Sib-Confcommercio

Ricorsi balneari, Capacchione (Sib): “Non siamo così ingenui da affrontare una causa persa”

Il presidente del Sindacato italiano balneari illustra le ragioni dell'appello in Cassazione contro la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga delle concessioni al 2033

«La sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga delle concessioni balneari è sbagliata in più passaggi: Palazzo Spada si è espresso su questioni di competenza esclusiva del legislatore o al massimo della Corte costituzionale, come hanno evidenziato anche alcuni autorevoli giuristi. Davanti a questa brutta pagina noi balneari abbiamo la facoltà di ricorrere alla Cassazione e lo faremo: non siamo così ingenui da intraprendere una causa persa, bensì ci faremo difendere da avvocati di altissimo profilo, con cui stiamo valutando in questi giorni le condizioni di ammissibilità e la strategia processuale». Lo ha detto il presidente del Sindacato italiano balneari – Confcommercio Antonio Capacchione durante un’intervista in diretta trasmessa ieri sulla pagina Facebook di Mondo Balneare, per rispondere alle perplessità avanzate da alcuni giuristi in merito al ricorso in Cassazione annunciato dal Sib nei giorni subito successivi alla sentenza.

«Lo scopo del ricorso è anche quello di dimostrare che non siamo di fronte a una sentenza definitiva – ha proseguito Capacchione – poiché in realtà la questione è ancora aperta e lo Stato italiano ha ancora margini di manovra. Al contrario, non presentare ricorso equivarrebbe ad accettare i contenuti di quella sentenza, che invece respingiamo».

«Peraltro, il Consiglio di Stato ha affermato che la spiaggia è una risorsa preziosissima e che per questo va messa sul mercato: ciò è gravissimo e mi meraviglio che alcuni ambientalisti appoggino tale posizione», ha aggiunto il presidente del Sib. «Il Codice della navigazione, che disciplina le concessioni balneari, considera il demanio marittimo non come una risorsa che produce un ritorno economico diretto, bensì per la sua più proficua utilizzazione nei più ampi termini dei ritorni economici indiretti, che in Italia sono elevatissimi se pensiamo alla sicurezza e ai servizi garantiti dai concessionari. Considerare il demanio solo per il ritorno economico diretto, invece, è un grande rischio: sostituire i piccoli imprenditori familiari con il grande capitale magari porterà più introiti allo Stato, ma allo stesso tempo darà molto meno alla collettività. Pensare che in seguito alla sentenza ci saranno più spiagge libere e tariffe più basse è esattamente il contrario di ciò che invece accadrà se arriveranno nuovi concessionari con titoli di breve durata, che adotteranno politiche di minori investimenti e massimi guadagni possibili».

In merito alla posizione delle associazioni di categoria nei negoziati in corso con le forze politiche, ha detto infine Capacchione: «La categoria dei balneari rischia di presentarsi come un’armata Brancaleone dove ognuno la spara più grossa, dalla “sdemanializzazione” alla “sospensione della Bolkestein”: questi discorsi vuoti non danno ai nostri interlocutori istituzionali gli strumenti per risolvere il problema del qui e ora, che è affrontare le gare impedendo l’esproprio delle nostre imprese. Abbiamo necessità di un provvedimento legislativo di emergenza ben scritto, evitando di aggiungere altri pasticci a quelli già fatti».

Nel video qui di seguito è possibile rivedere l’intervista completa a Capacchione.

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