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Senato approva ddl concorrenza: spiagge a gara entro 2024, la legge ufficiale

Il riassunto completo del provvedimento, dove resta ancora l'incognita sull'entità degli indennizzi per i concessionari uscenti. La battaglia si giocherà fra la Camera dei deputati e il decreto attuativo.

Il Senato ha approvato ufficialmente il disegno di legge sulla concorrenza, che contiene un articolo per avviare la riassegnazione delle concessioni balneari tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2024 con alcuni paletti per premiare gli attuali titolari che finora hanno gestito bene le spiagge. Alle ore 20 di ieri Palazzo Madama ha dato il via libera al provvedimento con 180 favorevoli, 26 contrari e un astenuto: ora il testo passerà alla Camera dei deputati, dove sarà votato tra giugno e luglio, per poi essere seguito da un decreto attuativo che entro dicembre definirà nel dettaglio i criteri con cui istituire le evidenze pubbliche e calcolare gli indennizzi per i concessionari uscenti.

Le ragioni della riforma e il mancato accordo

Dopo che lo scorso novembre il Consiglio di Stato ha annullato la proroga delle concessioni balneari al 2033, disposta dalla legge 145/2018, e imposto di riassegnarle tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2023, il governo Draghi è stato di fatto costretto a intervenire per dare al settore un nuovo assetto normativo. L’esigenza era quella di conciliare il diritto europeo, che con la direttiva Bolkestein proibisce i rinnovi automatici sulle concessioni pubbliche al medesimo titolare, e l’esistenza di migliaia di imprese private che hanno investito sulla base di una scadenza poi ridotta di dieci anni da un giorno all’altro, oltre a rappresentare un sistema turistico ed economico unico al mondo.

Lo scorso febbraio il consiglio dei ministri ha deciso all’unanimità di inserire la riforma delle concessioni balneari all’interno del disegno di legge sulla concorrenza, proponendo un emendamento che di fatto ha recepito le disposizioni del Consiglio di Stato. Tuttavia il testo è rimasto bloccato per tre mesi alla X commissione del Senato, a causa delle forze politiche di maggioranza che volevano modificarlo per due motivi: da una parte c’era l’intento di rispondere agli appelli dell’Anci, che sosteneva l’impossibilità, per le amministrazioni comunali, di espletare migliaia di gare nel giro di un anno e mezzo; dall’altra c’era invece il negoziato sulla definizione degli indennizzi economici per i concessionari uscenti, tra chi proponeva di riconoscerlo solo sugli investimenti non ancora ammortizzati e chi invece chiedeva di calcolarlo sull’intero valore aziendale delle imprese balneari. Nonostante le lunghe discussioni, i partiti non hanno trovato un accordo e hanno preferito rinviare i temi più scottanti al successivo decreto attuativo.

I contenuti ufficiali del provvedimento

L’articolo 3 del disegno di legge sulla concorrenza, intitolato “Disposizioni sull’efficacia delle concessioni demaniali e dei rapporti di gestione per finalità turistico-ricreative e sportive”, è il frutto del negoziato al ribasso portato avanti nelle scorse settimane dalle forze politiche. Per quanto riguarda il termine entro cui effettuare le gare, la norma dà un anno di deroga in più rispetto alla scadenza imposta dal Consiglio di Stato, dando cioè tempo fino al 31 dicembre 2024 per espletare i bandi alle amministrazioni comunali che dovessero dimostrare difficoltà oggettive a farlo entro il 31 dicembre 2023. Sugli indennizzi, invece, non essendo stato trovato un accordo, il provvedimento si limita a rinviarne la definizione al successivo decreto attuativo, precisando solo che dovranno essere a carico dell’eventuale concessionario subentrante nei confronti di quello uscente.

Il testo ufficiale uscito dalla X commissione e votato ieri a Palazzo Madama è consultabile sul sito web del Senato. Qui di seguito ne riassumiamo i principali aspetti, contenuti negli articoli 3 e 4.

Concessioni valide fino al 31 dicembre 2024

L’articolo 3 esordisce affermando che «continuano ad avere efficacia fino al 31 dicembre 2023 […] le concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per l’esercizio delle attività turistico-ricreative e sportive […], quelle gestite dalle società e associazioni sportive iscritte al registro del CONI (Comitato olimpico nazionale italiano) […] o, a decorrere dalla sua operatività, al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche […] e quelle per la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto, inclusi i punti d’ormeggio». Tuttavia, al comma 3 il provvedimento precisa che «in presenza di ragioni oggettive che impediscono la conclusione della procedura selettiva entro il 31 dicembre 2023, connesse, a titolo esemplificativo, alla pendenza di un contenzioso o a difficoltà oggettive legate all’espletamento della procedura stessa, l’autorità competente, con atto motivato, può differire il termine di scadenza delle concessioni in essere per il tempo strettamente necessario alla conclusione della procedura e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024. Fino a tale data l’occupazione dell’area demaniale da parte del concessionario uscente è comunque legittima anche in relazione all’articolo 1161 del codice della navigazione».

Per quanto riguarda invece le concessioni già «affidate o rinnovate mediante procedura selettiva con adeguate garanzie di imparzialità e di trasparenza e, in particolare, con adeguata pubblicità dell’avvio della procedura e del suo svolgimento e completamento», queste «continuano ad avere efficacia sino al termine previsto dal relativo titolo e comunque fino al 31 dicembre 2023 se il termine previsto è anteriore a tale data». Il comma 4 prevede inoltre che entro il 30 giugno 2024 il ministero delle infrastrutture debba trasmettere al parlamento una relazione riguardante lo stato delle procedure selettive al 31 dicembre 2023, «evidenziando in particolare l’esito delle procedure concluse e, per quelle non concluse, le ragioni che ne abbiano eventualmente impedito la conclusione. Il medesimo Ministro trasmette altresì alle Camere, entro il 31 dicembre 2024, una relazione finale relativa alla conclusione delle procedure selettive sul territorio nazionale».

Le gare favoriranno i piccoli imprenditori, la parità di genere, l’ambiente e l’accessibilità

A decidere come riassegnare le concessioni in seguito alla loro scadenza è dedicato l’articolo 4, che «al fine di assicurare un più razionale e sostenibile utilizzo del demanio marittimo, lacuale e fluviale, favorirne la pubblica fruizione e promuovere, in coerenza con la normativa europea, un maggiore dinamismo concorrenziale nel settore dei servizi e delle attività economiche connessi all’utilizzo delle concessioni per finalità turistico-ricreative e sportive nel rispetto delle politiche di protezione dell’ambiente e del patrimonio culturale», obbliga il governo ad adottare entro sei mesi uno o più decreti attuativi «volti a riordinare e semplificare la disciplina in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, per finalità turistico-ricreative e sportive, ivi incluse quelle affidate ad associazioni e società senza fini di lucro, con esclusione delle concessioni relative ad aree, strutture e infrastrutture dedicate alla cantieristica navale, all’acquacoltura e alla mitilicoltura». Tali decreti attuativi dovranno essere proposti dai ministeri delle infrastrutture e del turismo, di concerto con i ministri della transizione ecologica, dell’economia e finanze, dello sviluppo economico e degli affari regionali, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Nel determinare i criteri per le gare, i decreti attuativi dovranno individuare «le aree suscettibili di affidamento in concessione, assicurando l’adeguato equilibrio tra le aree demaniali in concessione e le aree libere o libere attrezzate, nonché la costante presenza di varchi per il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione». Le concessioni balneari dovranno essere affidate «sulla base di procedure selettive nel rispetto dei princìpi di imparzialità, non discriminazione, parità di trattamento, massima partecipazione, trasparenza e adeguata pubblicità, da avviare con adeguato anticipo rispetto alla loro scadenza» e le gare dovranno tenere «adeguata considerazione degli investimenti, del valore aziendale dell’impresa e dei beni materiali e immateriali, della professionalità acquisita anche da parte di imprese titolari di strutture turistico-ricettive che gestiscono concessioni demaniali, nonché valorizzazione di obiettivi di politica sociale, della salute e della sicurezza dei lavoratori, della protezione dell’ambiente e della salvaguardia del patrimonio culturale».

Per evitare la concessione di ampie porzioni di spiaggia a pochi grandi capitali, il disegno di legge propone solo «l’eventuale frazionamento in piccoli lotti delle aree demaniali da affidare in concessione, al fine di favorire la massima partecipazione delle microimprese e piccole imprese» e la «individuazione di requisiti di ammissione che favoriscano la massima partecipazione di imprese, anche di piccole dimensioni». Inoltre, dovranno essere applicati «criteri premiali alla valutazione di offerte presentate da operatori economici in possesso della certificazione della parità di genere […] e da imprese a prevalente o totale partecipazione giovanile». Ancora, sarà obbligatorio stabilire un «numero massimo di concessioni di cui può essere titolare, in via diretta o indiretta, uno stesso concessionario a livello comunale, provinciale, regionale o nazionale».

In termini di ecosostenibilità e accessibilità, infine, la riforma chiede di tenere in «adeguata considerazione, ai fini della scelta del concessionario, della qualità e delle condizioni del servizio offerto agli utenti, alla luce del programma di interventi indicati dall’offerente per migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’area demaniale, anche da parte dei soggetti con disabilità, e dell’idoneità di tali interventi ad assicurare il minimo impatto sul paesaggio, sull’ambiente e sull’ecosistema, con preferenza per il programma di interventi che preveda attrezzature non fisse e completamente amovibili».

I paletti per premiare gli attuali concessionari e il personale

Al fine di premiare gli attuali concessionari che hanno gestito virtuosamente le spiagge e che meritano di continuare, la riforma prevede che le gare tengano conto «dell’esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all’attività oggetto di concessione, secondo criteri di proporzionalità e di adeguatezza e, comunque, in maniera tale da non precludere l’accesso al settore di nuovi operatori», nonché «della posizione dei soggetti che, nei cinque anni antecedenti l’avvio della procedura selettiva, hanno utilizzato una concessione quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare». Per tutelare l’occupazione, invece, si obbliga la «previsione di clausole sociali volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato nell’attività del concessionario uscente».

La durata delle nuove concessioni non è definita

Saranno i Comuni a decidere la durata delle nuove concessioni. In questo senso il testo approvato in Senato si limita infatti ad affermare molto genericamente che il titoli dovranno durare «per un periodo non superiore a quanto necessario per garantire al concessionario l’ammortamento e l’equa remunerazione degli investimenti autorizzati dall’ente concedente in sede di assegnazione della concessione e comunque da determinare in ragione dell’entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare, con divieto espresso di proroghe e rinnovi anche automatici».

Aumentano i canoni, ma una quota va alla difesa delle coste

La riforma delle concessioni balneari apre anche a un intervento per aumentare i canoni demaniali. Al settimo comma dell’articolo 4 si parla infatti della «definizione di criteri uniformi per la quantificazione di canoni annui concessori che tengano conto del pregio naturale e dell’effettiva redditività delle aree demaniali da affidare in concessione». Il decreto attuativo dovrà inoltre definire «una quota del canone annuo concessorio da riservare all’ente concedente e da destinare a interventi di difesa delle coste e delle sponde e del relativo capitale naturale e di miglioramento della fruibilità delle aree demaniali libere».

Rinviata la definizione degli indennizzi

Come detto, il ddl concorrenza non entra nel merito dei criteri con cui calcolare l’indennizzo economico per i concessionari uscenti, limitandosi a stabilire che dovrà essere il decreto attuativo a occuparsi della «definizione di criteri uniformi per la quantificazione dell’indennizzo da riconoscere al concessionario uscente, posto a carico del concessionario subentrante».

Il commento: la fine non è ancora scritta, c’è ancora molto su cui lavorare

Quello approvato in Senato è uno schema di riforma troppo generico, che rinvia la decisione sugli aspetti più importanti delle gare. Il parlamento avrebbe potuto e dovuto fare di più, e invece si è limitato a rimandare di fatto un vero intervento al successivo decreto attuativo. Ma prima di arrivare a questo, il ddl concorrenza dovrà passare dal voto della Camera dei deputati, dove sarà ancora passibile di modifiche – si spera migliorative. Gli aspetti critici su cui lavorare, infatti, sono ancora molti, a partire dalla definizione degli indennizzi per arrivare ai criteri più espliciti che escludano davvero la possibilità, per i grandi capitali, di impadronirsi delle concessioni di spiaggia. Senza contare la contraddizione rappresentata dall’avere escluso dalle gare i cantieri navali e le attività di acquacoltura e mitilicoltura, anch’esse concessioni demaniali che non si capisce perché possano evitare di passare dai bandi pubblici, mentre gli stabilimenti balneari no. La riforma del governo Draghi, insomma, per ora sembra solo un goffo tentativo di dimostrare all’opinione pubblica di avere fatto qualcosa, senza in realtà avere fatto nulla di concreto: ma a quanto pare, visti i 180 voti favorevoli e i soli 26 astenuti, a tutta quanta la politica va bene così. A dispetto delle promesse del passato.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Estromettendo dalla Norma Acqua cultura e Cantieristica Navale che sfruttano al pari degli stabilimenti balneari il Demanio c’è già disparità di trattamento nel quadro Normativo, come anche le concessioni in Spagna e Portogallo che non sono allineate alla Bolkestain.
    Ci sono le condizioni per cominciare a fare ricorsi alla corte di Giustizia Europea altro che Gare…..

    • Andrea_quello_normale says:

      Fatto. Una cinquantina partono domani. Chissà che qualcuno non ci spieghi il pepe al culo dello zar nell’inserire una questione così delicata nel decreto, senza una vera soluzione tralaltro, e che non è vincolante ai fini del Pnrr, come qualcuno ci vuol far credere. Non è vincolante ma mi vien da pensare che sia altamente “consigliata” da qualcuno molto vicino al presidente

    • Per i PRIGIONIERI DELLO STATO, coloro cioè che ormai VECCHI DI ETÀ ANAGRAFICA , non vogliono vincere le gare od, ancor più ,NESSUNO SI PRESENTA CHE FINE FARANNO??? che sia sufficiente consegnare la licenza è capito anche da QI pari a zero, quindi astenersi da commenti!

  2. Cari italiani, finalmente ci siete riusciti, ora avrete le tanto attese “spiagge libere” o al massimo con “tariffe ridotte, inoltre non troverete più quel vecchio concessionario che si era impadronito del “bene di tutti” (chissà come avrà’ fatto, sic!) così come, non si capisce, il perché dei canoni bassi (lo decidevano i balneari?) Ma questi concessionari, come hanno fatto sin dai primi del novecento a “creare” questo disastro che tutti ci invidiano, motivo per cui, sta passando di mano?!
    Sic!

  3. E adesso, anche io posso perdonare voi. In primis la commissione europea, che si crede padrona dell’Europa. In secundis il nostro premier, che si crede padrone dell’Italia. E poi voi, poveri italiani, che non siete padroni di un caxxo.

    • Lorenzo Pinto says:

      La citazione dal Marchese Del Grillo è divertente, e anche vera, ma dimentica che tra quelli che si credono padroni rientrano anche i concessionari, che finora si sono creduti padroni delle spiagge.

      • È vero, non è nostra, ci mancherebbe. Noi siamo il due di briscola sul demanio.
        Ma voi, al grido di “la spiaggia è di tutti”, siete si il due , ma di coppe quando regna denari.

        • Lorenzo Pinto says:

          La spiaggia è di tutti per principio, e “noi” siamo tutto il resto della popolazione italiana, altro che due di coppe quando regnano i (vostri) denari (che noi vi paghiamo come clienti).
          Quindi, meno spocchia.
          Io, pur avendo la fortuna di avere una casa vicino alla spiaggia, come MILIONI di altri cittadini, ho sempre pagato l’ombrellone nel mio mese di ferie, per mia comodità e a caro prezzo.
          Ma non vedo perché debba farlo tutto il resto dell’anno, quando magari vado al mare solo per un weekend e mi basta scendere nella spiaggia di fronte a casa mia per fare un bagno e poi ritornarmene nel mio bel giardino. L’accesso al bagnasciuga, come dice la legge deve essere sempre garantito, e ovunque si voglia, senza dover fare chilometri per cercare una spiaggia libera.
          Quello che si chiede non è che spariscano le concessioni, ma che vengano trattate per quello che sono: concessioni, e non diritti eterni di occupazione, tramandati per generazioni o rivenduti come tali.
          Quello che si chiede è che lo Stato applichi canoni adeguati ai ricavi di chi le gestisce.
          E si chiede che sia sempre garantito l’accesso al bagnasciuga, che non venga impedito con muretti, cancelli e recinti.
          Perché tutta la gente che passa di lì e vuole farsi un bagno, ha il pieno diritto di farlo, e anche i tanti residenti o possessori di case in zone balneari, che hanno fatto anche loro enormi sacrifici per comprarle, hanno tutto il diritto di scendere in spiaggia a rinfrescarsi o fare una passeggiata, senza essere costretti per forza a pagare ed occupare una sdraio.

          Tutte richieste normali e civili che sono contemplate dalla legge ora in discussione.

          • Andrea_quello_normale says:

            Basterebbe far rispettare quelle attuali di leggi. Tutto quello che hai detto é già legge, se poi non viene rispettata e nessuno fa niente per farla rispettare il discorso è diverso. Dalle mie parti si rispettano, e ti sto parlando di Emilia Romagna, non proprio gli ultimi arrivati

          • Antilobby says:

            ……. Voglio vedere come si comporteranno i comuni se devono applicare la legge nel punto che prevede che i passaggi liberi verso il mare devono essere diffusi e che ci deve essere un equilibrio tra spiagge libere e quelle date in concessione (in Versilia i bagni marittimi sono L’uno attaccato all’altro con rari passaggi liberi verso il mare. In questa zona il demanio marittimo dato in concessione è oltre il 90% dello stesso).

  4. Liberamente says:

    Sempre con il mantra “unici al mondo”…
    Non sempre “l’unicità” è sinonimo di giustizia, lungimiranza e furbizia…la nostra unicità da pasta, pizza e mandolino, ha distrutto per oltre 50 anni un ecosistema vivo e importantissimo nell’interesse di pochi, arricchiti, a scapito dell’ambiente e dell’interesse pubblico.
    Speriamo di allinearci presto al resto del mondo per quanto riguarda la gestione ed il rispetto dei litorali basta copiare dalle vicine Francia e Spagna…

    • Già, finalmente adesso l’ambiente sarà salvo, nessun’altro si arricchirà così come si sono arricchiti gli attuali concessionari, che si erano impadroniti “da soli”, le spiagge saranno di tutti, e i nuovi concessionari dimezzeranno le tariffe, inoltre, il litorale italiano sarà affidato finalmente a tanti giovani e a tanti poveri italiani; gli stranieri, le multinazionali e i mafiosi, sono una invenzione di questi concessionari, e ognuno avrà la possibilità di avere uno stabilimento balneare, senza soldi, (con pochi spicci) sic! (complimenti!) 😂. Ah, dimenticavo, grazie a questa “riforma”, avremo i soldi del PNRR, che altrimenti non ce li avrebbero dati, ovviamente a fondo perduto (gratis!) 😂😂😂.

    • Andrea_quello_normale says:

      E lei si riempe la bocca di falsità, se fossimo i padroni non pagheremmo un canone (da sempre stabilito unilateralmente dallo Stato, sia chiaro), e probabilmente avremmo cancelli e reticolati per tenere alla larga quelli come lei.

  5. Ho notato che i comuni ai nuovi può concedere tempi diversi praticamente chi vince ora si aggiudica il bene demaniale pet sempre?

  6. Nessuno sa nulla di preciso, salvo un principio elementare. Chi si aggiudicherà una concessione, sapendo che a breve scadenza dovrà restituirla, la sfrutterà al massimo e a chi arriverà dopo di lui toccherà rifare tutto daccapo. Ottima soluzione, non c’è che dire. Ma se il problema erano i canoni cosa impediva allo Stato di differenziarli per redditività o per qualsiasi altro criterio abbastanza oggettivo? Ah già, ma in quel caso bisognava lavorare, quindi meglio dare addosso ai balneari stronzi che pagano poco. D’accordooooooooooooooooo?

    • Lorenzo Pinto says:

      Ma che dice?
      Questa vergogna dell’esiguità del canone di concessione è sempre venuta fuori periodicamente negli anni, e chiunque timidamente proponesse di alzarlo, ve lo siete mangiato vivo… Ancora oggi c’è chi tra di voi sostiene che i canoni vanno bene così e che anzi la spiaggia dovrebbe diventare di vostra proprietà…
      Ipocriti, ora che la pacchia è finita, invocate i provvedimenti che fino a ieri combattevate coi denti?
      Quante vacanze in prima fila, quanti pranzi di pesce, quante camere a 5 stelle, avete regalato agli onorevoli, agli assessori, ai consiglieri e ai sindacalisti che vi garantivano protezione e ai loro amici?
      Prendetevela con loro e con voi stessi!
      D’accordoooooo?

      • Gentile Lorenzo Pinto, Lei la butta in cagnara ma omette attentamente di replicare (perché non può) alle mie osservazioni, che sono, ribadisco, le seguenti:
        1. Chi si aggiudicherà una concessione, sapendo che a breve scadenza dovrà restituirla, la sfrutterà al massimo e a chi arriverà dopo di lui toccherà rifare tutto daccapo. Non c’è alcun dubbio che sarà così, a meno che la durata non sia tale da rendere possibile degli investimenti adeguati. L’idea dell’imprenditore a tempo determinato è completamente folle e non funzionerà;
        2. Ma se il problema erano i canoni cosa impediva allo Stato di differenziarli per redditività o per qualsiasi altro criterio abbastanza oggettivo? Ah già, ma in quel caso bisognava lavorare, quindi meglio dare addosso ai balneari stronzi che pagano poco. Lei conferma quanto sia facile dare addosso ad una categoria che sarà annientata. Quindi lo Stato, quando vuole, può agire per distruggere. Forse, imponendo ai funzionari di lavorare, cosa non facile, avrebbe potuto differenziare i canoni, dato che la differenza tra le concessioni meno remunerative e quelle più remunerative è una differenza da 1 a 1000, non da 1 a 2. Bisognava, però, lavorare, appunto, e questo non è facile imporlo alla P.A. sindacalizzata, omogeneizzata e con i premi a pioggia.
        Questa è la verità, in sintesi, e quindi le Sue affermazioni sono banali, insignificanti, demagogiche, esattamente al pari di quella famosa presentatrice del “D’accordooooooo?”. Se ne ha voglia, scriva anche con un po’ di buona fede. Ma capisco che anche questo per Lei sia difficile, se non impossibile. Quando si sceglie di portare il cervello all’ammasso… D’accordooooooooooooooo?

  7. Nikolaus Suck says:

    “Fino a tale data l’occupazione dell’area demaniale da parte del concessionario uscente è comunque legittima anche in relazione all’articolo 1161 del codice della navigazione.”
    Qui nascono e nasceranno i prossimi casini, era di troppo e andava tolta. Vediamo se avrò di nuovo ragione.

  8. Sig Liberamente, già dal nome si capisce, che non hai mai scucito 10 euro, per un ombrellone, vai liberamente sulle spiaggie libere, col tuo carrellino sdraiette e ombrellino, in mezzo all’immondizia e attento alle siringhe, mangiati il panino, ma non lasciare rifiuti mi raccomando…

  9. massimiliano says:

    come prevedibile, l’argomento è diventato un teatro di guerriglia tra fazioni pro e contro il principio di gestione di un bene pubblico. certamente prevedibile il nervoso delle imprese che da anni esercitano. è anche vero che non tutto è per sempre. non bisognerebbe spaventarsi più di tanto. certamente chi impegna e gestisce l’impresa con grande tecnica e passione, avrà tutti gli strumenti per confermare la sua presenza. ma occorre dialogare avendo ben presente che il settore, spesso, non migliora la qualità del servizio e, nella logica dei grandi numeri, il prezzo lo paga tutta l’Italia visto che le presenze turistiche, pur corpose, non restano sempre molto soddisfatte dei servizi (certo del paesaggio si); l’impegno corporativo potrà migliorare e forse migliori risultati saranno scatenati dalle necessarie tutele ambientali (inquinamenti degli ascarichi a mare… per esempio?). può migliorare. e poi, immagino che in ogni famiglia ci sia la pecorella nera… lo stabilimento che non lavora bene, vicino ad uno che invece si impegna costantemente, magari cederà il passo ad uno che ha voglia di dare servizi eccellenti… ricordate il titolo del ddl: concorrenza…

    • Un bel tema per la scuola elementare. Ma non hai ancora capito che i grandi principi invocati non c’entrano nulla con i reali obiettivi? Quanta ingenuità…

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