Cna Balneari

Tutelare il legittimo affidamento per dare certezze ai balneari italiani

Il punto della portavoce di Cna Balneari sulle ingarbugliate questioni del demanio marittimo

Da un anno le imprese balneari italiane hanno presentato le istanze per estendere le concessioni demaniali marittime fino al 31 dicembre 2033, ai sensi della legge dello Stato italiano 145/2018. Le Regioni hanno emesso diverse circolari esplicative su come applicare la legge, ma ad oggi moltissime imprese balneari non sono ancora in possesso del titolo vidimato al 2033. Queste concessioni scadono il 31 dicembre 2020.

Sappiamo che molte estensioni sono pronte, ma tutto si è arrestato in attesa di indicazioni ulteriori, giacché alcune sentenze hanno fatto sorgere la necessità di approfondimenti da parte degli uffici comunali. Vero che è ogni sentenza riguarda il caso preso in esame e per il quale si esprime il giudizio. Vero è anche che, per il caso dell’estensione delle concessioni, secondo una recente sentenza del Consiglio di Stato “qualora emerga contrasto tra la norma nazionale e il diritto eurocomunitario è fatto obbligo al dirigente che adotta il provvedimento sulla base della norma nazionale di non applicarla, salvo valutare la possibilità di trarre dall’ordinamento sovranazionale una disposizione con efficacia diretta idonea a porre la disciplina della fattispecie concreta”.

Inoltre, l’ultima circolare del Mit sostiene la necessità di tutelare il legittimo affidamento e distingue tra concessioni che vengono rilasciate ex novo, con soluzione di continuità del rapporto, e concessioni rilasciate ante direttiva Bolkestein (si veda nota del pool legale di Cna Balneari, Roberto Righi ed Ettore Nesi). Infatti nel corpo del testo della circolare si legge che “una proroga di concessione demaniale è giustificata laddove sia finalizzata a tutelare la buona fede del concessionario qualora questi abbia ottenuto una determinata concessione in un periodo in cui “non era ancora dichiarato che i contratti aventi un interesse transfrontaliero certo avrebbero potuto essere soggetti ad obblighi di trasparenza”. Non solo: l’interesse transfrontaliero certo è da accertarsi caso per caso da parte degli organi giurisdizionali che ne hanno competenza.

In sintesi, per l’applicazione della legge 145/2018 non siamo in presenza di atti amministrativi discrezionali che intervengano con effetti di soluzione di continuità del rapporto concessorio e in modo automatico, bensì di “vidimazioni”, poiché l’effetto sulla durata della concessione è dato dalla legge e non dall’atto amministrativo di accertamento che interviene per ragioni di tutela del concessionario e delle sue situazioni giuridiche soggettive (il legittimo affidamento). Quindi, alla luce delle complesse vicissitudini legislative, è quantomai necessario sciogliere i nodi di questo ingarbugliato sistema, nodi che bloccano le imprese balneari italiane: la qual cosa è praticabile con una semplice circolare che renda operativa la legge 145/2018 e tolga dall’empasse le amministrazioni locali.

I balneari, prima dell’entrata in vigore della direttiva Bolkestein, avevano sottoscritto un contratto con lo Stato italiano e avevano effettuato investimenti nella convinzione che il titolo concessorio sarebbe stato rinnovato in buona fede. L’articolo 6 comma 1 TFUE enuncia che la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ha lo stesso valore giuridico dei trattati e si pone dunque come pienamente vincolante per le istituzioni europee, allo stesso livello di trattati e protocolli a essi allegati, al vertice dell’ordinamento dell’Unione europea. Tra i diritti fondamentali vi è quello della tutela del legittimo affidamento.

Quanto all’ordinamento italiano, va menzionato l’articolo 1 della legge generale sul procedimento amministrativo n. 241/05, che afferma: “L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza, secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai princípi dell’ordinamento comunitario”. Si menziona, inoltre, il Tar Lecce con la sentenza n. 15 dell’8 gennaio 2020, che ha affermato un importante principio: l’ambito delle concessioni demaniali marittime, al quale il legislatore ha circoscritto il meccanismo della proroga di cui alla legge n. 145/2018, non può ricomprendere anche le concessioni – di natura non demaniale – date dalla Regione per terreni che al momento del rilascio del titolo erano di proprietà della Regione stessa. Tale decisione individua un corretto punto di equilibrio tra le posizioni degli imprenditori privati che intendono conseguire la proroga di quindici anni e l’interesse pubblico alla gestione del demanio marittimo.

Anche la Regione Puglia, nelle sua recente circolare del 17 dicembre 2019, ricorda ai Comuni che “l’estensione della durata delle concessioni demaniali esplica i suoi effetti ex lege, e che secondo i principi dell’ordinamento giuridico nazionale, le sentenze degli organi di giurisdizione trovano applicazione solo per lo specifico caso oggetto del giudicato“. Peraltro le necessarie attività istruttorie per la formalizzazione dell’estensione temporale, ivi incluse eventuali forme di pubblicazione delle istanze di concessionari, non corrispondono all’applicazione automatica dell’estensione.

Infine, ad oggi le disposizioni di legge in oggetto non sono sottoposte al vaglio di legittimità costituzionale o del diritto eurounitario. È fondamentale, dunque, che non si vanificano gli effetti positivi invocati dalla legge 145/2018 e che questa intende perseguire: dare certezze ai concessionari per permettere loro di operare nell’ottica della continuità aziendale e favorire investimenti, crescita e occupazione.

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Sabina Cardinali

Sabina Cardinali

Portavoce nazionale Cna Balneari
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    La legge 145/2018 e’ chiarissima……inutile andare a cercare appigli, sentenze e quant’altro…..ribadisco……la 145/2018 e’ chiarissima ed e’ in vigore!!!!!!….per come e’ scritta la capirebbe perfettamente bene pure un bambino di terza elementare!!!!…..nn capisco perché il sindacato di categoria cerchi di argomentare su legittimi affidamenti, date di scadenza passate, concessioni ante 2009 o meno…..LA LEGGE E’ CHIARA E COMPRENDE TUTTE LE CONCESSIONI IN ESSERE!!!!!!…..saremo mica schiavi di una magistratura sinistroide e spesso corrotta….???!!!!!…..non ci spaventeremo mica dei pensieri di qualche magistrato o procuratore di parte??……in fondo parlano, scrivono ma nn mi sembra che nessuno di questi fino ad ora abbia avuto il potere/coraggio di far cessare una concessione in essere…..(impossibile….la 145/2018 e’ chiarissima!!!)…..vogliono solamente intimorire i funzionari (che sono gia’ intimoriti per loro natura)……SOLITA VERGOGNA ALL’ITALIANA!!!!!!!

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