Attualità

Balneari, è ufficiale: spiagge a gara dal 2023, approvato ddl concorrenza

Svolta epocale per la gestione del demanio marittimo, ma per i criteri delle evidenze pubbliche bisogna attendere il decreto attuativo

La Camera dei deputati ha approvato ieri sera il disegno di legge sulla concorrenza, già passato lo scorso maggio in Senato, che all’articolo 3 introduce le gare per le concessioni balneari entro il 31 dicembre 2024. Si tratta di una svolta epocale per la gestione delle spiagge italiane dopo vent’anni di rinnovi automatici agli stessi titolari, che ora potranno comunque competere per riottenere le concessioni, ma passando dalle gare pubbliche come previsto dalla direttiva europea Bolkestein a cui l’Italia non si era ancora adeguata. In aiuto agli attuali gestori c’è il riconoscimento di un punteggio bonus in fase di gara per chi dimostra esperienza professionale nel settore e per chi ha avuto l’attività balneare come reddito prevalente negli ultimi cinque anni, mentre restano ancora da definire i criteri per il calcolo dell’indennizzo ai concessionari uscenti in caso di passaggio del titolo, di cui dovrà occuparsi il prossimo governo nel successivo decreto attuativo.
Il provvedimento è stato approvato a larghissima maggioranza, con 345 voti favorevoli e solo i 41 contrari dei deputati di Alternativa e di Fratelli d’Italia (che aveva presentato anche degli emendamenti soppressivi, ma finiti respinti dall’aula). A causa di alcune modifiche introdotte da Montecitorio, tra cui lo stralcio della norma sulla liberalizzazione delle licenze di taxi e ncc, il provvedimento tornerà nei prossimi giorni in Senato per la terza lettura, dove otterrà il via libera definitivo.

Il ddl concorrenza si occupa di molti temi imposti dall’Europa affinché l’Italia potesse ottenere i fondi Pnrr, come le concessioni idroelettriche, la distribuzione del gas, la sanità privata e la gestione dei rifiuti. Le spiagge invece non facevano parte del patto sul Pnrr, ma il governo Draghi ha voluto a tutti i costi inserirle nel ddl concorrenza per recepire la sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, che lo scorso novembre ha annullato l’ultima proroga dei titoli al 2033 (poiché in contrasto col diritto europeo che vieta i rinnovi automatici agli stessi titolari sulle concessioni di beni pubblici) e imposto di riassegnarli tramite gare entro il 31 dicembre 2023. In assenza di una riforma, i Comuni sarebbero stati costretti comunque a istituire le evidenze pubbliche, ma senza linee guida nazionali e senza alcuna garanzia per i concessionari uscenti. Con l’entrata in vigore della legge sulla concorrenza, invece, sono previste almeno alcune forme di tutela per gli attuali imprenditori che hanno lavorato bene e che potranno dimostrarlo, per esempio con certificazioni, regolarità fiscale e assenza di illeciti, meritandosi di continuare a gestire le concessioni.

Nonostante gli appelli portati avanti fino all’ultimo dalle associazioni di categoria dei balneari, anche alla luce dello stralcio dell’articolo 10 sui taxi, è saltato il tentativo di eliminare l’articolo 3 sulle spiagge. Le gare delle concessioni sono dunque diventate ufficialmente una realtà da cui non si potrà più tornare indietro, anche se tutti i dettagli su come espletare le procedure dovranno essere definiti nel decreto attuativo da varare entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge. A occuparsene sarà dunque con tutta probabilità il prossimo esecutivo, da cui dipenderà il futuro degli stabilimenti balneari italiani: il governo Draghi, infatti, non si è preso la responsabilità di decidere sugli aspetti più importanti della materia, limitandosi a concetti molto vaghi che potrebbero essere concretizzati in molti modi diversi, a seconda del colore politico che dominerà alle prossime elezioni. Per ora l’unica certezza, insomma, è che le gare saranno da fare entro due anni; ma su come si faranno, resta ancora tutto da decidere. E gli aspetti rimasti in sospeso, come vedremo nelle prossime righe, sono molteplici.

pouf Pomodone

Come saranno le gare delle spiagge

L’articolo 3 del ddl concorrenza afferma che le concessioni balneari in essere sono valide fino al 31 dicembre 2023, dopodiché dovranno essere oggetto di riassegnazione tramite evidenze pubbliche. Tuttavia, se un’amministrazione comunale dovesse dimostrare delle non meglio precisate «ragioni oggettive che impediscono la conclusione della procedura selettiva entro il 31 dicembre 2023, connesse, a titolo esemplificativo, alla pendenza di un contenzioso o a difficoltà oggettive legate all’espletamento della procedura stessa, l’autorità competente, con atto motivato, può differire il termine di scadenza delle concessioni in essere per il tempo strettamente necessario alla conclusione della procedura e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024».

A decidere come riassegnare le concessioni in seguito alla loro scadenza è dedicato l’articolo 4, che però di fatto elenca solo una serie di generici principi da concretizzare in modo più preciso nel successivo decreto attuativo da approvare entro sei mesi. Le concessioni balneari, afferma la norma, dovranno essere affidate «sulla base di procedure selettive nel rispetto dei princìpi di imparzialità, non discriminazione, parità di trattamento, massima partecipazione, trasparenza e adeguata pubblicità, da avviare con adeguato anticipo rispetto alla loro scadenza» e le gare dovranno tenere «adeguata considerazione degli investimenti, del valore aziendale dell’impresa e dei beni materiali e immateriali, della professionalità acquisita anche da parte di imprese titolari di strutture turistico-ricettive che gestiscono concessioni demaniali». Al fine di premiare gli attuali concessionari che hanno gestito virtuosamente le spiagge e che meritano di continuare, più avanti nel testo si impone anche che le gare tengano conto «dell’esperienza tecnica e professionale già acquisita in relazione all’attività oggetto di concessione, secondo criteri di proporzionalità e di adeguatezza e, comunque, in maniera tale da non precludere l’accesso al settore di nuovi operatori», nonché «della posizione dei soggetti che, nei cinque anni antecedenti l’avvio della procedura selettiva, hanno utilizzato una concessione quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare». Si tratta di un passaggio piuttosto delicato, la cui attuazione dovrà essere concordata con la Commissione europea, che ha più volte dichiarato la sua contrarietà a qualsiasi forma di vantaggio per i concessionari uscenti.

Per evitare la concessione di ampie porzioni di spiaggia a pochi grandi capitali, invece, la legge propone molto genericamente «l’eventuale frazionamento in piccoli lotti delle aree demaniali da affidare in concessione, al fine di favorire la massima partecipazione delle microimprese e piccole imprese» e l’obbligo di stabilire un «numero massimo di concessioni di cui può essere titolare, in via diretta o indiretta, uno stesso concessionario a livello comunale, provinciale, regionale o nazionale». Ancora una volta, sono principi generici e privi di qualsiasi impegno concreto, che a seconda del colore politico del prossimo governo, aprono alla possibilità di decidere liberamente se preservare l’attuale modello di piccole e medie imprese balneari familiari oppure se dare tutto in mano ai grandi gruppi economici.

Importanti sono invece i criteri di ecosostenibilità e accessibilità che la riforma chiede di tenere in «adeguata considerazione ai fini della scelta del concessionario». In concreto si parla di «interventi indicati dall’offerente per migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’area demaniale, anche da parte dei soggetti con disabilità, e dell’idoneità di tali interventi ad assicurare il minimo impatto sul paesaggio, sull’ambiente e sull’ecosistema, con preferenza per il programma di interventi che preveda attrezzature non fisse e completamente amovibili».

Infine, come detto, il ddl concorrenza non entra nel merito dei criteri con cui calcolare l’indennizzo economico per i concessionari uscenti, limitandosi a stabilire che dovrà essere il decreto attuativo a occuparsi della «definizione di criteri uniformi per la quantificazione dell’indennizzo da riconoscere al concessionario uscente, posto a carico del concessionario subentrante». Sarà soprattutto su questo tema che si concentrerà il negoziato fra le associazioni di categoria e il prossimo governo, in quanto non sarà affatto facile stabilire dei criteri oggettivi per definire un indennizzo che gli imprenditori del settore pretendono venga calcolato sull’intero valore aziendale delle loro imprese.

La durata delle nuove concessioni balneari e l’aumento dei canoni

Secondo il provvedimento approvato alla Camera, saranno i Comuni a decidere la durata delle nuove concessioni, «per un periodo non superiore a quanto necessario per garantire al concessionario l’ammortamento e l’equa remunerazione degli investimenti autorizzati dall’ente concedente in sede di assegnazione della concessione e comunque da determinare in ragione dell’entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare, con divieto espresso di proroghe e rinnovi anche automatici».

Il testo apre inoltre alla possibilità di aumentare i canoni demaniali: al settimo comma dell’articolo 4 si parla infatti della «definizione di criteri uniformi per la quantificazione di canoni annui concessori che tengano conto del pregio naturale e dell’effettiva redditività delle aree demaniali da affidare in concessione». Il decreto attuativo dovrà inoltre definire «una quota del canone annuo concessorio da riservare all’ente concedente e da destinare a interventi di difesa delle coste e delle sponde e del relativo capitale naturale e di miglioramento della fruibilità delle aree demaniali libere».

La complessità del decreto attuativo

Oltre alla complessità dei temi di cui dovrà occuparsi, il decreto attuativo per la riforma delle concessioni balneari sarà un’operazione difficile anche per i tempi ristretti a disposizione. Con le elezioni anticipate al 25 settembre, la questione sarà senz’altro oggetto di fantasiose promesse da campagna elettorale per i prossimi due mesi; dopodiché il prossimo esecutivo si troverà a dover scrivere entro quattro/cinque mesi le linee guida delle gare. Di conseguenza le Regioni dovranno correre per emanare le loro ordinanze e i Comuni dovranno istituire le procedure selettive in fretta e furia, avendo a disposizione un solo funzionario per gestire decine di bandi. Con questo scenario, appare dunque molto probabile che quasi tutte le amministrazioni sfrutteranno l’anno di deroga in più concesso dalla legge, preparandosi anche per gestire i ricorsi che potrebbero arrivare numerosi, come sempre accade coi bandi di gara – soprattutto se non saranno scritti con sufficiente precisione e rispetto del diritto.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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