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Antitrust a Draghi: “Concessioni balneari subito a gara”. Primi ricorsi al Tar

Il garante della concorrenza ha scritto una lettera al premier, affermando che l'estensione automatica fino al 2033 disposta dal precedente governo sarebbe illegittima e andrebbe annullata a favore degli immediati bandi pubblici. E ha impugnato la validità delle concessioni in tutte le località che hanno ignorato le sue diffide.

L’Antitrust torna all’attacco sulle concessioni demaniali marittime, questa volta scrivendo direttamente al presidente del consiglio Mario Draghi per chiedere di riassegnare subito gli attuali stabilimenti balneari tramite bandi pubblici. Dopo avere diffidato alcuni Comuni costieri che hanno esteso i titoli fino al 31 dicembre 2033, secondo quanto previsto dalla legge 145/2018, l’Autorità garante della concorrenza nei giorni scorsi ha inviato una lettera al primo ministro, chiedendo la «disapplicazione delle disposizioni nazionali» che «hanno reso il settore delle concessioni impenetrabile all’applicazione dei principi della libera concorrenza» e l’applicazione della direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi. Una scelta, quella di rivolgersi direttamente al premier, che evidenzia purtroppo come la situazione sulle concessioni balneari italiane stia precipitando: la normativa italiana che ha previsto il prolungamento di quindici anni delle concessioni ai medesimi titolari è stata infatti contestata dall’Unione europea con una lettera di messa in mora inviata lo scorso dicembre, e da allora l’Antitrust si è accanita nel chiedere la disapplicazione della 145/2018 e l’istituzione immediata delle gare pubbliche, inducendo molte amministrazioni comunali a non rilasciare i titoli estesi fino al 2033 e a optare per proroghe tecniche di uno o due anni (nonostante siano prive di qualsiasi fondamento giuridico).

Con la scelta di rivolgersi direttamente al presidente del consiglio, noto liberista e filo-europeista, l’Antitrust chiede un immediato disegno di legge che annulli la validità della 145/2018 e istituisca le gare pubbliche entro la fine del 2021. La lettera, firmata dal garante dell’Agcm Roberto Rustichelli, riguarda principalmente le concessioni dei mercati ambulanti – che con la stessa legge 145/2018 sono state addirittura escluse dall’applicazione della direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi – ma contiene alcuni significativi passaggi anche sulle concessioni di spiaggia che destano una certa preoccupazione nel settore. Infatti, secondo l’Antitrust i rinnovi automatici delle concessioni agli stessi titolari sarebbero privi «di adeguate procedure di selezione a evidenza pubblica o secondo criteri di preferenza dei prestatori uscenti, idonei a cristallizzare gli assetti di mercato».

Non solo: l’Agcm non ha cessato nemmeno la sua azione di pressing nei confronti delle amministrazioni comunali, iniziata lo scorso ottobre con Piombino e proseguita a dicembre con Carrara e Castiglione della Pescaia e a febbraio con San Vincenzo; anzi è andata nel concreto: dopo avere preso atto che le amministrazioni comunali hanno fatto trascorrere i canonici 60 giorni ignorando le sue diffide, il garante ha impugnato le delibere di Piombino e di Carrara, presentando ricorso al Tar con la richiesta di disapplicare la 145/2018. A Piombino (dove si sono salvati solo alcuni concessionari del Parco della Sterpaia già passati dalle evidenze pubbliche) la prima udienza si è tenuta lo scorso 3 marzo, ma i giudici hanno rinviato la decisione al prossimo 14 luglio; mentre a Carrara il contenzioso è ancora in fase preliminare, con gli imprenditori balneari che hanno optato per una difesa collettiva. In entrambi i casi il rischio di una decisione sfavorevole è purtroppo esistente e affermare questo non è fare allarmismo, bensì sensibilizzare sulla gravità di una situazione che solo un’adeguata riforma statale può risolvere: l’estensione al 2033, infatti, doveva essere il primo passo di un riordino complessivo della materia che non è mai stato completato.

Ora il Tar Toscana potrebbe rigettare il ricorso dell’Antitrust oppure accoglierlo, senza escludere l’ipotesi di porre un quesito interpretativo alla Corte di giustizia dell’Unione europea come già il Tar Lombardia e il Tar Sardegna fecero in merito alla proroga al 2020 che portò alla nota sentenza “Promoimpresa” del 14 luglio 2016.

Oltre alle quattro località toscane, l’Autorità garante della concorrenza nei giorni scorsi ha diffidato anche il Comune di Castellabate in Campania, affermando che l’estensione delle concessioni balneari al 2033 sarebbe illegittima poiché in contrasto col diritto europeo. L’amministrazione invece, scrive l’Antitrust, «avrebbe dovuto disapplicare la normativa posta a fondamento della delibera della giunta (la 145/2018, NdR) per contrarietà della stessa ai principi e alla disciplina eurounitaria sopra richiamata. Le disposizioni relative alla proroga delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative contenute nel provvedimento amministrativo integrano, infatti, specifiche violazioni dei principi concorrenziali nella misura in cui impediscono il confronto competitivo che dovrebbe essere garantito in sede di affidamento dei servizi incidenti su risorse demaniali di carattere scarso, in un contesto di mercato nel quale le dinamiche concorrenziali sono già particolarmente affievolite a causa della lunga durata delle concessioni attualmente in essere». Ecco perché la proroga «si pone in contrasto con gli articoli 49 e 56 del TFUE (il trattato fondativo dell’Unione europea, NdR), in quanto è suscettibile di limitare ingiustificatamente la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei servizi nel mercato interno, nonché con le disposizioni normative eurounitarie in materia di affidamenti pubblici, con particolare riferimento all’art. 12 della direttiva Servizi» (la cosiddetta Bolkestein).

Il principio generale ribadito dall’Antitrust è che «è nell’interesse del mercato effettuare un attento bilanciamento tra i benefici di breve periodo e i possibili costi che si potrebbero manifestare in un orizzonte temporale più ampio. La concessione di proroghe in favore dei precedenti concessionari, infatti, rinvia ulteriormente il confronto competitivo per il mercato, così impedendo di cogliere i benefici che deriverebbero dalla periodica concorrenza per l’affidamento attraverso procedure ad evidenza pubblica. Quindi, eventuali proroghe degli affidamenti non dovrebbero comunque eccedere le reali esigenze delle amministrazioni, per consentire quanto prima l’allocazione efficiente delle risorse pubbliche mediante procedure competitive».

Proprio come Carrara e di Piombino, anche il Comune di Castellabate ha contestato la risposta dell’Agcm, ritenendo legittimo il proprio operato. Così infatti recita la replica del sindaco: «L’estensione della durata delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricettive in favore dei concessionari in essere è stata realizzata sulla base di quanto previsto dall’art. 1, commi 682, 683 e 684 della legge n. 145/2018, nonché dell’art. 182 comma 2 del d.l. n. 34/2020, conv. con legge n. 77/2020, e dell’art. 100, comma 1, del d.l. n. 104/2020, conv. con legge n. 126/2020». Pertanto, il Comune campano ritiene «di avere adottato un atto d’indirizzo gestionale conforme con l’attuale quadro normativo italiano ed eurounitario entro i limiti e le competenze dell’ente locale delegato alla gestione amministrativa del demanio marittimo e che pertanto all’attualità non sussistono le condizioni ed i presupposti per disapplicare quanto disposto dal legislatore italiano».

In seguito alla risposta, l’Agcm ha deciso di impugnare anche la delibera del Comune di Castellabate in sede di Tar: un vero e proprio accanimento che potrebbe paradossalmente proseguire contro tutti i Comuni italiani che hanno applicato l’estensione al 2033, col rischio che i ricorsi in tribunale, in assenza di una legge certa sulle modalità di assegnazione delle concessioni balneari, si concludano a sfavore degli attuali imprenditori. A meno che non intervenga una riforma complessiva del settore, che si fa più urgente ogni giorno che passa.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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