Norme e sentenze

Tar: “Attendere Corte Ue prima di decidere su concessioni balneari”

Il giudice amministrativo marchigiano ha sospeso un contenzioso in attesa della pronuncia del tribunale europeo

Prima di prendere decisioni che riguardano le concessioni balneari, è opportuno attendere la sentenza della Corte di giustizia europea che l’anno prossimo dovrà pronunciarsi in merito. Lo ha dichiarato il Tar delle Marche con l’ordinanza numero 38 pubblicata ieri, che ha accolto la richiesta di domanda cautelare presentata dagli avvocati Cristina Pozzi e Paolo Anconelli in rappresentanza di un nutrito gruppo di concessionari demaniali marittimi. I titoli oggetto del contenzioso sono tutti ricadenti sotto la gestione dell’Autorità portuale di Ancona.

Prima che l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, lo scorso novembre, annullasse la validità della proroga al 2033 disposta dalla legge 145/2018, i concessionari avevano chiesto l’applicazione di tale proroga all’Autorità portuale, che tuttavia l’aveva negata. In seguito all’eclatante pronuncia di Palazzo Spada, i concessionari avevano richiesto il prolungamento fino al 31 dicembre 2023, secondo quanto stabilito dalla stessa adunanza plenaria per evitare gli effetti devastanti che avrebbe comportato la decadenza immediata di tutti i titoli; ma anche in questo caso l’Autorità portuale si è rifiutata, limitandosi a concedere una proroga tecnica di un anno, fino al 31 dicembre 2022. I legali dei concessionari hanno quindi presentato ricorso al Tar, che con l’ordinanza 38/2022 (presidente Gianluca Morri, estensore Simona De Mattia) ha accolto la loro richiesta di sospensiva cautelare.

Nelle motivazioni dell’ordinanza, il Tar Marche sostiene di avere «ritenuto […] che le questioni prospettate necessitino di un approfondimento da riservare alla fase di trattazione del merito del ricorso, per la quale si reputa di dover fissare la pubblica udienza dell’8 novembre 2023, anche tenuto conto dell’opportunità di attendere l’esito del rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea, ex art. 267, comma 2, T.F.U.E., disposto dal Tar Puglia, Lecce, con ordinanza 11 maggio 2022, n. 743, relativamente a una serie di questioni attinenti alla validità e vincolatività della c.d. “direttiva Bolkestein” e alla sua natura self executing, indubbiamente rilevanti ai fini della decisione sulla presente controversia».

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In sostanza, anziché esprimersi sul contenzioso, il giudice amministrativo ha deciso di attendere la prossima sentenza della Corte di giustizia europea, a cui lo scorso maggio il Tar di Lecce ha rinviato la decisione in merito alla validità della pronuncia del Consiglio di Stato, alla compatibilità dell’articolo 49 del Codice della navigazione sull’incameramento dei beni e alla validità stessa della direttiva europea Bolkestein, in base alla quale sono stati proibiti i rinnovi automatici delle concessioni balneari al medesimo soggetto. Un segno che gli stessi giudici amministrativi marchigiani hanno alcune perplessità sulla questione e preferiscono attendere la decisione della Corte Ue anziché attenersi pedissequamente alle valutazioni del Consiglio di Stato.

Per quanto riguarda la durata della concessione, il Tar Marche ha dato torto all’Autorità portuale che voleva fissarla solo fino al 31 dicembre 2022, affermando che anche per i titoli gestiti dall’Adsp è valida la scadenza al 31 dicembre 2023 decisa dal Consiglio di Stato.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Non avete richiamato la parte finale della motivazione del Tar Marche dove il Tribunale si conforma alla sentenza della plenaria relativamente alla durata delle concessioni.

  2. non si fa neanche presente che i canoni delle concessioni demaniali amministrate dall ente porto vanno in cassa allo stesso ente anzicche allo stato.Se ladri ci si permette di appellare i concessionari che pagano quanto richiesto come canone dallo stato, poco chiaro il perche trattandosi di stabilimenti balneari questi canoni li debbano godere gli enti porto. per conoscenza anche buona parte dell imu pagata dai concessionari va allo stato e non ai comuni

  3. Nikolaus Suck says:

    Alla data dell’udienza di merito dell’8 novembre 2023 dovrebbero vigere non solo gli articoli della legge sulla concorrenza appena approvati anche dalla Camera, che abrogano formalmente 145/18, 34/2020 & Co., ma auspicabilmente pure il o i decreti attuativi. Per cui il ricorso dovrebbe diventare improcedibile per cessata materia del contendere e sopravvenuto difetto di interesse. Anche a prescindere da quello che dirà la Corte di Giustizia UE. Ma a seconda dei casi potrebbero porsi interessanti problematiche di diritto intertemporale. Sono proprio curioso.

    • L’inquietudine dei desideri produce la curiosità […], i selvaggi sono i meno curiosi […]: non è delle cose che gioiscono, bensì di se stessi; trascorrono la vita a non far nulla e non si annoiano mai. (Jean-Jacques Rousseau

  4. A mio modesto avviso, la stessa cosa, avrebbe dovuto fare il nostro consiglio di stato, sono certo, sarebbe stata la cosa più giusta e nessuno avrebbe potuto criticare. Chissà perché, invece …. ?!!!

  5. Nikolaus Suck says:

    Invece dei soliti insulti la mia “curiosità” ha sollecitato una ridda di citazioni letterarie, mi compiaccio, stiamo salendo di livello!

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