Norme e sentenze

Concessioni balneari, Tar Veneto disapplica estensione al 2033. Gli esperti: “Sentenza infondata”

La pronuncia del Tar Veneto che ha disapplicato l’estensione di 15 anni delle concessioni balneari è basata su presupposti infondati e in contrasto con la giurisprudenza europea. È quanto affermano il commercialista Piero Bellandi e l’avvocato Cristina Pozzi, esperti in materia di imprese balneari e demanio marittimo, in un recente articolo sul Sole 24 Ore che commenta la sentenza n. 218 del 3 marzo 2020 emessa dal tribunale amministrativo del Veneto.

La pronuncia risale ormai a due mesi fa, ma era passata in secondo piano a causa dell’emergenza coronavirus che ha fatto piombare il settore turistico costiero italiano in una situazione di incertezza per più grave. Tuttavia, l’importanza delle considerazioni dei giudici e la rilevanza delle osservazioni di Bellandi e Pozzi rende inevitabile riprendere il caso.

La sentenza del Tar Veneto

La sentenza n. 218/2020 del Tar Veneto ha avuto origine dal ricorso presentato dall’associazione di velisti “Club amici della vela”. Nello specifico, il tribunale ha giudicato in contrasto con il diritto europeo l’estensione di 15 anni delle concessioni demaniali marittime, disposta in applicazione alla legge nazionale 145/2018: i giudici affermano infatti che, in base alla direttiva 2006/123/CE nota come “Bolkestein”, occorre istituire una procedura comparativa per assegnare l’oggetto del contenzioso (nello specifico si tratta di una concessione lagunare per l’ormeggio di natanti e imbarcazioni da diporto situata a Chioggia). Pertanto, è stato disposto l’annullamento dei due provvedimenti del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche del Veneto che avevano applicato l’estensione.

Il ricorso del “Club amici della vela” pretendeva di istituire una procedura di evidenza pubblica sulla concessione oggetto del contenzioso, opponendosi alla validità dell’estensione disposta dal provveditorato in base alla legge nazionale. Accogliendo le tesi della società ricorrente, il Tar Veneto ha ripreso le motivazioni della sentenza della Corte di giustizia europea “Promoimpresa” del 14 luglio 2016, affermando l’incompatibilità delle proroghe automatiche con la direttiva Bolkestein e l’obbligo di istituire le procedure comparative. Non solo: essendo la concessione stata rilasciata nel 2007 (dunque successivamente all’approvazione della Bolkestein, anche se prima che questa fosse recepita in Italia con l’abrogazione del diritto di insistenza e del rinnovo automatico), i giudici hanno stabilito che «deve escludersi la configurabilità di un legittimo affidamento della controinteressata sulla possibilità di ottenere un rinnovo automatico della concessione in essere. Inoltre, la concessione ha avuto una durata sufficientemente estesa (dodici anni) per consentire l’ammortizzazione degli investimenti iniziali. Mentre devono ritenersi irrilevanti eventuali investimenti realizzati dalla concessionaria in tempi più recenti, atteso che – per le ragioni sopra dette – la stessa non poteva più vantare un legittimo affidamento alla proroga automatica della propria concessione».

Il testo integrale della sentenza, piuttosto articolata e con molti altri aspetti di interesse generale, può essere consultato sul sito della giustizia amministrativa.

Le osservazioni di Bellandi e Pozzi

Come anticipato all’inizio dell’articolo, in un recente intervento pubblicato sul Sole 24 Ore, i due esperti in materia Piero Bellandi e Cristina Pozzi smontano la validità delle tesi dei giudici. «Nel merito – scrivono Bellandi e Pozzi – il Tar richiama la sentenza “Promoimpresa”, unico precedente in materia; tuttavia la Corte di giustizia Ue, prima di giungere alle proprie conclusioni, aveva svolto un circostanziato ragionamento, affermando una serie di principi di assegnazione che devono essere tenuti presenti nella valutazione, che va svolta caso per caso».

«La legge 145/2018, estendendo la durata delle concessioni – proseguono Pozzi e Bellandi – non ha istituito una proroga automatica, ma un congruo “periodo transitorio” atto a completare una complessiva riforma del settore. La sentenza del Tar, con un’affermazione difforme da quanto previsto dalla pronuncia “Promoimpresa”, afferma che la concessione in esame “ha avuto una durata sufficientemente estesa (dodici anni) per consentire l’ammortizzazione degli investimenti iniziali, mentre non sarebbero rilevanti eventuali investimenti realizzati in tempi più recenti, non potendo il concessionario vantare per essi un legittimo affidamento“. Tale affermazione non è corroborata dall’analisi economico-finanziaria degli investimenti attuati, della loro portata e del loro periodo di ammortamento, ma si risolve in una semplice affermazione apodittica che non dà conto di tali elementi; si ferma a mere supposizioni su asset ad utilità pluriennale, non affrontando il tema del tempo necessario al ritorno finanziario dei beni investiti per la gestione dell’attività propria del soggetto richiedente. Non si può quindi non cogliere la difformità dei criteri ribaditi dalla giurisprudenza europea e una sostanziale incapacità di considerare gli aspetti economico-finanziari, liquidati senza l’acquisizione di elementi tecnico-contabili a supporto».

Un’incertezza che deve terminare

Al di là delle puntuali argomentazioni espresse da Bellandi e Pozzi, il contenzioso che ha portato alla sentenza del Tar Veneto dimostra un grande pericolo per i titolari di stabilimenti balneari: oggi qualsiasi competitor aggressivo può fare ricorso in tribunale, appellandosi alla presunta incompatibilità delle proroghe automatiche per tentare di portare via una concessione su cui vorrebbe mettere le mani. Colpa di una situazione di caos normativo che si protrae ormai da troppi anni, e a cui speriamo che il governo, come ha promesso proprio ieri, possa mettere ordine il prima possibile.

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    Sarà anche infondata per gli avvocati ma sono i giudici a scrivere le sentenze che poi obbligano i comuni ad adeguarsi…ho letto la sentenza e vorrei sapere se le motivazio degli avvocati hanno fatto accettare il ricorso… è una sentenza grave!

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    Siete capaci solo a chiedere, senza dare niente, pensate a rendere le spiagge più accessibili, ecosostenibili, miglioratevi, e al momento dei bandi dimostrate che ve le meritate, altrimenti fanno bene a portarvele via.

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    Elvo Alpigiani says:

    Sostenere che le concessioni demaniali sono nel campo di applicazione della direttiva 2006 / 123, in particolare dell’articolo 12, significa applicare una norma non corretta.
    La concessione demaniale essendo concessione di bene, rientra nella nozione di “locazione di beni immobili “(sentenza Corte UE del 25/10/2007, C-174/06).
    Nella sentenza della Corte UE del 14 luglio 2016, al punto 44, “l’articolo 12 fa parte della sezione relativa ai regimi di autorizzazione e le disposizioni non attengono alla conclusione di contratti da parte delle autorità competenti per la fornitura di un determinato servizio che rientra nelle norme relative agli appalti pubblici “.
    Occorre leggere con più attenzione le sentenze della Corte UE.
    Le sentenze della Corte UE sono legge.

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