Musica sulla spiaggia: le sabbie che suonano

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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La spiaggia di Kołobrzeg (Polonia), costituita quasi esclusivamente di quarzo, è una delle migliori violiniste d’Europa.

Per camminare lungo la riva del mare al suono di un violino non è necessario portarsi dietro un musicista: basta scegliere la spiaggia giusta. Di spiagge il cui nome indica che suonano, cantano, fischiano o cigolano è pieno il mondo, perché chi dà loro questa capacità è il quarzo, che è uno dei costituenti principali della sabbia. Però deve essere quasi puro, in granuli ben arrotondati e di dimensioni comprese fra 0,1 e 0,5 mm.

Sì, effettivamente queste spiagge sono molto esigenti, e dire che ne è pieno il mondo può essere un po’ esagerato. E poi si dice che loro suonano, ma in realtà siamo noi che le facciamo suonare, camminandoci sopra o, meglio ancora, strusciandovi i piedi. Il suono si produce facendo sfregare i granuli l’uno con l’altro, anche se vi sono teorie che cercano una spiegazione nella compressione dell’aria presente fra i granuli o nel ruolo che giocherebbe il sottilissimo strato di sale che li ricopre, e in genere il rumore è stridulo e ad alta frequenza, circa 400-500 Hz.

Bagnold, un pioniere degli studi sul movimento della sabbia nei deserti e sulle spiagge, pensava che il suono venisse prodotto dall’effetto piezoelettrico dei granuli pressati. Forse in questo, ma solo in questo (!), non aveva ragione.

Per sentire questa musica dovete andare su queste spiagge di giorno, perché anche un po’ di umidità impedisce la produzione del suono. Vedete quanto sono esigenti?

Vi sono delle località che sono famose proprio per questo fenomeno, come l’Isola di Eigg (Scozia) o Basin Head (Prince Edward Island, Canada), ma basta andare in una qualsiasi spiaggia della Germania o della Polonia per ascoltare il concerto.

In Italia le spiagge che cantano non sono molte, perché le rocce ricche di quarzo non abbondano lungo la penisola, e se troviamo sabbie sonore, spesso significa che sono spiagge fossili, nel senso che, mancando di una alimentazione recente, il quarzo, essendo particolarmente resistente all’abrasione, rimane come unico costituente. Solo in Sardegna, dove abbondano i graniti, non avrete che l’imbarazzo della scelta: partendo da nord, ci sono Porto Pozzo (Santa Teresa di Gallura) e Le Saline (Stintino), scendendo troviamo Scivu (Arbus) e ancora più a sud, Punta e’ S’Aliga (Portoscuso) e Santa Margherita di Pula, solo per citarne alcune.

La spiaggia de Le Saline (Sardegna): suona se non camminate sulla Posidonia spiaggiata, che qui fa dei bellissimi cumuli.

Fra le spiagge che suonano troviamo anche delle nostre vecchie conoscenze come Whitehaven (Australia), che vanta la sabbia più bianca del mondo, ovviamente tutta costituita da granuli di quarzo; e Cala Violina (Toscana), di cui abbiamo parlato nel “granello” in cui si cercava l’origine dei nomi delle spiagge, e dove abbiamo conosciuto anche la dolorosa storia de La Llorrona, la donna che grida, disperata protagonista di una leggenda messicana.

Ma questa non è una prerogativa delle spiagge di mare, e un esempio famoso è dato dalla sabbia che forma il tombolo che unisce Presque Isle Point alla Stockton Island, nel Lago Superiore (Wisconsin): qui le chiamano “singing sand”. Per non parlare delle sabbie del deserto, che non solo cantano, ma fanno anche cantare (i più vecchi ricorderanno Bing Crosby con «In the heart of Colorado, there’s a canyon every lover knows / Where the dessert sands sing love songs, every time the wind blows»), Dessert (dolce) non desert, anche se si riferisce alle dune del Great Sand Dunes National Park and Preserve.

Ma se andiamo nel deserto, quello sabbioso (e solo pochi lo sono!), il suono della sabbia diventa ruggente o rimbombante, ma anche simile a quello prodotto da un bollitore, un tamburo, una cetra, un tamburello, un violino basso, una tromba, una sirena da nebbia o dall’elica di un aereo. Questi sono i modi con i quali sono stati descritti da chi ha avuto la fortuna di sentirli, e in questo caso è proprio la sabbia da sola che suona. Dai nomi si capisce che sono suoni più grevi rispetto a quelli che sentiamo sulla spiaggia, e hanno una frequenza fra i 50 e i 100 Hz. Non è facile sentirli, e qui viene chiamato in causa il vento, oppure il collasso della sabbia sui versanti delle dune con i granuli che si muoverebbero in modo sincronizzato. Sembra che la differenza del suono, rispetto a quello delle spiagge, sia dovuta al modo con il quale sono impacchettati i granuli.

Ma torniamo al mare: se registrassimo i vari suoni della sabbia, quelli dei ciottoli che rotolano su e giù per la battigia, con il sottofondo del rumore dei frangenti faremmo un bel concerto e potremmo ballare sulla spiaggia e… non andare in discoteca!

Ma c’è chi la sabbia la usa proprio per fare musica, ed è Yoliztli Villanueva Marañón, un’artista messicana che per i suoi concerti, o meglio performances, usa pietre e sabbia; e con la roccia costruisce anche i propri strumenti. Se non avete mai sentito il suono prodotto dalla sabbia quando vi camminate sopra, lo potete ascoltare proprio all’inizio del suo ultimo lavoro, sul sito sonidosdelaspiedras.com.

Quindi anche questa volta mi sbagliavo: se portiamo con noi un musicista, tutte le spiagge suoneranno!

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