Quando è il colore a dare il nome della spiaggia

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

La spiaggia di Whithehaven, in Australia (il suo nome significa "bianco rifugio")

Se riuscite ad arrivare a Black Beach (California), attraverso un sentiero molto difficile, rimarrete sorpresi da quello che avrete davanti: la spiaggia non è nera come ci si aspetterebbe dal nome, ma in compenso è il regno dei nudisti! Black Beach è infatti la prima spiaggia della California dove il costume da bagno non è stato obbligatorio, e il suo nome deriva dalla famiglia Black, che aveva un ranch di cavalli lungo quella costa. Ma di spiagge chiamate correttamente “nere” (black, noire, aswad, negra, kuro…) ce ne sono molte, e il loro colore è spesso dato dal tipo di roccia (per esempio il basalto) da cui deriva la sabbia o la ghiaia, come nella Black Beach di Big Island (Hawaii) o alla Playa Negrita di Puerto Rico, dove si ha un forte contrasto con le rocce di color miele scuro alle quali si appoggia la spiaggia.

Anche in Italia questo toponimo è molto usato, ma spesso non è dovuto al basalto, come nel caso della Spiaggia Nera a sud di Maratea, alimentata da calcari e dolomie nerastre che affiorano nel bacino idrografico che insiste sulla costa; oppure della Spiaggia di Terranera, all’Isola d’Elba, ricca di minerali di ferro e che chiude uno stagno costiero. Mentre ai Sassi Neri, vicino a Sirolo, la spiaggia è di granelli bianchi, dai quali però affiorano delle rocce scure.

Ovviamente, nell’estrema varietà delle spiagge italiane abbiamo anche delle spiagge nere di origine vulcanica, come a Vulcano (!), dove Sabbie Nere attira migliaia di bagnanti non solo per la sua bellezza, ma anche perché è all’interno di un golfo riparato e i suoi fondali hanno una debole pendenza. Ma sono le spiagge bianche quelle che, in quasi tutte le lingue del mondo, dominano il lessico costiero (Playa Blanca, White Beach, Shuraishihama…) e il fatto che questo sia il colore preferito dai turisti, e che una spiaggia grigia che contrasta con il blu del mare appaia spesso bianca, ci deve preparare a possibili delusioni. Ma c’è anche chi ha una sabbia bianchissima e decide di chiamare la spiaggia Orange Beach, come è avvenuto in Messico. In ogni caso Whitehaven (“bianco rifugio”), in Australia, non usurpa certamente il nome, essendo una delle spiagge più bianche del mondo, come risultata anche da misure colorimetriche; ma altrettanto non si può dire di Plage Blanche, in Marocco: una spiaggia bellissima, ma che sarebbe meglio chiamare Plage Rouge!

Tra l’altro il rosso è un colore frequente sulla Terra, quasi sempre associato all’ossidazione del ferro, e le spiagge lo mettono in contrasto con il blu del mare, come a Playa Rosadas (Ecuador) e a Las Coloradas (Cuba). In alcune spiagge questa tonalità spesso si ferma al rosa e può essere data dai gusci di foraminiferi, come sulle varie Pink Sand Beach, alle Bahamas, e sull’Isola di Lombok, in Indonesia. Anche l’Italia ha la sua Spiaggia Rosa, e forse è la più bella del mondo, se non altro per la sua collocazione: si tratta dell’Isola di Budelli, in Sardegna. Qui Antonioni ha girato alcune scene de Il deserto rosso… non rosa!

La spiaggia rosa dell’Isola di Budelli, in Sardegna

Un’origine biologica la ha anche Pink Beach (Pantai Merah, Giava), ma in questo caso sono i frammenti del corallo rosso, che popola l’antistante barriera, a conferirgli il colore. Anche con il rosa bisogna però stare attenti: Praia do Rosa, in Brasile, prende il nome da uno dei primi pescatori che ospitavano i surfisti che l’hanno scoperta negli anni ’70! Ma se ci andrete, non rimarrete delusi: la piccola laguna retrostante si colora di un rosa intenso al tramonto.

Molto più raro è il verde, che in genere è dato da una forte presenza di olivina, come a Green Sand Beach, a Mouna Loa (Hawaii). La stessa caratteristica la troviamo anche a Talofofo Beach a Guam e a Punta Cormorant, sull’Isola Floreana delle Galapagos, ma in questi casi la parola verde non entra nel toponimo.

Ma ci sono anche delle spiagge esagerate, il cui toponimo non può comprendere tutti i colori: a Goshikihama (“spiaggia dei cinque colori”, in Giappone) abbiamo un caleidoscopio formato anche da agata, ambra e lapislazzuli. Vi sono poi numerose Silver Beach, come vicino a Dublino o alle Isole Mauritius, ma la prima è gialla e la seconda bianca; e non penso che vi si trovi tanto argento! E certamente non vi sono smeraldi a Emerald Beach, in Australia, né l’oro a Playa Oro alle Galapagos, anche se un po’ gialla lo è. Però alcune spiagge prendono effettivamente il nome dal materiale con il quale sono costituite: interessanti sono le varie Fossil Beach, che troviamo dall’Alaska all’Australia, ricche di frammenti di fossili provenienti dalle retrostanti falesie; oppure, sempre in Australia, abbiamo Silica Beach, per i granelli di quarzo che quando sono belli arrotondati sembrano perle.

Di quarzo è anche Glass Beach, in California, ma la sua origine è meno poetica: il nome viene dall’eredità lasciata da un’antica discarica del paese, nella quale l’azione erosiva delle onde ha sminuzzato e portato via tutto, eccetto il vetro. Sembra che un ruolo nello spezzettare e nell’aggiungere vetro l’abbiano avuto anche le bottiglie Molotov che la gente buttava sul mucchio di rifiuti per incendiarli.

Anche le numerose Coral Beach prendono il nome dal materiale che le compone, ma anche in questo caso bisogna stare attenti, perché chi battezza le spiagge spesso non è un naturalista. Una bellissima spiaggia dell’Isola di Skye, una delle Ebridi Interne, si chiama appunto Coral Beach, ma nelle acque fredde del Mare del Nord i coralli non sono affatto frequenti, anche se vi sono alcune specie che vivono in profondità. In realtà la spiaggia è formata da scheletri bianchissimi di alghe coralline, che da vive sono rosse! Spiagge simili si trovano nel Maine (Usa), in Canada e in Russia.

Coral Beach, Isola di Skye: non è costituita da frammenti di corallo, che non vive in questi mari, bensì da scheletri di alghe calcaree.

Numerose sono poi le Spiagge delle Conchiglie: Concheiros, per restare in Brasile, Shelly Beach in Australia, Las Conchas in Ecuador, Shell Beach nel Connecticut. Invece, dietro al nome Playa Peña Blanca (Messico) si nasconde il guano depositato degli uccelli sulle vicine rocce!

Shell Beach, Australia
Shell Beach, Australia

Per quanto riguarda le dimensioni dei sedimenti, abbiamo Sandy Beach (“spiaggia sabbiosa”, banale), Shingle Beach (“ghiaia”, Minnesota), Pebble Beach (“ciottoli”, California), Pebbly Beach (sempre “ciottoli”, ma in Australia), per giungere infine alla Spiaggia delle Ghiaie, all’Isola d’Elba, formata da ghiaia e ciottoli bianchi di eurite arrotondati prodotti dall’erosione di una vicina falesia.

Le Ghiaie, Isola d’Elba

Alcune spiagge hanno i granelli duri e arrotondati, in genere di quarzo, che stridono quando vi si cammina sopra, come a Singing Beach (“spiaggia cantante”, Minnesota e Massachussets), Singing Sands Beach (Canada), Squeaky Beach (“spiaggia stridula”, Australia) e Whistling Sands Beach (“spiaggia fischiettante”, Galles). Ma il nome più bello lo abbiamo noi, con Cala Violina, in Toscana: non è di colore viola, ma suona come le corde di un violino. E vi è anche una storia molto triste che viene ricordata dal rumore della spiaggia La Llorrona, che in spagnolo significa la donna che grida. È una leggenda messicana che narra di una donna che sorprese il marito con un’altra e per punirlo annegò in un fiume i loro due figli, da lui molto amati. La sua anima è condannata a prendere i bambini e annegarli nello stesso fiume, fino a che non troverà l’anima dei propri. Camminando sulla spiaggia si sente il suo lamento, ma la spiaggia è bellissima!

Infine il nome di una spiaggia, e anche di una località, lo possiamo cambiare se serve ad attrarre i turisti, come ha fatto Lignano che, al momento della costituzione di un nuovo comune nel 1959, ha aggiunto al toponimo l’epiteto “Sabbiadoro”, dopo che dal 1931 veniva usato a scopo promozionale dagli Alberghi Riuniti. Ma non spingiamoci oltre: le coste di tutto il mondo sono piene di luoghi che hanno completamente cambiato nome, senza che questo facesse neppure riferimento alle caratteristiche locali, e i turisti sono convinti di andare in un paradiso!

(P.S. Un amico dalla Sardegna, in pochi secondi, mi ha indicato Rena Majore, Is Arenas, Abba Mejga, Abbaruja, Coccorocci… Chissà quanti begli esempi vi sono nelle lingue e nei dialetti che non conosco! Ringrazio anticipatamente tutti coloro che vorranno metterli nello spazio dei commenti sotto a questo articolo)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Altri articoli dalla rubrica "Granelli di sabbia"

Condividi questo articolo

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *