Opinioni

Concessioni balneari, solo un rapido intervento statale può evitare una pioggia di ricorsi

Il 2023 per i balneari è iniziato sotto una vera e propria pioggia, non di acqua ma di sentenze. E le “previsioni meteo” non lasciano sperare nulla di buono: a meno di interventi dall’alto, sono infatti previste inondazioni di ricorsi. Tra il 2 e il 3 gennaio sono state pubblicate diverse sentenze del tribunale amministrativo della Liguria, che potrebbero influire sui (ma anche influenzare i) futuri percorsi giudiziari dei titolari delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo. Tali arresti giurisprudenziali, oltre che fare applicazione della normativa attualmente vigente in materia (ossia la legge 118/2022, detta “legge sulla concorrenza”) e, per l’effetto, dichiarare improcedibili tutti i ricorsi dei concessionari, in quanto instaurati nella vigenza della normativa previgente (ovvero la legge 145/2018), anticipano quello che appare, a mio giudizio, uno scenario futuro ragionevolmente probabile: soprattutto nel caso in cui, medio tempore, non dovesse verificarsi il tanto atteso intervento normativo del governo o del parlamento in grado di “paralizzare” gli effetti delle previsioni della legge sulla concorrenza in materia di durata delle concessioni e di obbligo di imminenti procedure a evidenza pubblica. Ma andiamo con ordine.

Il caso ligure

A seguito dell’entrata in vigore della 145/2018 (legge di bilancio per il 2019), anche il Comune di Genova, al pari della maggioranza delle amministrazioni comunali costiere, aveva dato attuazione alla previsione che prevedeva l’estensione quindicennale della durata delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo, fissando la nuova scadenza al 31 dicembre 2033.

Tuttavia, con la deliberazione n. 18 del 4 febbraio 2021 la giunta comunale era tornata sui propri passi e aveva «sostanzialmente revocato tutti i provvedimenti portanti estensione della durata della concessione per contrasto con la normativa comunitaria, stabilendo», contestualmente, «di avviare il procedimento per il rilascio di autorizzazioni all’occupazione dei beni demaniali marittimi per attività turistico-balneari fino al 31 ottobre 2022, in ragione dei pregiudizi derivanti dalla sopravvenienza della pandemia» e, per l’effetto, «invitando i titolari delle concessioni demaniali marittime annullate a presentare entro il 30 giugno 2021 apposita istanza di rilascio di nuove concessioni ai sensi degli artt. 36 e 37 Cod. Nav. e della L.R. n. 26/2017, con l’avvertimento che, in caso di mancata presentazione delle istanze, le aree sarebbero state assegnate al migliore offerente sulla base di una selezione pubblica».

I ricorsi

Il brusco ripensamento del Comune ha provocato l’immediata reazione di moltissimi concessionari genovesi che, con distinti ma analoghi ricorsi, si sono rivolti al Tar del capoluogo regionale per ottenere non soltanto l’annullamento della indicata e lesiva deliberazione, ma anche l’accertamento dell’efficacia delle loro concessioni fino al 31 dicembre 2033 in ossequio al chiaro dettato normativo contenuto nella legge 145/2018.

In data 18 novembre 2022 si sono tenute le udienze pubbliche per la discussione del merito dei ricorsi, al termine delle quali i giudici genovesi della prima sezione – cui gli stessi erano stati assegnati per materia – si sono riservati la decisione.

Le sentenze

Con una serie di sentenze sostanzialmente identiche, seppure “vergate” da diversi relatori, e depositate tra il 2 e il 3 gennaio 2023, la prima sezione del Tar Genova ha dichiarato l’improcedibilità dei ricorsi «per sopravvenuta carenza d’interesse, dovuta a sopravvenienza normativa»1. Infatti i giudici hanno preso atto e osservato che, in pendenza di giudizio, la legge 145/2018 è stata abrogata e sostituita dalla disposizione contenuta nell’art. 3, comma 1, della legge 118/2022, che – come noto – ha stabilito (salve le ipotesi di specifico differimento fino al 31 dicembre 2024 consentite dal successivo comma 3) il nuovo termine finale di durata delle concessioni in essere al 31 dicembre 2023, così confermando il termine precedentemente disposto dalle sentenze gemelle dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato nn. 17 e 18 del 9 novembre 2021. Pertanto la questione fondamentale che accomunava tutti i ricorsi, ovvero la necessità di applicare o disapplicare la normativa nazionale statuente la proroga automatica delle concessioni (legge 145/2018) e la sua compatibilità o meno con il sovraordinato diritto eurounitario, era divenuta irrilevante «in ragione del suo superamento, operato tramite la sua abrogazione e l’introduzione di una nuova disciplina interna» (appunto la legge 118/2022). L’oggetto di tutti i ricorsi, infatti, era costituito dagli atti comunali (in primis, ma non solo, la deliberazione di giunta n. 18 del 4 febbraio 2021) adottati tutti in vigenza della normativa del 2018; atti che, quindi, dovevano ritenersi ormai integralmente superati, in considerazione dell’obbligo dell’amministrazione civica di conformarsi al nuovo, sopravvenuto dettato normativo del 2022.

L’effetto processuale che ne discende è quello dell’improcedibilità dei ricorsi per sopravvenuta carenza di interesse, «correlata al verificarsi di una situazione di diritto del tutto nuova e sostitutiva rispetto a quella esistente al momento della proposizione del ricorso, tale da rendere certa e definitiva l’inutilità» di eventuali sentenze di merito, in quanto i ricorrenti non potrebbero «comunque ottenere il bene della vita richiesto […] ovvero l’estensione dell’efficacia della concessione demaniale marittima al 31 dicembre 2033».

Il principio affermato dal Tar ligure (e le conseguenze giuridiche che ne discendono nei relativi giudizi) è conforme a un orientamento giurisprudenziale assolutamente consolidato e, francamente, condivisibile. Pare comunque utile evidenziare che i giudici amministrativi si sono anche dati cura di verificare se a un esito differente da quello dell’improcedibilità in rito dei ricorsi avrebbe potuto o dovuto condurre la circostanza dell’attuale pendenza davanti alla Corte di giustizia europea di quella che, come detto, era la questione cardine anche dei giudizi amministrativi da loro trattati.

Secondo il Tar ligure, neppure «la pendenza innanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea del rinvio pregiudiziale ex art. 267 TFUE disposto dal Tar Puglia, sez. I, con ordinanza 11 maggio 2022, n. 743, circa la natura auto-esecutiva (self-executing) o meno della direttiva “Bolkestein” n. 2006/123/CE»2 avrebbe consentito di evitare sentenze di improcedibilità dei ricorsi e di ritenere sussistente l’interesse a una diversa definizione dei medesimi: infatti, statuiscono le sentenze, «quale che sia la decisione eventualmente adottata dalla CGUE sui quesiti proposti, la stessa potrebbe incidere al più sugli atti amministrativi adottati sulla base della normativa nazionale abrogata (legge n. 145/2018), ma giammai sulla sopravvenuta legislazione italiana e su conseguenti – e vincolanti – provvedimenti a essa consequenziali». Peraltro anche quest’ultimo assunto appare difficilmente contestabile.

Il commento

La ragione principale che mi ha indotto a questo breve commento sta, però, in un’altra precisazione contenuta nelle sentenze genovesi, che a mio parere può rivestire particolare interesse per gli attuali concessionari, dal momento che indica possibili futuri percorsi giurisdizionali da intraprendere per tentare di vedere soddisfatte le loro richieste. Infatti, sempre con la finalità di motivare le proprie decisioni di improcedibilità dei ricorsi per sopravvenuta carenza di interesse, il Tar aggiunge e precisa che «l’art. 3, comma 1, della legge 5 agosto 2022 n. 118, integra propriamente una legge-provvedimento, in quanto esso non disciplina in via astratta e generale lo statuto di tutte le future concessioni demaniali marittime, ma dispone in concreto su casi e rapporti – ancorché numerosi – specifici e determinati, ovvero su tutte le c.d.m. in essere alla data di entrata in vigore della legge (27 agosto 2022) sulla base di proroghe o rinnovi disposti anche ai sensi della legge 30 dicembre 2018, n. 145».

Allora, per pacifico orientamento giurisprudenziale, la sopravvenienza di una legge-provvedimento, ovvero di un atto formalmente legislativo, ma che dispone in concreto su casi e rapporti specifici, determina l’improcedibilità del ricorso proposto contro l’originario atto amministrativo, in quanto il sindacato del giudice trova un limite insormontabile nella intervenuta legificazione del provvedimento. Tuttavia, i soggetti lesi dal provvedimento amministrativo potranno comunque cercare di ottenere tutela e riconoscimento delle proprie ragioni e dei propri diritti, impugnando, dinanzi al giudice amministrativo, gli eventuali atti esecutivi della legge-provvedimento e sollevando, in quella stessa sede (in via incidentale), la questione di legittimità costituzionale della legge medesima.

Sussumendo la specifica e concreta situazione degli attuali concessionari ai summenzionati princìpi, ne discende che gli stessi potranno far valere le loro ragioni, impugnando davanti ai vari tribunali amministrativi regionali gli eventuali decreti attuativi previsti dalla legge sulla concorrenza (il decreto mappatura di cui all’art. 3, comma 1, e il decreto o i decreti per il riordino e la semplificazione della materia delle concessioni di cui all’art. 4, comma 1) e sollevando, in quelle sedi, la questione dell’eventuale contrasto della legge con i princìpi costituzionali. Con la certezza, peraltro, che in quel caso i loro ricorsi non sarebbero dichiarati inammissibili dalla corte per difetto di legittimazione, come avvenuto a maggio dello scorso anno per il ricorso proposto da alcuni deputati avverso le sentenze dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato. Si tratta, come accennato in apertura, di un’evenienza a mio parere affatto remota (anzi, sarei propenso ad affermare che è quasi certa) nel caso in cui, nonostante tutte la rassicurazioni pre e post elettorali, governo e parlamento dovessero continuare a non emanare una norma che, in qualche modo, riesca almeno temporaneamente a “paralizzare” gli effetti delle previsioni contenute nella legge n. 118/2022 e relative da un lato alla scadenza delle concessioni e, dall’altro, all’obbligo di avviare procedure a evidenza pubblica, e dovessero, al contrario, optare per proseguire nel solco tracciato dal governo Draghi e adottare (entro la data prevista del 27 febbraio 2023, ma anche dopo tale data) i decreti attuativi previsti dalla legge sulla concorrenza. In assenza di altri interventi normativi, l’eventuale adozione dei decreti attuativi costituirebbe da un lato la prova che il nuovo governo non intende abbandonare la strada tracciata da quello precedente e, dall’altro, motivo certo di nuovi ricorsi dei concessionari, nelle sedi e nelle forme appena sopra indicate.

Per la portata generale propria delle sentenze della Corte costituzionale, anche la rimessione della questione al giudice delle leggi da parte di un solo giudice amministrativo (investito della domanda di annullamento dei decreti attuativi) sarebbe in grado di costituire per tutti i concessionari quel “contenzioso” la cui pendenza è prevista dalla stessa legge concorrenza (art. 3, comma 3) come ipotesi esemplificativa di sussistenza di “ragioni oggettive” in grado di giustificare il differimento del termine di scadenza delle concessioni dal 31 dicembre 2023 al 31 dicembre 2024.

Un altro scenario possibile (e, anzi, sempre più probabile con il passare “silenzioso” del tempo) è che il legislatore statale non adotti né i decreti attuativi previsti dalla legge concorrenza, né altre disposizioni normative in grado di incidere, in qualche modo, sulle previsioni in quella contenute. Le conseguenze, in termini di quantità di contenziosi giurisdizionali, non sarebbero a mio parere molto differenti: c’è ragionevolmente da attendersi che, in quel caso, quasi tutti i concessionari balneari provvederebbero a instaurare giudizi amministrativi aventi a oggetto la questione della durata dei loro titoli e, sulla base del chiaro tenore letterale della vigente disposizione normativa, richiederebbero alle amministrazioni comunali competenti il differimento del termine della loro scadenza. E ragionevolmente domanderebbero il differimento massimo ad oggi consentito (ovvero sino al 31 dicembre 2024), anche in considerazione del fatto che assai difficilmente processi amministrativi avviati nel 2023 riuscirebbero a essere definiti entro l’anno successivo.

La correttezza di tali previsioni appare avvalorata da quanto di recente già avvenuto. Le cronache ci hanno, infatti, già dato atto di un ricorso collettivo recentemente presentato al Tar dell’Emilia-Romagna da parte di undici concessionari di Rimini: non dovremmo essere molto lontani dalla verità nell’affermare che tale contenzioso costituirà il fondamento per una richiesta (del tutto legittima, in quanto espressamente prevista da una norma vigente) di differimento della scadenza del termine di durata delle concessioni (al 31 dicembre 2024?). Ma ancora più di recente si è assistito ad una prima “grandinata” di ricorsi che hanno investito i Comuni toscani di Viareggio e Pietrasanta: moltissimi titolari di stabilimenti e/o di concessioni di quei Comuni si sono rivolti al tribunale amministrativo di Firenze, chiedendo ai giudici la condanna delle amministrazioni comunali resistenti a rilasciare in loro favore concessioni che espressamente prevedano, allo scadere della durata convenzionale o legale di ciascun rapporto, il loro rinnovo senza soluzione di continuità.

Anche con riferimento a questi ultimi contenziosi, appare abbastanza agevole prevedere che verranno avanzate formali istanze dirette a ottenere, dalle due amministrazioni comunali, il differimento del termine di scadenza dei titoli concessori (e, con tutta probabilità, nella misura massima consentita dalla normativa oggi vigente). Appare peraltro ultroneo evidenziare che le stesse decisioni che le amministrazioni comunali adotteranno in merito a eventuali differimenti della durata saranno esse stesse suscettibili di impugnazione in sede giurisdizionale laddove ritenute insoddisfacenti da parte dei concessionari interessati, ovvero non dovute e/o illegittime da parte di eventuali terzi controinteressati.

Alla luce di tutto quanto sopra, risulta addirittura ovvia l’affermazione che soltanto un espresso e tempestivo intervento del legislatore statale (governo e/o parlamento) potrebbe essere in grado di scongiurare una nuova pioggia di ricorsi che, comunque, non consentirebbero ai concessionari di superare quel pericolosissimo e dannosissimo stato di incertezza nel quale ormai versano da troppi anni e che impedisce di programmare il futuro delle loro attività e delle loro aziende.

Probabilmente i concessionari sono rimasti delusi per il fatto che nel decreto legge 29 dicembre 2022 n. 198 (il cosiddetto “milleproroghe” per il 2023) non è stata inserita una norma sulle concessioni demaniali marittime. Sul punto esprimo la mia personalissima (e, come tale, pienamente contestabile) opinione: tale circostanza potrebbe, alla fine, anche spiegare effetti positivi per i balneari. In primo luogo perché l’inserimento di una norma che si limitasse a disporre una nuova e mera proroga del termine (come da alcuni, anche autorevolissimi, interlocutori auspicato) avrebbe nuovamente generato facili critiche e attacchi, data la fine non certo favorevole che sino a oggi è stata riservata a tutte le proroghe precedenti. In secondo luogo perché nulla è ancora perduto: ben potrà il parlamento inserire una disposizione sulle concessioni in sede di conversione del decreto-legge, conversione che, come noto, dovrà intervenire entro e non oltre il sessantesimo giorno dall’approvazione del decreto ovvero, guarda caso, entro e non oltre il 27 febbraio 20233. Questo tempo dovrà essere utile a tutti (parlamento, governo, associazioni, sindacati, eccetera) per approfondire ulteriormente la questione circa la natura e il tenore da riservare a una norma che deve da un lato consentire di evitare i tempi strettissimi (e, ormai, oggettivamente non rispettabili previsti dalla legge sulla concorrenza) e, dall’altro, essere in grado di resistere a nuove censure e reiterati attacchi (che certo non mancheranno). Non avendo più il problema principale e assorbente di evitare l’esercizio provvisorio di bilancio, è auspicabile che governo e parlamento pongano, finalmente, la dovuta e necessaria attenzione alla questione delle concessioni demaniali e trovino una soluzione giusta, equilibrata e proporzionata.

Note

1. Le sentenze al momento pubblicate e relative al Comune di Genova sono 22, cioè la n. 1 pubblicata il 2 gennaio 2023 e le nn. 20, 21, 23, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 33, 34, 35, 36, 50, 51, 55, 56, 57 e 60, tutte pubblicate il 3 gennaio 2023. Altre sentenze, dal contenuto (per quanto qui interessa) identico e tutte pubblicate il 3 gennaio 2023, hanno riguardato atti adottati da numerosi altri Comuni liguri, e più precisamente Sestri Levante (sent. n. 9/2023), Lavagna (sent. nn. 10, 12, 14, 15, 16, 17 e 24/2023), Monterosso al Mare (sent. nn. 40, 41, 45, 46, 47, 48 e 52/2023), Rapallo (sent. nn. 18, 22 e 49/2023), Chiavari (sent. nn. 11 e 13/2023), Moneglia (sent. n. 19/2023), Ameglia (sent. n. 37/2023), Sori (sent. nn. 38 e 58/2023), Deiva (sent. n. 39/2023), Recco (sent. nn. 53 e 54/2023), Sarzana (sent. n. 59/2023) e Portovenere (sent. n. 63/2023). Si tratta di un totale di ben 51 sentenze, di cui si è dato notizia ieri su Mondo Balneare, nell’articolo “Tar Liguria respinge estensione concessioni balneari al 2033“, che contiene anche il testo integrale di una sentenza.

2. Tra i nove quesiti proposti dal Tar Lecce vi sono quelli relativi alla natura autoesecutiva o meno della direttiva Bolkestein, all’applicabilità o meno di quella direttiva alle concessioni di beni (e non di servizi) e alla compatibilità o meno dell’articolo 49 del Codice della navigazione con il diritto di proprietà, come tutelato dall’ordinamento unionale. Per approfondire, si rimanda all’articolo “Balneari, Corte Ue deciderà su proroga concessioni e direttiva Bolkestein“.

3. Soltanto ad colorandum si evidenzia la circostanza che tale termine (perentorio) coincide esattamente con quello (però ordinatorio) previsto per l’adozione dei decreti attuativi della Legge Concorrenza.

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Carlo Lenzetti

Avvocato e docente a contratto di diritto amministrativo presso il Dipartimento di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pisa.
  1. Chiediamo al governo nuovamente di evitare le evidenze pubbliche con un intetervento normativo?
    E quale effetto avrebbe per i concessionari ? Verebbe cassato il giorno dopo

    Si impugnamo anche i decreti attuativi per guadagnare un altro annetto.. e chiediamo ai vari tar di sollevare la questione davanti alla Corte Costituzionale in ordine alla leggittimita di questi.
    Ma si e’ omesso di dire che in questi decenni la Corte si e’ pronunciata piu’ volte sull obbligo di evidenze pubbliche per i beni demanii marittimi.

    Prche’ si vuole continuare verso lo sfascio?

    • carlo allora non capisci bene la situazione e non sei addentrato nella materia se non ha screditare….qui si farà una nuova legge che praticamente baypasserà la sentenza del cds che non è affatto il vangelo divino—e si puo fare eccome…il governo ha tutti i mezzi e la maggioranza per farlo o continui a credere che ci sia ancora il governo draghi pd o 5m ? ti do anche uno spunto….dato che il ddl concorrenza ha recepito la sentenza del cds e non si è affatto attenuto a quanto scritto nella bolkestain e non solo …..il governo draghi ha anche preteso una mappatura…..lo sai cosa significa carlo?

        • Teo Romagnoli says:

          Le montagne non sono degli impianti di risalita, l’ acqua delle minerarie, le autostrade, l’estrazione minerarie, le dighe, gli stadi di calcio, ecc.. sono di tutti..adesso basta dare al Milan San Siro.. lo deve gestire pinco pallino..ma fammi un piacere, gli auguri falli a tua sorella.. sostenitore del nulla .

      • Non ho capito una cosa: se le stupidita’ senza fondamento giuridico sono fonte del tuo ragionamento o se le senti dire da altri e le ripeti a pappagallo.
        Ma che vuoi che ti dica, contento tu

        • carlo la tua ignoranza non ha limiti e non sai nemmeno leggere e prendere spunti giuridici quando una persona scrive….se sei cosi addentrato nella materia e sei convinto che il cds abbia ragione su tutto e tutti di che hai paura tu e i pro asta? .continua a scrivere sul portale che ti fa bene

  2. danilo caracciolo says:

    Siete monotoni ,mi sa che gufate contro i concessionari sempre articoli contro mai un articolo che possa spronare il governo a tutela dei concessionari

    • Buongiorno Danilo, questo articolo riporta tesi assolutamente a favore della tutela degli attuali concessionari, ma è evidente che lei non lo abbia letto o capito, essendo da tempo impegnato a denigrare la nostra rivista con commenti su chat e social farciti di pregiudizi errati sul nostro lavoro, a prescindere da ciò che scriviamo.

  3. Giuseppe Pintauro says:

    No secondo me cari della redazione dei balneari lui secondo me si riferiva ai vari Carlo suck luci ke stanno sempre contro di noi concessionari,e nn si guardano il loro di lavoro secondo me sono relitti del reddito.vogliono tanto le gare ma avrebbero la forza di partecipare ke darebbero la carta del reddito.

    • Buongiorno Giuseppe, purtroppo invece abbiamo tutte le ragioni per ritenere che il sig. Caracciolo si rivolgesse proprio a noi di Mondo Balneare, in quanto ha parlato di “articoli” e non di commenti, e soprattutto perché già sappiamo che questo signore è spesso molto impegnato a insultarci anche sui social. Ma a queste persone abbiamo risposto qualche giorno fa con questo articolo: https://www.mondobalneare.com/fake-news-su-mondo-balneare-la-misura-e-colma/

      • Giuseppe Pintauro says:

        Comunque a me mi interessa di più quello ke dirà la meloni ke almeno ci faccia lavorare altri 3 anni poi il resto sono chiacchiere,sapete come diceva la buon anima di mio padre i maccheroni riempiono la pancia le chiacchiere se li porta il vento

        • E basta con proroghe, altri tre anni poi altri 3 anni poi ancora, ma basta.
          La comunità europea ci ha fatto pagare la multa per colpa vostra, e li abbiano.pagati tutti. La prossima sanzione se arriva e saranno decine di milioni. Ve lo dividete tra voi

          • A me non risulta che l’Italia abbia pagato un euro di sanzioni alla UE per colpa dei balneari. Pregherei Roby64, che ritiene di aver pagato una quota della multa “per colpa nostra” a specificare gli estremi della procedura di infrazione conclusasi con la sanzione. io non li ho trovati, ma posso essere stato poco attento io.

          • ma quale multa..una vera cazzata…la multa la paghi sulla procedura d infrazione per il bollo auto se non lo sai…e la paghi sul serio ……milioni dei nostri euro …invece di occuparvi dei balneari occupatevi delle sanzioni salate che paghiamo all europa perche al governo fa piu comodo pagare che toglierlo come sentenziato dall europa dei burocrati idioti….altro che balneari

        • Tre anni? E noi aspettiamo dal 2009 un governo che ci dia normative per fare impresa sana , per poi ritrovarci con l’ennesima proroga di tre anni? E chi riesce a fare impresa con questa incertezza? Lo abbiamo fatto per troppo tempo. Mondo Balneare insiste giustamente sulla necessità di chiarire le norme. Fare impresa vuol dire avere delle regole, in qualunque modo vogliano darcele. Le aspettiamo. Le regole ci ridaranno dignità. E potremo lavorare sereni e con lungimiranza.

    • Se provi ad allargare l orizzonte , potrai comprendere che noi siamo tra i pochi che vi vogliono aiutare mettendovi in guardia dal disastro che invece alcuni di voi continuano a volere.
      Ma a voi vi piace sentire solo una cosa: evitare i bandi al 2023, e per di piu’ con tesi come quella di cui sopra ,a mio avviso,illegittime.
      Auguri

      • Carlo a prescindere che dal tenore dei vostri commenti non si rinviene tutta questa tensione a favore dei balneari, quello che non si riesce a capire è che L stragrande maggioranza dei gestori di Lidi è gente che ha speso tutta la vita appresso a questo lavoro, è abituata ad alzarsi tutte le mattine alle 6 impegnando spesso tutta la famiglia per far andare avanti la baracca, tra mille autorizzazioni e mille incombenze. Vedersi mettere tutto questo in discussione per dei sofismi giuridici, che solo sulla carta dovrebbero andare a favore della collettività (basta vedere cosa succede per la telefonia, per i carburanti, per le assicurazioni, per i contratti bancari e via discorrendo, dove la famosa concorrenza non ha prodotto nessun beneficio) li mette in crisi totale. Ora non Stato che è tale dovrebbe preoccuparsi anche di questo, visto che parliamo di gente che lavora. O dobbiamo solo pensare alle banche e ai capitalisti, o al reddito di cittadinanza? Dimmi tu

        • No. Devi pensare che la spiaggia dove lavori non e’ la tua e quando scade il tempo indicato in concessione, partecipa alla gara insieme ad altri imprenditori.
          Con questo, cosa c entra l invidia e il fatto che ti svegli la mattina presto?

          • Teo Romagnoli says:

            Le montagne non sono degli impianti di risalita, l’ acqua delle minerarie, le autostrade, l’estrazione minerarie, le dighe, gli stadi di calcio, ecc.. sono di tutti..adesso basta dare al Milan San Siro.. lo deve gestire pinco pallino..ma fammi un piacere, gli auguri falli a tua sorella.. sostenitore del nulla .

          • Nessuno pensa che sia nostra, ma su quella spiaggia in 50 abbiamo investito sudore tempo e fatica, ottenendo dei titoli per costruire lo stabilimento, per ammodernarlo, per lavorarci giorno e notte, 365 giorni all’anno, con la prospettiva che le concessioni si rinnovavano perché quelle erano le leggi vigenti. E sulle base di quelle leggi che si sono creati diritti acquisiti, legittime aspettative, di onesti lavoratori che ti ripeto hanno speso la loro vita in quei posti. E sta sicuro che ne tu ne nessun altro glieli potrà’ togliere . A me che non decidano loro di andarsene. Stanne certo, tu e i vari Garofoli, Patroni Griffi, Mario Draghi e tutti i gagà con la erre moscia che occupano i posti di potere

      • Signor nessuno…non pensare che i balneari siano tutti stupidi…sanno a cosa stanno andando in contro ma lottano anche magari sapendo che perderanno la guerra…voi invece invidiosi odiatori che spesso dite le cose vere lo fate perché ci godete a vedere i balneari nella merda….vi nascondete dietro ad un nick (e fate male perché questo nn è il sito della CIA) e fomentate di odio i balneari….legittimo per voi ma non per noi…è come se in curva viene uno della squadra avversaria e vuole fare lo splendido…sai che succede?le prende!!!!

  4. Ciao,
    quindi nessun emendamento auspicabile sulla legge concorrenza è previsto a breve?
    Tipo proroga di un periodo sufficiente per effettuare mappatura e valutare precisamente scarsità o meno della risorsa? parrebbe fondamentale per l’applicabilità o meno della Bolkestein.

  5. l autore dell’ articolo sostiene: “sollevando, in quelle sedi, la questione dell’eventuale contrasto della legge con i princìpi costituzionali. ”

    Cioe’ i balneari dovrebbero adire per tramite dei Tar, la corte costituzionale,sollevando la legittimità della legge innanzi a tale organo.

    Un altro modo per prendere un po’ di altri soldini ai balneari e illudere la categoria.
    Bravi

  6. Teo Romagnoli says:

    Comunque è pazzesco che siamo ancora e sempre lì… Dove sono gli statisti i politici con la P maiuscola che sappiano risolvere i problemi.. saremo tutti d’ accordo nel dire che non se ne può più… Comunque viva la redazione di Mondo Balneare che è così democratica da farmi scrivere liberamente e addirittura non banna II vari disfattisti anzi li affronta in campo aperto. Forza Bagnini Uniti c’è la faremo, Meloni sei tutti noi 💪
    E ai sindacati chiedo di tirare fuori gli attributi e ( in caso non ci saranno importanti novità entro fine febbraio) a prevedere forti ripercussioni sulla stagione turistica 2023..basta interventi a spot e disgragati ma pochi forti e decisivi interventi mirati.

  7. Nikolaus Suck says:

    Quindi, stringendo, si farà una pioggia di ricorsi solo per rosicchiare un altro annetto, e li si fonderà sulla non meglio motivata illegittimità costituzionale di una legge che non fa altro che legittimamente stabilire una scadenza per una concessione statale di risorse pubbliche, che oltre tutto senza proroghe sarebbe già scaduta da tempo. Su quali basi?
    Gli avvocati ringraziano, ai balneari buona fortuna.

  8. È CAOS, un vero disastro per questo Paese già in serie difficoltà, che rischia di compromettere una delle poche fonti di reddito che ci consente di sopravvivere, il turismo, soprattutto quello balneare. Un enorme guaio causato da Draghi e dai suoi principali accoliti, assolutamente incompetenti a governare una nazione, fortunatamente mandati a casa anzitempo dagli italiani. A questo punto, dobbiamo essere fiduciosi nel governo Meloni, sono certo sta lavorando per la risoluzione del problema, tutt’altro che facile, in quanto, dovrà difendersi dalle iene di alcuni Stati membri, ai quali, non dispiacerebbe affatto, poter partecipare alla “spartizione” delle coste italiane, e nello stesso tempo, ripristinare una situazione interna abbastanza compromessa, da chi ha voluto fare questo “regalo” agli amici di Bruxelles e delle multinazionali. Una nuova legge, dopo l’esclusione della direttiva, salverebbe tutti; oppure, con il “riscatto” suggerito da Ricci (itb), si supererebbe ogni problema, con un enorme vantaggio per le casse dello Stato. QUALSIASI ALTRA SOLUZIONE, SARÀ MERDAZZA TOTALE, pronto a scommettere!

  9. Non riesco a date una spiegazione al fatto che il governo sia fermo per affrontare questo gravoso problema, sicuramente ci sono tante cose da risolvere non lo metto in dubbio, ma perché non date le deleghe, ci sono ministri proprio per affrontare la questione. E i sindacati che tanto si sono esposti prima , adesso cosa aspettano? La cosa mi puzza un po , c è qualcosa che bolle in pentola. Non staranno mica aspettando le elezioni regionali?

    • Se posso azzardare una previsione, credo proprio sarà Giorgia in persona ad affrontare la “questione”, non solo perché si è “impegnata” nella campagna elettorale, ma, soprattutto perché ci tiene alla nostra Italia, come nessuno aveva mai fatto sinora. VEDRETE.

      • Ti auguro che tu abbia ragione è non finisca come la vicenda del pos. Intanto è preoccupante il silenzio del governo che fa pensare che non sappiano come risolvere la questione in quanto in campagna elettorale è facile fare promesse ma quando si governa è tutta un’altra cosa perché bisogna considerare tutti gli aspetti del problema in questione…..

          • Forse ha già la soluzione, riprende la bozza del governo DRAGHI votata all unanimità dal CDM.
            Poi se ha tempo mette garofoli ai lavori pesanti. Qualcuno intravede un problema in questa soluzione?

            • 👍😂😂😂 bravo max, immagino parli della “bozza”, quella originale, cioè non truccata, ovvero MANOMESSA ALL’INSAPUTA di tutti, vero?) … Che “lavoro” ragazzi, neanche la banda bassotti farebbe meglio!!!

  10. ……. Vediamo domani che cosa sarà capace di fare le Meloni con l’incontro a Roma con delle Autorità Europee….

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