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Balneari, la risposta del governo all’Ue: “Più tempo per sancire non scarsità risorsa”

Le prime indiscrezioni sulla lettera che il governo Meloni deve inviare a Bruxelles per evitare la procedura di infrazione

Il governo Meloni spedirà oggi, ultimo giorno utile, la risposta alla lettera del parere motivato inviata lo scorso novembre dalla Commissione europea per contestare la normativa italiana sulle concessioni balneari. Palazzo Chigi non ha reso noti i contenuti della sua risposta, ma secondo quanto ha fatto trapelare l’Ansa, si tratterà di «una difesa del lavoro del tavolo tecnico e una richiesta di più tempo per completare il lavoro». In sostanza, l’esecutivo vorrebbe avere qualche mese in più per concludere il riordino delle concessioni, avviato la scorsa estate con una mappatura che ha stabilito la quantità di spiagge libere e occupate lungo tutta la penisola.

Perché l’Italia deve rispondere a Bruxelles

Il parere motivato è il secondo step per l’avvio di una procedura di infrazione, che è lo strumento con cui l’Unione europea può contestare a un singolo Stato membro la mancata applicazione del diritto europeo in una determinata normativa. Sulle concessioni balneari, da quattordici anni l’Italia sta prorogando automaticamente i titoli agli stessi soggetti anziché indire delle gare pubbliche, come imporrebbe la direttiva Bolkestein, e per questo l’Ue ha avviato l’iter della procedura di infrazione.

Il primo avviso all’Italia, ovvero la lettera di messa in mora, era arrivato a dicembre 2020 e contestava l’ultima proroga al 2033, poi cancellata a novembre 2021 da una sentenza del Consiglio di Stato che ha imposto le gare entro il 31 dicembre 2023. Il governo Conte bis aveva risposto alla lettera di messa in mora a febbraio 2021 e il governo Draghi ha recepito le disposizioni del Consiglio di Stato con la legge sulla concorrenza approvata ad agosto 2022; tuttavia il governo Meloni non ha mai varato il decreto attuativo necessario per disciplinare le gare, preferendo prorogare le concessioni di un ulteriore anno, fino al 31 dicembre 2024. La decisione sembra non essere stata gradita dalla Commissione europea, che lo scorso novembre ha inviato la lettera del parere motivato, dando due mesi di tempo per rispondere. Se la replica non sarà ritenuta soddisfacente, la Commissione Ue potrà decidere di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea e comminare una sanzione; tuttavia, quasi tutti i casi di violazione vengono chiusi prima di arrivare a questi ultimi passaggi.

Cosa vuole fare il governo Meloni sulle concessioni balneari

Nella risposta da inviare oggi a Bruxelles, il governo Meloni dovrà rendere noto il suo piano per adeguare la normativa italiana sulle concessioni balneari al diritto europeo. Come hanno più volte dichiarato svariati esponenti di maggioranza, il centrodestra non è d’accordo con le gare previste dalla direttiva Bolkestein: per questo, la scorsa estate è stato istituito un tavolo tecnico sulla mappatura delle coste italiane, che ha dichiarato come solo il 33% dei litorali sia occupato da concessioni. Pertanto, sostiene Palazzo Chigi, non sussisterebbe il principio della “scarsità di risorsa” in base al quale la Bolkestein impone le gare. Difatti «la lettera, spiegano fonti di governo, difende l’operato del tavolo tecnico interministeriale», si legge sempre sull’Ansa. «Si sottolinea che l’esito della mappatura (contestato dalla Commissione) dimostra come la risorsa demaniale non in concessione (circa il 67%) non sia scarsa e quindi non vada applicata la direttiva. E si evidenzia la necessità di più tempo per portare a termine la seconda fase del lavoro del tavolo avviato a maggio, per definire i criteri in base ai quali stabilire se c’è o meno scarsità del bene demaniale».

La questione più difficile che si trova ad affrontare il governo Meloni è la decisione sulle concessioni storiche in scadenza, che non possono essere di nuovo prorogate automaticamente agli stessi titolari. Al di là del sancire la scarsità della risorsa e ad assegnare nuove concessioni sulle coste libere, l’esecutivo è dunque tenuto a decidere come rinnovare i titoli storici, quanto dureranno e quali modalità normative saranno applicate, nel rispetto del diritto europeo. Su questi aspetti il governo continua a mantenere il massimo riserbo, ma entro poche settimane se ne saprà certamente di più.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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