Opinioni

Balneari, prepararsi alle gare o accettare il peggio

Con l'approvazione definitiva del ddl concorrenza, gli imprenditori più accorti si stanno attrezzando per continuare a gestire le loro aziende. Che non significa essere a favore delle evidenze pubbliche, ma solo affrontare l'inevitabile

L’approvazione definitiva del ddl concorrenza avvenuta martedì in Senato rappresenta la certezza quasi definitiva: le concessioni balneari italiane dovranno essere riassegnate tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2024. Che le gare si faranno entro due anni, è insomma un dato di fatto; ora resta solo da decidere come si faranno, e a occuparsene sarà il decreto attuativo del prossimo governo. Si tratta dell’epilogo di dodici anni di lotte, discussioni e tentativi di riforma nella cosiddetta “questione Bolkestein”, che hanno visto i balneari sconfitti per vari motivi: avere per lo più preferito continui rinvii del problema anziché pretendere che venisse risolto qualche anno fa, quando la situazione giuridica era molto più aperta rispetto a quella che si è creata dopo la devastante sentenza del Consiglio di Stato; avere concentrato troppe energie sulle polemiche interne fra le associazioni di categoria, che sono così diventate sempre più frammentate e quindi deboli, anziché costituire un fronte compatto da vera “lobby”; avere permesso ai media generalisti di alimentare un clima di odio contro i balneari senza capire l’importanza di strutturarsi per difendersi con un lavoro di comunicazione professionale, competente e capillare che tutelasse la propria immagine; essersi fidati troppo delle promesse della politica (anche di quelle irrealizzabili, ma che a tanti piaceva applaudire) per poi sentirsi traditi poiché col governo Draghi nessun parlamentare è stato più disposto a difendere una categoria ora percepita come indifendibile, appunto per non avere lavorato adeguatamente sulla propria immagine.
Ormai però i giochi sono fatti, anche se alcuni continuano comprensibilmente ad aggrapparsi alle poche e remote speranze su eventi futuri che potrebbero ribaltare la situazione: il ricorso in Cassazione contro la sentenza del Consiglio di Stato, la prossima sentenza della Corte di giustizia europea, le facili promesse dell’unico partito oggi all’opposizione. Tuttavia, tanti altri concessionari sono anche imprenditori accorti che si stanno preparando ad affrontare le evidenze pubbliche. Ciò non significa essere d’accordo con le gare o ritenerle un bene, ma semplicemente prepararsi al peggio, che però purtroppo è diventato realtà. Lottare contro le gare rimane sempre una posizione libera e legittima per chiunque, ma dal momento che queste sono scritte nero su bianco in una legge approvata in via definitiva dal parlamento, continuare a credere alle favole anziché prepararsi ad affrontare l’inevitabile sarebbe un atteggiamento da sprovveduti. E per essere pronti a superare ciò che avverrà entro due anni, ci sono alcuni punti imprescindibili che sentiamo opportuno di elencare.

Non avere paura delle evidenze pubbliche

Il rischio che le gare diventino il pretesto, nascosto dietro la maschera delle liberalizzazioni, per svendere anche questo pezzo di patrimonio pubblico ai grandi capitali globali, è elevato ed è noto a tutti. Perciò bisognerà pretendere che ciò non accada: le evidenze pubbliche sono ormai inevitabili, ma anche con queste è comunque possibile preservare l’attuale modello economico composto da piccole e medie imprese familiari, che hanno reso il settore del turismo balneare in Italia un’eccellenza unica al mondo. Innanzitutto va ricordato che non si sta parlando di aste al rialzo economico, che favorirebbero chi ha più potere di acquisto, bensì di procedure selettive basate sulla qualità del progetto. Ciò non elimina del tutto la possibilità che arrivino potenti gruppi multinazionali attrezzati per presentare i progetti migliori; tuttavia, se da una parte il ddl concorrenza afferma che le concessioni balneari dovranno essere affidate «sulla base di procedure selettive nel rispetto dei princìpi di imparzialità, non discriminazione, parità di trattamento, massima partecipazione, trasparenza e adeguata pubblicità»; dall’altra è scritto nero su bianco che nelle gare bisognerà tenere conto «dell’esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all’attività oggetto di concessione» nonché «della posizione dei soggetti che, nei cinque anni antecedenti l’avvio della procedura selettiva, hanno utilizzato una concessione quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare». Si tratta di principi a tutela degli attuali balneari che il futuro governo, nel redigere il futuro decreto attuativo, non potrà ignorare.

Tali principi ammettono la possibilità di preservare le piccole e medie imprese che finora si sono prese cura della spiaggia in quanto bene pubblico, per conto dello Stato, creando al contempo un sistema turistico unico al mondo e gradito da milioni di persone. Semplicemente, a causa del diritto italiano ed europeo che non consentono più rinnovi automatici al medesimo soggetto, per continuare a gestire la spiaggia si dovrà dimostrarlo passando da procedure selettive che terranno conto dell’esperienza professionale acquisita nel settore: d’altronde non c’è motivo per cambiare concessionario, rischiando di dare la spiaggia in mano a un soggetto sconosciuto che potrebbe non prendersene adeguata cura, se chi ci è stato finora potrà dimostrare di averlo fatto bene e di meritarsi di continuare. Chi invece finora ha solo pensato a lucrare e ha commesso abusi o illeciti, fa bene a temere le gare ed è anche giusto che venga allontanato. Per tutti gli altri, invece, vale sempre la pena ricordare la legge della Regione Toscana che nel 2016 ha regolamentato il cosiddetto “atto formale”, dando la possibilità di ottenere una nuova concessione ventennale passando dalle gare, che prevedevano il riconoscimento di un indennizzo a carico del subentrante: ebbene, su circa 400 procedure comparative, non c’è stata nemmeno una domanda concorrente. Il tema dell’indennizzo si è dimostrato quindi una tutela adeguata oltre che giusta, in quanto in caso di passaggio di mano della concessione, è sacrosanto corrispondere il valore dell’azienda che qualcun altro vi ha costruito sopra. Una legge nazionale fatta sul modello di quella toscana rappresenta dunque oggi la possibilità più realistica per preservare gli attuali concessionari che si meritano di proseguire il loro lavoro.

Sfruttare l’arma dei ricorsi

In Italia, si sa, per ogni bando c’è almeno un ricorso, e con migliaia di procedure selettive in arrivo per le concessioni balneari, i contenziosi senz’altro fioccheranno. Ci saranno coloro che denunceranno lo Stato per avere introdotto una proroga al 2033 poi annullata dal Consiglio di Stato e coloro che si appelleranno direttamente alla Corte di giustizia europea rivendicando il diritto di proprietà, ci saranno i vizi di forma dei bandi o i favoritismi più o meno mascherati, in alcuni Comuni arriveranno le infiltrazioni malavitose, e il lavoro per gli avvocati di certo non mancherà. Ma visto che il diritto ha ancora alcuni argomenti a tutela dei balneari (l’interesse transfrontaliero, l’esproprio della proprietà privata, l’incostituzionalità dell’articolo 49 del Codice della navigazione, eccetera), i singoli concessionari potranno appellarsi ai tribunali se riterranno di avere subito un torto. Nonostante alcuni abbiano additato la sentenza del Consiglio di Stato perché sarebbe “politicizzata” e perché avrebbe “oltrepassato le sue competenze”, nella giustizia italiana si può nutrire ancora un po’ di fiducia (di certo più che nella politica, ma di questo parleremo fra qualche riga); perciò confidiamo che in caso di torti subiti dai partecipanti alle future gare – che si tratti degli attuali concessionari o degli aspiranti tali – i giudici sapranno a chi dare ragione. Il rischio è solo che i contenziosi possano bloccare l’assegnazione delle concessioni per qualche anno, creando difficoltà nel sistema turistico balneare.

Investire

Sembra strano dirlo: con le concessioni in scadenza fra meno di un anno e mezzo, viene da dire che nessun balneare sarà così pazzo da investire nella propria struttura. Invece è proprio questo il momento di farlo, per tanti motivi: per dimostrare di tenere alla cura della propria porzione di spiaggia in gestione più di ogni altra cosa, perché la riforma Draghi prevede che in fase di comparazione si tenga conto degli investimenti dei cinque anni precedenti, perché in caso di perdita della gara si sarà indennizzati degli investimenti non ammortizzati, e soprattutto per aiutare le aziende dell’indotto, che sono in grave difficoltà a causa del blocco degli investimenti.

Pur in un clima di incertezza, i balneari finora hanno comunque sempre potuto continuare a lavorare e guadagnare, mentre i loro fornitori hanno subito una netta riduzione degli acquisti di attrezzature e arredi, tanto da essere stati le prime vittime della “questione Bolkestein”. Essendo stati sempre al fianco dei balneari, anche nei momenti di difficoltà, i fornitori non possono essere abbandonati a loro stessi: i prossimi due anni senza investimenti porterebbero molte aziende alla chiusura, decretando la fine di un altro settore nazionale d’eccellenza, quello della produzione di lettini, ombrelloni, puliscispiaggia e cabine di qualità italiana. Tutelarli con investimenti e sostegni (anche normativi) significa evitare che quando le concessioni saranno rinnovate fra due anni, e ci saranno di nuovo le condizioni di certezza sulla durata dei titoli, si potranno acquistare solo arredi di scarsa fattura da aziende cinesi perché quelle italiane saranno fallite. Che significherebbe avere stabilimenti balneari molto peggiori rispetto a come li abbiamo conosciuti finora.

Dimostrare di essere i migliori

Da più di dieci anni gli imprenditori balneari e i loro rappresentanti affermano di essere i migliori del mondo a fare questo lavoro. Ma dirlo è un conto e dimostrarlo è un altro, e non tutti lo fanno in maniera concreta. Sono infatti ancora in minoranza i concessionari che investono a beneficio della collettività (per esempio in infrastrutture pubbliche, tutela dell’ambiente, difesa della costa, eventi culturali) e che si dotano di attestati come le certificazioni Iso per dimostrare ufficialmente la qualità della loro offerta. Si tratta di valori aggiunti che faranno la differenza in fase di gara, perciò è lungimirante chi ha già iniziato a farci attenzione.

Non credere più ai politici

Un ultimo appello riguarda la politica. Ci aspetta un mese e mezzo di feroce campagna elettorale in cui il tema dei balneari sarà centrale, visto che il prossimo governo dovrà occuparsi del decreto attuativo per disciplinare le gare: abbiamo già sentito alcune proposte molto fantasiose come la promessa di modificare il ddl concorrenza o addirittura abrogarlo, e altre ancora più assurde di certo arriveranno. Ebbene, è importante smettere di credere a queste favole. In dodici anni di “vicenda Bolkestein”, sono passati tra i banchi della maggioranza e dei ministeri gli esponenti di ogni colore politico, e nessuno di questi, nonostante ne abbia avuto la possibilità, ha approvato una soluzione definitiva che non prevedesse le gare delle spiagge. Con il recente ddl concorrenza, poi, abbiamo visto chiaramente come tutti i partiti abbiano votato a favore della riassegnazione delle concessioni balneari (eccetto Fratelli d’Italia, ma solo perché era l’unico partito all’opposizione e poteva farlo, e anche loro se saranno al governo potranno fare ben poco per rimediare a quanto approvato). I tempi per una “cancellazione” o “revisione” della Bolkestein non ci sono, e le gare entro il 31 dicembre 2024 si dovranno comunque fare, al netto di qualsiasi altra narrazione propagandistica potremmo sentire nelle prossime settimana. Perciò il nostro appello finale è quello di non credere più alla politica dei pifferai, che finora ha fatto solo danni.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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