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Antitrust si oppone a estensione concessioni balneari al 2033: “Viola la concorrenza”

Il Comune di Piombino portato davanti al Tar: l'accusa è che la risorsa spiaggia sia scarsa e che pertanto si debbano fare le gare

Si aggiunge un nuovo capitolo alla lunga e complessa vicenda delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo, quelle cioè relative agli stabilimenti balneari italiani. A scendere in campo questa volta è l’Antitrust, che nei giorni scorsi ha presentato ricorso davanti al Tar nei confronti del Comune di Piombino. L’autorità garante della concorrenza contesta all’amministrazione della località toscana di avere esteso le concessioni fino al 31 dicembre 2033, come d’altronde hanno fatto centinaia di altri Comuni applicando quanto disposto dalla legge 145/2018. Invece, secondo l’Antitrust le concessioni devono essere messe subito a gara.

Lo scorso maggio il Comune di Piombino aveva giustificato il prolungamento al 2033 con una determina molto innovativa, che constatava come la spiaggia fosse una risorsa non scarsa (dei 12,5 km di litorale piombinese, solo 2,5 sono in concessione) e di conseguenza, in base all’articolo 12 della direttiva europea 2006/123/CE (nota come “Bolkestein”), verrebbe meno l’obbligo di istituire le gare delle concessioni demaniali marittime. Inoltre, l’amministrazione comunale aveva disposto che la determina restasse in evidenza pubblica per trenta giorni, dando modo a chiunque di presentare eventuali osservazioni.

Tuttavia l’Antitrust ha contestato queste motivazioni, presentando prima una diffida contro il Comune di Piombino e poi un ricorso davanti al tribunale amministrativo. L’autorità garante della concorrenza sarebbe stata interpellata da alcuni imprenditori toscani interessati a subentrare nella gestione degli stabilimenti balneari di Piombino, e impossibilitati a causa dell’estensione che ha blindato gli attuali titolari fino al 2033.

Nella sua diffida, presentata lo scorso 28 luglio, l’Antitrust invita il Comune di Piombino ad annullare il provvedimento «per specifiche violazioni dei principi concorrenziali e per la contrarietà con gli articoli 49 e 56 del Tfue (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), in quanto suscettibile di limitare ingiustificatamente la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei servizi nel mercato interno, nonché le disposizioni normative eurounitarie in materia di affidamenti pubblici». Anche la motivazione della “non scarsità della risorsa” viene giudicata nel ricorso come «infondata ed erronea dal punto di vista amministrativo», in quanto «la scarsità dei beni suscettibili di concessione non va parametrata all’astratta possibilità che un determinato bene demaniale sia oggetto di concessione (nel caso di specie i 12,5 km di costa balneabile), bensì alle concrete possibilità di procedere all’affidamento del bene a soggetti privati per l’esercizio di un’attività economica da valutarsi alla luce delle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti. In particolare, nel caso di specie emerge chiaramente che le concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative sono estremamente limitate, in quanto alle sole 21 concessioni già rilasciate (pari a 2,5 km di costa balneabile) se ne aggiungono, ad oggi, solo altre 9, delle quali solamente 4 sono attualmente oggetto di specifiche procedure a evidenza pubblica».

L’autorità aveva dato 60 giorni di tempo per rispondere all’amministrazione comunale, che non avendo esaudito la richiesta, è stata portata davanti al Tar. Significativo è il fatto che l’Antitrust abbia deciso di intraprendere le vie legali anziché comminare una sanzione amministrativa, come sarebbe stato nelle sue possibilità.

La prima udienza è fissata per il 3 marzo 2021 ed è probabile che, per il peso che l’Antitrust riveste sia a livello mediatico che autoritario, la decisione dei giudici riaccenderà i riflettori sulla complicata vicenda del demanio marittimo italiano. Infatti, dopo che la Corte di giustizia europea a luglio 2016 ha dichiarato illegittime le proroghe automatiche e generalizzate come quella fino al 2020 decisa dal governo Monti, nel dicembre 2018 il governo Conte 1, per volere dell’allora ministro Gian Marco Centinaio, ha disposto un’estensione di 15 anni giustificata come periodo transitorio in attesa di una riforma organica del settore, a cui l’esecutivo stava lavorando in dialogo con l’Unione europea. Non a caso, trascorsi ormai due anni dall’estensione al 2033, la Commissione Ue non ha mai recapitato nessuna procedura di infrazione all’Italia. Tuttavia il precedente governo è caduto lasciando i lavori a metà, e l’attuale esecutivo sembra avere messo da parte la questione. Ma ora l’intervento dell’Antitrust rischia di agitare le acque, obbligando la maggioranza Pd-5Stelle a correre ai ripari.

Il commento di Fiba-Confesercenti

L’associazione degli imprenditori balneari Fiba-Confesercenti giudica «inaccettabile» la decisione dell’Antitrust. Secondo il presidente Maurizio Rustignoli, si tratta di «un tentativo prettamente speculativo/economico fatto a discapito degli attuali concessionari e quindi da ritenersi sterile, se qualcuno pensa di espropriarli per favorire gruppi di investimento o altri soggetti non ben determinati». Leggi il comunicato integrale di Fiba-Confesercenti »

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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