Norme e sentenze

Tar Liguria respinge estensione concessioni balneari al 2033

I giudici hanno dichiarato improcedibili tutte le istanze, come era scontato che fosse; tuttavia le sentenze contengono alcuni aspetti controversi e passibili di impugnativa.

Con una serie di sentenze gemelle emesse ieri, il Tar Liguria ha respinto numerose domande di applicazione dell’estensione al 2033 che erano state presentate da alcuni concessionari demaniali della provincia di Genova. Le istanze erano antecedenti al 9 novembre 2021, data in cui il Consiglio di Stato ha annullato la validità dell’estensione al 2033 disposta dalla legge 145/2018. Dal momento che la legge 118/2022 sulla concorrenza, approvata lo scorso agosto, ha abrogato la 145/2018 e fissato la scadenza dei titoli al 31 dicembre 2023, la decisione del Tar Liguria era largamente attesa e scontata; tuttavia contiene alcuni aspetti controversi che saranno molto probabilmente oggetto di impugnativa in Consiglio di Stato.

I contenuti della sentenza

I giudici amministrativi liguri, nel motivare il respingimento delle istanze che chiedevano l’estensione al 2033, hanno sottolineato che «in pendenza di giudizio, l’art. 3 della legge n. 118 del 2022 ha abrogato le disposizioni invocate dai ricorrenti ed ha fissato al 31 dicembre 2023 il termine finale di durata delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore della stessa legge (confermando, così, la soluzione elaborata dalle pronunzie dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato nn. 17 e 18 del 2021). Pertanto, la questione inerente la sussistenza o meno dell’obbligo di disapplicare le norme nazionali di proroga, per incompatibilità con il diritto europeo, non è più rilevante, in ragione dell’introduzione della nuova regolamentazione interna. L’odierna impugnativa, infatti, riguarda atti adottati in vigenza della precedente normativa, i quali devono ritenersi integralmente superati, essendo l’Amministrazione civica tenuta a conformarsi al nuovo dettato legislativo. In particolare, la legge n. 118/2022 deve qualificarsi come legge-provvedimento, in quanto non disciplina in via generale e astratta lo statuto delle concessioni demaniali marittime, ma provvede direttamente ed immediatamente per tutte le concessioni con finalità turistico-ricreative in essere al momento della sua entrata in vigore: in altri termini, dispone in concreto su casi e rapporti, ancorché numerosi, specifici e determinati (o, comunque, agevolmente determinabili). Onde la legge in esame, pur rappresentando il precipitato di un procedimento legislativo ordinario, partecipa della natura di atto amministrativo e, quindi, regola concretamente i casi in oggetto, superando così i precedenti provvedimenti dell’Amministrazione».

Inoltre, concludono i giudici, «non spiega alcuna influenza, ai fini dell’interesse al ricorso, l’attuale pendenza innanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea della questione pregiudiziale sollevata […] dal Tar Lecce in merito all’interpretazione della direttiva 123/2006/CE (c.d. Bolkestein). Infatti, la decisione della CGUE sui quesiti posti dal giudice a quo, qualunque essa sia, non è suscettibile di incidere sulla sopravvenuta legislazione italiana, che, come si è detto, ha stabilito al 31 dicembre 2023 la scadenza delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico-ricreativo. Infine, per quanto riguarda l’interesse risarcitorio ventilato dai ricorrenti, si osserva che i paventati danni patrimoniali per mancata proroga dei titoli concessori al 2033, anche ove sussistenti, non sarebbero in ogni caso risarcibili, perché deriverebbero non già dagli atti contestati, bensì dalla legge n. 118/2022».

Il commento

Così l’avvocato Cristina Pozzi, che ha rappresentato e difeso numerosi concessionari nel contenzioso in questione, commenta le sentenze del Tar Liguria: «Si tratta di una decisione largamente attesa e che ci aspettavamo, dal momento che nel frattempo è intervenuta una norma che ha sostanzialmente abrogato l’articolo di legge su cui si basavano i ricorsi. Tuttavia, nelle motivazioni dei giudici amministrativi si trovano due aspetti che a mio avviso potrebbero essere oggetto di impugnativa: la prima riguarda l’affermazione secondo la quale il giudizio pendente in Corte di giustizia europea sarebbe irrilevante, e la seconda riguarda la qualifica della 118/2022 come “legge provvedimento”, che dunque non disciplina le concessioni in modo astratto bensì specifico. In entrambi i casi, si tratta a mio parere di giudizi non condivisibili e che potrebbero essere impugnati. In particolare, i quesiti sottoposti dal Tar Lecce alla Corte Ue riguardano questioni che hanno una rilevanza enorme sulla vicenda di tutte le concessioni balneari italiane, tanto che gli stessi ricorrenti avevano manifestato l’interesse a mantenere fermo il loro procedimento fino alla decisione della Corte Ue».

«C’è poi un ultimo aspetto molto interessante», prosegue Pozzi. «Uno dei ricorsi oggetto delle sentenze del Tar riguardava non l’istanza di estensione al 2033, bensì la revoca del provvedimento che il Comune di Rapallo aveva già approvato all’inizio del 2019, subito dopo l’entrata in vigore della legge 145/2018. Essendo passati più di dodici mesi, a mio parere i giudici dovevano decidere diversamente almeno per questo tipo di situazione. Per questo ci sono i margini per fare battaglia in Consiglio di Stato, che se dovesse darci ragione, non potrebbe poi violare il principio di uguaglianza dicendo che alcuni concessionari hanno diritto al 2033 e altri no».

Per approfondire

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Un aspetto ancor più interessanti di quelli rilevati dall’avv. Pozzi che probabilmente si farà pagare per un ricorso al consiglio di stato che secondo me sarà inutile, sono i ricorsi dell’AGCM contro l’estensione al 2033 del Comune di Sarzana e Portovenere a dimostrazione che attivare l’autorità serve…in futuro i bandi dovessero favorire gli attuali concessionari sarà sufficiente segnalarli all’AGCM.

    • Diario, non farci stare in pensiero, tra le tue segnalazioni, ricordati quelle che se non sbaglio ti eri promesso di fare sugli atti formali in Toscana.E quando segnali,segnala per telefono, al centralino spero risponda il centralinista dell’ Aci che aveva risposto a Verdone.

      • Nikolaus Suck says:

        Pure sta battuta te la sei tristemente riciclata. Da qualche tempo e negli ultimi interventi stai decisamente “sbarellando”, peccato perché “avevi stoffa”, a suo tempo non eri partito male e ogni tanto aveva pure senso (provare a) risponderti.

        • A ciascuno il suo.La stoffa c’è l’ ho nel condurre la mia azienda concessionaria dal 1928 e questo basta. Disco rotto invece mi sembrano le posizioni talebane (azienda a tempo, clienti della sabbia o stanziali, sbaraccate e portate via ecc) funzionali a evitare i il semplice ragionamento conseguente : c è qualcosa che non funziona nell’ applicazione di una direttiva intesa alla Suck. Confido nella capacità della politica al governo di fare sintesi per una soluzione intelligente, che se non è la mia certamente non è la sua avv suck. Ovviamente buon anno

  2. Nikolaus Suck says:

    Mah. Potrebbero esserci, forse, spunti per un articolo di dottrina, ma buttare tempo e soldi per una impugnazione totalmente inutile e destinata ad essere rigettata al 100% francamente mi sembrerebbe assurdo.
    Le affermazioni delle sentenze sulla “legge provvedimento” e sulla irrilevanza del rinvio pregiudiziale non sono motivazioni decisive, ma solo aggiuntive e “per completezza”. La sentenza si basa su una motivazione principale e autosufficiente che è inattaccabile anche in appello, e che il Consiglio di Stato non potrebbe che confermare in qualsiasi caso: la “sopravvenienza normativa” grazie a cui “la questione inerente la sussistenza o meno dell’obbligo di disapplicare le norme nazionali di proroga, per incompatibilità con il diritto europeo, non è più rilevante, in ragione dell’introduzione della nuova regolamentazione interna. L’odierna impugnativa, infatti, riguarda atti adottati in vigenza della precedente normativa, i quali devono ritenersi integralmente superati, essendo l’Amministrazione civica tenuta a conformarsi al nuovo dettato legislativo”. Questo è quanto conta, il resto è contorno, e infatti la decisione non a caso era “largamente attesa e scontata”, e se è così non sarà e non potrà essere diversa nemmeno davanti al Consiglio di Stato.
    Tale motivazione principale, autonoma e “assorbente” rende totalmente inutile un qualsiasi appello sugli altri due aspetti, su cui il Consiglio di Stato per economica processuale non perderebbe nemmeno tempo a motivare perché in concreto non servirebbe.
    Per cui secondo me non c’è alla radice interesse all’appello perché gli appellanti non ne riceverebbero nessuna utilità diretta (e i privati non possono appellare solo “nell’interesse di giustizia”, per questioni di principio o principi di diritto, o per avere una conferma con motivazione diversa, nella specie impossibile).
    Aggiungerei che se si tratti davvero di una “legge provvedimento” o no mi sembra irrilevante, visto è comunque una legge, da applicare come tale; che tale legge in effetti supera anche i quesiti di cui al rinvio pregiudiziale, fatti con riferimento ad una legge precedente e abrogata, per cui la affermata “rilevanza enorme sulla vicenda di tutte le concessioni balneari italiane” è meramente astratta e concretamente inesistente; e che pure il “principio di uguaglianza” è richiamato inutilmente, impropriamente e addirittura contraddittoriamente, perché implica il trattamento uguale di situazioni uguali e diverso di situazioni diverse e la diversità del caso singolo richiamato alla fine è esplicitamente ammessa e fuori discussione.

  3. La sentenza del tar anticipa la risposta della sentenza della cote di giustizia europea, ennesimo atto proposto per allungare un brodo scotto :” non possiamo fare i decreti..occorre attendere la sentenza”

  4. Daniele Brunetti says:

    Se cercate bene ieri il TAR di Genova ha pubblicato circa 50 sentenze gemelle, sui comuni di Genova, Chiavari, Sestri Levante, Moneglia, Rapallo (che nemmeno si è costituito), Ameglia e Sori. Tutto in linea con la normativa europea.

  5. Si parla ancora di ricorsi ..sentenze… e balle varie, quando voi balneari dovreste pretendere i decreti attuattivi, senza avete molto piu da perdere, ma tant e’ contenti voi..

  6. Massimo Guerra says:

    Vedrete quante risate mi farò tra un po alla faccia dei vari avvocati che scrivono su questa pagina, tutti santoni che non capiscono una minchia

    • Ti auguro che tu abbia ragione è non finisca come la vicenda del pos. Intanto è preoccupante il silenzio del governo che fa pensare che non sappiano come risolvere la questione in quanto in campagna elettorale è facile fare promesse ma quando si governa è tutta un’altra cosa in quanto bisogna considerare tutti gli aspetti de problema in questione…..

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