Opinioni

Balneari, prepararsi alle gare o accettare il peggio

Con l'approvazione definitiva del ddl concorrenza, gli imprenditori più accorti si stanno attrezzando per continuare a gestire le loro aziende. Che non significa essere a favore delle evidenze pubbliche, ma solo affrontare l'inevitabile

L’approvazione definitiva del ddl concorrenza avvenuta martedì in Senato rappresenta la certezza quasi definitiva: le concessioni balneari italiane dovranno essere riassegnate tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2024. Che le gare si faranno entro due anni, è insomma un dato di fatto; ora resta solo da decidere come si faranno, e a occuparsene sarà il decreto attuativo del prossimo governo. Si tratta dell’epilogo di dodici anni di lotte, discussioni e tentativi di riforma nella cosiddetta “questione Bolkestein”, che hanno visto i balneari sconfitti per vari motivi: avere per lo più preferito continui rinvii del problema anziché pretendere che venisse risolto qualche anno fa, quando la situazione giuridica era molto più aperta rispetto a quella che si è creata dopo la devastante sentenza del Consiglio di Stato; avere concentrato troppe energie sulle polemiche interne fra le associazioni di categoria, che sono così diventate sempre più frammentate e quindi deboli, anziché costituire un fronte compatto da vera “lobby”; avere permesso ai media generalisti di alimentare un clima di odio contro i balneari senza capire l’importanza di strutturarsi per difendersi con un lavoro di comunicazione professionale, competente e capillare che tutelasse la propria immagine; essersi fidati troppo delle promesse della politica (anche di quelle irrealizzabili, ma che a tanti piaceva applaudire) per poi sentirsi traditi poiché col governo Draghi nessun parlamentare è stato più disposto a difendere una categoria ora percepita come indifendibile, appunto per non avere lavorato adeguatamente sulla propria immagine.
Ormai però i giochi sono fatti, anche se alcuni continuano comprensibilmente ad aggrapparsi alle poche e remote speranze su eventi futuri che potrebbero ribaltare la situazione: il ricorso in Cassazione contro la sentenza del Consiglio di Stato, la prossima sentenza della Corte di giustizia europea, le facili promesse dell’unico partito oggi all’opposizione. Tuttavia, tanti altri concessionari sono anche imprenditori accorti che si stanno preparando ad affrontare le evidenze pubbliche. Ciò non significa essere d’accordo con le gare o ritenerle un bene, ma semplicemente prepararsi al peggio, che però purtroppo è diventato realtà. Lottare contro le gare rimane sempre una posizione libera e legittima per chiunque, ma dal momento che queste sono scritte nero su bianco in una legge approvata in via definitiva dal parlamento, continuare a credere alle favole anziché prepararsi ad affrontare l’inevitabile sarebbe un atteggiamento da sprovveduti. E per essere pronti a superare ciò che avverrà entro due anni, ci sono alcuni punti imprescindibili che sentiamo opportuno di elencare.

Non avere paura delle evidenze pubbliche

Il rischio che le gare diventino il pretesto, nascosto dietro la maschera delle liberalizzazioni, per svendere anche questo pezzo di patrimonio pubblico ai grandi capitali globali, è elevato ed è noto a tutti. Perciò bisognerà pretendere che ciò non accada: le evidenze pubbliche sono ormai inevitabili, ma anche con queste è comunque possibile preservare l’attuale modello economico composto da piccole e medie imprese familiari, che hanno reso il settore del turismo balneare in Italia un’eccellenza unica al mondo. Innanzitutto va ricordato che non si sta parlando di aste al rialzo economico, che favorirebbero chi ha più potere di acquisto, bensì di procedure selettive basate sulla qualità del progetto. Ciò non elimina del tutto la possibilità che arrivino potenti gruppi multinazionali attrezzati per presentare i progetti migliori; tuttavia, se da una parte il ddl concorrenza afferma che le concessioni balneari dovranno essere affidate «sulla base di procedure selettive nel rispetto dei princìpi di imparzialità, non discriminazione, parità di trattamento, massima partecipazione, trasparenza e adeguata pubblicità»; dall’altra è scritto nero su bianco che nelle gare bisognerà tenere conto «dell’esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all’attività oggetto di concessione» nonché «della posizione dei soggetti che, nei cinque anni antecedenti l’avvio della procedura selettiva, hanno utilizzato una concessione quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare». Si tratta di principi a tutela degli attuali balneari che il futuro governo, nel redigere il futuro decreto attuativo, non potrà ignorare.

Tali principi ammettono la possibilità di preservare le piccole e medie imprese che finora si sono prese cura della spiaggia in quanto bene pubblico, per conto dello Stato, creando al contempo un sistema turistico unico al mondo e gradito da milioni di persone. Semplicemente, a causa del diritto italiano ed europeo che non consentono più rinnovi automatici al medesimo soggetto, per continuare a gestire la spiaggia si dovrà dimostrarlo passando da procedure selettive che terranno conto dell’esperienza professionale acquisita nel settore: d’altronde non c’è motivo per cambiare concessionario, rischiando di dare la spiaggia in mano a un soggetto sconosciuto che potrebbe non prendersene adeguata cura, se chi ci è stato finora potrà dimostrare di averlo fatto bene e di meritarsi di continuare. Chi invece finora ha solo pensato a lucrare e ha commesso abusi o illeciti, fa bene a temere le gare ed è anche giusto che venga allontanato. Per tutti gli altri, invece, vale sempre la pena ricordare la legge della Regione Toscana che nel 2016 ha regolamentato il cosiddetto “atto formale”, dando la possibilità di ottenere una nuova concessione ventennale passando dalle gare, che prevedevano il riconoscimento di un indennizzo a carico del subentrante: ebbene, su circa 400 procedure comparative, non c’è stata nemmeno una domanda concorrente. Il tema dell’indennizzo si è dimostrato quindi una tutela adeguata oltre che giusta, in quanto in caso di passaggio di mano della concessione, è sacrosanto corrispondere il valore dell’azienda che qualcun altro vi ha costruito sopra. Una legge nazionale fatta sul modello di quella toscana rappresenta dunque oggi la possibilità più realistica per preservare gli attuali concessionari che si meritano di proseguire il loro lavoro.

Sfruttare l’arma dei ricorsi

In Italia, si sa, per ogni bando c’è almeno un ricorso, e con migliaia di procedure selettive in arrivo per le concessioni balneari, i contenziosi senz’altro fioccheranno. Ci saranno coloro che denunceranno lo Stato per avere introdotto una proroga al 2033 poi annullata dal Consiglio di Stato e coloro che si appelleranno direttamente alla Corte di giustizia europea rivendicando il diritto di proprietà, ci saranno i vizi di forma dei bandi o i favoritismi più o meno mascherati, in alcuni Comuni arriveranno le infiltrazioni malavitose, e il lavoro per gli avvocati di certo non mancherà. Ma visto che il diritto ha ancora alcuni argomenti a tutela dei balneari (l’interesse transfrontaliero, l’esproprio della proprietà privata, l’incostituzionalità dell’articolo 49 del Codice della navigazione, eccetera), i singoli concessionari potranno appellarsi ai tribunali se riterranno di avere subito un torto. Nonostante alcuni abbiano additato la sentenza del Consiglio di Stato perché sarebbe “politicizzata” e perché avrebbe “oltrepassato le sue competenze”, nella giustizia italiana si può nutrire ancora un po’ di fiducia (di certo più che nella politica, ma di questo parleremo fra qualche riga); perciò confidiamo che in caso di torti subiti dai partecipanti alle future gare – che si tratti degli attuali concessionari o degli aspiranti tali – i giudici sapranno a chi dare ragione. Il rischio è solo che i contenziosi possano bloccare l’assegnazione delle concessioni per qualche anno, creando difficoltà nel sistema turistico balneare.

Investire

Sembra strano dirlo: con le concessioni in scadenza fra meno di un anno e mezzo, viene da dire che nessun balneare sarà così pazzo da investire nella propria struttura. Invece è proprio questo il momento di farlo, per tanti motivi: per dimostrare di tenere alla cura della propria porzione di spiaggia in gestione più di ogni altra cosa, perché la riforma Draghi prevede che in fase di comparazione si tenga conto degli investimenti dei cinque anni precedenti, perché in caso di perdita della gara si sarà indennizzati degli investimenti non ammortizzati, e soprattutto per aiutare le aziende dell’indotto, che sono in grave difficoltà a causa del blocco degli investimenti.

Pur in un clima di incertezza, i balneari finora hanno comunque sempre potuto continuare a lavorare e guadagnare, mentre i loro fornitori hanno subito una netta riduzione degli acquisti di attrezzature e arredi, tanto da essere stati le prime vittime della “questione Bolkestein”. Essendo stati sempre al fianco dei balneari, anche nei momenti di difficoltà, i fornitori non possono essere abbandonati a loro stessi: i prossimi due anni senza investimenti porterebbero molte aziende alla chiusura, decretando la fine di un altro settore nazionale d’eccellenza, quello della produzione di lettini, ombrelloni, puliscispiaggia e cabine di qualità italiana. Tutelarli con investimenti e sostegni (anche normativi) significa evitare che quando le concessioni saranno rinnovate fra due anni, e ci saranno di nuovo le condizioni di certezza sulla durata dei titoli, si potranno acquistare solo arredi di scarsa fattura da aziende cinesi perché quelle italiane saranno fallite. Che significherebbe avere stabilimenti balneari molto peggiori rispetto a come li abbiamo conosciuti finora.

Dimostrare di essere i migliori

Da più di dieci anni gli imprenditori balneari e i loro rappresentanti affermano di essere i migliori del mondo a fare questo lavoro. Ma dirlo è un conto e dimostrarlo è un altro, e non tutti lo fanno in maniera concreta. Sono infatti ancora in minoranza i concessionari che investono a beneficio della collettività (per esempio in infrastrutture pubbliche, tutela dell’ambiente, difesa della costa, eventi culturali) e che si dotano di attestati come le certificazioni Iso per dimostrare ufficialmente la qualità della loro offerta. Si tratta di valori aggiunti che faranno la differenza in fase di gara, perciò è lungimirante chi ha già iniziato a farci attenzione.

Non credere più ai politici

Un ultimo appello riguarda la politica. Ci aspetta un mese e mezzo di feroce campagna elettorale in cui il tema dei balneari sarà centrale, visto che il prossimo governo dovrà occuparsi del decreto attuativo per disciplinare le gare: abbiamo già sentito alcune proposte molto fantasiose come la promessa di modificare il ddl concorrenza o addirittura abrogarlo, e altre ancora più assurde di certo arriveranno. Ebbene, è importante smettere di credere a queste favole. In dodici anni di “vicenda Bolkestein”, sono passati tra i banchi della maggioranza e dei ministeri gli esponenti di ogni colore politico, e nessuno di questi, nonostante ne abbia avuto la possibilità, ha approvato una soluzione definitiva che non prevedesse le gare delle spiagge. Con il recente ddl concorrenza, poi, abbiamo visto chiaramente come tutti i partiti abbiano votato a favore della riassegnazione delle concessioni balneari (eccetto Fratelli d’Italia, ma solo perché era l’unico partito all’opposizione e poteva farlo, e anche loro se saranno al governo potranno fare ben poco per rimediare a quanto approvato). I tempi per una “cancellazione” o “revisione” della Bolkestein non ci sono, e le gare entro il 31 dicembre 2024 si dovranno comunque fare, al netto di qualsiasi altra narrazione propagandistica potremmo sentire nelle prossime settimana. Perciò il nostro appello finale è quello di non credere più alla politica dei pifferai, che finora ha fatto solo danni.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. L articolo contiene 2 errori:

    L atto formale e’ illegittimo
    I bandi si devono svolgere entro il 31 12 2023 e quindi almeno sei mesi prima.

    E’ possibile una deroga per motivi oggettivi solo per concludere le procedure entro il 31 12 2024 , non svolgere i bandi entro tale data.

    • Antilobbyi says:

      ……. Hai perfettamente ragione l’atto formale emesso a seguito della legge regionale Toscana del 2016 è illegittimo perché non è stata aperta una vera evidenza pubblica aperta a tutti ma è stato solamente invitato il concessionario ad eseguire un progetto per rinnovare il bagno e dopo gli sono stati Dati venti anni a tutti che hanno aderito……. L’unica forma pubblicistica verso terzi è stata l’affissione all’albo dell’atto formale redatto dalla pubblica amministrazione per la concessione dei venti anni.

      • Secondo quanto ci risulta, ciò che lei afferma non corrisponde a verità. Per gli atti formali regolamentati dalla legge regionale toscana, la pubblicità è avvenuta con una doppia pubblicazione sia in albo pretorio online (quindi visibile a chiunque) che sul bollettino ufficiale della Regione Toscana per un periodo non inferiore a trenta giorni. La pubblicità è quindi andata ben oltre la mera previsione del codice ed è stata pienamente rispettosa dei principi comunitari. Nonostante ciò, nessuno si è palesato come opposizione.

        • Antilobbyi says:

          …..però non avete detto che non c’è stata una vera evidenza pubblica con la possibilità di partecipazione di chi voleva aderire sin dall’inizio del procedimento affinché l’amministrazione potesse esaminare anche altri progetti presentati da altre persone per l’aggiudicazione della concessione….. quindi la pubblicità è stata fatta al termine del procedimento per dare giustificazione e traaparelnza all’operato dell’amministrazione quindi non c’è stata Una “”””” adeguata pubblicità verso terzi sin dall’inizio del procedimento”””

        • Antilobbyi says:

          …VDs…… il , Tar Toscana con sentenza 79/22 mette in dubbio le concessioni rilasciate senza evidenza pubblica (sentenza pubblicata anche da voi)

          • appunto affidate senza evidenza pubblica: la 31/2016 e la sentenza TAR sono due fattispecie completamente diverse. Con la LRT 31/2016, tutti potevano presentare domanda concorrente e tutti potevano partecipare: sufficiente leggere la Delibera G.R. n.544/2016 che indica le linee guida con cui procedere in caso di domanda concorrente che dimostrano chiaramente l’aspettativa di una istanza possibile da parte di altri soggetti che ripeto non ci sono stati perchè nessuno ha voluto partecipare pur avendo la possibilità. la sentenza del TAR citata nella risposta attiene ad una formula diversa dove in concessionario ha chiesto una proroga ” a fermo” senza pubblicità per valorizzare investimenti effettuati durante la propria attività e NON una procedura di cui alla Legge regionale 31/2016 – Si deve prendere atto che è stata una procedura legittima, corretta e sostanzialmente aderente ai principi comunitari di pubblicità e trasparenza, come è stato più volte sottolineato dalla giurisprudenza amministrativa. Ancora una volta si confondono le situazioni di una procedura di affidamento di concessione demaniale da trattare come un appalto pubblico, con i numerini da assegnare per le diverse proposte – 10 punti a quella cosa 20 punti all’altra e così via – le concessioni demaniali NON sono tutte uguali nè tra loro – diverso affidare un cantiere navale rispetto ad una concessione balneare – e meno che mai concessioni balneari tra loro – la gestione non può essere schematizzata come vorrebbero AGCM ed ART: le dinamiche procedimentali non possono essere tutte uguali – se non si comprende questa peculiarità che attiene all’affidamento di un bene pubblico come sono le concessioni demaniali, non potremo mai capirci perchè non si parla la stessa lingua.

            • Nikolaus Suck says:

              Quale sarebbe la giurisprudenza amministrativa che avrebbe addirittura “più volte” sottolineato l’aderenza ai principi comunitari delle procedure per gli atti formali? Può citarmela? Perché a me proprio non risulta.
              Mentre mi risulta quella della Corte Costituzionale (ad es. 157/2017) che ha censurato tali procedure, con particolare riguardo al cuore del valore aziendale e dell’indennizzo che scoraggiavano e hanno scoraggiato le “domande concorrenti”. Sicché sono procedure viziate alla radice.

            • Io non saprei ma sicuramente il primo gennaio 2024 farò una segnalazione all’AGCM chiedendo i bandi nei comuni che hanno fatto questi rinnovi e poi vedremo chi ha ragione..io ricordo quegli atti pubblicati sull’albo pretorio e sul burt non c’erano..vediamo.

        • Mi spiace contraddirti, secondo la costante giurisprudenza amministrativa il ” rende noto” non e’ sufficiente a garantire la massima partecipazioni tra potenziali concorrenti per l assegnazione di un bene pubblico.

          • forzagiorgiaaprescindere says:

            Ho saputo che all AGCM, lavora un ex impiegato ACI che rispondeva al telefono a Verdone quando voleva info meteo per un viaggio. Consiglio a Diario di chiamare, e se trova occupato di insistere. E se non aspetta il primo gennaio è meglio.

        • Nikolaus Suck says:

          Ammesso e non concesso che sia così, tra i principi comunitari non c’è mica solo l’obbligo di pubblicità. Una procedura in cui l’amministrazione in prima battuta interloquisce con un solo privato, il concessionario attuale, quest’ultimo decide quantifica e propone lui un investimento, la pubblicazione è solo successiva e a cose fatte, e chi solo a quel punto può manifestare interesse è vincolato da quello che il privato parlando con la p.a. ha già deciso e dovrebbe pagare un “indennizzo” parametrato ad una perizia di parte, viola apertamente il primo e ben più importante principio di IMPARZIALITA’ dell’azione amministrativa di cui anche all’art. 97 Cost., oltre che quelli della massima partecipazione, della parità di condizioni, e della concorrenza.
          Da non dimenticare poi che la Corte Costituzionale con sentenza n. 157/2017 ha dichiarato illegittima la legge regionale della Toscana n. 31/2016 sugli atti formali, con particolare riguardo alla disciplina diversa e derogatoria rispetto a quella statale, al valore aziendale, e all’indennizzo ad esso parametrato e posto a carico dell’eventuale subentrante, la cui insostenibilità è plausibilmente la ragione principale per cui “nessuno si è palesato come opposizione”. Quindi sono procedimenti falsati e viziati alla radice.
          Tra l’altro, l’affermazione fatta in tale occasione dalla Corte Costituzionale, per cui la previsione dell’indennizzo “influisce sensibilmente sulle prospettive di acquisizione della concessione, rappresentando una delle componenti del costo dell’affidamento” e “subordinando il subentro nella concessione all’adempimento del suindicato obbligo, incide sulle possibilità di accesso al mercato di riferimento e sulla uniforme regolamentazione dello stesso, potendo costituire, per le imprese diverse dal concessionario uscente, un disincentivo alla partecipazione al concorso che porta all’affidamento”, è della massima rilevanza sia per valutare l’indennizzo ora previsto dal ddl concorrenza e quelli che potranno essere i contenuti dei decreti attuativi. E a riguardo, il riferimento al “valore aziendale” sembra già potersi escludere.

          • Buonasera sono fuori città quindi nn ho sotto mano elenco ma intanto segnalo cds 688 2017 in cui avviso ex articolo 18 e stato considerato pienamente rispondente principi comunitari anche quello della imparzialità che lei richiama come ossimoro dando prr scontato che tutta la Pa sia composta da delinquenti e farabutti. Tale procedura è stata ritenuta perfettamente idonea dal Tar Toscana nel 2018 che ha confermato il rilascio di un a uova concessione con applicazione di tale procedura rigettando le affemazioni del ricorrente – come le sue – presentate nel contesto del ricorso. Proseguo con la CC 157 …. di fatto ha detto solo ed esclusivamente che nn è compito della regione normare il tema dell’indennizzo e non la procedura in se …. se fosse come dice lei tutte le procedure sviluppate da qualunque amministrazione x qualunque bene di sua proprietà
            sarebbero illegittime per assenza di una legge che determinasse i criteri cui tutti dovevano attenersi. Si vedano impianti sportiivi beni da reddito come bar ristoranti e pottrei continuare…… I partecipanti nn ci sono stati nn per colpa dell indennizzo ma x assenza di interesse. Se qualcuno avesse voluto poteva impugnare avvisi, la eventuale esclusione x nn riconoscere indennizzo, assegnazione della concessione ed ogni altro atto…. ciò nn è avvenuto perché nessuno aveva interesse a farlo …. questi sono i fatti purtroppo crudi ma sono i fatti … …. gli atti sono legittimi nella procedura e nelle modalità di affidamento e se anche fossero illegittimi ormai è scaduto ogni termine di impugnazione di chiunque avesse intenzione di contestarli….

            • Nikolaus Suck says:

              Finalmente qualcuno che ragione e con cui si può ragionare. Continuo però a dissentire.
              Intanto, tutta la giurisprudenza citata è ampiamente anteriore all’Adunanza Plenaria del 2021 dei cui “principi di diritto” anche in materia di evidenza pubblica occorre ed occorrerà tenere conto.
              Ciò premesso, la decisione del Consiglio di Stato n. 688/2017:
              a) intanto non riguarda concessioni balneari turistico-ricreative ma concessioni portuali, e come ricorda la stessa sentenza commentando la procedura di infrazione Eu pilot n. 7019/14/Mark “le concessioni portuali non rientrano nell’ambito di applicazione delle direttive europee sulle concessioni (in particolare la direttiva 2014/23/UE) e dunque sono legittimi gli affidamenti in proroga in assenza delle formalità tipiche dell’evidenza pubblica.” E questo già taglia la testa al toro.
              b) non riguarda in alcun modo gli atti formali di rinnovo delle concessioni di cui alle l.r. 31/2016, ma solo il meccanismo “base” dell’art. 37 c.n. e dell’art. 18 del relativo regolamento;
              c) in tale differente ambito ritiene legittimo solo “un meccanismo pubblicitario PREVENTIVO sulle concessioni IN SCADENZA, in vista del loro rinnovo in favore del MIGLIOR OFFERENTE”, in cui quindi dopo la pubblicazione tutti possono concorrere e offrire alla pari, ma NON un ben diverso meccanismo, come quello della l.r. 31/2006, finalizzato al rinnovo straordinario di concessioni IN ESSERE, in cui l’offerta/proposta di investimento la fa prima e solo l’attuale titolare, la pubblicazione/pubblicità è solo SUCCESSIVA, e altri offerenti “ci devono stare” o pagare l’indennizzo deciso grazie ad una perizia di parte, per cui non c’è nessun vero “confronto concorrenziale” di cui alla decisione citata.
              Il mio rilievo circa l’imparzialità resta fermo, non implica in nessun modo “che tutta la Pa sia composta da delinquenti e farabutti”, semplicemente una p.a. che per un rinnovo interloquisce prima con il solo titolare considerando la sua proposta e la sua perizia per determinare l’indennizzo, e solo poi con eventuali altri, costretti ad adeguarsi, oggettivamente non opera “imparzialmente” e altrettanto oggettivamente sta avvantaggiando l’attuale concessionario.
              La sentenza del TAR Toscana cui fa riferimento non sono riuscito a trovarla, Le sarò grato degli estremi se e quando vorrà e potrà. Nel frattempo però fin d’ora posso rilevare sia che sarebbe appunto anteriore ai principi di diritto della Plenaria, sia che lo stesso TAR Toscana con successiva e recente sentenza n. 79/2022, commentata anche su questo portale, l’avrebbe smentita e superata dicendo l’esatto contrario. Richiamando, peraltro, una serie di sentenze della Corte Costituzionale le quali, come la 157/17, al di là del formale ambito della violazione di competenza statale, contengono una serie di principi e affermazioni di merito su quelli che sono e devono essere i principi di evidenza pubblica da rispettare.
              In particolare la 157/2017 precisa appunto, utilmente, che l’indennizzo “influisce sensibilmente sulle prospettive di acquisizione della concessione, rappresentando una delle componenti del costo dell’affidamento” e “subordinando il subentro nella concessione all’adempimento del suindicato obbligo, incide sulle possibilità di accesso al mercato di riferimento e sulla uniforme regolamentazione dello stesso, potendo costituire, per le imprese diverse dal concessionario uscente, un disincentivo alla partecipazione al concorso che porta all’affidamento”. Quindi non è una speculazione mia, sono conclusioni loro.
              Quanto al preteso consolidamento degli atti per “scadenza di ogni termine di impugnazione”, ricordo la giurisprudenza UE, credo ripresa anche da quella nazionale in altra Plenaria (ma devo verificare), secondo cui un atto che viola principi di diritto eurounitario non può mai consolidarsi e può e deve sempre essere oggetto quanto meno di autotutela. In base a tale principio la CGUE ha messo in disucssione addirittura il principio fino a poco fa intangibile della “cosa giudicata”, figurarsi un semplice atto amministrativo.

          • forzagiorgia says:

            dott suck credo che in italiano e per l agenzia delle entrate valore aziendale significhi valore aziendale. Ora .essere disincentivati nel riconoscerne il valore presuppone che il valore non interessa, poiche l entrante si ritiene piu capace nel crearne una nuova, con gli stessi clienti della mia che pagherebbero gli stessi servizi offerti dalla mia. Perche lo stato deve accollarsi il rischio d impresa dell entrante? si puo obbligare l entrante a uno stesso gettito dell uscente?, giusto per non far rimettere gli italiani? Lobbligo di riconoscere solo il valore di quanto ancora da ammortizzare, imposto da Garofoli nella correzione della bozza firmata all unanimita dal cdm, da chi dovrebbe essere riconosciuta? Per il resto delle aziende, se voglio acquisire un azienda pubblicitaria, cerco un azienda pubblicitaria da rilevare, perche un IMPRENDITORE che partecipa al bando di una concessione con un azienda strutturata e di un certo tipo, avrebbe l interesse di cambiarne i clienti, i servizi ecc? non potrebbe partecipare al bando di una concessione gia come la immagina riconoscendone il valore , anzi essendo incentivato dal fatto che é gia chiavi in mano? O ti piace l idea sbaraccate ed andatevene, meglio se all altro mondo?

  2. Pietro Avino says:

    Non credere alla politica è giusto dirlo ma, non credo che nulla la politica possa fare. La politica può e deve fare in modo chiaro ed inequivocabile il suo ruolo, non può lavarsene le mani ed accettare quello che ci viene imposto dalla UE. Deve necessariamente mettere tutti i paletti affinché nessuna azienda balneare italiana venga danneggiata. Deve riconoscere il valore aziendale, deve fare filtro per evitare organizzazioni criminali e multinazionali e dare spazio ai Comuni che conoscono bene la storia delle concessioni.

    • Nikolaus Suck says:

      La UE non impone nulla, la Direttiva e il suo ambito sono stati discussi da Parlamento UE e Consiglio UE, e in entrambi c’è anche l’Italia che non risulta essersi opposta a nulla.
      Quello che decide la UE, di cui l’Italia fa parte, quest’ultima deve accettarlo eccome, sta scritto anche in Costituzione.
      E la politica non si è affatto lavata le mani, il Governo ha fattivamente proposto e il parlamento consapevolmente e attivamente discusso, votato e approvato, per ben ben tre volte e senza voto di fiducia, una legge nazionale, che è appunto espressione della “politica”. Che piaccia o no.

      • gia’ ….di una politica non eletta suck……la dittatura tienila per te …..decide chi viene eletto e fa l interessi dello stato e non di mafie, poltronari, e finanziarie….a tanto per dirne una…lo sapevi che amara ha vinto in cassazione…non era per caso quello che era stato accusato di dire che aveva mentito riguardo le accuse a patroni griffi poi magicamente prosciolto poco prima di emettere la sentenza a fine ottobre contro di noi? non e’ che l inizio avvocato del foro…vedrai a breve quanta merda uscira’ fuori…te ne dico un altra avvocato …e’ la denuncia dei balneari del litorale laziale ( class action)contro sacchi di lega ambiente il quale ha dichiarato il falso sulla questione delle spiagge libere del litorale laziale ….e non e’ la prima volta…dai tempo al tempo …vedrai anche che a breve la cdge si esprimera’sui 9 punti che il tar di lecce gli ha inviato….sara’ un cataclisma ….oppure sei convinto che noi non ci saremmo difesi? a settembre si scatenera’ il caos …lo sai quante manifestazioni ci sono in atto con marcia su montecitorio?…informati…la gente e’ inferocita ma tu sembri vivere su un altro pianeta

        • Nikolaus Suck says:

          Quale dittatura? I parlamentari che per tre volte hanno votato e approvato il ddl concorrenza, pure dopo che il Governo si era dimesso, sono stati eletti tutti, dal primo all’ultimo.
          Mi sa che l’altro pianeta, quello dei milioni di voti e delle marce su Montecitorio, è il tuo…

          • te ne accorgerai a settembre suck….senza i nostri voti non si va da nessuna parte e per quanto riguarda i personaggi eletti in parlamento ti sembra normale che chi ha il 2% 4 % possa guidare un paese? e ‘ ora di finirla con governi tecnici che fanno solo i loro interessi…mattarella e l artefice di tutto coadiuvato dai poltronari 5m e pd …sparirete tutti ….

  3. Marcello Giocondo says:

    Finalmente le gare finalmente forse anche un poco di giustizia tra i balneari finalmente balneari che hanno sparato nelle gambe dei balneari il quadro che si apre è anche di facile intuizione tutti vorranno partecipare a Forte dei Marmi a Viareggio a Jesolo a Gallipoli dove la redditività aziendale ai massimi livelli quattro soldi di canone ed incassi milionari ma bisognerà anche mettere in campo un principio di equità per cui lo stesso metodo di gara usato nelle grandi località turistiche ad alta potenza turistica si dovrà adottare anche in quelle dove il turismo balneare è stato letteralmente affossato da condizioni estranee e indipendenti dalla bravura dell’imprenditore balneare si dovranno fare le gare anche a Castel Volturno Pescopagano Bagnara dove ci sono delle condizioni normali fuori dalla realtà fanno rumore 17.000 immigrati clandestini erosione della Costa disastro ambientale e inquinamento Marino che perdurano da oltre un ventennio la fuga dalle seconde case occupate dagli immigrati clandestini condizioni volute dalla politica locale che ha letteralmente messo in ginocchio le attività balneare e non solo Vedremo chi verrà a partecipare con questi presupposti a queste condizioni alle concessioni demaniali marittime pagate profumatamente come se stessimo in Versilia dietro di noi non vi sono gli alberghi a 5 stelle nei villaggi turistici ma solo degrado ambientale degrado sociale degrado culturale stiamo resistendo da anni pur di mantenere in piedi le nostre attività che ci sono state lasciate dai nostri genitori siamo pronti ad affrontare le gare che avvengono arabi cinesi francesi venite partecipate tutti

  4. Non sono d’accordo che la politica possa fare poco, la nostra rovina anche in questo caso è l’UE. Non capisco i balneari che espongono la bandiera dell’UE o che idolatrano Draghi. Deve essere lotta dura, imparare dai tassisti!!!

  5. Certo è, che siamo ormai entrati in “campo minato”, pertanto, nei campi minati, non si può coltivare assolutamente nulla, nonostante l’incoraggiamento del Dr. Alex a fare investimenti. La verità è, che siamo una categoria di poveri sprovveduti, incapaci di organizzarci minimamente, neanche per difendere i diritti più sacrosanti, come la perdita della propria attività e del proprio futuro, quindi, la cosa ormai certa (secondo la sciagurata nuova legge) è che, le nostre imprese, saranno messe all’asta, tutto il resto sarà da vedere, COSTRETTI, PURTROPPO INEVITABILMENTE, AD AFFIDARCI A GIUDICI e ad avvocati, i quali, come ben sappiamo, non sono tutti uguali, la maggior parte dei più bravi, per ovvi motivi, difenderanno i NUOVI E PIÙ “ATREZZATI” CONCESSIONARI che hanno invocato il nuovo sistema!!!

    • Continuate con la storia dei ricorsi? Non vi basta l aver invocato la corte costituzionale,la cassazione,la corte di giustizia europea, e tutti i tribunali amministrativi? Altri soldi dovete farvi rubare da professionisti poco seri?
      Cioè il senso dell articolo non l ho avete compreso ?

      • Caro Carletto, l’avv Suck, tuo compagno di avventura, di recente su questa testata, ci ha già detto: “sbaraccate e portate via, grazie”; se dal tuo punto di vista, non conviene fare nemmeno i ricorsi, tu, che ci consigli di fare?!

        • Vi consiglio di leggere la sentenza della corte di giustizia europea in tema di indennizzo l imitatamente agli investimenti effettuati prima della pubblicazione della sentenza “promoimpresa”,dopo l eventuale indennizzo si c9nfigurerebbe come ingiustificato arricchimento e come
          Ostacolo all ingresso di nuovi operatori

          • Invece di fare polemica e osservazioni anche giuste,concentriamoci sulle elezioni e votiamo compatti il centrodestra in particolare Meloni. Non e’ vero che la politica non puo’ fare niente. I decreti si possono abrogare e cambiare. Per noi queste elezioni sono fondamentali. Se sbagliamo a votare e’ sicuramente finita. Mi dispiace per il movimento balneare ma non bisogna dire cose non vere. Il governo e il parlamento possono cambiare le cose. Uniamoci e battiamo la sinistra.

            • Nikolaus Suck says:

              La Meloni o chiunque altri non cambierà mai il ddl concorrenza, che tra l’altro è una legge e non un decreto.

        • Nikolaus Suck says:

          “Sbaraccate e portate via” non lo dico io lo dicono la legge e la concessione alla scadenza, senza grazie (quello è mio) e da sempre, c’è poco da ricorrere. I ricorsi devono essere anche fondati, altrimenti sono inutili e vi condannano pure alle spese. Auguri.

          • Ci sono migliaia di concessioni avviate da diversi decenni (la mia è degli anni cinquanta) e anche più, “scadute” numerose volte, ma, in realtà mai scadute e nessuna mai revocata per scadenza termini, anche PERCHÉ NON POTEVANO SCADERE, IN QUANTO, LE LEGGI IN VIGORE NON LO CONSENTIVANO, leggi, ora vergognosamente, anzi, direi fraudololosamente annullate in corso d’opera, dopo aver effettuato investimenti, che hanno impegnato risparmi e beni personali per ottenere i i mutui bancari. Per questi motivi, sono certo, la “vicenda” non potrà mai chiudersi come Suck e i suoi amici di merenda vorrebbero.

            • Nikolaus Suck says:

              La vicenda è già chiusa. E le concessioni “scadute ma in realtà mai scadute” si commentano da sé. Certo che “potevano scadere”, anzi era previsto espressamente dalla legge. Ogni sei anni (prima del 2001 e dopo il 2010 anche più di frequente e senza rinnovi automatici), ed essere revocate anche prima e a prescindere, per qualsiasi motivo di interesse pubblico. Tutta roba già detta e che sai benissimo. Datti pace.

          • suck continui a mentire …se la destra ha un mandato popolare forte pensi che non cambiera’ leggi e leggine oppure non fara’ decreti attuativi a difesa del comparto? chi lo impedira’ tu suck? cosa farai ? invocherai un nuovo governo tecnico perche gli italiani democraticamente hanno scelto di mandarvi a casa? a settembre sarete polvere…non esisterete piu’….pd m5 sarete spazzati via….avete tradito il popolo italiano e noi non dimentichiamo….

      • siete tutti invidiosi di chi possiede uno stabilimento balneare o qualunque situazione sul suolo pubblico , non sapete neanche cosa vuol dire gestire x anni e fare investimenti continui ( a parte gli ultimi anni , visto il.rischio ), e cmq la maggior parte delle piccole medie aziende sul demanio non si sono arricchite , hanno guadagnato certo, ma pagato le tasse, imu ecc ecc . non penso che quello che hanno costruito non valga nulla ……e se ci foste voi al posto loro ? dopo 20-30 o più anni ? sareste contenti di uscire ? Premetto che io non ho nulla a che fare con i bagnini

    • Andrea M. says:

      Guardi che non saranno le vostre imprese a essere messe all’asta. Saranno i diritti di sfruttamento su beni demaniali che non sono mai stati vostri. È ben diverso.

  6. a me l articolo é sembrato più o meno un decreto attuativo. Un ipotesi di atteggiamento aziendale non scontato per riuscire a riottenere una concessione.
    Ancora una volta le aziende sul demanio vengono lasciate a loro stesse, da una sentenza legge prima e legge sentenza dopo
    che lascia di certo solo l incertezza .
    Sarebbe così colpa di un concessionario non essersi certificato, merito di uno che ha investito senza certezze, come nessuno avrebbe mai fatto .Bastava ci venisse riconosciuta la stessa dignità di qualunque altra azienda, ma ciò avrebbe impedito la narrazione di usurpatori (rispettando rigorosamente le leggi!!!!) di un bene pubblico. Poiché il disegno del nuovo assetto é chiaro, più impreparati si é e meglio é. E questa é esattamente la situazione a cui non possiamo prepararci.

    • Nikolaus Suck says:

      Voi non siete “una qualunque altra azienda”. Siete un’azienda sorta sul e grazie al suolo pubblico senza il quale non esisterebbe e non varrebbe nulla, e dipendente da un titolo pubblico concessorio per definizione temporaneo e di cui segue le sorti. Se avete voluto ignorarlo, fatti vostri.

      • forzagiorgiaaprescindere says:

        caro suck, concorderei con te se una scelta politica decidesse : tutte spiagge libere.
        Invece i comuni attrezzano per quanto possono le libere . Poiche sostieni che la legge ci deve da sempre far sbaraccare, per far prendere a te la mia azienda, io se hai i miei clienti e fai il mio lavoro usando quello che ho costruito io, ti chiamo ladro. E tu da avvocato sai che basta avere torto in Italia per essere premiati dalla legge, e quindi LADRO anche se resti a piede libero.

      • suck siete voi che avete cambiato le carte in tavola dopo che noi abbiamo creato un eccellenza…..tutti bravi a sparlare e fare i giudici ora ,ma quando c e stato da investire ipotecare beni e rischiare in prima persona dove cazzo eravate? ora parlate di bene pubblico ma quando noi l abbiamo preso perche’ non l avete fatto anche voi? anche allora era un bene pubblico caro avvocato con la sola differenza che non c era niente e si doveva investire( rischiare ed essere bravi imprenditori ….questa e’ la frase piu’ appropriata) di tasca propria…….siete solo ipocriti……finitela con la storiella che il bene pubblico e a tempo e cagate varie….riconoscere il valore aziendale gli investimenti e i beni immobili e mobili ……perche voi stato ladro ci state facendo fallire e non il contrario…troppo comodo prendere tutto a gratis compreso la clientela che noi per anni abbiamo cercato di tirare dalla nostra parte con sacrifici e investimenti….furboni….cominciate da zero come abbiamo fatto noi

        • Infatti puoi portare via tutto e far incominciare da zero chi subentra che magari neppure era nato quando sono state assegnate le concessioni migliori.

  7. Sono un ambulante che lavora in spiaggia, vendo vestiti ed ho l’autorizzazione annuale dal Comune per la stagione estiva. Chiedo se il dll concorrenza riguardante la Bolkenstein riguarda anche le domande di concessione di noi ambulanti a numero chiuso. Grazie

  8. Ci sono dei commenti su questo sito, dai quali traspare il fastidio provocato soltanto dalle valutazioni sui possibili rimedi a una legge ingiusta, imposta dai burocrati di Bruxelles, figuratevi pensare a una riforma! Sono i soliti invidiosi, che sperano in qualcosa, senza sapere bene neanche cosa. Fate ridere, servi inconsapevoli dell’alta finanza che ci gestisce come burattini. Qualcuno dovrebbe spiegare perché degli immigrati morti in mare Bruxelles non si occupa, delle speculazioni sui prezzi dell’energia non è capace neanche di parlarne, sulle telefonate per fermare la guerra a due passi fa ridere. Che cosa impone? La gare per assegnare le spiagge, o le regolette sulle scatole del cibo, o le misure degli anticessi come loro. E va bene così, perché questo sazia il livore dei falliti invidiosi che passano il tempo a sperare che cambi qualcosa. L’importante che lo spread cali, la borsa cresca, i fondi di investimento vadano bene, e i conti in Svizzera di qualche novello Salvatore della patria sia bello corposo. Viva l’Italia

    • Mah commenti al vento, senza nessuna cognizione di causa,buttati li.. tanto per ..
      L invidia,lo spread..la svizzera

  9. Chiedo all autore dell articolo: Quanto bisogna investire per accaparrarsi una concessione e per quanto tempo la si ottiene? se nel bando propongo tariffe agevolate per il popolo, dilato i tempi di ammortamento, quindi ho la concessione per piu anni? se vinco come miglior progetto, tipo elezioni di miss italia, se poi non lo realizzo, non incasso lo stimato, chi mi obbliga a che cosa? e con q1uali strumenti ci puo riuscire? ( la vecchina che va a fare le analisi non puo piu entrare a casa sua ) e qui come si tutela il secondo arrivato nel bando o l uscente se emerge che é stato estromesso ingiustamente?

  10. Basta… smettetela di voler tutti sapere più del prossimo siete ridicoli .. la nostra categoria è in difficoltà estrema e di sicuro la soluzione non è scontrarsi su mondo balneare con gente invidiosa e ignorante. Lavoriamo, apriamo gli ombrelloni, chiudiamo la stagione alla grande come abbiamo sempre fatto e godiamoci i frutti del nostro sacrificio . Apriranno loro e falliranno loro , noi berremo in spiaggia libera

  11. Giuseppe Pintauro says:

    Io nn so perché la maggior parte di voi vuole le gare?siete sicuri ke li vinceranno altri italiani?io vi dico una cosa ci troveremo con imprenditori stranieri o cammoristi ke nn se ne fregheranno un cavolo delle nostre coste ke nn ci sapranno lavorare.io ho una piccola concessione di un specchio d acqua un ormeggio e a mare ci vogliono competenze nn si può mettere chiunque poi voi ke ne sapete i sacrifici i guai ke ha passato per averla mia madre e mio padre sono morti per questo lavoro ke mi hanno dato infatti io presi il covid e la delta stavo morendo io invece i miei genitori sono morti.e io secondo voi dovrei dare i sacrifici di mia madre e mio padre a uno ke nn se ne frega proprio a niente uno straniero o un cammorista,io spero tanti ke il nuovo governo ci dia almeno fino al 2026.perche nn e giusto fare da 90 a 1 da 13 anni a 2 anni io penso nn e giusto.

    • Nikolaus Suck says:

      Deve vincere il migliore e più affidabile, italiano o straniero che sia. E le gare servono proprio a questo e ad escludere i “camorristi”, che oggi invece un’azienda se la possono comprare senza problemi pagando voi.
      E la scadenza al 2023, con eventuale deroga al 2024 per la conclusione delle gare avviate, ora è stabilita dal legislatore, il governo non può decidere diversamente e cambiarla.

  12. Suck (ref: 14:03), continui a fare lo “gnorro”, in tutti i miei precedenti su questo portale, ho sempre parzialmente condiviso, o per meglio dire, giustificato in qualche modo, la tua “posizione”, ma solo e soltanto per le concessioni post 2010, cioè successivamente all’ abrogazione della 88/2001 e al recepimento della famosa direttiva europea. Difatti, finalmente (non lo avevi mai fatto prima), nel tuo commento, implicitamente ammetti, che, le concessioni rilasciate tra il 2001 e il 2010 (periodo in vigore della 88/2001) NON SCADEVANO. Inoltre, per tutto il periodo precedente, c’era invece l’art 37 del codice della navigazione che dava diritto di prelazione, anche se non è mai stato usato per mancanza di domanda, motivo per cui, le concessioni si sono sempre rinnovate TUTTE “automaticamente”. Anche quest’ultimo articolo, come ben sai, è stato modificato soltanto nel 2010. Pertanto, “datti pace”!

    • Nikolaus Suck says:

      Non ho “ammesso” proprio niente,le concessioni scadevano eccome anche se venivano rinnovate, e tra concessioni ante e post 2010 non c’è e non può esserci nessuna differenza. Altrimenti, per tutte quelle ante 2001 non poteva valere il rinnovo automatico, che è esistito solo da allora (e solo fino al 2010). Prima, le concessioni venivano rinnovate volta per volta ed esplicitamente, mai “automaticamente”.

  13. Esplicitamente o automaticamente, la sostanza non cambia, nessuna concessione e sottolinea nessuna, è mai stata revocata. Ogni concessionario, a partire dal sottoscritto, ha investito considerando l’art. 37 del c. della navigazione e l’art. 10 della 88/2001 che ancora una volta riporto testualmente qui di seguito: ”alla SCADENZA si rinnovano automaticamente per altri sei anni e così AD OGNI SCADENZA”. Ora, conosciamo bene la tua “personale” interpretazione (assurda), aspetteremo, ovviamente, i pareri dei tribunali, che dovranno esprimersi (necessariamente) sui ricorsi per risarcimento danni.

    • Antilobbyi says:

      Seguito art 10 non citato…….. “””””salvo quanto disposto dal comma 2 dell’42 del codice della navigazione.”””””” che prevede quanto segue: “”””” 2. Le concessioni di durata superiore al quadriennio o che comunque importino impianti di difficile sgombero sono revocabili per specifici motivi inerenti al pubblico uso del mare o per altre ragioni di pubblico interesse, a giudizio discrezionale dell’amministrazione marittima.””. Anche se lo stato non ha usato il potere di revoca lo poteva sempre fare in qualsiasi momento per i motivi indicati nell’articolo a propria discrezione.

    • Nikolaus Suck says:

      Non vedo l’ora. Sarà divertente.

      (Appunto, alla SCADENZA, che negli investimenti non poteva essere ignorata.)

  14. Cioè, TOGLIERLO al vecchio concessionario che ha avviato l’impresa, fatto investimenti spessissimo notevoli, per centinaia di migliaia di euro, se non di milioni, PER POI DARLO AD ALTRI, sempre per motivi commerciali? Questo è disposto dall’art 42?!😂😂😂

  15. Antilobbyi says:

    …….il bene demaniale essendo un bene della collettività è giusto che dopo un periodo di tempo (determinato dagli investimenti effettuati) si svolgano le evidenze pubbliche e che possono partecipare tutti i cittadini e che non rimanga per sempre nella disponibilità dei concessionari come succede ora….

    • Le leggi però, non devono essere ingannevoli, è inammissibile fare delle norme secondo convenienze, cambiando dei “sistemi” consolidati e ben funzionanti. Ora, chi parla di indennizzi al di sotto del valore di mercato (al netto del valore del suolo) è un autentico manigoldo.

  16. risposta alla nota del venerdi :mi permetto di dissentire per quanto di seguito cerco di riportare in calce ai passaggi delle sue considerazioni
    a) Intanto (Cds 688/2017) non riguarda concessioni balneari turistico-ricreative ma concessioni portuali, e come ricorda la stessa sentenza commentando la procedura di infrazione Eu pilot n. 7019/14/Mark “le concessioni portuali non rientrano nell’ambito di applicazione delle direttive europee sulle concessioni (in particolare la direttiva 2014/23/UE) e dunque sono legittimi gli affidamenti in proroga in assenza delle formalità tipiche dell’evidenza pubblica.” E questo già taglia la testa al toro.
    Mi dispiace contraddirla ma non è così.
    La frase che riporta è sostanzialmente la stessa cosa che ha detto e scritto la Corte di giustizia il 14 luglio 2016 – non si applica la direttiva 2014/23/UE ( e tra le righe nemmeno la 123/2006 salvo le precisazioni che seguono) – specificando che siamo in ambito di concessione di BENI e non di SERVIZI e solo la LIMITATEZZA della risorsa comporta la effettuazione di procedure di evidenza pubblica rispetto alle previsioni dell’ordinamento UE.
    Ricordo però che l’affidamento di beni pubblici previo svolgimento di pubblici incanti è un principio generale dell’ordinamento nazionale fin dalla legge di unificazione amministrativa del Regno di Italia ( L. 2248/1865) poi declinati dalle singole leggi di settore ( leggi Codice della Marina Mercantile 1877 ed attuale Codice della Navigazione mediante evidenze pubbliche ex articolo 18)
    le concessioni portuali sono la stessa identica situazione delle concessioni balneari come descritto dalla AGCM nei suoi Bollettini e dalla Delibera ART 58/2018 cui rinvio per approfondimento: quindi affidamento con avviso ad opponendum è perfettamente legittimo – come dice il CDS – con tale procedura come del resto ammesso implicitamente dalla Dg concorrenza della UE con la archiviazione della procedura di Eu Pilot – che non è di infrazione ma di analisi preliminare ad un avvio di procedura di mesa in mora – aperta su una segnalazione inerente l’affidamento delle tre concessioni demaniali marittime dell’autorità portuale di Trieste affidate con un durata di 40, 50 e 60 anni !!!
    quindi se la UE archivia ritenendo legittimo il meccanismo dell’articolo 18 del Regolamento per concessioni di tale portata e rilevanza, per quelle balneari che fatturano importi infinitamente minori non è altrettanto adeguata? Mi permetto di dire molto e molto di si e nel frattempo permettiamo al Toro di proseguire serenamente la sua vita;
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    b) non riguarda in alcun modo gli atti formali di rinnovo delle concessioni di cui alle l.r. 31/2016,
    ma solo il meccanismo “base” dell’art. 37 c.n. e dell’art. 18 del relativo regolamento;
    quindi, per quanto sopra, il procedimento di pubblicazione sollecitazione a presentarsi e manifestare interesse/ proporre istanza è perfettamente legittimo e tutti (ripeto tutti e leggasi Delibera G.R. 544/2016) poi dovevano essere rimessi nei termini per fare la proposta tecnica ed economica, sia il concessionario primo proponente che aspirante tale con idoneo PEF idonea proposta tecnica etc. etc.,
    se non lo hanno fatto è per assenza di interesse……
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    c) in tale differente ambito ritiene legittimo solo “un meccanismo pubblicitario PREVENTIVO sulle concessioni IN SCADENZA, in vista del loro rinnovo in favore del MIGLIOR OFFERENTE”, in cui quindi dopo la pubblicazione tutti possono concorrere e offrire alla pari, ma NON un ben diverso meccanismo, come quello della l.r. 31/2006, finalizzato al rinnovo straordinario di concessioni IN ESSERE, in cui l’offerta/proposta di investimento la fa prima e solo l’attuale titolare, la pubblicazione/pubblicità è solo SUCCESSIVA, e altri offerenti “ci devono stare” o pagare l’indennizzo deciso grazie ad una perizia di parte, per cui non c’è nessun vero “confronto concorrenziale” di cui alla decisione citata. …………
    Non riporto tutto il punto c) perché ci sono diversi punti cui rispondere come di seguito:
    1) nella 31/2016 la concessione rilasciata a valle della procedura di evidenza pubblica ERA ed E’ nuova concessione E NON una PROROGA/RINNOVO della precedente: quindi non vi sono estensioni del primo che arriva a meglio alloggia ma il rilascio di un titolo concessorio COMPLETAMEMENTE nuovo fondato su presupposti iniziali diversi dal precedente che viene RISOLTO a seguito di una procedura competitiva a cui CHIUNQUE poteva partecipare e se non lo ha fatto era perché non aveva interesse.
    Ciò si dimostra perché nessuno ha scritto per far valere la illegittimità dell’indennizzo e nemmeno si è attivato per impugnare almeno la esclusione ex post, quando avrebbe avuto la comunicazione di presentare l’atto d’obbligo per proseguire con la procedura: quindi la risposta è che delle concessioni demaniali marittime a nessuno frega se non per pochi che pensano di acquisire aree come se fossimo in una situazione “green field” (cioè senza nessuna struttura o attività presente in sito) mentre la situazione è molto ma molto “brown field” come peraltro accade in altre fattispecie in cui ci sono esigenze di evidenza pubblica con concessionari uscenti vs potenziali entranti.
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    C1) Nel frattempo però fin d’ora posso rilevare sia che sarebbe appunto anteriore ai principi di diritto della Plenaria, sia che lo stesso TAR Toscana con successiva e recente sentenza n. 79/2022, commentata anche su questo portale, l’avrebbe smentita e superata dicendo l’esatto contrario.
    2) La sentenza TAR Toscana che riporto è la numero 1475/2018 che spiega molto ma molto bene che siamo in una fattispecie in cui vi è la piena alternatività tra codice della navigazione e codice dei contratti : la scelta è discrezionale dell’amministrazione procedente e se non è palesemente illogica, non è sindacabile in quanto espressione del merito della discrezionalità amministrativa. Sulla 79/2022 ho già detto: il concessionario chiedeva la proroga A FERMO senza pubblicità e non la applicazione della 31/2016 e giustamente il TAR ha sanzionato tale pretesa. Quindi non ci incastra niente la 31/2016 era altra cosa, non ci sono paragoni di nessuno genere da poter fare.
    3) Altra cosa: sgombriamo il campo dalla mitizzazione della Adunanza plenaria: la plenaria ha espresso due soli concetti, tutti e due già noti triti e ritriti ma che ha necessariamente dovuto ribadire per espungere i contenuti della 145/2018 dall’ordinamento.
    – PRIMO CONCETTO ha detto espressamente detto URBI ET ORBI . in particolare ORBI quale è la mediocre classe politica espressa da questa fallita Nazione – e cioè che non si può fare le proroghe a “ fermo” ( vedasi TAR 79/2022) ma non perché lo dice la UE ma lo stesso consiglio di stato fin dalla 168/2005, sentenza dimenticata da tutti ma la vera pietra miliare della situazione in cui ci troviamo oggi a dibattere.
    Lo ha ribadito per dire a tutti che ogni altro atto portato all’attenzione del Cds senza evidenza pubblica ( impugnato e direttamente e non ) sarà cassato perché viola tale doverosa procedura a tutela dei principi più volte ripetuti, preliminare alla conferma o meno del titolo di concessione-
    Questo argomento era stato già abbondantemente espresso nella giurisprudenza del CDS del periodo 2003 – 2009 quando andavano a sentenza i contenziosi connessi alla applicazione dell’articolo 37 cioè diritto di insistenza per il quale in Cds non si espresse in modo assolutamente radicale di una sua abrogazione ma solo di una lettura costituzionalmente orientata – articolo 97 della Costituzione – cioè è legittima la sua applicazione a valle di una procedura di evidenza pubblica da cui emerga che le proposte dei concorrenti sono omogenee e quindi il concessionario uscente ha titolo per proseguire….. con applicazione dell’articolo 37 come vigente fino al 2009…..
    All’epoca non vi erano Direttive comunitarie come la 123/2006 con le quali si sono inquinati i pozzi ma la evidenza pubblica era già ritenuta necessaria per un legittimo affidamento…. (ed eravamo in vigenza del rinnovo automatico ….. pensi lei… )
    Purtroppo abbiamo buttato via il bambino con l’acqua sporca ed alla fine la situazione si è deteriorata con la nebulosa in cui ci troviamo a dibattere….
    – SECONDO CONCETTO Adunanza – si è limitata a ribadire quanto aveva già detto nei venti anni precedenti che l’affidamento deve avvenire secondo i principi di trasparenza, imparzialità e pubblicità (prima con riferimento all’articolo 97 della Costituzione ora anche rincarato con la UE anche se non serviva a nulla come detto prima) ma non ha detto che si deve fare le “gare” con i numerelli ma solo che sono necessarie procedure con questi principi: quindi l’applicazione del 18 RCDN non è impedito dalla adunanza plenaria, anzi, ce ne fossero state, secondo lei, di pubblicazioni non sarebbe stato necessario il suo intervento.
    Peraltro non lo vieta nemmeno il ddl concorrenza ora approvato che parla di procedure selettive con il rispetto dei soli principi etc etc.: quindi dove è il divieto dell’articolo 18 RCDN?
    Adunanza peraltro, e così introduco la altra parte della risposta, parla chiaramente ( non per la prima volta avendo già espresso in altre occasioni tale possibilità) di riconoscere indennizzo al concessionario uscente…… quindi nella Plenaria ci sono elementi che indicano i percorsi di affidamento – respinti dai concessionari – ma anche fattori innovativi e certamente non contrastanti con gli interessi dei concessionari stessi.
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    d) Richiamando, peraltro, una serie di sentenze della Corte Costituzionale le quali, come la 157/17, al di là del formale ambito della violazione di competenza statale, contengono una serie di principi e affermazioni di merito su quelli che sono e devono essere i principi di evidenza pubblica da rispettare.
    In particolare la 157/2017 precisa appunto, utilmente, che l’indennizzo “influisce sensibilmente sulle prospettive di acquisizione della concessione, rappresentando una delle componenti del costo dell’affidamento” e “subordinando il subentro nella concessione all’adempimento del suindicato obbligo, incide sulle possibilità di accesso al mercato di riferimento e sulla uniforme regolamentazione dello stesso, potendo costituire, per le imprese diverse dal concessionario uscente, un disincentivo alla partecipazione al concorso che porta all’affidamento”. Quindi non è una speculazione mia, sono conclusioni loro.
    La risposta è nelle sue stesse affermazioni: è possibile rinvenire nell’ordinamento la presenza di molti casi in cui si prevede indennizzo al concessionario uscente anche in applicazione di direttive UE ( si veda il caso dei servizi pubblici – delle autostrade – nel codice della navigazione recentemente modificato – articolo 703 parte aeronautica etc.) variamente calcolato ma sempre di un indennizzo parliamo e non mi sembra che nessuno si sia stracciato le vesti per dire che impedisce l’accesso al mercato….. anzi ….. è elemento necessario proprio perché il “mercato si sviluppi compiutamente”
    La frase della Corte che viene riportata è una perifrasi di principio per motivare la sua decisione di abrogare la norma regionale dicendo al legislatore statale che se prevedi indennizzo ( nella tua scelta di merito come disciplina della concorrenza ) lo devi calcolare un modo identico da Ventimiglia a Trieste isole comprese, nulla di più, proprio perché non ci sia l’effetto che qui eccepisce.
    E poi non vedo alcun svantaggio dal riconoscere l’indennizzo, anzi, riconoscere il valore di impresa lo ritengo essere necessario e di assoluta importanza, sia per la condizione oggettiva di investimento brown field sia quello di una sostanziale e concreta trasparenza della situazione in quanto ad un alto indennizzo deve corrispondere anche una coerenza tra ricavo avvenuto nel corso della precedente gestione e la parte fiscale della gestione stessa, come analogamente lo dovrà avere anche nel caso di conferma nella conduzione della concessione, per non essere in difficolta nel successivo procedimento di evidenza pubblica e nei confronti dell’Erario….. .
    da ultimo è opportuno precisare che nel caso di riaffidamento della concessione l’uscente, prima del rilascio del nuovo titolo, deve pagare le tasse sull’importo dichiarato come indennizzo, in quanto c’è una evidente modifica del regime patrimoniale della azienda, senza pagamento tasse ci sarebbe, questo si, un indebito vantaggio …..
    ____________________________________________________________________________________________________

    e) Quanto al preteso consolidamento degli atti per “scadenza di ogni termine di impugnazione”, ricordo la giurisprudenza UE, credo ripresa anche da quella nazionale in altra Plenaria (ma devo verificare), secondo cui un atto che viola principi di diritto eurounitario non può mai consolidarsi e può e deve sempre essere oggetto quanto meno di autotutela.
    Quella da lei richiamata è la autotutela consentita oltre i termini di cui all’articolo 21 nonies quando ci sono dichiarazioni mendaci – CDS 2020 – Consigliere Toschei – Certosa di Trivulzi
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    E1) In base a tale principio la CGUE ha messo in discussione addirittura il principio fino a poco fa intangibile della “cosa giudicata”, figurarsi un semplice atto amministrativo.
    la UE non ha alcuna competenza sull’ordinamento processuale degli stati dell’Unione: Forse si riferisce alla questione dell’IVA: si tratta però di materia di competenza ESCLUSIVA della UE come previsto dai Trattati e regolata con regolamento specifico…. Cosa ben diversa dalla nostra breve disquisizione.

  17. Francesco says:

    Scusatemi sono un gestore che ha preso in fitto d’azienda da un concessionario il solo titolo concessione circa 8 anni fà realizzando tutte le strutture e a mio carico dimostrabile con tanto di documentazione e fatture oltre che aver richiesto ed ottenuto tutte le autorizzazioni a mio nome per le attività accessorie, attualmente gestiamo in prima persona io e la mia famiglia sia il lido sia bar e ristorante pagando un canone al concessionario che di suo ci ha messo solo il nome sulla concessione, mi chiedevo se in caso di gare a chi verranno riconosciuti i requisiti ed eventuale indennizzo, ringrazio affettuosamente a chi si impegnerà a darmi qualche chiarimento, ancora grazie

  18. Antilobbyi says:

    PROTESTE DEI BAGNANTI PER LA MANCANZA DI SPIAGGE LIBERE SULLE COSTE ITALIANE
    di Capital Web
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    Proteste dei bagnanti per la mancanza di spiagge libere sulle coste italiane, in collegamento al TG Zero Roberto Biagini, presidente coordinamento nazionale Mare Libero.

    Sulle nostre bellissime spiagge ci vorrebbe una giusta proporzione tra la parte occupata dagli stabilimenti balneari e la parte libera. La parte libera della spiaggia non può essere di pochi metri, la spiaggia è un bene pubblico. Nel weekend a Napoli ci sono state delle proteste perché i bagnanti non potevano accedere alle spiagge libere attraverso gli stabilimenti.

    Edoardo Buffoni: “E’ vero che alcuni dei vostri ad Ostia sono stati aggrediti perché semplicemente volevano passare, come previsto dalla legge, attraverso uno stabilimento per accedere al bagnasciuga?”

    Roberto Biagini: “Si, purtroppo è così. Alcuni nostri attivisti stavano verificando il rispetto delle disposizioni dell’ordinanza balneare all’interno degli stabilimenti ostiensi e sono stati fermati dall’addetto al botteghino con una richiesta di pagamento per l’accesso in spiaggia, che già è una grave violazione, e poi sono stati cacciati. E questo la dice lunga su qual è l’atteggiamento di concessionari balneari che ritengono il demanio marittimo come cosa loro”

    LA SITUAZIONE A NAPOLI
    Edoardo Buffoni: “A Napoli qual è la situazione, perché questa protesta?”

    Roberto Biagini: “Napoli ha una situazione particolare. Noi abbiamo il monitoraggio nazionale su tutte le situazioni che possono verificarsi all’interno degli arenili e ci sono altre zone che hanno problema di accesso alle spiagge libere. In questo caso a Napoli ci sono stati dei problemi di ordine pubblico in una spiaggia di Pozzuoli e il sindaco ha contingentato le entrate nella spiaggia libera per non creare assembramenti. Questo può corrispondere anche a un buon fine però proprio il problema di vedere un contingentamento ha esasperato quei cittadini che hanno visto giustamente una privazione di un loro diritto. Questi anni di inerzia hanno portato anche a situazioni esasperate come quella di Napoli”

    I COMUNI CON MENO SPIAGGE LIBERE
    Edoardo Buffoni: “Quali sono i comuni in Italia in cui la spiaggia libera è di meno?”

    Roberto Biagini: “Rimini ha una percentuale di spiagge in concessione che raggiunge anche il 90% nonostante una delibera della Regione che si proponeva un obiettivo del 20% di spiagge libere ma a livello regionale. E’ chiaro poi che se le spiagge libere sono alle foci dei fiumi o c’è divieto di balneazione, chiaramente questa è una negazione totale del diritto. Purtroppo l’Emilia Romagna, la Versilia o alcune zone della Liguria hanno difficoltà a trovare lembi di spiagge libere e il fatto che il governo non abbia mai preso una decisione ha creato questi scompensi. Soprattutto non c’è consapevolezza da parte dei cittadini che il demanio marittimo è un bene di tutti. Purtroppo non esistono limiti obbligatori all’interno delle varie regioni sulla possibilità di avere un numero contingentato di concessioni ma la regola è quella dell’utilizzazione della libera fruibilità da parte dei cittadini. La concessione è una mera eccezione che però in Italia è diventata regola”

    IL LIVELLO DEL MARE
    Roberto Biagini: “Considerate che dal 1990 al 2020 sono scomparsi circa 40 milioni di metri quadrati di spiaggia. Da una parte c’è la privatizzazione costante delle spiagge, dall’altra c’è un’erosione che mangia le zone balneabili e capite che c’è un problema di esercitare il diritto di andare a fare un bagno, di stendere un asciugamano e di prendere il sole”

    • STRUMENTALIZZARE un caso (se confermato!) di evidente illegalità, per gettare fango su una intera categoria, e giustificare il proprio “operato” (di Biagini), è semplicemente DIABOLICO.

  19. Carlo F. Accame says:

    Condivido pienamente l’analisi di Alex. Ottimo articolo e sopratutto condivido le analisi che hanno portato a questa sconfitta dei balneari, un tipico esempio di tutti per uno, tutti per se!!! Se non si ragiona in squadra, si perde! Abbiamo spinto sull’interesse particolare individuale e perduto. Prepariamoci adeguatamente alle gare!

  20. mauro cinquini says:

    buongiorno
    sono mauro Cinquini titolare della concessione demaniale marittima N°62 rilsciata dal comune di Viareggio.
    ho acquistato questa concessione nel 1985 quando le concessioni avevano la durata di un anno nessuno le voleva .a gennaio facevi la domanda in comune venivi pubblicato sull’albo e poi se non era interesse di altri ti veniva ridata pena il ripristino del luogo in quarantotto ore.non c’era la miriade di imprenditori come adesso che vuole investire dietro prolungamento della concessione (atto formale) . che veniva concesso solo dopo un fortunale
    a garanzia dei nostri investimenti c’era solo il diritto di insistenza art 37 CN .che diceva che sarebbe stato preferito il concessionario uscente a patto che non avesse commesso illeciti ,non avesse pendenze con lo stato ecc.( perchè si dovrebbe cambiare inquilino che si comporta bene con uno che non si sa chi sia a parita’ di investimenti?)
    ho convinto mio padre a vendere una casa per acquistare il BAGNO NIDO senza non poche litigate perche’ a quel tempo non era un investimento comprare uno stabilimento.
    comunque di suo mal grado la mia famiglia ha acquistato lo stabilimento.
    nel 2014 un incendio lo ha distrutto tutto lo abbiamo ricostruito,ho sempre un mutuo da pagare che scade nel 2027(ho dovuto ricostruirlo altimenti non ricevevo i soldi dell’indennizzo della mia assicurazione) ho presentato un progetto per ricostruirlo amovibile in quanto con la bolkestain avrei voluto gareggiare da altro parte ma per la paesaggistica ho dovuto ricostruirlo come prima
    il mio governo a quel tempo Tremonti ha tolto l’art 37 quindi vanificato tutte le mie scelte di vita.
    ho lo stato è in grado di riportare indietro il tempo o è rivoluzione .
    non devo prepararmi alle aste perchè poi in futuro faranno uguale. devo cambiare le coscenze perchè cosi non ci si comporta ,la parola quando e data e data altrimenti non vali nulla. e l’unica ricchezza che uno .
    quindi mi preparo per quando verranno ha togliermi lo stabilimento
    scusa per la punteggiatura ma sono un umile bagnino con piu’ di mille salvataggi in mare.

    mauro cinquini Viareggio

    • Mauro è uno dei tantissimi balneari italiani, temo che il suo “grido”, (simile, se non uguale ai nostri), purtroppo, non è recepito da tanti ottusi (finti). VERGOGNA!

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