I pontili per passeggiare sul mare, storia e rinascita

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

Condividilo!

pontile spiaggia
Il Busselton Jetty, nella Geographe Bay (Australia), si vanta di essere il pontile in legno più lungo del mondo.

Si racconta che negli Stati Uniti la costruzione di un pontile possa essere ripagata vendendo bachi da sego. In verità gli incassi derivano anche dalla vendita di sofisticate canne da pesca, dal biglietto di accesso al pontile (anche 15 euro a persona!), dalle bancherelle di fish & chips, dai ristoranti a 5 stelle e dalle boutique di firme famose, nonché dalla vendita di stravaganti souvenir. E forse questo ripaga solo la manutenzione del pontile, una struttura spesso trasformata in meta turistica, ma nata per altre funzioni e pagata dallo Stato o da industrie private, oppure da compagnie di navigazione. Comunque, se si butta la lenza da un pontile sono in molti ad abboccare, e non solo pesci.

È indubbio che alla gente piaccia camminare sull’acqua, allontanarsi dalla riva e vedere la costa da una prospettiva diversa. Ecco perché sui moli in tanti ci vanno non per pescare ma per passeggiare, e queste strutture costituiscono un elemento di grande attrazione per le località turistica. I vecchi pontili, ormai obsoleti per le cresciute esigenze del traffico marittimo, che richiede fondali sempre maggiori, stavano per essere condannati alla morte e sono stati salvati dalla corsa al mare innescata dalla talassoterapia, che ha avuto un forte impulso proprio quando la funzione originaria dei pontili stava per essere persa.

Per la borghesia di metà ‘800 era sconveniente e faticoso entrare in mare, e una passeggiata su di una terrazza che si spinge verso l’orizzonte, magari sotto l’ombrellino da sole e vestiti di bianco, era quanto di meglio si potesse desiderare. Ecco dunque che i vecchi pontili vengono ristrutturati, messi in sicurezza e arredati con panchine, lampioni e spesso negozi e ristoranti per accogliere chi, con le nuove ferrovie, lasciava le città inquinate per respirare l’aria salmastra… e darsi alla pazza gioia!

È tale il richiamo turistico dei pontili, che le amministrazioni locali non solo ne hanno curato il restauro o la completa ricostruzione, ma promuovono anche la realizzazione di nuove strutture, spesso in project financing. Ma dovendo ora soddisfare, oltre alle esigenze di sicurezza, quelle ludiche ed estetiche, le architetture dei pontili possono sbizzarrirsi e entrare in competizione fra di loro. Una competizione che arriva a sfiorare il ridicolo, con la richiesta fatta ai progettisti di farlo “più lungo” di quello del comune accanto, come successo recentemente in Toscana, quasi ad attribuire all’opera che si spinge in mare un significato fallico.

Il pontile più lungo d’Italia non è però frutto di questa competizione, ma è quello di Bagnoli (900 metri), che venne costruito negli anni ’60 a servizio del polo siderurgico dell’Italsider. Con la dismissione dell’impianto è stato recuperato all’uso turistico e oggi viene intensamente frequentato, anche perché regala una splendida vista di Nisida, un’isola vulcanica parzialmente sprofondata in mare, di Capri e del Vesuvio.

Entrare nel Guinness dei primati per la lunghezza non è però facile, perché bisogna scalzare dalla prima posizione il Southend Pier, situato a Southend-on-Sea, sull’estuario del Tamigi. Costruito nel 1830, si spinge oggi in mare per 2.158 metri, tanto che è operativo un trenino per raggiungerne l’estremità. In origine era lungo solo 180 metri, ma è stato continuamente allungato: quando ancora serviva per il cabotaggio era necessario raggiungere acque sempre più profonde, mentre da quando ha assunto una funzione turistica ha continuato a crescere per ospitare sempre nuovi negozi, sale da te e ristoranti.

Si può però aggirare l’ostacolo concorrendo in sottocategorie, come fa il pontile di Busselton, in Australia, costruito fra il 1853 e il 1865, che con i suoi 1.841 metri è il più lungo in legno del mondo. Dal 1971 ospita esclusivamente i turisti, che, con un trenino che porta alla sua estremità, possono accedere a un osservatorio subacqueo e ammirare i pesci tropicali.

Ma rimane la Gran Bretagna il regno dei i pontili. Il loro elevato numero non è dovuto solo all’alta escursione di marea, che richiede di allontanare dalla costa il punto di trasbordo delle merci, ma anche al fatto che la talassoterapia è nata proprio in quel paese alla metà dell’800. Nonostante ciò, il numero di pontili si sta riducendo ed è passato dagli oltre 200 del XIX secolo agli attuali 55: la manutenzione può diventare insostenibile in una costa esposta a intense mareggiate e a forte escursione di marea (anche questo danneggia i pali).

Il pontile di Llasndudno è stato dichiarato “Peer of the year” nel 2005 dalla National Peer Society. Venne inaugurato nel 1858 con una lunghezza di soli 74 metri, e così era quando Lewis Carroll nel 1865, proprio a Llandudno, scrisse “Alice nel paese delle meraviglie”. La meraviglia si è mostrata di nuovo nel 2015, quando il pontile, che era stato progressivamente allungato fino a raggiungere i 700 metri, venne venduto per ben 4,5 milioni di sterline.

Comunque, sui pontili vittoriani il bel mondo s’incontrava nelle sale da te, nei teatri e nei primi luna park, come sul Brighton Palace Pier (1899) e sul North Pier di Blackpool (aperto nel 1896). Oggi, invece, è la middle-low class che affolla questi luoghi di divertimento, mentre gli eredi dei primi frequentatori navigano su magnifici yacht ben lontano dalla costa.

L’amore degli inglesi per i pontili non era comunque superiore a quello per la propria patria, e quasi tutti quelli della costa meridionale e orientale furono demoliti durante l’ultima guerra per evitare che potessero essere usati dai tedeschi per invadere il paese.

Il pontile di Bournemouth, uno dei tanti che gli inglesi distrussero durante la seconda guerra mondiale per evitare che venissero usati dai tedeschi per invadere il paese. Ora, oltre a un parco dei divertimenti, ospita un teatro dove sono in programma anche concerti di musica classica (foto di Giorgio Pezzini).
Blackpool
Blackpool è la stazione turistica delle città industriali della Gran Bretagna centrale. La crisi che il paese sta affrontando si ripercuote anche su questa località balneare, dove ben tre pontili ricordano momenti migliori. Nella foto il Central Pier.

Seppure con opere meno sfarzose, la stessa moda la ritroviamo negli Stati Uniti, dove i pontili venivano affollati dalla borghesia, come scrive J.R. Gillis in The human shore; aggiungendo però che nei giorni feriali le “classi rispettabili” stavano ben lontane dal bordo del mare, che era popolato da loschi individui. A New York il polo d’attrazione era lo Steeplechase Pier di Coney Island, inaugurato nel 1903 e parte del parco di divertimenti sulla cui spiaggia fu fatto, nel 1823, il primo grande ripascimento artificiale. È l’unico pontile su cui sia stata eseguita una condanna a morte sulla sedia elettrica: il criminale era Topsy, un elefante che aveva ucciso il proprio addestratore (ma forse non era proprio una sedia…).

Sull’altro lato del continente, nel 1872 venne inaugurato lo Stearns Wharf di Santa Barbara (655 metri), un pontile in legno e con funzioni esclusivamente commerciali che prende Il nome dal suo costruttore, un commerciante di legname, che ovviamente lo costruì di legno. Forse per questo venne danneggiato diverse volte dal fuoco; ma contro il pontile si accanirono anche le mareggiate (tra cui una particolarmente intensa nel 1887) e un terremoto che per fortuna creò pochi danni. Ma la sfortuna continuò ad accanirsi contro questa struttura: nel 1941 una giunca cinese andò a battervi contro, distruggendone 300 metri. D’altronde gli incidenti sono frequenti sui pontili, almeno in California: quello di Ventura, nel 1893, crollò sotto il peso di un treno che finì la sua corsa in mare.

Comunque i pontili più famosi degli Stati Uniti, almeno all’estero, sono quelli del porto di San Francisco: si tratta del Pier 33, da dove parte il traghetto per l’isola-prigione di Alcatraz, e del Pier 39, ricco di attrazioni turistiche e dal quale si possono osservare i leoni marini.

pier 39 san francisco
San Francisco: il Pier 39, il principale honey pot della città.

Anche in altre parti del mondo i vecchi pontili hanno trovato nuova vita e molti altri sono stati costruiti con la sola funzione turistica, divenendo i punti di maggior affollamento delle città costiere. L’Ushaka Pier di Durban, in‎ Sudafrica, è una struttura riconvertita lunga 150 metri e porta a una bellissima terrazza panoramica: si tratta di un ottimo posto per prendere un aperitivo, ma se sperate di vedere il passaggio delle balene, di spritz dovete berne proprio molti, perché si spinge pochissimo in mare (50 metri) ed è meglio farsi portare al largo da una barca. Non molto lontano si trova l’iconico Umhlanga Pier, una nuova struttura con le colonne a forma di ossa di balena che ha vinto il South African National Award per l’ingegneria civile.

L’Ushaka Pier di Durban, in‎ Sud Africa.
Umhlanga Pier
Il vicino Umhlanga Pier di Umhlanga, in‎ Sud Africa.

In Cina, invece, l’uso dei pontili ci riporta alle prima trasformazioni inglesi, fatte per evitare alle persone il contatto con l’acqua e sulle quali camminare ben protetti dai raggi del sole: anche in piena estate potrete trovarli affollati e non vedere nessuno in mare.

Passeggiata sopraelevata nell’area panoramica di Xianjingyuan (Changdao, provincia di Shandong, Cina).

Anche in Italia i pontili sono nati in funzione della navigazione, ma la loro conversione in strutture turistiche è stata più tardiva. Il pontile di Forte dei Marmi, destinato prevalentemente alla spedizione del marmo apuano ma anche del legname, venne costruito in legno fra il 1876 e il 1877, e allungato nel 1932. Distrutto durante la guerra, fu poi ricostruito in cemento armato nel 1955 con funzione esclusivamente turistica.

Alcuni vecchi pontili, prima lanciati verso il mare aperto, si sono trovati chiusi dento a porti costruiti per consentire le operazioni di carico e scarico in acque protette e la loro conversione in strutture turistiche non è stata possibile, come per il pontile Walton a Marina di Carrara, costruito nel 1851 e ora protetto dal molo foraneo eretto nel 1920. La costruzione di un porto ha invece spinto proprio la trasformazione di un pontile in passeggiata sul mare. È il caso del pontile di Vasto: realizzato in legno nel 1948, era collegato al mercato del pesce, ma a seguito della costruzione del porto per i pescherecci, a 8 km più a nord, la sua funzione venne a mancare. Fu abbattuto 1968 e ricostruito nel 1998 con la sola funzione turistica.

Il pontile di Vasto, ricostruito nel 1998 con l’esclusiva vocazione turistica.

Il pontile di Trebisacce, in Calabria, racconta una storia diversa, nella quale la trasformazione non ha trovato tutti concordi, in particolare i piccoli pescatori e chi è più attaccato alle tradizioni locali. Realizzato fra le due guerre come supporto all’attività ittica, ha subito diverse ristrutturazioni, passando dal legno al ferro e quindi al cemento armato. L’ultimo intervento, inizialmente finalizzato al miglioramento dell’attracco, ha trasformato la struttura in un pontile turistico, con tanto di divieto di accosto per le imbarcazioni, escludendone quindi l’uso ai pescatori.

È certo che i pontili sono degli honey pot (“vasetti di miele”) che attraggono i turisti e portano soldi, come dimostrano i due nuovi pontili realizzati in Versilia al Lido di Camaiore e a Pietrasanta, dove in realtà di miele ce n’era già in abbondanza.

pontile lido camaiore
Il pontile del Lido di Camaiore (Toscana), inaugurato nel 2008, dovendo rispondere alle sole esigente turistiche, ha potuto svilupparsi liberamente secondo un progetto architettonico di grande eleganza.

Passeggiare sul mare, vedere la costa da una prospettiva diversa, osservare le onde che si increspano propagandosi verso riva e, perché no, mangiare un gelato seduti su una panchina che guarda l’orizzonte è certamente piacevole. Ma come paghiamo tutto questo, oltre che con l’overtourism che indigna quella parte dei residenti che non svolge attività economiche legate al turismo?

La preoccupazione che sorge per prima, ossia che la struttura possa modificare la dinamica costiera, inducendo accrescimenti ed erosioni della spiaggia, è infondata. A meno che i pali di sostegno non siano molto ravvicinati e di grosso diametro: in questo caso l’opera agirebbe come un pennello permeabile, di cui si conoscono gli effetti. Con onde quasi ortogonali all’asse del pontile, dei pali grossi e ravvicinati potrebbero farsi schermo l’uno con l’altro e apparire come una struttura continua, ma in queste condizioni il trasporto litoraneo sarebbe praticamente nullo e insignificante l’effetto dell’opera sulla spiaggia.

L’impatto maggiore è certamente paesaggistico, sia che si osservi la costa dall’alto sia che ci si trovi sull’arenile. In quest’ultimo caso si perde la vista della continuità litoranea, con l’occhio che vorrebbe spaziare indisturbato a leggere le forme del paesaggio costiero, e anche del tessuto urbano retrostante. Una ferita difficilmente accettabile e che fa sembrare ininfluente l’altro impatto evidente: la striscia d’ombra che per tutto il giorno staziona sulla spiaggia. Per ironia della sorte, in alcuni comuni questi tratti d’ombra sono i pochi non dati in concessione, tanto da far pensare che non solo la sabbia sia a pagamento, ma anche il sole. Infine, sotto ai pontili si accumulano spesso i rifiuti; non solo perché nessuno va a rimuoverli, ma anche perché i pali ne favoriscono la deposizione.

C’è chi va sui pontili per tuffarsi in mare, e questa sarebbe già una giustificazione per non costruirli: in Italia si contano ogni anno circa 12 incidenti con lesione spinale dovuti ai tuffi dai pontili, con il maggior numero di casi in Veneto, dove queste strutture non raggiungono acque profonde. Secondo quanto riferisce Giorgio Pezzini, uno dei massimi esperti di sicurezza nella balneazione, spesso le vittime sono i giovani nuovi arrivati in una località balneare: vedono i coetanei locali tuffarsi dalla testa del pontile, ma per timidezza non si avvicinano al gruppo e si tuffano da metà strada, dove l’acqua è più bassa. Sui pontili esistenti, e su quelli che si dovessero costruire, si impone un ferreo controllo e l’installazione di espliciti e terrorizzanti cartelli.

Ovviamente la costruzione di pontili non dovrebbe interessare tratti di costa naturali o scarsamente urbanizzati, e forse solo in qualche città un oculato inserimento, dopo un’ampia condivisione del progetto con i residenti, potrebbe essere un’occasione di rilancio turistico… se proprio necessario. Le nuove tecnologie costruttive consentono anche di realizzare strutture meno impattanti dal punto di vista paesaggistico, come mostra il nuovo pontile di Lignano, inaugurato nel 2023, che ha ora solo 7 pali in cemento armato a sorreggerlo, mentre prima ve ne erano ben 39 in legno. Questo non lo rende completamente trasparente alla vista di chi si trova sulla spiaggia, ma è sicuramente un miglioramento; fino a quando non riusciremo a costruire pontili di vetro e… a tenerli puliti.

© Riproduzione Riservata

Altri articoli dalla rubrica "Granelli di sabbia"

Condividi questo articolo