Opinioni

Balneari, una ragionevole sintesi per impedire l’esproprio delle imprese

In questo momento drammatico occorrono unità e responsabilità per raggiungere l'unico obiettivo comune

Se c’è un obiettivo che mette d’accordo tutti i balneari italiani, è quello di impedire l’esproprio delle proprie aziende, come si sta tentando di fare da anni con la scusa della direttiva Bolkestein. Tuttavia ci sono delle opinioni diverse su come arrivare alla soluzione: alcuni si oppongono a qualsiasi forma di gara delle aree su cui sorgono le imprese, mentre altri sono pronti ad accettare le evidenze pubbliche a patto che la legge preveda alcune forme di tutela per gli investimenti realizzati dagli attuali concessionari, come il riconoscimento economico del valore aziendale in caso di passaggio del titolo. Entrambe le posizioni sono legittime e degne di rispetto; tuttavia, in questa situazione drammatica in cui la nave sta affondando, è fondamentale che le associazioni di categoria trovino una sintesi, se vogliono evitare che il governo agisca per conto suo. Questo abbiamo voluto ribadire nel nostro editoriale di martedì scorso, nonostante qualcuno abbia erroneamente letto tra le righe l’intento di appoggiare esplicitamente le posizioni dell’uno o dell’altro sindacato.

Nel delicato tavolo di lavoro che dovrà definire i contenuti del riordino delle concessioni, occorrerà tenere conto che le spiagge sono sì un bene comune la cui gestione va periodicamente riassegnata tramite delle gare pubbliche – come giustamente prevede il diritto europeo e come nessuno ha mai messo in dubbio, tantomeno i balneari – ma è anche vero che le imprese che vi sono legittimamente sorte sopra sono proprietà private e in quanto tali sono tutelate dal diritto comunitario alla pari del principio di concorrenza di cui politici, burocrati e opinionisti da bar si riempiono tanto la bocca. Inoltre, non si potrà ignorare che gli attuali balneari hanno effettuato degli investimenti sulla base di un contratto con lo Stato poi cambiato da un giorno all’altro senza preavviso, prima quello del rinnovo automatico abrogato nel 2010 e poi quello dell’estensione al 2033 annullata dalla recente sentenza del Consiglio di Stato.

Finora si è riusciti a impedire che le imprese venissero espropriate solo grazie a una serie di proroghe automatiche, determinate anche dall’incapacità della politica di decidere su una materia così complessa, e il prezzo da pagare per questi continui rinvii è stato purtroppo l’incacrenirsi di una situazione che ha portato i balneari a scontrarsi contro la devastante sentenza di Palazzo Spada, al subire la lettera di messa in mora da parte dell’Unione europea e al vivere gli ultimi anni non da imprenditori, bensì da malati terminali. In tanti quindi si stanno chiedendo se sia valsa la pena non chiudere la questione qualche anno fa, quando si stava lavorando a una riforma tutto sommato favorevole per gli attuali imprenditori (il cosiddetto “ddl Arlotti-Pizzolante”), anziché arrivare a questo punto drammatico, con un governo ancora più ostile che vorrebbe istituire le gare immediate e senza alcun paracadute per gli attuali concessionari (anche perché nel frattempo certe soluzioni in precedenza possibili sono state sbarrate dalla giurisprudenza amministrativa, e l’obiettivo del “no alle gare” è diventato sempre più difficile da raggiungere).

La partita è comunque ancora aperta e le forze di maggioranza non sono tutte allineate sulla stessa posizione. Per esempio, dalle dichiarazioni che il ministro allo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha condiviso con le associazioni di categoria all’ultimo appuntamento del tavolo tecnico, è emersa la possibilità di arrivare allo scontro diretto con l’Unione europea, e Lega e Forza Italia, che in questo momento stanno gestendo il tavolo sulla riforma, pare non stiano troppo assecondando la fretta di Draghi. Ma anche in questo caso c’è da chiedersi se valga la pena continuare a prendere tempo, sapendo che l’esito rischia di essere ancora più doloroso, anziché chiudere la partita subito e col minore danno possibile.

Come abbiamo scritto più volte su queste pagine, gli unici modi per evitare le gare delle imprese balneari sono uscire dall’Unione europea oppure sdemanializzare le aree su cui insistono i manufatti: la prima strada è impossibile perché le spiagge non sono certo un tema sufficiente a scatenare una “Italexit”; la seconda invece è fattibile e prevista dalla legge, ma richiede molto tempo per essere messa in pratica e soprattutto per essere fatta comprendere all’opinione pubblica, che per colpa delle recenti manipolazioni mediatiche in questo momento è più che mai ostile alla categoria dei balneari. Dunque, in questo momento critico sarebbe forse più tattico salvare il salvabile restando nel perimetro del diritto europeo, mettendosi ancora in tasca qualche anno in maniera legittima per poi lavorare con più calma a soluzioni definitive. Ma per farlo è fondamentale che tutte le associazioni di categoria restino unite, mettano da parte i litigi e i personalismi, imparino dagli errori del passato e trovino la quadra tra le loro posizioni, restando disponibili a smussare le idee più estreme e producendo un documento unitario di sintesi per raggiungere quell’unico obiettivo che mette tutti d’accordo.

Esporsi a dire che le evidenze pubbliche appaiono inevitabili non è affatto facile, perché si viene attaccati da più parti: dai soliti faziosi e dai perenni polemici, da chi è più interessato a gettare fango sugli altri per guadagnare consenso verso i propri interessi, da chi si è fatto accecare da argomentazioni illusorie e smentite ormai da tempo. Noi di Mondo Balneare siamo i primi a confidare che gli attuali concessionari proseguano il loro lavoro, ma nei dodici anni in cui ci siamo occupati di questo settore, riteniamo che sia giunto il momento di adottare posizioni realiste e responsabili per raggiungere questo obiettivo. Per questo facciamo l’ennesimo invito all’unità e alla ragionevolezza a tutti i rappresentanti politici e sindacali: oggi, in base a ciò che si dice o si fa in materia di concessioni balneari, non si tratta più di perdere o guadagnare tessere o voti, bensì di perdere o mantenere in vita migliaia di floride imprese. E questa dovrebbe essere la priorità di tutti.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Cominciamo col proporre qualcosa…
    Una possibile soluzione reale e semplice potrebbe essere una gara, come base d’asta il valore commerciale dell’inpresa, con perizia asseverata, da versare all’attuale gestore. Tutto il resto sono chiacchiere e tecnicismi che non portano da nessuna parte. Tre mesi di tempo per fare le perizie e poi le gare.
    Non vi pare equilibrata?

    • Una base di partenza dovrebbero essere i canoni… moltiplicati per 10, per 15, per 20… come dice lei, parametrati al “Valore commerciale” dell’area… E impostata una durata certa e non rinnovabile alla concessione, , che so 10-12 anni, quando andrà poi rimessa a bando al termine e così via… impostata così, allora si che mi sembra giusto che quanto offerto dal subentrante possa andare al concessionario… Ma è altrettanto ovvio che concessioni non “dinastiche” come quelle a cui si è assistito fino ad ora, e con canoni a valori di mercato, non permetterebbero certo di raggiungere le quotazioni dei trasferimenti “privatistici” cui si è assistito fino ad ora… Chi pensa o vuole lottare per quello, rischia di vedersi esplodere la bolla in faccia… Dopotutto il bene di reale valore è il tratto di litorale su cui lo stabilimento insiste e non certo la struttura… e quello non è mai stato posseduto da nessuno se non dalla collettività, cui è giusto che il valore torni finalmente indietro…

      • Teo Romagnoli says:

        4 inesattezze per non dire parolacce..
        1 se i canoni decuplicano, e chi subentra paga i vecchi concessionari, chi paga gli aumenti di queste spese? Il cliente finale..che ogni 10/12 anni troverà un nuovo gestore. Sei co vinto che lo gradisca? Magari meno capace?
        2 il vero patrimonio di un’ attività è la sua clientela..si chiama avviamento..và pagato.
        3 Se il prezzo dello stabile non sarà adeguato l’attuale concessionario lo distrugge e il nuovo concessionario ci impiegherà anni e anni per avere I nuovi permessi..
        4 se si pagano tutte queste giustissime spese in 10/12 anni non paghi gli investimenti e quindi non cè interesse oppure (peggio) si peggiora il servizio..
        Che bella frittata!
        Lasciate stare un settore che va benissimo già così Com’è..

        • Secretbonus says:

          “Il servizio va benissimo così com’è” per chi già ci lavora… e già il fatto che si parli sempre di “30.000 imprese sane e floride” la dice lunga su quanto basso sia il “rischio d’impresa” in questo settore e a queste condizioni.
          Sono 70 anni che il comparto viene lasciato praticamente “così com’è”, ora la situazione si è incancrenita a un punto tale che i cambiamenti rischiano di arrivare tutti d’un colpo…
          Dopodiché, punto per punto: 1) se il gestore, anziché abbassare i propri margini, scaricherà l’aumento dei canoni sulla clientela, sarà il mercato a giudicarlo… il mercato si autoregola… forse la gente deciderà di andare nello stabilimento di fianco… o se anche questo fosse fuori dalla sua portata, andrà in montagna… la concessione verrà restituita anzitempo e i canoni riparametrati al ribasso in base a questo…
          2) e 3) appunto trovo giusto che spetti il riconoscimento di un indennizzo da parte del subentrante che ricomprenda queste voci, ma con le limitazioni che avevo espresso… se il precedente titolare vuole smontare tutto e portar via perché ritiene troppo basso quanto offerto o perché trasferisce l’azienda su altra concessione vinta, fa bene a farlo…
          4) se non rientra degli investimenti o abbassa la qualità del servizio, sarà sempre il mercato a punire il piano aziendale troppo temerario… si chiama rischio d’impresa e vale per tutti… non è che chi compra un bar o apra una start-up abbia chissà quale sicurezza, eh?!

          Purtroppo si torna allo stesso concetto di sempre, che poi è quello basilare: il litorale è della collettività, e ormai la collettività ha assoluto bisogno di farlo rendere per quello che vale…

          • Il litorale è della collettività , di cui fanno parte anche gli attuali concessionari, che hanno regolari concessioni, ed hanno investito perché lo stato gli garantiva una continuità lavorativa, al pari del docente che dopo aver vinto un concorso sa che può contare sul proprio lavoro per tutta la vita e programma le spese ( acquisto casa, auto, scuola per i figli, ecc.) oltretutto i concessionari hanno programmato anche investimenti sulla propria attività.Mi sembra alquanto scorretto cambiare le regole in corso d’opera, a questo punto lo si potrebbe fare in tutte le professioni, ai professori , ai dipendenti pubblici, ai medici ed infermieri negli ospedali, facciamo fare il concorso ogni 5 anni, perché dovrebbero svolgere sempre loro quel ruolo? Per non parlare dei tabaccai,farmacisti, scuole guida, notai, ecc. Il problema è molto complesso , e va affrontato con calma ed attenzione, c’è in ballo la vita di migliaia di famiglie che hanno investito su un bene dello stato, fidandosi di leggi che oggi qualcuno vuole mettere in discussione unilateralmente. È come se il proprietario di un terreno prima fitta il terreno e fa fare gli investimenti e poi all’improvviso cambia idea e decide senza preavviso unilateralmente di cacciare locatario e mettere a bando i suoi beni forse senza neanche indennizzare.

            • Nikolaus Suck says:

              “Al pari” proprio per niente. Il docente e il dipendente, che è appunto tale, dopo aver passato un concorso per saggiarne idoneità e capacità, hanno un contratto a tempo indeterminato espressamente qualificato come tale, e lavorano per terzi prendendo istruzioni e per uno stipendio che è quello e basta. Il balneare è un imprenditore commerciale che opera con una concessione sempre e comunque temporanea e con una scadenza, che ci sta scritta dentro espressamente e resta tale anche se rinnovabile e rinnovata (quindi il contrario del contratto indeterminato del dipendente). Nessuna norma ha mai previsto e tanto meno “garantito” alcuna “continuità lavorativa” e “per tutta la vita”. Questo lo avete deciso voi da soli. I rinnovi erano possibili, ma non certi o dovuti, nemmeno quando “automatici” (per soli 10 anni). Le concessioni sono e sono sempre state “temporanee” per definizione (al contrario di un contratto di lavoro subordinato) e le scadenze sono sempre esistite e rimaste. Inoltre, né i docenti e dipendenti, né i vari tabaccai, scuole guida, notai etc. occupano risorse collettive (come lo sono le spiagge) per il proprio guadagno personale.

            • Caro Suck, ma detesti i balneari o hai un cugino tabaccaio? Ti ricordo come funziona se vuoi aprire una tabaccheria sotto il tuo studio: quando hai tutti i requisiti e le marche da bollo appiccicate all’istanza vai dai Monopoli, che ti dicono che sei perfetto, ma visto che c’è già una rivendita tabacchi a meno di 250 metri non possono dartelo. Tu dici “ma quello è il mio immobile” e loro ti rispondono che puoi essere anche proprietario di tutto l’isolato, e anche di tutto il quartiere. Puoi essere la Merkel romana, ma lì la tua tabaccheria non la apri finché c’è l’altra. Ovvero per sempre, perché col sistema del “coauditore” le tabaccherie si ereditano. Allora tu, per aprire la TUA tabaccheria con la TUA licenza a casa TUA sei costretto a sganciare qualche milioncino (a Roma o a Milano in centro, da altre parti meno ovviamente) per farne chiudere un’altra.
              Noi occupiamo delle spiagge e sappiamo che presto o tardi torneranno allo Stato. Nel frattempo però non vietiamo ai Comuni di fare/rifare i PUD prevedendo qualche stabilimento o spiaggia libera attrezzata in più. Un tabaccaio legittimamente ti impedisce di fare il suo stesso lavoro non solo nel suo locale, ma anche nel circondario. 250 metri sembrano pochi a scrivere la cifra, ma prendi una cartina del tuo quartiere e guarda quanto è un cerchio di 250 m di raggio.
              Mi astengo, per non sfinire il lettore, da considerazioni sul notariato.
              Forza Suck, sei troppo in gamba per scrivere certe cose!

      • Mi rivolgo alla potente lobby dei balneari; restituite ai cittadini italiani le spiagge che in questi anni avete espropriato a tutti noi Grazie

        • Ma dove vive lei? Le imprese balneari o sono state create con sudore e autorizzazioni centellinate oppure acquistate anche indebitandosi per riconoscere un giusto valore di impresa. E se lavorano e valgono è perché la maggior parte delle persone chiedono servizi per godersi il mare. In alternativa ci sono tante spiagge libere dove anche io vado spesso. Si chiama democrazia

          • Caro amico mio dove vive lei, per anni avete gestito un bene comune arricchendo i e pagando dei canoni ridicoli se paragonati agli affitti d’azienda locali, siete arrivati a venderle le concessioni contro ogni forma di democrazia, è arrivato il momento di dare allo stato quello che è dello stato. Sdemanializzare ma scherziamo? Significa rendere privato un bene dello pubblico. Spiagge libere ma dove in Liguria c’è ne una ogni venti. Ne metterei almeno il 50% del fronte mare. Basta lobby, basta proprietà privata che gestite, lasciate ai figli o vendete, appalti pubblici garantiranno la migliore gestione del bene “PUBBLICO”, gli appalti saranno vinti da chi da maggiori garanzie e realizza progetti migliori.

            • In quale Liguria? A casa mia (che è una delle cittadine più turistiche della regione) ogni stabilimento ha a fianco una spiaggia libera e la costa balneabile (senza scogliere, ecc.) è occupata per oltre il 40% da spiagge libere. I dati per ogni comune ligure sono disponibili sul sito istituzionale della Regione.
              La critica va bene sempre, la generalizzazione populista mai.

    • class action contro lo stato in primis ( la 145 era ed è ancora legge , prima che una sentenza “pilotata “facesse questo disastro con il placito mutismo dei nostri politci) e tanti hanno investito non poco . poi chi era a nostra difesa al tavolo tecnico europeo quando si scriveva la bolkestain nel 2006? ci potreste fare i nomi voi scienziati che parlate di aste.( chi ci difendeva? buffoni senza ritegno? e perchè non vengono divulgate le mappature dei territori?dal 2020 che sono disponibili. con che criterio poi si parla di interesse transfrontaliero certo? ma avete letto bene la lettera di risposta del governo all europa? chi l ha scritta non sono certo dei novellini alle prime armi e voi suck e mistral li conoscete bene .e poi come ho letto poca fa chi ha più soldi si aggiudica l asta? . e secondo voi questo non è discriminatorio contro le piccole realtà aziendali che mai potrebbero competere? già dalla mappatura del lazio risulta che la risorsa non è scarsa, ( 245 km di costa con 20 % occupato)figuriamoci le altre mappature delle regioni…..solo la calabria ha 880 km di coste con circa il 15% occupate e voi parlate di risorse scarse. qui bisogna far lavorare la gente non togliere il lavoro , e poi dopo quello che sta succedendo a causa pandemia , ma vi rendete conto di cosa parlate burocrati incompetenti? la sola nota positiva l ho letta da mistarl che ha ragionato non male cercando di mettere paletti e difendendo nell
      eventualità di un concessionario che perda la propria concessione, con un diciamo indennizzo e questo gli fa molto onore. tutti i concessionari onesti dovrebbero presentare al momento delle future aste ( se ci saranno)i libri contabili della società con i bilanci degli ultimi 7 0 5 ( dal 2015)anni in modo tale da poter valutare con più precisione l eventualità di un ” risarcimento” comprendente anche l avviamento aziendale e tutti i permessi in regola: dati catastali strutture murali e non dogana usl dn1 permessi ufficio tenico comunale e regionale permessi demaniali comunali e regionali paesaggistica iscrizione società permessi bar ristorante e in più tutte le attrezzature presenti al momento( perchè i nuovi non partiranno mai da zero come abbiamo fatto noi) e la ” forza lavoro ” nonchè i 12 anni sottratti fino al 2033. inoltre si dovrà tenere conto( cosa ancora più importante ) l impatto socio economico di lavoratori sopra i 50 anni…dove vanno queste persone? poi la storicità delle concessioni …. comunque è il governo che decide non i bocconiani d alberti e giavazzi consiglieri di draghi e persone non elette. lega centrodestra avete l opportunità di dimostrare quello per cui milioni di noi vi hanno votato ..non non dobbiamo essere la merce di scambio e quindi di ricatti per il pnrr da parte delle europa e di draghi…sig. mistral quelle che lei ha scritto le fa onore………

      • Ormai Ernesti sembri in minoranza pure tra i tuoi colleghi..se vuoi sapere chi c’era al tavolo nel 2006 in europa chiedi al buon Gasparri che è una vita in politica e sicuramente a quel tempo era al governo di conseguenza saprà raccontare come è andata…scrivilo però a vantaggio di tutti!

    • Con i canoni ridicoli con cui lavorano da 40 anni passando le gestioni di padre in figlio o addirittura vendendole si sono straripagatu quello che hanno investito. Se faccio un affitto di ramo d’azienda da un privato sulle migliorie non mi riconosce nulla.

  2. Teo+Romagnoli says:

    Belle parole e in 12 anni ne abbiamo sentite fin troppe.. non sono d’ accordo quando dite che le concessioni vadano periodicamente riassegnate, come sarà mai possibile che una società di successo cambi a favore d’una magari incapace? Fin’ora il mercato a stabilito chi usciva e chi restava. E le spiagge italiane sono le migliori al mondo grazie a questo! Cambiare direzione è assolutamente de-qualificante. La resistenza opposta fino ad oggi è perché vediamo il frutto di lavoro e sacrifici andare in malora, se ci fosse un’ effettivo miglioramento del settore e tempi o modi certi per rientirare d agli investimenti fatti, non ci lamenteremmo tanto. Solo che qui c’è un progetto per uccidere 30.000 imprese familiari, per trasformare attività rigogliose in chioschetti di paglia gestiti da incapaci oppure favorire grossi gruppi che non perderanno mai più una gara. Un cambio di direzione totale dalla situazione di 10 anni fa. INGIUSTO PEGGIORATIVO VERGOGNOSO. NON STAREMO A GUARDARE !!!
    Proteggere i più deboli abbandonare l’indifferenza (Sassoli)

  3. buongiorno, ma le gare debbono essere fatte quando la risorsa è scarsa la direttiva Bolkestein, in Italia non può essere applicata, in quanto di costa per nuove attività c’è! ci sono chilometri e chilometri di spiagge libere. se applicata questa direttiva ci saranno tanti di quei ricorsi e contenziosi che la meta bastano. Una cosa mi chiedo però in tutto questo, ò da anni che si parla di Bolkestein ed ora quando siamo all’acqua alla gola si cerca la soluzione. i nostri politici dormono e se ne Fottono (SCUSATE IL FRANCESISMO). NON CI VUOLE UNA LAUREA PER CAPIRE CHE SAREMMO ARRIVATI A QUESTO.

  4. 1.Il momento entro cui il concessionario puo far valere il legittimo affidamento e’ stato oggetto della sentenza della Corte di Giustizia Europea

    2. Tuttavia se fossi il concessionario, avrei a cuore , se aspirassi a continuare l attivita,soprattutto i criteri con cui verranno messi a bando le concessioni.

  5. Riporto una proposta su un post un po’ vecchio e che qui diventa di nuovo attuale e vi invito a contribuire:

    La speculazione innescata da norme improvvide come quelle sul diritto di insistenza o dei rinnovi automatici ogni sei anni è il peggior danno che possa immaginarsi in questo comparto. Chi ha venduto a milioni di euro ha fatto il botto, chi ha imprudentemente comprato dopo il 2010 rischia veramente di rimanere sul lastrico. É giusto? No! Ma prima di ragionare sulle soluzioni, voglio tornare sulla mia proposta e in particolare sulla durata della concessione.
    L’osservazione di un Balneare conferma la validità della proposta nella parte in cui 12 anni sono un lasso temporale ragionevole (“avrei venduto dopo 10/12 per passare a fare magari qualcosa di più interessante”). Si tratta di un arco temporale ideale per fare investimenti, per avere un ritorno economico degno di un’attività imprenditoriale (con tutti i rischi che comporta) e per ammortizzare gli investimenti.
    Non solo, ma nel caso delle pertinenze demaniali (la durata può essere portata a 24 anni), anche per migliorare ciò che si è avuto al momento del rilascio della concessione e quindi ottenere il riconoscimento economico per aver migliorato il bene. Questo presuppone un’approccio di tipo economico-finanziario avanzato, con un PEF (piano economico finanziario) serio e certificabile da organismi terzi, non dal direttore della banca locale amico di famiglia o dell’amministratore locale.
    L’altro aspetto di questo sistema è che l’acquirente sa con certezza quanto durerà la concessione e perciò potrà acquistarla al prezzo commisurato alla durata residua, con un notevole ridimensionamento dei prezzi, non più stellari, ma perfino accessibili a chiunque se residuano pochi anni prima della nuova gara. La speculazione esce dal sistema a vantaggio di tutti.
    Quindi primo punto fermo durata della concessione!
    Altro aspetto interessante è il turn over. Su uno stesso litorale non tutte le concessioni simili, sono pure uguali in termini di redditività. La gara consentirà a chi si è “fatto le ossa” in una concessione “sfigata” di partecipare dopo 12/24 anni alla gara per ambire a quella migliore. Questo è giusto ed equo, mentre è profondamente ingiusto che una volta messo il piedino in una casella da lì non ci si muova più.
    I casermoni. Posto che non tutti sono brutti o devastanti, ma troppi sì, però è vero che una pianificazione seria e una buona lungimiranza da parte dello Stato potrebbe portare allo “spacchettamento” delle mega strutture per trasformarle in strutture più piccole e più moderne a vantaggio di tutti: in primis dell’imprenditore che potrebbe costruire e gestire dei gioielli architettonici e aziendali altamente redditizi e che lo stesso potrebbe ottenere dei tempi di durata della concessione più lunghi in base al PEF (anche fino a 30 anni), in più ne avrebbero grandissimo beneficio sia l’utenza che i Comuni che l’ambiente naturale. Anche in questo caso un’ipotesi win-win.

    Rimane aperto il problema di chi è stato “vittima” della speculazione e ha acquistato dopo il 2010 (vedi Sentenza CdS 229/2022). Lo scrivo tra virgolette perché queste vittime non sono del tutto incolpevoli. Dove ho prestato le mie consulenze, già dal 2010 dopo le prime proroghe, ho sempre messo in guardia Comuni e concessionari dall’affrontare spese ingenti per costruzioni e acquisti di concessioni, in quanto le proroghe non potevano durare all’infinito e i costi non potevano giustificare le entrate in caso di interruzione della concessione per scadenza naturale (prima 2012, poi 2015 e poi 2020).
    Non ho una soluzione che compensi interamente queste esposizioni finanziarie, anche perché non rientra nella logica dinamica del libero mercato. Per intenderci nel caso del fallimento delle banche, una cosa è il correntista e l’acquirente di obbligazioni che devono essere sicuramente tutelati, sebbene in misura diversa, altra cosa è l’acquirente di azioni che ha acquistato quello che si chiama banalmente “capitale di rischio”. Il parallelo con le concessioni ci porta a distinguere nettamente chi ha acquistato prima della Bolkestein e del D.Lgs. 59/2010, chi ha acquistato prima della Sentenza della CGUE 14/07/2016, chi ha acquistato dopo tale sentenza, ma prima della L. 145/2018, e chi ha acquistato dopo il 1° gennaio 2019. Non sono tutti sullo stesso piano!
    Quale può essere la soluzione? Normare specificamente la buonuscita (che ricomprende l’indennizzo + l’avviamento) graduando l’entità dell’indennizzo in base al legittimo affidamento che il concessionario acquirente poteva aver riposto al momento dell’acquisto nella legislazione vigente e nella giurisprudenza consolidata, fino all’azzeramento dell’indennizzo e il mantenimento solo dell’avviamento per le situazioni di acquisto temerario. Voglio ricordare che oltre alle sentenza della CGUE e alle norme dello Stato, molte avvisaglie provenivano anche dalla Corte costituzionale nel decennio tra il 2010 e il 2020 e che sono state sistematicamente ignorate dal Parlamento, dalle Regioni, dai Comuni, ma non di meno dai concessionari acquirenti. In sintesi lo Stato ha combinato un pasticcio e per “resetare” tutto e ripartire con criteri coerenti con il libero mercato e con l’equità sociale dovrà considerare qualche milione di euro da mettere sul piatto, mentre i concessionari imprudenti dovranno mettere in conto il costo della loro temerarietà.
    Riformulo la mia proposta riassunta in pochi punti:
    1) Durata delle concessioni per almeno 12 anni in caso di opere di facile rimozione, ovvero fino ad un massimo di 24 anni per concessioni relative a pertinenze demaniali che prevedano interventi di ristrutturazione, manutenzione straordinaria o efficientamento energetico.
    2) Canoni calcolati sulla base del valore di mercato locale, tenendo conto anche della reddittività della concessione.
    3) Gare basate esclusivamente sul criterio dell’offerta economicamente più vantagiosa con rialzi sul canone (Stato) e sovracanone (Comune) che non superi il 10% del punteggio.
    4) Ristoro da parte dello Stato (in quanto proprietario) al concessionario uscente per l’incremento di valore del bene (solo per le pertinenze demaniali e solo su opere regolarmente autorizzate dal gestore della concessione), ridotto della differenza tra il valore di mercato del canone di concessione (valore delle locazioni commerciali) e il canone effettivamente pagato.
    5) Pagamento da parte dello Stato della buonuscita composta dall’indennità di avviamento commisurata al canone effettivamente pagato dal concessionario uscente e solo se non risulti concessionario di una nuova concessione nell’ambito nazionale nei successivi 5 anni (tale pagamento avviene solo dopo il decorso dei 5 anni), più un indennizzo commisurato al livello di legittimo affidamento riposto dagli acquirenti di concessioni già esistenti in base alla normativa vigente alla giurisprudenza costituzionale e alle pronunce della Corte di Giustizia della UE (pagamento immediato a prescindere dalla titolarità di nuove concessioni.
    6) Barriere di ingresso per concessioni multiple alle persone giuridiche e imprese collegate (vedi D.Lgs. 50/2016) in ambito nazionale e alle persone fisiche e loro congiunti in ambito locale.

    Si tratta di una soluzione equilibrata che non penalizza chi ha investito negli anni passati e che non esclude gli investimenti per gli anni futuri.

    • Pregevole approccio, confermo.

      Non approvo che sia lo Stato a pagare la buonuscita (a qualsiasi titolo). Se lo Stato mi espropria un terreno per fare l’argine di un fiume ci sta che mi indennizzi. Ma qui mi “espropria” l’azienda per darla immediatamente a Tizio. L’azienda che Tizio vince alla lotteria delle evidenze pubbliche (certo, promettendo di investire, ecc.) credo sia più giusto che la paghi Tizio, e poi la “rivenda” al prossimo vincitore delle evidenze pubbliche dopo 12/24 anni. Se avrà aumentato il valore, il prezzo di vendita sarà maggiore di quello di acquisto, ecc.
      Secondo il tuo progetto il concessionario entra a costo zero, e soprattutto sa di dover uscire a ricavo zero (non credo si possa pensare che ogni 12 anni lo Stato paghi la sommatoria del valore di tutte le imprese balneari). Ebbene, secondo me tale imprenditore investirà il minimo indispensabile, soprattutto nella seconda parte della durata della sua concessione. Tipo: morto io, morti tutti.

      Disapproverei, di conseguenza, la parte iniziale del punto 5) in quanto sulla base delle mie proposte io, per ottenere una concessione il giorno dopo aver perso la mia, dovrò corrispondere a qualcuno il valore di tale azienda. Non può essere penalizzato chi dopo aver perso la propria azienda, ed aver incassato, poniamo, 200.000€ ritenga di investirli per avere un’altra azienda turistica balneare. La paga, così come pagherebbe per ottenere una pizzeria in centro. Fare il balneare è certamente bello, ma non può essere visto come un privilegio gratuito e temporaneo. Quando esci da una concessione incassi il valore di ciò che hai realizzato e se vuoi partecipare alla gara per averne un’altra dovrai investire per avere ciò che qualcun’altro ha costruito (non in senso edilizio, ovviamente).

      Sul sesto punto direi che è necessaria molta cautela. Ben venga impedire che in ogni località di mare ci sia una spiaggia Autogrill, una Eataly, una Algida e via dicendo. Non perché siano società negative, ma perché in capo a pochi anni le spiagge diventerebbero come i centri cittadini: tutti uguali, con lo stesso negozio di abbigliamento, fast food, pelletteria, ecc. Il comparto balneare vive delle sue molteplici facce, da Briatore al chioschetto con le sdraio in legno anni 70. E proprio il fatto che chiunque trovi la proposta che più gli aggrada è stato elemento vincente.
      Dall’altro lato, però, ti porto un esempio di fantasia ma non troppo: due miei colleghi sono fratelli, ultracinquantenni e da molti anni uno ha un ristorante con spiaggetta, mentre l’altro un piccolo albergo, sempre con spiaggia. Le due aziende sono nettamente separate, e magari i due fratelli manco vanno d’accordo. Che facciamo? A chi facciamo saltare la concessione?

      Complimenti, invece, per lo schema di gradazione del “legittimo affidamento” che così declinato probabilmente reggerebbe alla scura del CdS, che non lo ha giudicato illegittimo ma solo da valutare non generalizzandolo.
      Bene, ovviamente, il ristoro del legittimo affidamento. Questo, concettualmente, dovrebbe essere posto a carico dello Stato in quanto è un ristoro una tantum ed è conseguenza di una produzione normativa (Suck non insorga, per favore) proprio poco coerente. Attirandomi le ire dei pro-aste, però proporrei di tramutare l’esborso dello Stato in anni di periodo transitorio. Chi ha una concessione rilasciata in un determinato periodo ha diritto ad un determinato numero di anni di periodo transitorio.
      Conseguenza negativa: bisogna negoziarlo a livello europeo, e poi bisogna sopportare Suck che ci tira le orecchie.
      Conseguenze positive: non si fa pagare alla collettività, con le sue tasse, un costo per indennizzare i balneari; si evita una ordalia di aste tutte contemporanee che non sarebbero gestibili semplicemente dagli Enti Pubblici; si rende meno probabile la concentrazione di più arenili in concessione in capo a soggetti collegati.

      • Ciao mi permetto di fare un piccolo intervento: qualsiasi costo in qualche modo equiparabile agli ingenti costi di ingresso che abbiamo sostenuto noi comprando le imprese negli ultimi 10/15 anni, e che venga ora imposto al subentrante a titolo di indennizzo verso l’uscente verrà sicuramente bocciato da ogni tribunale che ‘applicherà’ la bolkestein. È in tutto e per tutto contrario alla normativa.
        Barriere all’ingresso non ce ne devono essere, altrimenti si svuota la normativa del suo significato. Che sia lo stato a indennizzare è cosa buona e giusta e auspicabile, ma solo ora, in corrispondenza di un cambio drastico di regime, per chi è rimasto col cerino in mano, chi ha comprato e ora non può più vendere. Poi una volta avviato il sistema delle gare ognuno saprà con chiarezza qual è il suo orizzonte temporale e con quale sistema di incentivi si dovrà confrontare. Se sarà un sistema peggiore o migliore di quello attuale, ai posteri l’ardua sentenza.

        • mah… non sono d’accordo.
          L’indennizzo non distorce: se l’indennizzo per il mio stabilimento è fissato ad 1.000.000 € chi partecipa sa che deve sganciare tale cifra, ed io se partecipo so che vincendo perderei la possibilità di incassare tale cifra (me la pago a me stesso).
          la buonuscita “statale” mi sembra che potrà essere censurata: tu partecipi alla gara con la pancia piena perché vieni indennizzato. Mi sembra distorsivo.
          A me sembra più trasparente un sistema di valori degli stabilimenti “di mercato”. Nè artificiosamente esageranti e neanche vili (tipo somma del valore dei beni non ammortizzati), che tenga conto che il sedime non è nostro ma anche che l’azienda non è dello Stato ma nostra, privata. Chi subentra paga e chi esce incassa. E poi alla scadenza chi ha pagato, se esce, incassa a sua volta. Se incasserà di più o di meno di quanto prima pagato starà alla sua capacità e voglia di investire.
          Se passa una linea per cui a regime, alla fine della concessione finisce tutto, senza indennizi da chi entra a chi esce, credo che in breve il sistema balneare italiano sarà stravolto. Io di certo se so che tra 3 anni perdo l’azienda a indennizzo zero, di certo non investo, e probabilmente non mi viene la voglia di impegnarmi a migliorare i servizi e ad incrementare la clientela.
          Alla lunga la costa italiana sarà tappezzata di baracche fatiscenti.
          Non mi venite a dire che lo Stato controllerà che siano effettuati gli investimenti dei vari piani economico finanziari presentati per avere la concessione. Mi risulta che nella nostra turisticissima Liguria gli enti pubblici quando danno in concessione ex art. 45bis le spiagge libere attrezzate poi non riescono ad incassare mediamente il 50% dei canoni. Figurati far fare gli investimenti! No, BFo, non credo nella macchina statale. Solo il timore di veder svilito l’investimento fatto per entrare credo che possa stimolare alla correttezza del concessionario. Altrimenti le concessioni saranno sfruttate da gente che ben conosciamo io e te, credo.
          Ne parliamo de visu

          • Io credo Nick che siano i partecipanti alle gare che perdono a chiedere il progetto e verificare che sia fatto dal concessionari vincente così se risulta inadempiente lo segnalerà al comune che non potrà far altro che verificare ed eventualmente revocare..il controllo lo faranno i concorrenti e le norme già autorizzano l’accesso agli atti e quindi al piano d’investimento.

            • siamo pratici, se io perdo la mia spiaggia poi difficilmente, dopo qualche anno, mi perdo ad andare a controllare, accedere agli atti, denunciare, controllare che il funzionario comunale faccia il suo dovere e che la magistratura faccia giustizia. Tempo necessario per far decadere la concessione all’inadempiente? Vediamo:
              2 anni prima che si possa vedere un inadempimento;
              1 anno accesso agli atti, redazione perizia che certifichi inadempimento ed esposto all’ufficio demanio;
              1 anno apertura procedimento, richiesta memorie ecc. al concessionario inadempiente, diffide, repliche dell’avvocato, ecc.
              2 anni revoca della concessione, ricorso al TAR con sospensiva, udienze e sentenza
              3 anni stesso iter nanti il Consiglio di Stato.
              Dopo dieci anni gli revocano definitivamente la concessione. Nel frattempo o sono morto di fame o mi sono rifatto una vita. Sicuramente il nuovo concessionario si sarà reso nullatenente e quindi il mio avvocato mi consiglia di non spendere altro grano in cause inutili. Il risarcimento del danno sarà per la prossima esistenza.
              Credimi, la via giudiziaria in Italia è sempre perdente a causa dei tempi troppo lunghi.
              Credo che questo ritardo della giustizia sia oggetto di procedura di infrazione, ma evidentemente fa meno notizia delle spiagge.
              Perdonami la supponenza, ma credi veramente in ciò che hai scritto?

          • Nikolaus Suck says:

            Corte Costituzionale, sentenza n. 157/2017: “La disciplina legislativa statale di riferimento, contenuta nel codice della navigazione, in caso di ordinaria definizione del rapporto, non assegna alcun rilievo alle componenti economico-aziendali dell’impresa del concessionario uscente; le stesse realizzazioni non amovibili, se acquisite dal demanio ai sensi dell’art. 49 cod. nav., non comportano oneri destinati a gravare sul nuovo concessionario.”

            • La LR Toscana prevedeva che il subentrante dovesse pagare un botto al suo ingresso e non avesse nulla alla sua uscita, alla fine della concessione. Questo è smaccatamente anticoncorrenziale e ce ne eravamo accorti tutti, tant’è che le altre Regioni non hanno seguito l’esempio.
              Una norma che preveda un esborso X all’ingresso, basato sul valore aziendale escluso il sedime demaniale, ed uno Y all’uscita calcolato sullo stesso parametro, non è anticoncorrenziale: il costo per il concessionario nel periodo di concessione è (X-Y), e se Y è maggiore di X addirittura ne ha un guadagno.
              Ne ha benefici il concessionario uscente, che non è rovinato. Ne ha benefici il demanio, perché chi è subentrato ha pagato una somma che rivedrà solo se gestisce bene. E mi riferisco non solo a quanto è bravo ad aprire gli ombrelloni, ma anche ai reati ex art 1161 e seguenti. ne ha benefici il sistema turismo, perché se a regime chi esce non ha diritto a nulla, passerà il suo periodo di concessione ad economizzare su ogni spesa ed investimento, a costo di peggiorare il servizio, tanto l’incremento dell’attività passerà gratis a qualcun altro. E in poco tempo sai che bello spettacolo le nostre coste…

            • Ecco perché si deve cambiare il codice della navigazione non adatto a salvaguardare quanto fatto dagli operato negli anni.

  6. Una certezza c’è da questa difficile situazione si esce solo se si è uniti e si ha bene in mente che le aziende sono state costruite nel tempo con i sacrifici di intere generazioni raggiunge di risultati in termini di ampliamento dell’offerta, in termini di attenzione alla clientela creando un’empatia difficilmente riproducibile, creando posti di lavoro per se è per i propri dipendenti padri e madri di famiglia che dipendono per il loro sostentamento da queste attività. A questo è ovvio che alla base di ogni forma di evidenza ci debba essere il valore commerciale dell’azienda il mantenimento dei posti di lavoro e il riconoscimenti della professionalità che ha permesso di mettere in piedi il modello italiano impossibile da riprodurre. Il come arrivarci spetta al tavolo messo in piedi con il governo ma questo obbiettivo deve essere raggiunto.

  7. No bolkestain says:

    La categoria è vista ingiustamente come un centro di potere per disinformazione mediatica e false conclusioni ambientaliste , ma chi vive la realtà quotidiana di migliaia di imprese sa che forse di grossi imprenditori alle spalle c’è ne sono pochi, c’è il piccolo imprenditore che si è fatto largo negli anni ma nn ha ne la forza né la possibilità di competere con i grossi capitali. Ed è qui il problema, vogliamo mandare via tante piccole imprese senza sapere cosa ci aspetta ? E se il cambio va male ? La decisone è politica e non delle corti che fanno applicare le leggi, in questo caso ingiuste. L’assimilazione dell’impresa balneare ad una lobby monopolistica è una baggianata. In questi giorni colgo il disagio di questa gente che ha paura di trovarsi in mezzo ad una strada con debiti da pagare. Pagare per colpa di pochi va contro i nostri stessi principi costituzionali che garantiscono il lavoro e la dignità delle persone. L’unica strada è lo scontro in Europa per uscire da questa ingiusta direttiva, qualsiasi altra soluzione di compromesso farà danni, creerà proteste ancora nn percepibili perché si coglie qualche possibilità di dialogo, ma venuto meno questo nn so cosa accadrà. Io ho in mente gli ambulanti che bloccano le arterie romane , nn oso immaginare altro. Gli europeisti a prescindere devono farsene una ragione.

    • Anche i gestori del gioco ippico erano piccoli concessionari e andavano bene.
      Poi hanno creato i mega concessionari e l’ippica è finita con la chiusura dei piccoli imprenditori.
      Meditate gente

  8. Baldi Franco says:

    Partendo dal presupposto che in Italia sono più che convinto che non ci sia scarsita’ del bene sulla base di questo si potrebbero organizzare evidenze publica per le nuove concessioni e lasciare lavorare in pace i vecchi concessionari che hanno sempre lavorato , pagato e investito tempo salute e denaro

    • Teo Romagnoli says:

      Giusto Franco, qualsiasi altra visione è esproprio, un furto ! Come fate a dire che gente che ha ipotecato la casa ha “fregato” agli italiani ?? Noi teniamo pulito il mare..che non è una piscina..siamo RESPONSABILI del nostro pezzettino di costa e salviamo con i salvataggi pagati da noi le persone che affogano.. diamo servizi a 10/20 € e le famiglie italiane passano liete vacanze, salvaguardato la costa e diamo lavoro ai giovani.. cosa volete di più?
      Il salto nel buio non conviene a nessuno nemmeno ai clienti che sicuramente comunque vada pagheranno di + !!!

  9. 1. Quanto alla durata della concessione andrebbe:
    A parametrata agli investimenti previsti ed effettivamente realizzati.
    B. Anche sulla base dell offerta economica
    C. Occorre tener presente che in un settore fortemente esposto ad eventi meteo marini, 12 anni potrebbero non sufficienti,
    personalmente penso che 15 anni siano il massimo da prevedere.
    2. Indennizzo per il leggittimo affidamendo e’ possibile solo quando il concessionario poteva legittimamente vedersi rinnovata la concessione, e solo quando dimostri che non ha ammortizzato l investimento,questo prima della pubblicazione sentenza Teleaustria
    3.Non ho compreso la buonaiscita a cosa si riferisca giuridicamente
    4. Si dovrebbe limitare il numero delle concessioni nell ambito del medesimo comune

  10. Ho rilevato il mio Lido febbraio 2010 e subito dopo è stato abolito il diritto di insistenza. Nel frattempo avevo ipotecato due case per pagare i tanti centinaia di mila euro necessari per il subentro. Societario e acquistare il Lido. In queste 11 stagioni ho investito altre diverse centinaia di mila euro per riammodernare privando i praticamente di tutto pur di rendere la struttura più appetibile e competitiva rispetto alle altre presenti. Vivo in una piccola località dove i prezzi degli ombrelloni sono ridicoli 250 euro per fare la stagione nelle ultime tre file ed ho rinunciato al mio precedente lavoro che mi dava da vivere bene per buttarmi in qualcosa in cui credevo e in cui tuttora credo. Sto pagando un mutuo che terminerà di pagare tra 15 anni. Ora non so come finirà questa storia ma di una cosa sono certo. Non ho la possibilità economica per poter riacquistare di nuovo la mia struttura in un ipotetico bando….. quindi dico. Si trova una quadra a questa situazione bene per tutti……. Una mezza quadra me la faccio andare bene lo stesso……. ma se si andrà a finire come i tre dell’ave Maria si augurano bhe allora diventerò come mai sono stato nella mia vita e diventerò più fastidioso di un ramo di ortiche nelle mutande. Mi spiace per un eventuale aggiudicatario della mia struttura ma renderò pan per focaccia limitando i a fare quello che in questi anni autorità di controllo, intese come agenzia del territorio, comuni, agenzia del demanio, agenzia delle entrate, finanza, ASL, Nas, guardia costiera, nonché privati cittadini,…….. hanno fatto con me ed i miei colleghi attuando controlli o redige do esposti affinché questi venissero effettuati…… Il tutto chiaramente, con il vantaggio di conoscere a menadito il settore ed ogni criticità della mia struttura. Oltre questo chiaramente, non avendo nulla da perdere investiro tutto quel poco che mi rimane per promuovere insieme a migliaia di altri miei colleghi decine di migliaia di ricorsi, il primo verso il comune, che in fase di rinnovo al 2033 non ci ha scritto da nessuna parte né informato verbalmente, della possibilità che il suddetto rinnovo cessasse di efficacia per i motivi che tutti sappiamo. Magari perderemo tutti i ricorsi…… Ci sta……. Ma magari qualche organo nazionale o sovranazionale potrebbe darci ragione eallora potrebbe accadere l’assurdità che un eventuale aggiudicatario di bando debba pagare tanti di dindini a me e ai miei colleghi o ancor peggio potrebbe perdere la concessione. Questo è quello che farò nella peggiore delle ipotesi il tutto nel rispetto delle leggi senza nessuna violazione. Come giustamente i vari Suck Carlo e Mistral dicono a noi in maniera bella diretta, con l’intento di prepararci ad un futuro prossimo oramai tracciato senza alimentare false illusioni, la stessa cosa io faccio per eventuali nuovi aggiudicatario. Buona giornata.

    • Alla scadenza, Disinluso, l’immobile verrà incamerato dallo stato come da recente sentenza ma prima verrà verificata la congruità di tutti gli ambienti e pertinenze per cui se hai fatto degli illeciti li devi anche sanare a tue spese quindi a bando andrà una struttura a norma…per gli altri propositi legati ai controlli la mia famiglia mi ha insegnato che “male non fare, paura non avere” quindi ogni controllo sarà il benvenuto. La tua minaccia peraltro conferma quanto l’ambiente dei balneari sia un coevo di cattive pratiche e abitudini che è l’ora di estirpare con un ricambio e regole chiare.

      • Diario il fatto che tu intenda dare al mio post la valenza di una minaccia dimostra la tua malafede. La mia struttura è a posto lo è per forza anche perché in questi anni ho ricevuto tanti di quei controlli che non te lo dico neanche. Avendo coscienza pulita tu e i tuoi compari dovresti solo elogiare le mie parole perché altro non sono che un inno alla legalità e un auspicio di nobili intenti nel momento che ho solo rivendicato il diritto di utilizzare gli strumenti che il mio stato di cittadino italiano mi mette a disposizione, nel rispetto dei miei limiti e sopratutto delle leggi. Non vedo a che pro e per quale motivo utilizzare le mie parole in una accezione che non era mia intento dargli rimarcando in questo modo che secondo il tuo parere l’ambiente dei balneari sia cattive pratiche e abitudini. Io ritengo che tu non sia in malafede nei tuoi commenti…… Perché tu lo fai con i miei? Mi limito solo a dipingere un possibile scenario posto evidenze pubbliche così come tu e i tuoi compari fate da mesi qui dentro. Avresti potuto leggere il mio commento e tirare dritto come faccio io con i tuoi e invece ti sei sentito in dovere di rispondere. Se c’è qualcosa che ti ha dato fastidio nelle mie parole mi spiace…… ma da adito a più di qualche dubbio che oramai pare assodato sulla presenza tua e di qualche altro elemento qui dentro dato che scrivete più post voi che non noi che siamo direttamente toccati da questa vicenda.

      • Teo Romagnoli says:

        L’ultima che ha detto ” paura non fare paura non avere” è finita in carcere.. dove dovresti stare tu per quello che dici..povero darietto lo stabile è il mio..PROPRIETA PRIVATA IO L’HO PAGATO CON SOLDI SUDATI ! Gli ultimi soldi li userò per abbattere il MIO stabile Col cacchio che lascio la pappa pronta a “merce” come te… quando dici, ovviamente da profano, che non siamo in regola non sai che ci sono talmente tante cavolate che devi fare per stare in regola che è impossibile riuscirci e lo fanno apposta per tenere le imprese per le cosiddette. I furbetti che credono di avere i NOSTRI stabilimenti gratis si facciano un bagno e si lavino le parti basse.. ve li dovrete costruire e PAGARE come abbiamo fatto noi così vi svegliate..ci vogliono 5 permessi e 3/5 anni per averli..e resterete 10/12 anni…poi? Butterei giù tutto anche voi??a A chi conviene sto giochino disfattista?
        Alzate un po i canoni e lasciate il mondo come sta.. che è meglio !

  11. La redazione si sta dimostrando eroica nel proporre soluzioni di compromesso che non possono che scontentare tutti oppure, per altro verso, accontentare abbastanza tutti. Credo che il subentrante debba dare i soldi allo Stato che ha incamerato il bene, se c’è, perché all’origine ogni balneare sapeva che ogni manufatto di difficile rimozione sarebbe stato incamerato quindi lo stupore di ora è proprio patetico. Colpisce come la categoria si stia frammentando nei singoli egoismi per cui i pertinenziali non sono al tavolo, quelli con concessioni ante 2009 si sentono esclusi dal problema poi quelli ante 2016 e così via. Aspetto seduto i primi bandi che saranno coatti e in ordine sparso immagino senza tutele ma chissà forse mi sbaglio.

    • Teo Romagnoli says:

      Sei cinico come solo gli albergatori possono essere..il subentrante “caro mio” pagherà gli uscenti.. non lo stato e il prezzo lo decidono loro.. esattamente come pre bolkestein..furbetto della coca-cola..altrimenti te lo ricostruisci altro che incamerati..

  12. Ma perché continuare a parlare di ” esproprio” ?
    Esproprio è: Privare qualcuno di una sua proprietà, per un fine di pubblica utilità.
    Per favore usare termini corretti!

    • Teo Romagnoli says:

      Dello stato è solo la sabbia..tutto ma proprio tutto quello che non è sabbia è proprietà provata fino alla cessazione della concessione.. ma se nessuno la paga io la porto via e il nuovo concessionario ricomincia dalla sabbia..ogni 10/12 anni???? A chi giova? Quanto costeranno gli ombrelloni in futuro??

      • Nikolaus Suck says:

        Giova a chi avrà la stessa opportunità che hai avuto tu di fare quel lavoro sfruttando quella risorsa. Alla collettività che ne è proprietaria e merita che sia valorizzata al meglio. All’amministrazione che aumenta gli introiti da concessione. Ai citadini e utenti che possono sperare in un uso controllato e in servizi competitivi. Etc., etc., etc. Si chiamano interessi collettivi prevalenti. Che, sono tanti e, appunto, prevalgono sul singolo interesse individuale ed economico del concessionario attuale.

  13. Mulazzani Stelio says:

    Secondo me,la BOLK…è usata dall’Italia per mire diverse.Non si spiegherebbe perché altri Stati Europei abbiano potuto risolvere il problema.Certamente hanno difeso la Loro Sovranità,come dovrebbe essere.La cosa più difficile da capire è che:Cittadini Spagnoli,Portoghesi,Croati ed altri,possono partecipare alle evidenze pubbliche in Italia e Noi NO a casa Loro.Diritti in Europa uguali per tutti…?Dai facciamo i seri .

  14. Caro ALEX, per quanto potrebbe sembrare una provocazione (non lo è) preferirei che espropriassero tutti, dico tutti e nessuno escluso, per poi fare ciò che l’Europa vuole (e qualche nostro malandrinò anche)!

    • Teo Romagnoli says:

      A me anno dato una concessione che scade nel 2033 approvata in parlamento. e ho già pagato le tasse regionali..damble’ tagliano 10 anni e voi sciacalli, vergogna dell’Italia, principi della guerra fra poveretti.. vorreste decidere sulle nostre vite? Io sono un’imprenditore balneare ! Me la so’ e sapro’ sempre cavare.. ma chi proverà a portarmi via il MIO bagno uscirà per i piedi.. non sottovalutate la nostra decenza che quando i buoni s’arrabbiano non c’è né più per nessuno !

      • Quello che lasci Teo Romagnoli è l’unica cosa che può essere comprato dal vincitore e incassato da te..niente lasci come è tuo diritto niente avrai ma sarai almeno soddisfatto…stupisce la tua poca lungimiranza in rapporto alla considerazione che hai di te stesso come imprenditore, sicuro di non essere un fakeimprenditore?

        • a diario forse non ti e chiaro cosa abbia detto teo….orizzontale…..e sai perche? siamo al corrente dello sciacallaggio in atto nei confronti del turismo italiano . ti devo dire altro? fra i balneari sei persona nota nome e cognome quindi finiscila di istigare perche a tutto c e un limite e voi l ho avete superato. le nostre proposte i sindacati le hanno depositate…ora sta al governo decidere e tu non sei uno di loro .

          • Sicuro sicuro che non sia parte del processo decisionale?…allora non avete alcun nome e cognome…non avete pensato che al nuovo concessionario forse non interesserà fare le opere per cui voi aspettate i permessi per cui non avrà i vostri problemi frutto, forse, dell’idea di fare sempre di più tanto la concessione sarà per sempre mia. Voi non siete necessariamente il modello a cui ispirarsi per cui apprezzo coloro che si portano via tutto perché dimostrano coraggio.

  15. … la mia personale storia è esattamente uguale a quella di DISILLUSO (11:28) , ho investito tutti i mie risparmi quando avevo 45 anni (ora 67) ipotecando anche la casa, pertanto , ritengo, i manovratori di questa “operazione”, degli autentici SCIACALLI.

    • Nikolaus Suck says:

      Quindi nel 2000? Quando ancora non c’era nemmeno il rinnovo “automatico”, introdotto solo nel 2001, ed era automatica la cessazione e bisognava rifare la domanda ad ogni scadenza? Interessante…

  16. Per colpevole acquiescenza, per interesse di parte, si pretende anteporre il diritto comunitario al di sopra delle nostre leggi. I furbi, quelli più uguali degli altri, hanno scritto nella propria costituzione che il diritto europeo soccombe. Deve coincidere con i loro interessi.Una comunità non può danneggiare un proprio socio con motivazioni tanto risibili. O vogliono farci capire, con tanto eccesso di europeismo, che loro comandano e noi dobbiamo obbedire. E se uscissimo da questa caserma, o prigione?

    • No bolkestain says:

      Stiamo andando verso una condizione politica sempre più patriottica e meno europeista, l’Europa è un sogno, tutti si fanno la guerra e quando finirà la pandemia c’è ne accorgeremo, la base è un benessere collettivo che nn esiste, se continuano ad imporre alla classe media normative irricevibili il destino è segnato. Lasciate in pace le imprese e le famiglie

  17. Tutte proposte difficili da applicare, che sicuramente verrebbero applicate in maniera diversa dalle regioni e dai comuni, forse l’unica soluzione è verificare situazione per situazione come chiedeva l’Europa quando si facevano le proroghe. Però quanto tempo ci vorrebbe?

  18. Scrivere su questo blog mi pare non sia per nulla costruttivo, la stragrande maggioranza di quelli che scrivono sono schierati a prescindere contro gli imprenditori che hanno a che fare con gli stabilimenti balneari.
    Probabilmente l’odio contro i balneari deriva da qualcosa che non ha nulla a che fare con le aste e gli stabilimenti.
    Meno male che chi scrive su questo blog non ha potere legislativo, altrimenti l’Italia tornerebbe ai carri con le ruote quadrate tirate dai compagni di partito.
    Buona serata a tutti!🤦‍♂️

  19. Il fatto che i beni siano di difficile rimozione va dimostrato. Tutte le nostre strutture della Versilia sono state oggetto di controlli congiunti da parte di Capitaneria, uffici comunali, paesaggistica, agenzia della dogana e asl senza aver avuto alcun rilievo.
    Chi verrà dovrà pagare altrimenti io ho il diritto/dovere di togliere tutto e mi deve essere concesso il tempo di poterlo fare. Chi verrà si farà il suo bel progetto, se lo farà autorizzare, si cercherà l’impresa e si farà il suo personalissimo stabilimento balneare.
    E come dice il collega disilluso, noi saremo lì a fare le pulci. Sono due anni che la paesaggistica mi rigetta un progetto per delle assurdità (e oggi li devo pure ringraziare per questo). Ecco…noi saremo peggio della paesaggistica…e tutto, chiaramente, nel rispetto delle leggi.
    Ciaone

  20. Buongiorno, rispondo cumulativamente dopo aver letto tutto con calma:
    1) Nick – Non può essere il concessionario entrante a pagare la buonuscita perché vorrebbe dire penalizzare i nuovi concessionari e questo è escluso dalla giurisprudenza della UE e da quella nazionale, anche perché se un partecipante sa che deve pagare un milione, quella concessione diventa appetibile solo per il vecchio concessionario che è l’unico che non deve pagare e perciò potrà proporre servizi aggiuntivi senza limiti, falsando enormemente la gara.
    Con il sistema proposto, invece, lo Stato anticipa le spese “una tantum”, cioè solo per riportare tutti allo stato di partenza, dopo di che si rivale su TUTTI i concessionari (perché ripartono tutti dalla stessa linea) con il canone allineato al valore di mercato (che ripaga l’indennità di avviamento) e quel di più che serve ad ammortare in 12/24 anni i costi sostenuti per indennizzare (legittimo affidamento) i concessionari uscenti. Nei bandi successivi al primo, i costi maggiori sono solo quelli relativi alle migliorie riconosciute dall’Agenzia delle Entrate – Uffici del Territorio e che portano ad un adeguamento del canone (migliore è la struttura, più alto è il canone). Questo supera con un balzo anche la tua seconda osservazione perché chi entra non paga nulla se non quello che utilizza attraverso un canone commisurato al valore di ciò che prende in concessione. Quindi non più canoni uguali dappertutto.
    Sempre Nick, sesto punto. Capisco le tue riserve, ma purtroppo non siamo in Svezia e la prassi è quella di partecipare alle gare (box al mercato, chioschi temporanei, ecc.) con gruppi familiari che scendono in campo con 10/12 partecipanti (dal neo diciottenne alla nonna ultraottantenne) per accaparrarsi una o più concessioni che gestirà solo uno dei componenti della famiglia. Si potrebbe inserire il correttivo del nucleo familiare, escludendo i rapporti di parentela.
    Interessante l’osservazione della commisurazione dell’indennizzo al numero di anni di periodo transitorio per evitare l’ordalia di gare tutte assieme. Si può ragionare.

    2) Bfo – Le barriere all’ingresso sono di tipo “antimonopolistico” perciò perfettamente in linea con i principi del libero mercato. Tra le varie baggianate che vengono contrabbandate per verità assolute, vi è la discesa in campo di Amazon, Soros, Bill Gates, cinesi e ogni multinazionale dell’universo mondo, come se già non ci fossero comprandosi le concessioni a colpi di milioni. Se, invece, le imprese più ricche possono entrare nel mercato concorrendo ad un’unica concessione a livello nazionale, allora la pluralità e il libero mercato è maggiormente garantito.

    3) Carlo – La durata di un contratto di godimento (concessione o locazione), di norma, in un piano economico e finanziario (PEF) va parametrata agli investimenti previsti; oppure fissata la durata, il PEF deve stabilire l’entità degli investimenti previsti. Per garantire a tutti la stessa opportunità ed escludere il fenomeno distorsivo causato dalla discesa in campo dei grandi capitali, è bene che la durata sia uguale per tutti e venga premiato chi riesce a garantire maggiormente un effettivo e migliore servizio all’utenza.
    Per quanto riguarda la buonuscita è la composizione di due elementi: l’indennità di avviamento che paga lo Stato, ma poi si rivale con il canone, più l’indennizzo per il legittimo affidamento riposto dai titolari di concessione in base alle norme nazionali di proroga, tenendo conto anche dei temperamenti dovuti alla giurisprudenza della CGUE e della giurisprudenza nazionale, con particolare riferimento al giudice amministrativo e costituzionale. La base giuridica è una norma e, come è ovvio, deve provenire dallo Stato. Quanto al punto 2) del tuo intervento, ritengo che oltre alla giurisprudenza e le Direttive di fonte europea, non possa non tenersi conto degli interventi normativi dello Stato italiano che ne ha sbagliato una dietro l’altra. Ti dirò che lo Stato ha addirittura cercato di fare il furbo facendo finta di abrogare esplicitamente il diritto di insistenza, ma facendo salve una serie di norme concatenate che sostanzialmente garantivano lo stesso diritto. Se questa non è malafede, cos’è? Ora, è vero che le premesse per non fidarsi c’erano tutte a partire dal luglio 2009, ma onestamente non era chiarissimo se il continuo dilazionare le scadenza sarebbe stata considerata (come poi è stata) un’applicazione scorretta della Direttiva. Io credo che lo Stato debba prendere atto di questi suoi errori e riconoscere un indennizzo.

    4) Disilluso – A febbraio 2010 la Bolkestain era già stata promulgata la legge 7 luglio 2009, n. 88, recante disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2008 ed, in particolare, l’articolo 41 recante delega al Governo per l’attuazione della direttiva 2006/123/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno che prevedeva: “Nella predisposizione dei decreti legislativi per l’attuazione della direttiva 2006/ 123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006 […] il Governo è tenuto a seguire […] i seguenti principi e criteri direttivi:
    a) garantire la libertà di concorrenza secondo condizioni di pari opportunità ed il corretto ed uniforme funzionamento del mercato […]
    q) prevedere che tutte le disposizioni di attuazione della direttiva nell’ambito dell’ordinamento nazionale siano finalizzate a rendere effettivo l’esercizio della liberta’ di stabilimento e la libera circolazione dei servizi garantite dagli articoli 43 e 49 del Trattato CE […]
    A quella data, o meglio fino al 27 febbraio del 2010 la scadenza delle concessioni era prevista per il 31 dicembre 2012 (dal 28 febbraio 2010, fino al 2015, ma poco cambia). La domanda sorge spontanea: “Perché decidere di ipotecare due case se le concessioni scadevano di lì a poco e, soprattutto, era già stata promulgata la legge che dava le indicazioni di recepimento della Direttiva Servizi?” Più che disilluso, mi pare temerario. Un po’ come vendere le case per acquistare bond argentini.
    Comunque spero che la mia proposta, o qualcuna altrettanto coerente, possa darle maggiore speranza.

    Resto in attesa che qualcuno dei Sindacati dei Balneari ci dica cosa ne pensa delle proposte e ci dica se intende portarle al tavolo delle trattative.

    • Mistral lei parla da conoscitore della materia ma all’epoca le assicuro che in pochissimo sapevano della questione europea ed i più tendevano a stemperare la gravità delle attuali ripercussioni. Si figuri io che facevo tutt’altro lavoro e prima di comprare mi affidai a un tecnico che mi controllo tutti gli aspetti burocratici e amministrativi per verificare regolarità di concessione e stabili. Non mi disse nulla nessuno neanche in comune. Lei quando mi dice che sono stato un temerario io direi ingenuo ma poco conta come lei afferma. Le concessioni è vero che scadevano da lì a poco ma c’era il rinnovo automatico che venne abolito subito dopo il mio subentro. D’altronde sarò stato ingenuo io ma anche la banca che nel redigere le pratiche del mio mutuo non tenne conto della questione europea nonostante mi fecero aspettare mesi prima di deliberare e lei sa benissimo che le banche non sanno più che farsene di Immobili da quanti ne hanno, a loro interessa la capacità di rientro del capitale.
      Fattosta che io non mi sento sporco come molti vorrebbero dipingere la categoria. Io ho pagato e continuo a pagare quello che ho senza rubare nulla a nessuno. Se lo stato all’epoca del mio acquisto aveva già questo fardello Europeo doveva immediatamente porre un veto sulla vendita delle concessioni. Perché non lo ha fatto?……. e sopratutto ora dovrei pagare io lo scotto di una gestione così scellerata del demanio da parte dello Stato italiano? Ma anche no grazie.

      • Buongiorno, sono profondamente colpito dalla Sua situazione, anche perché concordo con Lei sull’attribuzione delle responsabilità e sull’effettivo livello di informazione che i Balneari ricevevano a quel tempo. Le assicuro che quando cominciai a sollevare dubbi sulla legittimità delle proroghe, venni trattato come un matto. Quando pubblicai un articolo nel 2019 che sosteneva che le proroghe delle concessioni al 2033 dovevano essere disapplicate fui sbeffeggiato e quando mandai l’articolo a mio fratello, dirigente pubblico di una nota località balneare, mi disse che lì da loro quelle letture erano messe all’indice. Posso capire benissimo quanta confusione c’era tra i “consulenti” e le banche. Tuttavia, mentre posso giustificare Lei e gli altri Balneari, non altrettanto i suddetti “consulenti” e le banche, perché loro dovevano sapere. Le dirò che probabilmente qualcuno di loro sapeva e capiva, ma se Le avessero detto la verità forse Lei stesso sarebbe andato altrove a cercare qualcuno che le dicesse di sì e non avrebbe rinunciato ad acquistare.
        Non mi sento di darLe dell’ingenuo, ma della vittima di un sistema alimentato da personaggi in malafede che sanno, ma dicono l’esatto contrario.

        • La ringrazio. Mi fa piacere che abbia capito la mia posizione e la mia assoluta buonafede e per quanto può valere la mia opinione ci tengo a dirle che tra di noi balneari, sono moltissimi vittima
          della cattiva gestione del demanio da parte dello stato centrale.
          Le auguro una buona serata.

    • Nikolaus Suck says:

      Perché per la parte che vi interessa è stata dichiarata costituzionalmente illegittima dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 157/2017, e tanto basta.
      In tale occasione, la Corte ha anche qualificato l’indennizzo e il valore aziendale a favore del concessionario uscente come barriera all’ingresso anticoncorrenziale e disincentivante per il subentrante, e ha precisato che “La disciplina legislativa statale di riferimento, contenuta nel codice della navigazione non assegna alcun rilievo alle componenti economico-aziendali dell’impresa del concessionario uscente; le stesse realizzazioni non amovibili, se acquisite dal demanio ai sensi dell’art. 49 cod. nav., non comportano oneri destinati a gravare sul nuovo concessionario.”
      E questo è quanto.

    • …non capisco se mi sta chiedendo un commento sulle parti annullate dalla Corte costituzionale o su quello che è rimasto in piedi.

        • …guardi che è rimasto in piedi ben poco:
          1) Un irrilevante impegno, da parte dell’assegnatario, a non affidare a terzi le attività oggetto della concessione (affidare, badi bene, non cedere l’azienda, quello non si può vietare);
          2) un genericissimo criterio, in sede di valutazione delle domande concorrenti, di preferenza per le offerte che prevedono un progetto di riqualificazione ambientale e di valorizzazione paesaggistica del territorio costiero;
          3) Il mandato alla Giunta a redigere le Linee guida per l’istruttoria e la valutazione delle istanze per il rilascio di concessione.
          Talmente poco da essere perfino imbarazzante…

  21. Mistral osservo quanto segue.

    1. Non comprendo la legittimita’ di riconoscere l avviamento per un impresa a “scadenza” e posta sul demanio.

    2. Concordo invece sul legittimo affidamendo che , se vuole ritenersi innoppugnabile anche in sede comunitaria, dovrebbe ispirarsi ai principi espressi in tale contesto.
    Quindi:
    a) solo quando l operatore poteva LEGITTIMAMENTE aspettarsi una proroga/rinnovo, ovvero primi che venisse acclarato il princio in sede comunitaria: Sentenza teleaustria.
    Fuori da questo ambito un indennizzo potrebbe costiture un ipotesi di danno erariale a carico del legislatore, che appunto come giustamente osservi era in malafede
    b) indennizzo previsto solo quando il concessionario dimostri di non aver ammortizzato gli investimenti

    I sindicati al tavolo hanno chiesto un altra proroghina, e temo che tale strumento sia servito solamente a perdere altro tempo, da chi aspira a cio’, affassando anche gli altri balneari

    • L’indennità di avviamento è una garanzia anche per lo Stato perché la fidelizzazione della clientela e l’appetibilità della concessione determinano un valore più alto del canone. Il concessionario uscente ha interesse a rendere la sua attività più redditizia possibile e perciò ad investire per mantenere alto l’interesse nei confronti del suo prodotto.
      Se l’indennità di avviamento venisse calcolata con criteri diversi da quella delle locazioni (canone), avrebbe interesse il concessionario a migliorare il bene in concessione e lo Stato per quanto riguarda gli introiti. I criteri possono spaziare dagli investimenti sul bene immobile autorizzati dall’agenzia del demanio, al livello occupazionale degli ultimi anni, e altri criteri oggettivi e basati sulla qualità del servizio erogato.

  22. Se possibile vorrei solo un’ informazione dagli esperti
    della normativa Bolkestein.
    Questa normativa in quali altri settori demaniali e’ applicata? Di aeree demaniali in Italia ce ne sono molte, non sole spiagge, fiumi, laghi, porti, acquacolture, piattaforme, aeroporti, autostrade, ambulanti taxi, acqua, acque minerali, ecc. ecc. Certo in questo blog si parla di demanio marittimo ed e’ giusto che sia cosi’, ma mi sembra, spero di sbagliarmi, che sia un’ accanimento verso il demanio marittimo e gli operativi del settore, verso un eccellenza italiana e solo italiana, unica al mondo. Io la vedo come se lo stato italiano sia dovuto arrivare a un compromesso privandosi di un bene (eccellente) per ripagare un debito. in poche parole come se decidesse di dare il Colosseo o la Sardegna, ma sarebbe troppo eclatante. Quindi si sono inventati questa direttiva illogica per come si e’ creata e sviluppata, verso un comparto di onesti lavoratori che non hanno nessuna colpa, hanno solo rispettato le leggi e le normative che nel settore non sono poche, creando una confusione madornale a discapito di migliaia di famiglie. Siccome gia’ sta succedendo in altri settori vedi Delta air lines per ita, KKR per telecom ecc. ecc. e come si suol dire 3 indizi fanno una prova…. il tempo comprovera’ tutto…… forse e’ fantapolitica? scusate

    • Come vedi non ti ha risposto nessuno, nessuno dei “soliti tre” intendo.. Perchè secondo te? Loro sono lì a spiattellare le loro leggi, le loro sentenze, i loro commi, tutti saccenti.. per carità, si vede che hanno studiato, tanto di cappello. Però per certe cose, come si suol dire, non ci vuole la scala e nemmeno una laurea. Basterebbe usare il buonsenso, se si ha il coraggio di farlo. È chiaro come il sole d’estate, tanto per stare in tema, che il nostro bello stato si è venduto le spiaggie. Ovviamente dopo che noi, con la nostra fatica, i nostri investimenti ,sacrifici e perchè no, anche bravura, gliel’ abbiamo resa appetibile e di valore. Tutto bello apparecchiato insomma.. Il bello è che stanno lì a dire “la spiaggia è un bene di tutti, è giusto che torni alla collettività” o paraculate del genere. Poveretti.. I casi sono due: o sono completamente fessi, o fanno parte del “giochino”.

  23. Mistral , ancora sul legittimo affidamento:
    La Commissione Europea, il
    3 dicembre 2020, ricorda che “secondo il diritto europeo un legittimo affidamento può sorgere solo se un certo numero di condizioni rigorose sono soddisfatte.

    In primo luogo, rassicurazioni precise, incondizionate e concordanti, provenienti da fonti autorizzate ed affidabili, devono essere state fornite all’interessato dall’amministrazione. In secondo luogo, tali rassicurazioni devono essere idonee a generare fondate aspettative nel soggetto cui si rivolgono. In terzo luogo, siffatte rassicurazioni devono essere conformi alle norme applicabili.

    In termini più generali si è affermato che, “qualora un operatore economico prudente e accorto sia in grado di prevedere l’adozione di un provvedimento idoneo a ledere i suoi interessi, egli non può invocare il beneficio della tutela del legittimo affidamento nel caso in cui detto provvedimento venga adottato” (Corte di giustizia, 14 ottobre 2010, C-67/09).

    Qui si parla ancora di accanimento…

    • Sono perfettamente d’accordo con te, ma è difficile (nel mondo reale) convincere un soggetto imprenditoriale, con la cultura necessaria e coerente con l’attività che svolge, che una legge dello Stato non dia sufficienti garanzie. Chi studia approfonditamente la materia non ha molti dubbi in merito ad alcuni capisaldi del diritto (obbligo di disapplicazione delle norme in contrasto con il diiritto della UE da parte dei funzionari pubblici, autoapplicazione delle Direttive, preminenza del diritto della UE, cessione di sovranità su alcune materie, ecc.), ma l’imprenditore, pur con la diligenza del professionista non è tenuto a conoscere questi argomenti (peraltro ostici e controversi) in maniera così dettagliata da sollevargli qualsiasi dubbio. Peraltro la stessa giurisprudenza non aiuta generando dei mostri giuridici come quelli del TAR Lecce o della V Sezione del Consiglio di Stato. Ti dirò di più la lettera di risposta alla Commissione europea dell’Ufficio Legislativo del Ministero del Turismo (febbraio 2021) ripercorre tutti i luoghi comuni triti e ritriti cari ai sindacati del balneari.
      I Balneari, come tutti gli imprenditori accorti e prudenti, si rivolgono a chi svolge l’attività legale in forma professionale, ma autorevoli avvocati, magistrati, ministri della repubblica e giuristi vari, hanno sostenuto tesi opposte a quelle sostenute da ultimo dall’Adunanza Plenaria, ma molto più frequentemente dalla VI Sezione del Consiglio di Stato e perfino dalla Corte costituzionale (in questo tread abbiamo citato la 157/2017, ma ce ne sono ben altre). Sono tutte vicende che io, tu, Suck e qualche altro conosciamo bene, ma l’imprenditore che si è rivolto agli avvocati e che ha seguito una marea di conferenze con magistrati e giuristi perché dovrebbe aver creduto (allora, non oggi che è tutto più chiaro) a noi, piuttosto che a loro?
      Io trovo difficile dare la colpa a loro; se devo individuare un responsabile lo trovo più nello Stato-apparato e nei sindacati, piuttosto che negli imprenditori. Da ciò la mia convinzione che abbiano diritto ad un indennizzo (bada bene: indennizzo, non risarcimento) da parte dello Stato, ma poiché si tratta di compensare le migliorie che l’imprenditore ha realizzato sui beni dello Stato, i costi quelle migliorie debbano essere spalmati su tutti quelli che ne beneficiano attraverso un ricarico sul canone già calcolato a valore di mercato.

  24. Volevo fare una domanda all’Avv. Suck, se gentilmente mi può rispondere: quando scadono le concessioni per le frequenze televisive di Berlusconi e le concessioni petrolifere dell’Adriatico?

  25. Io aprirerei i commenti solo per tipo di argomento:
    1 giuridico, si parla solo di diritto (evitando di fare ridere: scarsita di risorse, mappature, ecc ,perche gli argomenti meritano rispetto anche nei confronti dei concessionari)
    2. Sociale , dove ci si puo sfogare

    • Ma perché la scarsità della risorsa fa ridere e non è un questione giuridica da risolvere? Non è un giudice ma la pa che deve dirci se la risorsa è scarsa e guardare caso per caso, non si può liquidare il tutto con la formula la risorsa è ontologicamente scarsa . Ma che roba è?

      • Nikolaus Suck says:

        È una roba che trovi nelle prime pagine dei manuali di economia e diritto (ma non eri un “giurista”? Mah!). Le risorse naturali sono tutte scarse, per definizione, perché quelle sono, non sono replicabili, non possono essere assegnate a tutti senza fine, e tante o poche prima o poi finiscono. Infatti la direttiva non dice che bisogna accertare se le risorse sono scarse, ma se “per via della scarsità delle risorse naturali” (che è data per scontata) è limitato (limitato, non alto o basso) il numero dei titoli che possono essere rilasciati. Come è appunto nelle concessioni demaniali, che è proprio il caso tipico.
        Ecco perché fa ridere, e tanto. Mentre fa piangere e cadere le braccia che ancora si insista con questo patetico argomento, pure con la pretesa di essere presi sul serio.

  26. Mistral, concordo sotto il profilo socio/economico della vicenda, in diritto bidognera’ vedere se un indennizzo cosi configurato sara’ validato dal giudice nostrano, dalla Commissione Europea, ed eventualmente dalla Corte di Giustizia.

    Suck, gradiremmo una tua riflessione.Grazie

    • Nikolaus Suck says:

      Grazie della richiesta e della immeritata considerazione, in questi giorni i purtroppo sono preso da molte altre cose e mi manca il tempo per scrivere riflessioni argomentate ma ci torno su. Ma ribadisco fin dirà che personalmente ritengo infondato e non dovuto qualsiasi indennizzo, figurarsi risarcimento, a carico sia dello Stato che del nuovo concessionario. Lo Stato naturalmente è liberissimo di decidere diversamente, ma si tratterebbe di un compromesso politico e in deroga alle norme vigenti.

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