Sib-Confcommercio

Balneari, Capacchione (Sib): “Ci difenderemo alla Corte europea dei diritti umani”

Il presidente del Sindacato italiano balneari annuncia le reazioni all'eclatante sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga delle concessioni al 2033

I balneari italiani non si arrendono. Davanti alla pronuncia del Consiglio di Stato che ha cancellato l’estensione delle concessioni al 2033 e imposto di riassegnarle tramite gara entro due anni, l’associazione di categoria Sib-Confcommercio annuncia l’intenzione di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo per far valere il proprio diritto alla proprietà privata. Ne abbiamo parlato nell’intervista video qui sopra col presidente del Sib Antonio Capacchione. Per chi preferisce leggere l’intervista scritta, una sintesi è riportata qui di seguito.

Capacchione, un commento a caldo sulla sentenza del Consiglio di Stato?

«D’istinto l’ho ritenuta sconcertante. Non mi aspettavo una tale decisione distruttiva per migliaia di imprenditori e sono rimasto incredulo. Non solo: rileggendola, lo sconcerto è persino aumentato. Le motivazioni del Consiglio di Stato non stanno né in cielo né in terra e pur nel rispetto e nella deferenza che porto nei confronti del massimo organo di giustizia amministrativa, non posso non constatare che in questa pronuncia il giudice ha contraddetto se stesso».

In che senso?

«Nella sentenza 7874/2019 il Consiglio di Stato aveva dichiarato che la proroga al 2033 era illegittima perché in contrasto col diritto europeo, ma ritenendola un provvedimento esistente seppure annullabile. Con la pronuncia di martedì scorso, invece, Palazzo Spada ha stabilito addirittura che una norma disapplicata è inesistente, citando la locuzione latina tanquam non esset. Si tratta di una distinzione tecnica fondamentale, perché porta migliaia di concessionari in una situazione di abusivismo.
Un’altra contraddizione sta poi nell’avere estromesso dal contenzioso tutte le associazioni di categoria spiegando che si doveva solo decidere nel merito di alcuni determinati titoli (quelli di Lecce da cui è partito il contenzioso, NdR), per poi invece esprimere una sentenza di carattere generale su tutte le concessioni balneari italiane. Il Consiglio di Stato ha tutto il diritto di fare ciò che ha fatto, ma ciò che non poteva fare era invadere il potere legislativo. Spetta infatti al parlamento, e non al giudice, legiferare in materia di demanio marittimo; e nel momento in cui Palazzo Spada annulla la validità di una legge italiana ritenendola in contrasto col diritto europeo in quanto proroga automatica e generalizzata, non può subito dopo definire un’altra proroga altrettanto automatica e generalizzata di due anni. Ci troviamo insomma davanti a un atto abnorme che determina un eccesso di giurisdizione e che potrà generare ricorsi innanzi alla suprema Corte di cassazione a sezioni unite. Cosa che abbiamo intenzione di fare. E se nemmeno la Cassazione si esprimerà a nostro favore, saremo costretti a ricorrere alla Corte europea dei diritti dell’uomo».

Quali tesi porterete avanti?

«Faremo di tutto e di più per difendere il nostro lavoro e i nostri beni. La passione con cui andiamo avanti deriva dalla profonda convinzione che non stiamo tutelando solo noi stessi, bensì gli interessi dell’intero paese. Abbiamo sempre detto di confidare nei giudici italiani, ma dal momento che la risposta del Consiglio di Stato non è stata convincente, adire alla Corte europea dei diritti dell’uomo significa esercitare tutte le armi che il diritto ci offre. Siamo convinti di avere ragione e non stiamo andando contro il diritto europeo; anzi lo invochiamo innanzi alla giustizia italiana. I problemi dei balneari infatti non hanno origine da Bruxelles, bensì dal nostro stesso paese».

Nel frattempo, i concessionari che avevano già in tasca l’estensione al 2033 e hanno investito di conseguenza possono chiedere un risarcimento?

«Non solo possono farlo, ma devono farlo. Lo scenario è quello di un contenzioso dagli effetti catastrofici, che l’Italia non può permettersi. Potrebbe aspettarci un’estate senza balneazione attrezzata e dobbiamo evitare di buttare a mare il nostro modello vincente nel mercato turistico, altrimenti il paese ne risentirà per i prossimi decenni. Anziché venire in Italia i turisti andranno in Albania e questo nessuno può consentirlo».

La riforma delle concessioni balneari resta comunque da fare. Com’è possibile tutelare la specificità del settore italiano e al contempo rispettare il diritto europeo?

«Da più di dieci anni invochiamo una riforma della materia. La legge 145/2018 aveva avviato questo percorso e la nostra associazione ha sempre sollecitato la politica a completarlo, ma nessuno lo ha fatto. La Commissione europea ha atteso ben due anni prima di inviarci una lettera di messa in mora e ora il governo e il parlamento devono solo terminare il compito indicato in quella norma, iniziando da una ricognizione del demanio marittimo (già prevista dal decreto concorrenza) e poi avviando un riordino nel rispetto del diritto europeo. Che significa bilanciare gli interessi in campo, cioè non solo la concorrenza ma anche la proprietà privata aziendale, come chiarito con la nota sentenza “Laezza” della Corte di giustizia europea. Insomma, è arrivato il momento della serietà e della verità: se qualcuno d’ora in poi vorrà alzare slogan e bandierine, sappia che questo non ci porterà da nessuna parte. È finito il tempo delle tessere e dei voti sulle spalle dei balneari».

In conclusione, qual è il suo messaggio di conforto ai balneari in questo momento drammatico?

«Comprendo i colleghi che da giorni non dormono. Quando sono andato nel mio stabilimento dopo la sentenza, ho incontrato mio fratello che non pronunciava una parola, come se ci fosse stato un lutto in famiglia. Posso dunque solo ribadire che faremo di tutto e anche di più per salvaguardare i nostri sacrosanti diritti calpestati dalla decisione del Consiglio di Stato: se la Cassazione non ci darà ragione arriveremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo, e siate certi che vinceremo, perché abbiamo ragione».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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