i balneari non sapranno per esempio a quanti metri di distanza mantenere i lettini. Finora gli operatori del settore hanno effettuato lavori di pulizia, montaggio e manutenzione, ma non sono stati ancora messi in condizione di potere svolgere il lavoro più lungo e impegnativo, quello di arredare la spiaggia. Le linee guida dell’Oms per il settore ricettivo impongono di non superare la concentrazione di quattro persone ogni dieci metri quadri, che tradotto in spiaggia significherebbe distanziare i pali di 3 metri per fila e 3,5 metri per riga con due soli lettini sotto ogni ombrellone; ma il comitato tecnico-scientifico potrebbe essere ancora più cauto e suggerire al governo di aumentare le distanze. L’importante è prendere subito questa e altre decisioni: si potranno montare i giochi per bambini? Si potrà effettuare il servizio al banco? Ogni quante ore si dovranno sanificare i lettini? Come si dovranno gestire eventuali contagi? I protocolli richiederanno del tempo per essere studiati e attuati in strutture complesse come gli stabilimenti balneari, pertanto occorre che le istituzioni li varino il prima possibile. Anche se la data della riapertura non sarà annunciata prima del 18 maggio, come ha annunciato ieri la sottosegretaria al turismo Lorenza Bonaccorsi, gli imprenditori balneari hanno bisogno di queste informazioni subito per poter pianificare il loro lavoro (e anche per far interrompere quel fastidioso flusso continuo di soluzioni fantasiose e improbabili che, dal plexiglass in poi, sta tartassando gli operatori su internet, stampa e tv).

Poi c’è il tema dell’estensione delle concessioni fino al 2033. Tante amministrazioni locali non hanno ancora applicato quanto previsto da una legge nazionale valida e in vigore, la 145/2018, lasciando i titoli con la precedente scadenza del 31 dicembre 2020. Ma come può un imprenditore balneare aprire la sua azienda per la prossima stagione, se sulla carta potrebbe essere l’ultima? Queste gravi inadempienze vanno avanti da oltre un anno e il governo, dopo svariate promesse, pare proprio che intenda risolverle entro una settimana con una legge ad hoc (così almeno ha detto ieri il ministro Dario Franceschini). A dire la verità non c’era nemmeno bisogno di un secondo provvedimento (si è mai vista una legge che impone di applicare un’altra legge?), sarebbe bastata una semplice circolare applicativa. Ma ormai la decisione sembra presa, e quindi bisogna sperare che a Roma nessuno combini pasticci che potrebbero alimentare ulteriore confusione anziché risolverla, come è già successo con lo scorso dicembre con una circolare del Mit. Di sentenze negative ne stanno arrivando anche troppe (l’ultima è quella del Tar Veneto) e il demanio marittimo ha bisogno di una riforma ordinata e compatibile con il diritto europeo, per evitare la dittatura dei tribunali a cui stiamo assistendo da oltre dieci anni.

puliscispiaggia

Proprio l’inizio di un percorso organico di riforma è quello a cui starebbe lavorando il governo, che avrebbe già recapitato a Bruxelles un testo definitivo da discutere (lo ha detto sempre ieri Franceschini). Il termine stabilito dalla legge 145/2018 per approvare il dpcm con le linee guida scadeva giusto un anno fa, il 30 aprile 2019, ma nel frattempo il precedente esecutivo è caduto, quello nuovo ha temporeggiato ed è arrivata pure una pandemia a complicare ulteriormente le cose. Anzi, a voler pensar male, questo è proprio lo scenario più pericoloso per i balneari: se palazzo Chigi dovesse imporre un provvedimento particolarmente sfavorevole, gli imprenditori avrebbero molta difficoltà a protestare, impegnati come saranno a lavorare per avviare e gestire una stagione complicata e drammatica (con tanto di distanziamento fisico da mantenere in eventuali assembramenti per manifestare in piazza). Ma per una volta scacciamo via i pensieri pessimisti e confidiamo che vada tutto bene, come auspicavano gli striscioni arcobaleno appesi sui balconi di tutta Italia durante il lockdown. L’importante è che il governo decida subito le due cose di cui abbiamo parlato all’inizio di questo editoriale. Altrimenti, parlare di ripartenza del turismo è solo una presa in giro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alex Giuzio

Alex Giuzio

Giornalista specializzato in turismo balneare, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. È caporedattore di Mondo Balneare.
Seguilo sui social:
  1. Avatar
    Luca Rosetti says:

    Di fronte alla disperazione, causato da scelte politiche nazionali e comunitarie disastrose, il distanziamento sociale non sarà l’ostacolo a proteste di piazza da “non trascurabili”!

  2. Avatar

    Aggiungerei una terza cosa da fare…nel Salento cè i problema perenne dell’obbligo di smontaggio delle intere strutture nei 3/4 mesi invernali, costi insostenibili per alcune piccole imprese!

  3. Avatar

    Visto e considerato che i comuni, le province, le regioni e per ultimo o per primo lo stato sono incapaci di gestire le spiagge libere, cercando di coinvolgere le spiagge attrezzate: dobbiamo unirci e con uno sciopero chiudere le nostre spiagge. Dobbiamo farci sentire, far capire a questi ignoranti di immaginare l’Italia senza di noi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *