L’erosione dei promontori non è (quasi mai) la salvezza delle spiagge

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Capo d'Orlando (Sicilia): la protezione del promontorio dall’attacco delle onde può essere la causa dell’erosione della spiaggia?

È in corso una guerra della sabbia fra i paesi che vogliono estendere la propria superficie in mare e quelli che non vorrebbero che i sedimenti venissero presi dai propri fondali. Non si tratta solo di Stati, ma anche di regioni diverse dello stesso stato, o addirittura di città e piccoli villaggi: tutti sono impegnati in una battaglia navale in cui il nemico non arriva con incrociatori armati di cannoni, bensì con draghe munite di sorbone e benne. Ma i conflitti, almeno d’interessi, emergono anche fra che vive all’interno e non vuole frane e alluvioni e chi vive sulle coste, dove i materiali franati dai versanti arrivano in mare portati dalle piene dei fiumi, come abbiamo visto in un precedente “granello di sabbia”.

In alcuni paesi vi è un’altra guerra, che vede contrapposti gli abitanti delle coste basse e quelli delle coste alte, e non sempre è chiaro chi sia dalla parte della ragione o del torto. I libri di scuola ci dicono che i promontori vengono erosi dalle onde e che la sabbia così prodotta va ad alimentare le spiagge poste all’interno dei golfi. Si dovrebbe quindi giungere alla rettificazione della costa, che però sarebbe tutta rocciosa perché le spiagge, non più racchiuse fra i promontori, verrebbero completamente asportate. Però nel frattempo le spiagge se ne avvantaggerebbero, e ogni azione volta a bloccare l’erosione dei promontori sembrerebbe penalizzare chi vive e opera lungo le coste basse.

In realtà sappiamo che la quasi totalità della sabbia che forma le nostre spiagge proviene dall’erosione delle montagne e, a livello globale, il contributo fornito dall’erosione delle falesie e delle coste alte in genere assomma a circa il 5%, anche se i tratti costieri costituiti da rocce tenere possono contribuire in modo significativo alla formazione di alcune spiagge.

Ma perché l’erosione dei promontori dovrebbe andare a favorire le spiagge, fornendo loro una quota del bilancio sedimentario? Per rispondere a questa domande dobbiamo tornare a studiare il moto ondoso e come questo si modifichi al cambiare della forma della costa; o meglio, dei fondali antistanti.

Sappiamo che le onde, avvicinandosi alla costa, cominciano a subire l’attrito esercitato dal fondale e rallentano. Questo le fa ruotare progressivamente fino a che le creste non si dispongono sempre parallele (o quasi) alla riva (si veda a questo proposito l’articolo “Perché le onde a riva disegnano sempre la forma della costa“). Lo stesso processo avviene in una costa in cui sono presenti delle insenature perché queste, e i promontori che le delimitano, si estendono anche sott’acqua e ciascuna onda, anche se al largo, procede diritta verso il centro della baia e subisce un rallentamento differenziale: inizia cioè a essere frenata prima davanti ai capi, mentre prosegue ancora con la stessa velocità nella zona mediana. Anche in questo tratto l’onda frenerà, ma sempre in ritardo rispetto a quella che corre lungo il bordo del golfo. Questo la porta a ruotare su entrambi i lati, incurvandosi sempre più fino a prendere la forma della costa.

Trasformazione delle onde che raggiungono una costa caratterizzata da promontori e golfi. Attenzione: le creste si avvicinano perché le onde rallentano davanti al promontorio, non perché accelerano nella baia.

Se analizziamo due segmenti di onda di uguale lunghezza, uno che procede verso la punta del promontorio e l’altro in direzione del centro della baia, vedremo che il primo va a colpire un tratto di costa più corto e il secondo uno più lungo: l’energia dell’onda si concentra sui capi e si disperde all’interno del golfo. Ecco perché non costruiamo i porti in cima ai promontori ma li posizioniamo all’interno delle baie, dove, in molti casi, non è neppure necessario costruire le dighe foranee. Ebbene, siccome l’onda sui promontori non riesce a ruotare completamente perché i fondali antistanti sono ripidi, arriva a colpire la costa con una componente diretta verso il centro della baia, dove può spingere i materiali erosi sulle punte.

Se la roccia che forma il promontorio fosse facilmente erodibile, si avrebbe la produzione di molti sedimenti e una buona alimentazione della spiaggia posta all’interno del golfo. Ma se la roccia fosse molto erodibile… il promontorio non ci sarebbe più!

Per motivi didattici si fa sempre riferimento ai promontori, ma anche l’erosione delle coste alte non aggettanti può produrre sabbia e ghiaia utili all’alimentazione del litorale, sempre che queste siano costituite da rocce non molto resistenti e che la profondità alla base non sia tale per cui le onde non possano spostare i sedimenti e portarli dove a noi farebbero più comodo. I materiali prodotti da questi processi sono relativamente pochi rispetto alle esigenze delle spiagge, ma il consolidamento delle falesie può comunque costituire una causa, seppur marginale, dell’erosione delle coste basse.

In Italia, uno dei fattori che ha portato alla stabilizzazione dei versanti rocciosi attaccati dal mare è la costruzione della rete ferroviaria che, per motivi orografici, ha spesso seguito il perimetro costiero. Evidentemente era meno costoso costruire dei muraglioni che scavare delle gallerie, ma una volta che l’alta velocità ha imposto la costruzione di tracciati più diritti e quindi lo spostamento all’interno con molte gallerie, i muraglioni sono rimasti.

Corniglia (Liguria): il muraglione su cui correva la vecchia linea ferroviaria inaugurata agli inizi degli anni ’70 dell’Ottocento. Un’opera di grande ingegneria per quegli anni, ma che continua a limitare l’apporto sedimentario alla costa.

Per alcuni è stata una fortuna perché, sfruttando quei muraglioni, hanno costruito case, ville e alberghi, ma ora diventa impossibile rimuoverli e lasciare che i processi che modellano la costa agiscano in modo naturale. E così salviamo anche quella bellissima pista ciclabile che in molti tratti della costa ligure corre lungo il vecchio tracciato ferroviario!

Ma qual è l’effettiva responsabilità delle protezioni fatte per impedire l’erosione delle coste alte nell’erosione delle spiagge? Ogni caso è diverso dall’altro e gli studi su questo argomento non sono molti, anche perché l’erosione delle falesie è spesso un fenomeno discontinuo.

Gary Griggs ha valutato che gli apporti fluviali costituiscano tra il 70 e il 95% dell’input sedimentario alle spiagge della California, e che la quasi totalità della quota rimanente derivi dall’erosione delle falesie. Sulla costa di Santa Barbara e su quella di Oceanside questo contributo sarebbe pari rispettivamente a circa lo 0,4% e il 10%. In questa zona, buona parte dell’urbanizzazione è posta sulle dune o su terrazzi marini costituiti da materiale non consolidato, che vengono stabilizzati con diverse tecniche di geoingegneria.

Negli ultimi anni l’impatto paesaggistico è stato mitigato realizzando superfici che simulano per forma, colore e tessitura i materiali naturali, ma il problema dell’input sedimentario non può trovare soluzione, se non con l’arretramento delle case o delle strade che corrono sul margine della falesia.

Una falesia consolidata con calcestruzzo sparato su di una griglia metallica ancorata con chiodatura alla roccia (California).

Lo 0,4% è poco ma il 10% è un contributo importante, tanto che è stata posta una tassa (“In Lieu Sand Mitigation Fee”) che viene pagata dai proprietari dei terreni che bloccando l’erosione delle falesie privano la spiaggia di questo apporto. Corrisponde al costo di un ripascimento per un volume pari a quello della sabbia che sarebbe finita in mare in vent’anni se non fosse stato effettuato nessun intervento di stabilizzazione. Purtroppo gli svariati milioni di dollari raccolti non si sono mai trasformati in sabbia e sono stati utilizzati delle amministrazioni locali per scopi diversi, ma forse la tassa ha convinto qualcuno che conveniva arretrare.

In un tratto della costa dell’Algarve (Portogallo) è stato valutato che la falesia arretrasse di oltre due metri all’anno e che dopo il ripascimento della spiaggia antistante il processo si sia praticamente esaurito. Ovviamente la sabbia prodotta dall’erosione della falesia non alimenta più la costa, ma è lo Stato a farlo, non con i soldi dei privati come avrebbe dovuto essere in California, ma con quelli di tutti i cittadini. Spesso non si tratta di insediamenti storici, ma di recenti villaggi turistici; e mai che venga chiamato a pagare chi li ha progettati e chi li ha approvati!

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