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Sentenza Corte costituzionale su balneari, facciamo chiarezza

Alcune precisazioni per confutare le letture frettolose dell'ultima pronuncia della Consulta.

La sentenza n. 10/2021 della Corte costituzionale, di cui abbiamo dato notizia ieri su Mondo Balneare, ha generato reazioni frettolose e fraintendimenti tra alcuni nostri lettori. La Consulta ha bocciato la legge n. 46/2019 della Regione Calabria, che disponeva il rinnovo automatico delle concessioni demaniali marittime ai medesimi titolari, ma le sue considerazioni vanno oltre la singola norma e per questo vale la pena tornarci sopra, dopo che già ieri abbiamo pubblicato i puntuali commenti di Antonio Capacchione (Sib-Confcommercio) e Vincenzo Farina (Fiba-Confesercenti).

Le Regioni non possono legiferare sul demanio marittimo

Il motivo principale della bocciatura della legge calabrese è che le Regioni non possono intervenire sulla tutela della concorrenza e sui rinnovi delle concessioni demaniali marittime, che sono materie di esclusiva competenza statale in base all’articolo 117 della Costituzione (il quale ripartisce le competenze tra Stato e Regioni).

In questo senso, la recente pronuncia della Consulta si inserisce nel solco di innumerevoli altre sentenze che in passato hanno dichiarato l’incostituzionalità di provvedimenti regionali sulle concessioni balneari (è accaduto a Emilia-Romagna, Toscana, Liguria e Campania, tra le altre).

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L’estensione al 2033 delle concessioni balneari resta valida

Leggendo alcuni messaggi e commenti sulla pagina Facebook di Mondo Balneare, ci siamo accorti come alcuni lettori abbiano erroneamente pensato che la sentenza della Corte costituzionale andasse ad annullare l’estensione al 2033 delle concessioni balneari disposta dalla legge 145/2018. Questa interpretazione scorretta è frutto probabilmente di una lettura sbrigativa: infatti da nessuna parte – né nel nostro articolo né tantomeno nel testo della sentenza – è scritto che l’estensione al 2033 sarebbe stata bocciata. Anzi, nell’ultimo paragrafo della pronuncia i giudici della Consulta prendono atto della legge 145/2018 in quanto normativa nazionale che ha disciplinato la durata delle concessioni demaniali marittime: proprio per questo motivo – ovvero per l’esistenza di una disciplina nazionale ad oggi valida e in vigore – la legge della Regione Calabria non ha ragione di esistere secondo i giudici costituzionali.

Non c’è comunque da stare tranquilli

Tuttavia, alcune considerazioni di carattere generale espresse dalla Consulta rappresentano comunque un campanello d’allarme sia per la categoria che per il legislatore nazionale. La sentenza n. 10/2021, infatti, per quanto si riferisca alla legge regionale della Calabria e abbia effetto solo sul caso specifico, afferma chiaramente che i rinnovi automatici delle concessioni balneari sarebbero in contrasto con il diritto europeo. Non c’è nulla di nuovo in questo: già in passato innumerevoli sentenze di vari Tar, del Consiglio di Stato e della stessa Corte costituzionale hanno ribadito questo principio, e proprio due mesi fa la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora contro l’estensione al 2033.

L’orientamento della Consulta fa dunque ipotizzare che, se fosse chiamata a esprimersi sulla legge 145/2018, molto probabilmente arriverebbe a conclusioni analoghe. Per ora questo non è avvenuto e pertanto l’estensione al 2033 è ad oggi valida; tuttavia questo rischio deve a nostro parere portare gli imprenditori balneari a rendersi conto dell’urgenza di un provvedimento organico nazionale sul demanio marittimo che dia seguito a quanto disposto dalla 145/2018: l’estensione al 2033, lo ricordiamo, non è infatti stata introdotta come “proroga secca”, bensì come “periodo transitorio” necessario ad approvare un impianto normativo stabile e completo che, oltre alla durata delle concessioni, stabilisca dei criteri certi per i rinnovi. Dal momento che il governo non ha mai dato seguito a questo intento (nonostante la stessa legge 145/2018 imponesse di farlo entro il 30 aprile 2019), l’estensione al 2033 è al momento una legge monca e pertanto è passibile di sentenze negative da parte dei tribunali, come d’altronde sta accadendo da oltre un anno. Per questo, è più che mai necessario completare il prima possibile il percorso di riforma avviato dalla legge 145/2018.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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