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Governo avvia riforma concessioni balneari: parte la mappatura del demanio marittimo

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato la proroga al 2033, il decreto concorrenza approvato dal consiglio dei ministri avvia la ricognizione del settore: si tratta di un passaggio fondamentale per completare un riordino atteso da molti anni.

La sentenza 18/2021 pubblicata una settimana fa dal Consiglio di Stato, che ha annullato la proroga delle concessioni balneari al 2033 e imposto di riassegnare i titoli entro due anni tramite evidenza pubblica, obbliga di fatto il governo Draghi a lavorare sul riordino del demanio marittimo, atteso da più di dieci anni. In seguito all’abrogazione del rinnovo automatico dei titoli, avvenuta nel 2010 per uscire da una procedura di infrazione europea, le concessioni di spiaggia sono infatti sempre state prorogate (prima al 2015, poi al 2020 e infine al 2033) senza che nessun governo (otto in dieci anni) abbia mai varato una necessaria riforma che si adegui alla direttiva “Bolkestein” sulla liberalizzazione dei servizi e al contempo rispetti i diritti degli attuali concessionari, i quali hanno investito sulla base di un contratto con lo Stato poi annullato da un giorno all’altro.
Pochi giorni prima dell’eclatante sentenza del Consiglio di Stato, il consiglio dei ministri aveva già approvato il “decreto concorrenza”, che al suo interno contiene una norma per avviare la ricognizione nazionale delle concessioni demaniali marittime. Si tratta di un passaggio essenziale e prodromico per la futura riforma del settore; vediamo dunque nello specifico in cosa consiste questa mappatura e quali sono i tempi che si è dato il governo per concluderla.

Su cosa si concentra la mappatura del demanio marittimo

L’articolo 2 del decreto concorrenza prevede una delega al governo per costituire un sistema informativo di rilevazione di tutte le concessioni di beni, al fine di «promuovere la massima pubblicità e trasparenza dei principali dati e delle informazioni relativi a tutti i rapporti concessori». Il decreto legislativo che ne seguirà dovrà, tra l’altro, individuare lungo tutto il territorio nazionale il numero e la tipologia di concessioni demaniali marittime, l’entità dei canoni e la storicità dei titoli: la rilevazione dovrà includere «tutti gli atti, i contratti e le convenzioni che comportano l’attribuzione a soggetti privati o pubblici dell’utilizzo in via esclusiva del bene pubblico» e «prevedere la piena conoscibilità della durata, dei rinnovi in favore di un medesimo concessionario, di una società controllata dal concessionario o di un suo familiare diretto, del canone, dei beneficiari, della natura della concessione, dell’ente proprietario e, se diverso, dell’ente gestore, nonché di ogni altro dato utile a verificare la persistenza in favore del medesimo soggetto delle concessioni e la proficuità dell’utilizzo economico del bene in una prospettiva di tutela e valorizzazione del bene stesso nell’interesse pubblico».

Questo procedimento sarà da completare entro sei mesi dall’approvazione definitiva del decreto concorrenza ed è probabile che sarà incaricato a occuparsene il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il quale a sua volta interpellerà tutte le amministrazioni comunali e le capitanerie di porto al fine di farsi inviare i dati. Va ricordato che sul demanio marittimo italiano insistono circa 30.000 concessioni, di cui poco più di 10.000 riguardano gli stabilimenti balneari, mentre le restanti sono delle tipologie più svariate: da ristoranti, campeggi, strutture ricettive e commerciali, fino ad associazioni sportive dilettantistiche, ormeggi e semplici cartelloni pubblicitari.

Durante la conferenza stampa di presentazione del decreto concorrenza, il presidente del consiglio Mario Draghi ha definito la mappatura del demanio marittimo una sorta di «operazione trasparenza» per consentire a tutti i cittadini di sapere quante spiagge sono in concessione, da quanti anni sono in possesso degli attuali titolari e a quanto ammontano i canoni richiesti dallo Stato. Ma in realtà le ragioni dell’operazione non stanno solo nella volontà di rendere pubblici e fruibili questi dati.

Perché occorre davvero la mappatura del demanio marittimo

La mappatura nazionale del demanio marittimo è necessaria per completare il percorso di riordino delle concessioni balneari avviato con la legge 145/2018 e mai portato a termine. Questa norma, oltre a prolungare fino al 31 dicembre 2033 la validità di tutti i titoli (che altrimenti sarebbero scaduti nel 2020), aveva già fissato i princìpi per scrivere una riforma del settore che prevedesse la riassegnazione delle concessioni tramite delle procedure di gara al termine dell’estensione di quindici anni, intesa dunque come un “periodo transitorio” necessario per gestire il passaggio dal precedente regime normativo a quello nuovo. Le procedure di evidenza pubblica, afferma la legge 145/2018, dovranno premiare chi ha già professionalità nel settore, chi rispetta un rating di legalità e chi presenta progetti di qualità in termini di ecosostenibilità, accessibilità, investimenti, certificazioni, eccetera. Il tutto avrebbe il difficile obiettivo di conciliare i vincoli del diritto europeo, che con la direttiva Bolkestein chiede procedure di assegnazione aperte e trasparenti sulle concessioni balneari, con le peculiarità del settore in Italia e con il legittimo affidamento degli attuali titolari che hanno investito sulla base del precedente sistema normativo del rinnovo automatico.

In seguito alla sentenza del Consiglio di Stato, i tempi si sono molto ristretti: i giudici hanno infatti cancellato la validità della proroga al 2033 e dato al governo due anni di tempo per decidere come riassegnare le concessioni. La pronuncia di Palazzo Spada contiene, nelle sue conclusioni, alcune considerazioni che non vanno in contrasto con i principi stabiliti dalla legge 145/2018, laddove per esempio afferma che è possibile tenere conto della professionalità come criterio per valutare i futuri gestori. Tuttavia, sempre in base a quanto stabilito dalla legge 145/2018, prima di scrivere le regole per il riordino del settore è necessario effettuare una ricognizione completa del demanio marittimo. Attualmente, infatti, i dati sulle concessioni sono molto frastagliati e manca un database completo a livello nazionale che consenta di sapere, per esempio, quante spiagge sono libere e quante in concessione, quanti litorali liberi sono concedibili e quanti invece non lo sono poiché si trovano in aree naturalistiche protette, eccetera. Tale mappatura doveva essere completata entro il 30 aprile 2019, ma il governo di allora (si trattava del primo esecutivo capitanato da Giuseppe Conte e retto dalla maggioranza Lega-Movimento 5 Stelle) non l’ha mai nemmeno iniziata. In seguito è arrivato il Conte bis, sostenuto da Partito democratico e Movimento 5 Stelle, che allo stesso modo non si è affatto interessato alla ricognizione, lasciando così la patata bollente in mano a Mario Draghi che si è trovato a fare i conti con la sentenza del Consiglio di Stato. Ma già pochi giorni prima che questa arrivasse, il premier aveva fissato una nuova scadenza per completare il compito, dal momento che sul tema comunque incombevano una lettera di messa in mora inviata lo scorso dicembre dall’Unione europea e svariate diffide dell’Antitrust contro le amministrazioni comunali e regionali che avevano applicato l’estensione al 2033.

In base a indiscrezioni dello scorso settembre, pare che Draghi volesse regolamentare le evidenze pubbliche delle concessioni balneari già nel decreto concorrenza, ma si è scontrato con l’opposizione delle associazioni di categoria e degli esponenti di Lega e Forza Italia. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, per i titolari di stabilimenti la strada si è fatta molto più in salita, e ora la categoria dovrà fare i conti con dei mesi decisivi per il proprio futuro, durante i quali si deciderà una riforma attesa da molti anni e non più rimandabile, che cambierà radicalmente la gestione pubblica delle concessioni demaniali marittime.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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