Opinioni

Sulle concessioni balneari il Consiglio di Stato ha invaso il potere legislativo

Una sentenza come quella emessa da Palazzo Spada non rientra nemmeno nello strumentario della Corte costituzionale

Nulla probabilmente, se non la recente e duplice pronuncia dell’adunanza plenaria sulla proroga automatica delle concessioni demaniali, sarebbe meglio in grado di rappresentare gli effetti della grave crisi politico-istituzionale che attanaglia il nostro paese. Intervenuta per affrontare gli esiti provocati da tale crisi sul sistema turistico-balneare, essa ha finito per inverarne le conseguenze; ha mostrato di replicarne la rappresentazione, quasi a condensare in sé molte di quelle torsioni che hanno cadenzato il trentennio dell’infinita transizione ancora in corso: indecisione della politica; supplenza della magistratura; squilibrio fra i poteri; sovrapposizione dei ruoli; abdicazione del comando nazionale a favore di quello europeo (“ce lo chiede l’Europa!”); sbilanciamento fra i principi (concorrenza vs gli altri); forzature nel sistema delle regole di diritto (prevalenza della regola giurisprudenziale su quella legislativa, retroattività della prima anche a discapito del giudicato contrastante) e così via. La pronuncia esprime dunque il segno dei tempi. Dimostra come nel sistema costituzionale tutto sia connesso, sicché l’anomalia di un fattore (crisi della politica) si ripercuote a cascata sugli altri, provocandone una pari anomalia (crisi della separazione dei poteri) e incidendo negativamente sulla tenuta degli elementi più prossimi alla vita sociale (economia locale, piccola impresa, identità turistica dei singoli territori e via dicendo). E così, paradossalmente, intervenuta per favorire lo sviluppo del sistema balneare, la pronuncia dell’adunanza plenaria rischia di risolversi a suo danno, mancando della necessaria legittimazione per agire in supplenza degli altri poteri.

Quanto al contenuto, apparentemente la pronuncia è lineare e conseguente. Essa ribadisce la primazia del diritto eurounitario su quello nazionale anche con riguardo alla direttiva Bolkestein; espone le ragioni di critica verso una proroga delle concessioni dalla durata effettivamente oltraggiosa anzitutto del buonsenso (13 anni giustificati dall’emergenza Covid!), prima ancora che dei principi coinvolti; procrastina l’efficacia delle concessioni in vigore entro un termine biennale perentorio e vincolante lo stesso legislatore (31 dicembre 2023); esclude per il prosieguo la permanenza del diritto concessorio degli eventuali titolari, anche se già legittimati da una sentenza passata in giudicato; afferma la necessità di una complessiva riforma del settore, indicandone compiutamente i principi e i criteri direttivi (peraltro già ripetutamente suggeriti dal Tar Lecce). Da tale punto di vista, insomma, più che un semplice “monito”, la pronuncia presenta un vero e proprio “diktat” al legislatore, finalizzato a impegnarlo a compilare una riforma “a rime obbligate” con riguardo ai tempi e ai contenuti. Il problema, tuttavia, è che un tale tipo di sentenza non rientra nemmeno nello strumentario della Corte costituzionale. Neanche la Consulta può ingerirsi in modo così marcato nel processo legislativo. Non è possibile chiedere al parlamento di riempire passivamente le caselle di una riforma preconfezionata da un altro organo, specialmente se di natura giurisdizionale. Nella separazione dei poteri la rappresentanza politica appartiene al parlamento e non al potere giurisdizionale.

Il rilievo apre la via a una seconda considerazione. Non esistono riforme perfette, ma solo perfettibili e adeguate alle concrete esigenze culturali, sociali ed economiche del contesto di riferimento. Si tratta di una lezione che l’esito infausto della Seconda Repubblica avrebbe dovuto insegnare. Non si può trascurare che le trascorse riforme (privatizzazioni, titolo V, federalismo fiscale, fiscal compact, giustizia, eccetera), nonostante le celebrate “magnifiche sorti e progressive”, hanno finito per peggiorare la situazione del paese.

A maggior ragione occorre riflettere nella specie. Le riforme non possono essere demandate a un organo giurisdizionale, perché presuppongono una composizione e mediazione di interessi opposti che è tipica della politica e non della giurisdizione, cui spetta invece il diverso e delicato compito di verificarne la ragionevolezza. Né vale giustificare l’incomprensibile rigidità della pronuncia con la necessità di adeguare il sistema nazionale ai precetti della direttiva Bolkestein (ancora una volta: “ce lo chiede l’Europa!”). Su detta direttiva, infatti, sono stati avanzati una serie di dubbi, la cui soluzione avrebbe dovuto comportare il rinvio della questione all’organo apposito, che è la Corte di giustizia europea, anziché una diretta e opinabile liquidazione da parte della medesima adunanza (ancora una sovrapposizione dei ruoli). Il primato del diritto eurounitario, del resto, costituisce l’esito di una composizione fra corti nazionali e sovranazionali, non invece la risultanza dell’imposizione indiscriminata degli organi europei. Non per nulla si parla al riguardo di diritto “misto” e non monolitico.

Né tantomeno può dirsi che un rinvio pregiudiziale alla Corte europea avrebbe rischiato di diluire i tempi della riforma, consolidando lo status quo e favorendo le lobby dei balneari. È tutto il contrario. Le riforme necessitano di certezze giuridiche e non di zone grigie. Si pensi alla questione degli indennizzi, prospettati dall’adunanza plenaria a favore degli attuali concessionari, ma al momento impediti dalla sopravvenuta modifica del Codice di navigazione: nel 2009 fu proprio il governo, stretto dal timore della procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea e incerto sulle proprie competenze statali, a sopprimere il diritto d’insistenza, il quale invece riconosceva al concessionario un titolo di preferenza rispetto agli altri istanti in caso di rinnovo delle concessioni.

E che dire del termine del 31 dicembre 2023? Esso è stato fissato dall’adunanza per dare il tempo al legislatore e alle amministrazioni locali di avviare il nuovo sistema balneare, con il preavviso che nel caso d’inutile decorrenza “tutte le concessioni demaniali in essere dovranno considerarsi prive di effetto, indipendentemente dal fatto se via sia – o meno – un soggetto subentrante nella concessione”. Occorre chiedersi: veramente sarà possibile assicurare certezza normativa e adeguate garanzie economiche ai vecchi e ai nuovi imprenditori balneari entro un simile e ristretto tempo? Ci si rende conto che in Italia finanche il termine del cosiddetto bonus del 110% è stato prorogato per la difficoltà delle amministrazioni di sovvenire alle richieste dei cittadini? E che succederà nell’estate 2024? Come farà l’Italia a essere competitiva sul mercato balneare internazionale? Come farà a superare la concorrenza dei restanti paesi europei del mediterraneo (Spagna, Portogallo, Francia, Grecia e Croazia), i quali invece hanno perseguito l’obiettivo concorrenziale dell’Unione europea in maniera diversa e adeguata alle proprie specificità? E perché all’Italia dovrebbe essere inibito ciò che invece gli altri Paesi è consentito? L’industria turistico-balneare è stata forse l’unica a resistere sinora ai tentativi riformatori della Seconda Repubblica. Per l’appunto: sinora.

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Vincenzo Tondi Della Mura

Professore ordinario di diritto costituzionale all'Università del Salento
  1. consiglio gli haters prima di commentare a vanvera di leggere chi è che ha scritto l’articolo! un professore ordinario di diritto costituzionale che dovrebbe aver insegnato a costoro che hanno emanato la sentenza come applicare il diritto costituzionale. Io gli farei ripetere l’esame specifico di diritto costituzionale in quanto non adeguati al ruolo specifico. Oppure… darsi alla politica con un nuovo movimento “no concessioni” insieme al noto avvocato che scrive qui.

    • p.s. mi permetto di chiedere alla redazione di non pubblicare i nomi dei commentatori con i titoli professionali, a mio avviso è una forma di pubblicità non adeguata al contesto.

    • giusfeb non e’ un avvocato,e’ nel cds e si permette pure di prendere per il culo le persone oneste che scrivono sul portale manifestando la loro disperazione e lui ne ride sopra ..

    • l’associazione di categoria si stanno muovendo in tal senso anche se la vedo dura visto come è stata scritta questa sentenza che si arroga anche il diritto di fare politica.

  2. Avv. Lucano says:

    La sentenza non tiene conto del dovuto bilanciamento di interessi. Non ne avevamo bisogno, provocherà tutto quello che dovevano evitare. Aumenterà il contenzioso , creerà un blocco degli investimenti, metterà in crisi migliaia di aziende , metterà in difficoltà le amministrazioni, provocherà una reazione sociale giustificata di chi ha perso tutto . Come si faranno le aste ? Quanto tempo durerà la concessione? Come sarà gestito il demanio ? Come si tutelano gli investimenti? Perché non si parla di proprietà privata europea? Di tutela dell’avviamento delle ‘aziende? . Per il consumatore finale che ripercussioni ci saranno sui prezzi? Se la concessione dura anche 5 o 6 anni i prezzi aumenteranno a dismisura o non si rientra nell ‘investimento. I manufatti presenti diventano dello stato , si applicano le regole del diritto di superficie ? E sconcertante come ci si trovi all’inizio di un caos che proseguirà molto oltre il 2024 e che protrerebbe vedere un blocco totale del sistema turistico e l’azzeramento dell’offerta a causa del contenzioso che verrà generato. Sono dei folli . I primi effetti già si vedono con il blocco delle commesse alle aziende dell’indotto. Ma la cosa più ridicola è che l’opinione pubblica ci vede la possibilità di più spiagge libere, di prezzi più bassi e di opportunità imprenditoriali nuovo, tutto proprio tutto il contrario. Chi farà uscire il concessionario uscente si prepari a girare per anni nei tribunali italiani e ad avere problemi di ogni tipo a meno che non si abbia la forza di una multinazionale o di un associazione mafiosa . Perché questi saranno i nuovi concessionari, invece di mettere foto delle spiagge libere i pro aste possono anche mettere una lavatrice gigante contanti euro dentro perché questo state favorendo. Buona fortuna

        • Certo si deve però considerare i tempi tecnici per arrivare a sentenza, anche nel caso in cui venga richiesta la sospensiva degli atti impugnati davanti al TAR

        • E come fa ad essere illegittima una gara fatta ad asta? Chi offre di più prende la concessione. Puo fare tutti i ricorsi al Tar che vuole ma alla fine li perde e deve pagare anche alla controparte le spese legali.

      • Nessuna, al massimo il nuovo concessionario può richiedere al vecchio di rimuovere le costruzioni dal suo suolo. Altrimenti sene appropria ed avrà anche uno sconto sulla concessione.

  3. Francamente mi trovo anche parzialmente d’accordo con lei su alcuni punti però lei sarà d’accordo che la rappresentanza politica dei non-balneari interessati all’aggiudicazione delle concessioni tramite bandi è stata ed è assente..mi stupisce lo stupore generale perché dopo il 2016 tutto sembrava evidente e la stessa proroga fino al 2020 considerata illegittima. Il cds ha dato voce alle istanze di regolarità già emerse in passato ma lasciate inascoltate dalla politica per ingraziarsi i favori di una categoria che ha fatto molto molto bene advocacy

      • Infatti..vi lamentate anche di due stagioni in più presto revocate dalla cassazione su vostro impulso e quella sarà la ciliegina che permetterà il sacco della categoria senza alcuna tutela…avanti tutta!

  4. Grazie Professore, questo suo insegnamento, conferma quanto riportato in un precedente commento su questo portale, che, mi permetto riproporre:
    Questo “confronto”, ora più che mai, anche con il CDS, non potrà, per ovvi motivi, fermarsi qui. Dobbiamo dire grazie alla collaborazione di MONDOBALNEARE, una testata, importantissima, per la quale, temo anche il peggio, proprio perché da maggiori possibilità agli (ex!) operatori del settore, di esprimere le proprie opinioni, cosa che i principali media di “regime” non fanno, anzi, sono quelli che hanno contribuito a “lavare” i cervelli, motivo per cui, a mio modesto avviso, potrebbe avere qualche “PROBLEMA”, proprio perché, dando la possibilità a tutti, di potersi confrontare, prima o poi si comprenderà, la portata, di questo SPORCO AFFARE, tutte le balle che si stanno raccontando, verranno a galla. Si vuol far credere che un intero popolo, non rispettava le leggi europee; dove stanno i Paesi membri che invece le rispettavano? Quando mai ci sono state le “aste”? Chi usufruirà di questa ricchezza, prodotta principalmente dagli ex balneari?!?!?!!!

  5. Ma non si puo’ pubblicare come e’ regolamentato il sistema negli altri Stati Europei focalizzandosi su quello che riguarda le spiagge?Secondo me si fa confusione con quello che si dice sul Demanio Marittimo in general e,mentre qui e’ utile sapere cosa si dice sulle spiagge.Per fare chiarezza a tutti e capire se insistendo col dire:”facciamo come gli altri”non sia un autogol per I balneari.Ripeto,concentrarsi su quello che parla di spiagge,non dovrebbe essere difficile.

  6. Il Consiglio di Stato ha prodotto una sentenza politica, quasi fosse dettata.
    Ha posto il principio della “concorrenza” a fondamento della Repubblica, quando questo non viene mai menzionato in Costituzione (ma è un fondamento invece dei Trattati Europei).
    Ha imposto l’applicazione sic et simpliciter della direttiva Bolkestein ad un solo settore di un solo paese europeo: infatti per le edicole italiane, o per i battelli storici del Reno, o per i campi di tulipani olandesi, si è deciso di non applicare alcunché; e per il settore balneare altri paesi hanno applicato proroghe di 75 anni senza che alcun Consiglio di Stato sia ovviamente intervenuto.
    In realtà sappiamo tutti che la concorrenza è garantita: perché c’è libertà di acquisto e di vendita, i prezzi sono liberi ovunque, tranne in poche località la frammentazione delle concessioni è tale da impedire “cartelli” (anzi, è proprio difficile creare associazioni unitarie).
    I giudici sono incappati in un errore clamoroso che non sarà risolvibile concretamente, e l’unico sviluppo potrà essere la distruzione del settore: perché contrariamente a quanto previsto e quanto millantato dalla plebe aizzata dai giornali, l’acquisto della concessione riguarda soltanto un appezzamento di spiaggia privo di qualsiasi struttura: ombrelloni e lettini, mosconi, boe, pedane, pavimenti, cabine, bar, ristoranti, scale, tende. E poi: sistema idraulico, sistema elettrico, tettoie. I Comuni non sono per lo più in grado di garantire un’asta contemporanea di centinaia di concessioni; con le possibili turbative e i ricorsi che bloccheranno le attività.
    L’alternativa è la costituzione di uno o più Fondi Demanio italiani, che vengono acquisiti per quote, e gestiscono privatamente le concessioni.

    • ottima osservzione. per questo penso che i nostri politici debbano trovare una soluzione. non il cds ,noi non l abbiamo votato e
      seconde me gia c e l hanno altrimenti non potrebbero rivestire quei ruoli.
      un piano b c e sempre anche in caso di uscita da unione. qui si sta parlando di un forza lavoro di 2 milioni di persone se non ve ne siete resi conto ….cosa credete che se ne stiano tutti zitti e buoni? voi sognate

      • Ma esca lei dall’Unione con tutti balneari, cosi’ abbiamo risolto il problema e liberato le NOSTRE SPIAGGE!Ma roba da Matti.

        • ilaria l uscita dall unione era un esempio di come uno stato abbia sempre un piano b su ogni situazione non parlavo di uscita dall unione e come al solito lei non ha capito una mazza…..e poi dove sta scritto che le sue opinioni sono giuste e le mie sbagliate….roba da matti te lo dico io

        • Be’ certo, mi piacerebbe tanto farti sdraiare sulla m….delle spiagge libere abbandonate dai comuni etc.pare che le spiagge attrezzate sono sempre piene!Come mai? La gente viene al mare x rilassarsi sopra i nostri lettini,serviti e riveriti e pare che confermano ogni anno …vediamo se vanno nelle spiagge libere.cara

  7. Temo che le cose siano un po’ diverse dopo la setenza della Corte giustizia Europea che ha annullato la proroga al 2020 tutte le concessioni dovevano essere considerate non valide il CDS nel tentativo di evitare un impatto dirompetente ha “prorogato” le concessione in essere 20223 andando probabilmente oltre ai suoi poteri.
    Francamente le cosidette sentenze innovative del TAR di lecce che ritenevano il recepimento della direttiva Bolkestein non autoesecutiva mi sembravano deboli e in contrasto con la sentenza della Corte Europea del 2016 inapellabile.
    Secondo i balnearise la devono prendere con i politici modello Centinaio che fanno approvare una legge che loro stessi dicono essere in cotrasto con il diritto Europeo travestendo la proroga al 2033 come periodo transitorio e oggi dicono la proroga è stata invalidata perchè i governo successivi non hanno emanato i decreti attuati per riformare il demanio in realtà se la politica voleva fare un periodo transitorio doveva prima fare la riforma e li mettere il periodo transotorio in accordo con la Commissione Europea. Il più grave danno ai balneari lo ha fatto il governo che ha recepito la direttiva Bolkestein togliendo alcune lobi dalla direttiva es i Notai ma mettendoci i balneari. Io al posto di pensare a ricorsi senza speranze penserei ad una legge di riordino che salvi il piu possibile dei balneari italiane

    • Nikolaus Suck says:

      Bravissimo. Anche se c’è poco da “salvare”, hanno già avuto moltissimo, ora dovrebbero solo partecipare alle gare, cosa che nessuno gli impedisce ed impedirà mai. E se sono davvero così bravi, vincerle.

      • Caro suck, in precedenti tuoi commenti, mi hai anche dato del “buffone”, è ora che ti ripago con la stessa moneta. Se pensi che gli attuali concessionari, potranno competere economicamente (vincerà solo chi ha più soldi e chi sarà più “influente” secondo le circostanze politiche del momento) con i nuovi aspiranti concessionari, allora non sei solo un BUFFONE, se molto di più!

      • Roberto 🛶 says:

        Bravo il Professore.
        Siamo stati demonizzati, in fondo quando si vuole fare fuori una categoria i media tentano di screditarla con ogni mezzo.
        È stato scritto che pagavamo canoni irrisori ed in parte è vero. Il problema è che non li stabilivamo noi i prezzi, ma il governo. Al sottoscritto, come tutti gli altri bagnìni, arrivava un F24 già compilato con l’importo da pagare. Se il problema erano i canoni bastava chiedere di più, invece da anni ormai non vengono alzati e ora dai media il costo del canone viene utilizzato come arma principale per screditarci e descriverci come sfruttatori del demanio.
        Ma poi l’assurdo è che si legge e continua a passare l’idea che queste concessioni passassero da padre in figlio, nipote ecc ecc. Questo ovviamente succede per molte attività imprenditoriali (ristoranti, hotel, ecc.) inclusi certi stabilimenti, ma poi di fatto i bagni storici si contano sulla punta delle dita, tanti altri hanno cambiato gestione più e più volte, in quanto ogni anno vi erano sul mercato almeno un 10-20% degli stabilimenti. Era un’attività potenzialmente aperta a tutti, che chiunque, con le dovute possibilità economiche e possibilmente con le dovute competenze, poteva cominciare a svolgere. Eravamo in un mercato libero e se uno si voleva comprare un lavoro (uno stabilimento balneare) vi assicuro che qui in Romagna c’era ogni anno un’ampia scelta.
        Qualcuno ha parlato di ‘prezzi faraonici’. Si consideri che il prezzo era anche dettata dal fabbricato, attrezzatura bar, cucina, spiaggia, cabine ecc. ecc., avviamento, e si consideri anche che per ogni vendita lo stato era socio all’incirca per il 25%, quindi ad ogni compravendita il 25% del cosiddetto prezzo faraonico andava nelle tasche dello stato. A conti fatti, insomma, se anche il canone dovesse triplicare, quadruplicare, ecc., nella migliore delle ipotesi dei grillini, in assenza di compravendite di stabilimenti balneari lo stato incasserà comunque meno rispetto al reale incasso attuale, che non era solo quello dei canoni, come invece i media ci vogliono far credere.
        Si dice poi che con le liberalizzazioni tramite evidenza pubblica finalmente saremo in un mercato libero aperto alla concorrenza. Ma siamo seri: come si può pensare che un imprenditore che rileva una azienda che ha una scadenza certa, possa poi anche fare i dovuti investimenti, valorizzare la propria azienda, fidelizzare i clienti, ecc…. insomma dove sarà questa concorrenza? Vogliamo poi pensare a tutti i lacci e condizionamenti che avrà l’evidenza pubblica? Il mercato sarà sicuramente più ingessato rispetto al passato, per non parlare degli investimenti e dell’offerta che sarà sempre più al ribasso, mentre i prezzi alla clientela per consentire al vincitore della gara di rientrare nei costi saranno sempre più alti.
        Certo è che questa sentenza che è stata fatta nei confronti dei balneari è degna di uno stato totalitario a regime comunista.
        Altroché liberalizzazioni e concorrenza.

  8. Anziche’ essere contenti che il CDS ha regalato altri anni di tempo per adeguarsi alla direttiva CHE INVECE E’ IMMEDIATAMENTE APPLICABILE, il profesdotr a casaccio tira fuori la necessita di ulteriore tempo…dell ennessimo rimvio alla corte per farci deridere( con l applicazione RETROATTIVA DELLE SANZIONI)
    Alimentando altre vane speranze.. un professore do diritto IN-COSTITUZIONALE GIACHE’ LA CORTE COSTITUZIONALE SI ERA EDPRESSA SULLA ILLEGITTIMITA DELLE PROROGHE…ED INVECE SIAMO A LEGGERE ANCORA …ANCORA

  9. Penso che la sentenza del cds sia una sentenza dettata politicamente..quindi se pensano che la matassa è stata sbrogliata non hanno capito proprio niente..
    dopo anni di lavoro, e tanti sacrifici dovranno passare sui nostri corpi per aggiudicarsi il nostro lavoro, ciò che facciamo da una vita avendo tutte le competenze in materia.

  10. Ma perché paventano la distruzione del turismo balneare? Diventare come ho visto in Sardegna o in altri stati europei con la spiaggia data in gestione… Lettini in affitto.. La baracchetta che fa da baretto e via… Invece uno è obbligato a spendere 2500 euro a stagione per un ombrellone piantato sulla sabbia e un lettino a contatto di gomito col vicino… Alternativa è andare nella minuscola spiaggia libera sassosa superaffollata tipo parco buoi per poveri.. Bastaaaaa

  11. Venitevi a prendere la mia spiaggia vuota, investiteci e cercate di rientrarci in sei anni lavorando un mese e mezzo l’anno proponendo prezzi accessibili, già rido

  12. Ma non avete capito niente ‘’IL MONDO È CAMBIATO’’ ormai i privilegi stanno sparendo ….. vi dovete mettere sul mercato anche voi con le vostre aziende e partecipare alle gare che è un vostro diritto . Invece in tutti questi anni con la complicità di parte della politica avete osteggiato qualsiasi riforma del settore (che poteva tutelare, ove è pssibile con la normativa europea, anche voi balneari) per continuare a corrispondere canoni irrisori allo stato.

    • Nikolaus Suck says:

      Ma soprattutto per potere fare come gli pare senza controlli e confronti, e vendere o subaffittare a chi gli pare, al prezzo che dicono loro.

    • I privilegi stanno sparendo?!?!? Ceto medio occidentale quasi sul lastrico. Un coglione si fuma 1.5 miliardi di dollari per farsi un giretto di sei o sette minuti in orbita e i privilegi stanno sparendo… oh Gesù

  13. antilobby, nikolaus Suck, non avete la ben che minima idea di ciò che dite, il canone lo stato e noi abbiamo pagato, vendere o subaffittare e consentito dalla legge sia il subingresso che vendere le quote o l’intera azienda. Quindi, che bla bla bla affare, dovreste invece pensare che ci sono imprenditori in Italia che dal nulla hanno fatto realtà e soprattutto visto come va l’economia italiana queste realtà “FUNZIONANO” e anche bene ecco perchè il prezzo lo fa il gestore. Ora tutti europeisti e paladini della giustizia. Ditemi invece voi quanto guadagnate, quante case avete, qual’è il vostro tenore di vita ecc. ecc. vediamo gli altarini chi li ha veramente. Antilobby se paghi € 2500 a stagione o sei fesso che vai in quel bagno ho hai troppi soldi da spendere, invece di lamentarti del bagno che ha dei prezzi alti vatti a lamentare con il sindaco e tutta l’amministrazione su come mai non hanno previsto spiagge libere consone a chi non vuole usufruire degli stabilimenti balneari.

    • Allora mi vuoi dire come mai vi siete rivoltati contro tremonti, quando voleva aumentare i canoni demaniali rendendoli più credibili, gli siete saltati addosso…… voi avete una concezione distorta del concetto di libera concorrenza………il problema è che quella parte di politica ha preferito, per una manciata di voti, mantenere i vostri privilegi e non fare fruttare come si deve il patrimonio demaniale. P.s. Io frequento il mare delle Versilia e ho potuto constatare che il 90% del demanio marittimo è occupato dalle concessioni demaniali rendendo affollate le poche spiagge libere. Anche questo aspetto deve essere preso in considerazione in una riforma dell ‘intero settore che fissi un limite alle aree date in concessione.

      • Vero quest’ultimo aspetto, che infatti non c’entra nulla con la Bolkestein. Soluzione: riduci di poco poco, fai il 10/15% l’area di ognuno e recuperi subito tanto spazio pubblico. Gli stabilimenti non faranno salti di gioia ma meglio che vedersi tolto tutto. Chi si opporrebbe di più a questa soluzione semplice e democratica? Ovvio, il comune. Spero di non doverti spiegare perché.

      • antilobby, sai perchè ci siamo rivolti contro Tremonti?
        eccoti alcuni motivi, in primis che non tutti gli stabilimenti hanno gli stessi introiti, o meglio io in Calabria per fare lo stesso fatturato di uno stabilimento di Rimini debbo lavorare per 10 anni.
        in secondo luogo che i prezzi dei servizi ecc. tra le varie regioni cambiano.
        Fin quando questo accadrà non è possibile definire un giusto compenso per le concessioni, quindi i canoni vengono pagati in base a delle tabelle Ministreriali ed aggiornate annualmente tramite aggiornamenti Istat.
        infine se in Versilia il 90% e occupato dagli stabilimenti, allora vieni in Calabria che ci sono km di spiagge libere…..:) 🙂 🙂

        • Ma i canoni demaniali vanno determinati secondo la Zona ove operano i concessionari ed in base al fatturato in quanto un concessionario sito in Calabria non può pagare quanto uno che sta in Versilia…….

          • ….infatti il canone demaniale deve essere composto da due voci: una fissa determinata dall’agenzia del demanio ed una variabile con applicazione di aliquote crescenti in base al fatturato conseguito. Se il titolare della concessione evade il fisco gli sarà tolta la titolarità della stessa

          • Draghi scoprirà a breve si spera chi paga cosa in Versilia e chi paga cosa in Calabria. E se paga soprattutto. In Versilia e in Calabria. Da operatore che ha atteso 1 anno e mezzo i vari permessi necessari a sostituire la copertura esterna trovo scandaloso che lo stato non si sia dotato da sempre di uno stupidissimo foglio excel in cui c’è scritto chi ha cosa, da quanto, quanto paga e se paga. Fallimento della pubblica amministrazione, quella che vuole decidere se qualcuno è più degno di me di possedere l’azienda che io ho comprato.
            È il libero mercato, nient’altro che il libero mercato, che fa sì che lo stabilimento in Versilia possa costare 100 e lo stabilimento in una zona meno pregiata 40 o 30 o 60. Ricordo a chi non avesse studiato economia nemmeno alla ragioneria che nel libero mercato nessuno è costretto a (o ha diritto di) vendere, nessuno è costretto a (o ha diritto di) comprare. Se le parti per libero accordo concordano prezzo e condizioni la transazione si conclude, altrimenti no. Migliaia e migliaia di compravendite si sono concluse negli anni nel settore balneare, credo tutte sottoscritte davanti a un notaio della repubblica italiana, non nel retrobottega su un foglietto di carta.
            Esecutivo e parlamento già dispongono di strumenti più che sufficienti per tutelare e potenziare la concorrenza e penalizzare gli operatori scorretti o poco competitivi. Che li usino.
            L’imprenditore abituato in buona fede a investire del proprio e a lavorare con le proprie mani sa di poter continuare a fare affidamento sulle proprie risorse, nel settore balneare come in ogni altro settore, NON sulla trasparenza e imparzialità della pubblica amministrazione.

          • Giusto, in Calabria si arriva ad un fatturato stagionale di 150,000 € circa, nelle migliori spiagge. In altre regioni 150.000 € si fatturano nel mese di Giugno.

  14. Solo dei beoti possono ritenere che l’affidamento di una rete autostradale nazionale costruita con capitali pubblici e l’affidamento di 80 metri quadri vicino a una spiaggia per farne un baretto costruito con capitali privati debbano sottostare agli stessi principi concorrenziali. Studiate i mercati, studiate economia, studiate altri parti del diritto. Credo che la costituzione che tutela lavoro e proprietà aziendale metta a disposizione più che sufficienti strumenti per impedire una confisca da dittatura africana. La gente è disposta a credere a qualsiasi cosa quando è accecata dalla speranza di poter avere regalato quello che gli altri hanno dovuto pagare a caro prezzo. Solo dei pervertiti godono della rovina altrui.

  15. In Spagna, 2 o 3 addetti seduti tutto il giorno sulle loro sedioline col berretto guardano postazioni di 20/30 lettini comunali di plastica scolorita. I bagnini sono anche loro dipendenti comunali. Ogni località ne ha un esercito, più che le guardie forestali in Sicilia. Che efficienza!! Ah il futuro!!

    • E poi ci sono in certe località grandi Sul lungomare catene di hotel, resort ecc che in spiaggia mettono giù un po’ di tutto.

  16. Carlo F. Accame says:

    Grazie a Tondi della Mura per l’articolo equilibrato, per il contesto in cui pone la sentenza e per la prospettiva costituzionalista. Io sono rimasto sbalordito del paradosso logico della sentenza: si condanna la proroga per poi nella stessa sentenza richiedere l’aiuto del principio della proroga per gestire una transazione! Mi ha lasciato senza parole la chiara invasione nel campo di competenze riservato al legislatore indicando le modalità, i contenuti e i tempi della riforma. Avrei sperato che un rappresentante del Governo condannasse questa invasione di campo. Il risultato sarà probabilmente l’opposto della certezza del diritto con una miriade di ricorsi. Infine rattrista molto vedere il principio della concorrenza prevale schiacciando totalmente il diritto dei dipendenti che non avranno nessuna garanzia nel caso dell’arrivo di un nuovo concessionario. La pervasiva sentenza del consiglio di stato non li nomina mai anzi ignora i diritti dei lavoratori della imprese balneari!

  17. Sicuramente chi parteciperà alle gare, e subentrerà ai vecchi concessionari, troverà una spiaggia senza tubature, senza collegamenti fognari, senza eventuali pozzi ( e in molte spiagge sono necessari ) senza verde, in quando chi esce distruggerà tutto quello fatto nel corso degli anni, e allo stato attuale, non e facile ricostruire tutto, specialmente i pozzi di acqua, e tutte le piante a contorno. Io dal canto mio non lascerò niente di quello impiantato da me durante gli anni se non riuscirò a riprendere la concessione. Anche se poi chi ha voglia di investire, sapendo che dopo nemmeno 5 anni bisogna rifare le gare?

  18. ho un’ulteriore pensiero mi balena, cioè, se parlano che nelle gare i futuri gestori debbono dimostrare la propria competenza. Mi chiedo che senso ha fare le gare! se i gestori già stanno lavorando ed hanno la loro competenza in quel luogo e in quell’area. credo anzi ne sono sicuro che si sta procedendo ad una rapina legalizzata a discapito di chi ha dimostrato tenacia e saper sviluppare un’idea, a tal punto da fare gola a tutto e tutti……………. ACCATTONI!!!!!! 🙂 🙂

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