Norme e sentenze

“Spiagge, infondati i ricorsi dei cittadini contro proroga concessioni”

Innovativa sentenza del Tar Lecce, firmata dal giudice Pasca, che ha dichiarato inammissibile il tentativo di un competitor di chiedere la gara pubblica su una concessione demaniale marittima

È inammissibile, oltre che infondato, il ricorso proposto da un cittadino che impugna la proroga della concessione demaniale marittima disposta da un’amministrazione comunale in applicazione dell’art. 1, commi 682 e 683, della legge n. 145/2018, chiedendo l’attivazione di una gara a evidenza pubblica. Lo afferma la sentenza 881/2021 emessa lo scorso 7 giugno dal Tar Lecce (presidente e relatore Antonio Pasca), che rappresenta un’altra pietra miliare nel panorama della giurisprudenza amministrativa in materia di diritto demaniale e conferma le tesi difensive sostenute dalla società titolare della concessione demaniale, rappresentata e difesa dall’avvocato Danilo Lorenzo.

La vicenda nasce da un’iniziativa con la quale un imprenditore salentino, nel dicembre del 2020, proponeva formale diffida al Comune di Ugento affinché, disapplicando l’art. 1 commi 682 e 683 della legge 145/2018, non riconoscesse la proroga della concessione demaniale in scadenza il 31 dicembre 2020 riferita a un noto stabilimento balneare del luogo, diffidando al contempo l’amministrazione comunale ad avviare una procedura di gara a evidenza pubblica per la selezione di un nuovo concessionario. Il Comune di Ugento comunicava di aver già formalmente preso atto della proroga fino al 2033 della concessione demaniale marittima in questione; da qui il ricorso al Tar dell’imprenditore, che riteneva frustata sul nascere la sua aspettativa al conseguimento del bene demaniale previo esperimento di gara pubblica nella quale fosse in ipotesi risultato aggiudicatario, ed eccepiva l’illegittimità del provvedimento di proroga per contrasto ai principi comunitari e all’art. 12 della direttiva 2006/123/CE “Bolkestein”.

La società Fontanelle srl, titolare dello stabilimento balneare, si costituiva nel giudizio con il patrocinio legale dell’avvocato Danilo Lorenzo, il quale eccepiva l’inammissibilità del ricorso per difetto di interesse connesso alla natura non provvedimentale e non lesiva degli atti impugnati; e tanto in considerazione della natura di legge-provvedimento dell’art. 1, commi 682 e 683 della legge 145/2018, da cui discende che il provvedimento impugnato, con cui è stata disposta la proroga della concessione demaniale, non poteva considerarsi come atto lesivo, poiché mero atto ricognitivo di quanto sancito dal legislatore ed emesso in assoluta carenza di ogni attività di carattere discrezionale da parte della pubblica amministrazione. L’avvocato Lorenzo, a difesa della società titolare dello stabilimento balneare, evidenziava inoltre l’inammissibilità del ricorso poiché la tutela, nei confronti di una legge-provvedimento, doveva essere individuata nella Corte costituzionale e per specifici vizi della stessa in merito alla sua specifica natura. Non da ultimo, l’avvocato Lorenzo sosteneva che l’imprenditore che ambiva all’annullamento della disposta proroga non avrebbe potuto ottenere alcun risultato utile e concreto dall’azione giudiziaria intrapresa, in considerazione del fatto che il legislatore nazionale, con l’art. 182, comma 2 della legge n. 77/2020, ha espressamente vietato alle pubbliche amministrazioni competenti di avviare o proseguire procedimenti amministrativi per il rilascio o per l’assegnazione, con procedure di evidenza pubblica, delle aree oggetto di concessione alla data di entrata in vigore della legge di conversione del predetto decreto.

Con la sentenza 881/2021 il Tar Lecce ha fornito un’ulteriore e del tutto innovativa pronuncia nel panorama giurisprudenziale in materia di demanio marittimo. Infatti il tribunale amministrativo salentini ha innanzitutto e per la prima volta riconosciuto alla legge n. 145/2018 la natura di legge-provvedimento (pronuncia assolutamente innovativa nella materia e ben nota nella sua rilevanza agli operatori del diritto). Inoltre il giudice Pasca ha sostenuto che «l’atto con il quale un dirigente comunale esprima un diniego in ordine alla proroga ex lege ha evidente natura provvedimentale, in quanto espressione di volontà negoziale volta a impedire l’effetto proroga previsto dalla norma di legge, incidendo in tal modo sull’assetto degli interessi, l’atto con cui l’amministrazione comunale abbia recepito la proroga disposta direttamente dalla legge in via automatica non ha natura di provvedimento, in quanto privo di contenuto volontaristico o negoziale, trattandosi di mero atto ricognitivo o di presa d’atto della proroga disposta in via automatica direttamente dalla legge».

Un ulteriore importante principio sostenuto dal Tar Lecce rileva il ricorso inammissibile anche con riferimento al difetto di legittimazione in capo alla persona del ricorrente, il quale aveva sostenuto di essere un “imprenditore locale” che ambiva alla concessione demaniale: tale qualificazione non è stata ritenuta sufficiente ai fini dell’accesso alla tutela giurisdizionale amministrativa, occorrendo viceversa che il soggetto sia titolare di una posizione qualificata e differenziata. La sentenza conclude infatti sostenendo che «nel caso di specie il ricorrente, sedicente imprenditore locale, non versa in una situazione giuridica o fattuale differenziata rispetto al resto della collettività e non risulta pertanto legittimato alla proposizione del ricorso, non essendo riconosciuta in favore di quisque de populo la legittimazione ad agire a tutela di interessi diffusi o a garanzia di una legittimità dell’azione amministrativa avulsa da uno specifico interesse».

Commenta l’avvocato Lorenzo, difensore della società titolare della concessione demaniale: «La sentenza in questione presenta importanti elementi di novità assoluta nel panorama giurisprudenziale italiano riferito alla materia della proroga delle concessioni demaniali. Infatti, contrariamente alle precedenti pronunce del Tar Lecce riferite ai casi di omessa proroga delle concessioni demaniali marittime, la presente statuizione (anche differenziandosi dalla recente sentenza del Tar Palermo) affronta per la prima volta una questione totalmente diversa, ovvero quella riferita all’impugnazione proposta da un “qualsiasi” cittadino avverso il provvedimento con cui è stata disposta la proroga del titolo concessorio, poiché interessato al bene demaniale e, pertanto, interessato all’indizione di una gara pubblica per l’assegnazione del bene. Nella sentenza in commento, il Tar Lecce ha per la prima volta affrontato la questione relativa alla natura di legge-provvedimento della legge n. 145/2018, e tale aspetto rappresenta una significativa novità poiché attrae tale norma in un ambito giuridico del tutto peculiare, con la conseguenza che “individuata la norma di legge come fonte diretta e immediata della dedotta lesione della sfera giuridica del ricorrente, l’accoglimento del ricorso avverso un mero atto, di per sé sfornito del tutto di qualsivoglia profilo di lesività, non risulterebbe in linea con le chiare indicazioni che emergono dal peculiare sistema di tutela delineato dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e del Consiglio di Stato”».

Per approfondire

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  1. Ecco perché scrivere all’AGCM per bloccare i rinnovi…scrivere scrivere:
    protocollo.agcm@pec.agcm.it
    Se ogni cittadino o imprenditore palermitano o salentino o di altra località scrivesse riusciremmo a bloccare le scelte scellerate dei funzionari…scrivere all’AGCM è una soluzione efficace e gratuita!

    • Ridicolo ahahah
      Siamo messi proprio male in Italia.
      Non vedo l’ora che ti prendi uno stabilimento balneare.
      Quando te lo regaleranno fammi sapere così vengo a trovarti e voglio vedere i milioni che riuscirai a fare.
      Buona giornata

  2. Avv.Lucano says:

    La stortura della normativa europea e la leggerezza con cui espone principi aleatori , non solo crea queste illusioni, ma danneggia incredibilmente le attività , sempre più costrette a rinunciare a qualsiasi forma di investimento e difendersi dal nulla. Serve stabilità , questa vergogna giuridica messa in atto contrae irrimediabilmente la nostra economia. Difendersi da speculazioni economiche per chi cerca di lavorare e lo fa bene è lo specchio dell’inutilità dell ‘iper burocrazia e dell’iper concorrenza. Vergogna inaudita , con quale spirito questa gente dovrebbe lavorare in un momento storico del genere.

  3. Con lo spirito di sempre cioè di un contratto a tempo determinato, cioè con una scadenza, che quest’anno più di sempre si è solo palesato in modo chiaro!…le concessioni scadono!

  4. Nikolaus Suck says:

    Avrei voluto limitarmi a dire che personalmente per come viene riferita la vicenda nell’articolo non vedo nulla di “assolutamente innovativo”, visto che del difetto di legittimazione del “quisque de populo” si è già parlato, anche qui, da ultimo lo scorso 29 maggio, e che si tratta di un principio fermo e più che secolare. E che anche la questione della “legge-provvedimento”, che la si condivida o meno, mi pare che fosse già emersa in precedenza.
    Ma poi ho letto per intero la sentenza, e sono rimasto incredulo. Infatti diversamente da quelle precedenti del TAR Lecce, che pongono questioni e argomentazioni secondo me erronee e superabili ma comunque interessanti e su cui si può discutere, questa sentenza qui invece a mio avviso è clamorosamente sbagliata sotto ogni profilo possibile.
    Diversamente dal caso di Palermo (in cui i ricorrenti erano davvero solo cittadini che assumevano di non poter usare liberamente le spiagge, il che chiaramente non basta ad attribuire posizioni differenziate per poter impugnare nulla), in questo caso il ricorrente non solo si è qualificato imprenditore interessato alla concessione (il che potrebbe anche non bastare, anche se in realtà il Consiglio di Stato proprio di recente ha riconosciuto il carattere anche solo potenziale dell’interesse e del vantaggio conseguibile dal ricorrente), ma aveva anche diffidato l’amministrazione dal prorogare la concessione cui era interessato e ad indire una gara per la stessa, e il Comune gli ha risposto, con un rifiuto espresso il quale di per sé attribuisce al destinatario la posizione differenziata, di colui cui il Comune ha negato qualcosa con un provvedimento a lui diretto e che aveva e ha tutto il diritto di impugnare.
    Quindi da un lato non è affatto vero che il caso sarebbe simile o analogo a quello di Palermo come afferma la sentenza, e dall’altro lato il ricorrente la posizione differenziata a la legittimazione ad impugnare (quanto meno) il provvedimento a lui diretto ce le aveva eccome!
    La sentenza poi pone “astrattamente” il problema del contrasto europeo e addirittura della possibile incostituzionalità della “legge provvedimento”, ma sostiene che il ricorso sarebbe inammissibile perché il ricorrente non avrebbe formulato il motivo di incostituzionalità. Altro errore perché non solo non sembra essere così nei fatti (non conosco gli atti di parte ma la stessa sentenza dice che la questione europea, da cui discende anche quella costituzionale, è stata sollevata come motivo), ma soprattutto la questione di costituzionalità non deve essere formulata dalla parte ma è rilevabile “d’ufficio” da parte del Giudice per cui il TAR nel momento in cui si è avveduto – come si è avveduto, perché lo ha detto espressamente! – che si ponevano questioni di possibile (in)costituzionalità rilevanti per la decisione, non solo poteva ma doveva sollevare tali questioni d’ufficio mandando gli atti alla Corte, invece di dichiarare il ricorso inammissibile perché il ricorrente non avrebbe dedotto la incostituzionalità.
    Ancora, affermare la non impugnabilità delle “leggi provvedimento”, vero o meno che sia non è comunque decisivo visto che 1) il ricorrente non ha impugnato la legge provvedimento ma gli atti applicativi della stessa, e 2) lo stesso TAR dice che il modo per censure una legge provvedimento è il giudizio di costituzionalità, che non può essere attivato dal privato ma solo dal giudice, e infatti è così ma allora e proprio per questo quel giudizio il TAR doveva effettivamente sollevarlo.
    E non comprendo come si possa dire che gli atti applicativi della legge provvedimento non sarebbero “provvedimentali” perché privi di “volontà negoziale”, visto che la teoria generale e i principi in materia di provvedimenti amministrativi escludono la “volontà” dagli elementi essenziali dei provvedimenti, proprio perché non hanno portata “negoziale” ma sono atti tipici e formali, in cui non c’è spazio per qualsiasi volontarietà.
    E si potrebbe continuare, ma mi fermo sperando davvero che il ricorrente e il suo legale vorranno appellare questa sentenza, e che il Consiglio di Stato la smonti e riformi punto per punto.

  5. In realtà, a distanza di secoli dalle origini delle concessioni, a tutt’oggi non sono mai scadute. Ci sarebbe da chiedersi perché!!!

    • Nikolaus Suck says:

      Sì anche la schiavitù, il voto per censo ai soli uomini e il delitto d’onore sono durati secoli, e quando ci si è chiesti perché, sono stati aboliti. Non è mai troppo tardi.

      • Mi accorgo con ritardo di questa tua risposta, finalmente ti stai dimostrando per quello che sei; paragonare l’abolizione della schiavitù alle leggi sulle concessioni balneari, è puramente demagogico se non ridicolo, sei soltanto un furbacchione. Gli attuali concessionari, (quelli di sempre), non sono mai stati “schiavisti”, ne furbacchioni, ed ancor meno,“sciacalli”!

        • Nikolaus Suck says:

          Nessun paragone, solo esempi lampanti del principio ovvio per cui se qualcosa dura o è durata secoli non significa né che sia o fosse giusta, né che debba continuare ancora e per sempre.

  6. La verità è che solo in Italia nn si può perché gli amici degli amici si tengono stretto la loro polpetta affidatogli , e mai la vorranno consegnare come la legge prevede , si sono autoproclamati padroni xke in Italia funziona così…..

      • Carlo dovra’ essere il nostro Paese,il nostro Stato e il nostro Diritto a dire che nessuno tranne voi avrà diritto a gestire le nostre spiagge se non fra un secolo o giù di lì.Se pensa sia giusto ritenersi padrone di un bene pubblico non è detto che perché lo dice lei sia poi così giusto.Si informi bene lei prima di dire cagate perché a quanto pare della Direttiva Europea coglie SOLO quello le fa comodo.

      • La francia nn l’ha nominata (chi sa perché) la Grecia, la Croazia tutte località di mare e tutte date in concessione per via di bando pubblico….si informi prima sparare cagate opportunistiche

  7. Carlo dovra’ essere il nostro Paese,il nostro Stato e il nostro Diritto a dire che nessuno tranne voi avrà diritto a gestire le nostre spiagge se non fra un secolo o giù di lì.Se pensa sia giusto ritenersi padrone di un bene pubblico non è detto che perché lo dice lei sia poi così giusto.Si informi bene lei prima di dire cagate perché a quanto pare della Direttiva Europea coglie SOLO quello le fa comodo.

  8. Ragazzi, ciò che i pro-aste dimenticano, è che, i balneari italiani sono sempre stati rispettosi delle leggi dello Stato, leggi che i Suck, Diario, Ilaria, e qualche altro opportunista politico, non accettano!

  9. Avv.Lucano says:

    Il problema è stato creato solo ed esclusivamente da leggi europee interpretate in modo iperconcorrenziale. Una spiaggia così come gestita in Italia da tantissimi anni non può ruotare ed avere una scadenza pur di salvaguardare un principio astrattamente riconducibile a tutte le attività poste su beni demaniali. Si escludono a prescindere altri importantissimi e consolidati concetti europei , quale il diritto al lavoro , alla proprietà europea, all’affidamento legittimo, concetti aventi la stessa dignità e valenza della concorrenza. Ripeto espropriare di fatto un azienda sana, che ha pagato le tasse e non ha fatto abusi e che contribuisce a far reggere un tessuto di piccole imprese a carattere familiare è un delitto , e lo specchio della mostruosità e dei danni che possono creare le regole europee se le si interpreta male. Non accade solo per i balneari ma per tantissime altre leggi insensate, partorite da un iper burocrazia disomogenea è piena di conflitti interni. Vogliono l’unione politica , ma di fatto stanno creando solo confusione , e le prossime tornate elettorali premieranno tutte le forze che a questo scempio cercano di mettere un freno.

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