101 anni fa il primo mega-ripascimento di una spiaggia

Questo articolo fa parte di "Granelli di sabbia"

Divagazioni su processi, forme e tematiche ambientali della spiaggia. Una rubrica a cura del GNRAC.

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Tali erano l’attesa e la curiosità per l’arrivo della sabbia sulla spiaggia di Coney Island, che il cartello "DANGER! KEEP OFF!" non aveva alcuna possibilità di essere rispettato (credits NYC Municipal Archives Digital Collections)

Ci siamo persi il centennale, ma possiamo rimediare celebrando i 101 anni del primo mega-ripascimento fatto sulle coste del mondo: nel 1923 furono refluiti sulla spiaggia di Coney Island (davanti a Brooklin, New York) 1.300.000 metri cubi di sabbia dragata in quattro siti distanti da 500 a 1200 metri dalla costa. Oggi si chiamerebbe “ripascimento protetto”, perché prima del versamento vennero costruiti 16 pennelli lunghi 110 metri per impedire una rapida dispersione dei sedimenti. Nonostante ciò, il progettista Philip P. Farley aveva previsto delle ricariche ogni tre o quattro anni. Questa stima si è poi rivelata pessimistica, dato che da allora gli interventi di ricostituzione della spiaggia sono stati pochissimi, anche se nell’insieme hanno implicato 7 milioni di metri cubi di sedimenti, di cui 600.000 per riparare i danni fatti dall’uragano Sandy nel 2012.

Lo scopo del progetto era quello di dare ai cittadini di New York una spiaggia libera raggiungibile con mezzi pubblici, anche nella convinzione che si era affermata circa le capacità curative dell’acqua e dell’aria di mare. Di fatto l’accesso alla spiaggia veniva considerato un diritto alla salute, in particolare per i cittadini che vivevano in città inquinate, come era New York all’inizio del XX secolo.

Prima del ripascimento venne costruita anche una passerella in legno (“Riegelmann Boardwalk”, dal nome del governatore di Brooklyn che ne promosse il progetto), un segno distintivo di molte località balneari degli Stati Uniti, che hanno emulato quella realizzata ad Atlantic City nel 1870. A causa della limitata larghezza della spiaggia, i piloni furono piantati nell’acqua; ma dopo il ripascimento, il percorso soprelevato si trovava a circa 100 metri dalla riva. Questo “lungomare” divenne ben presto lo “struscio” di New York.

Prima del ripascimento venne costruita una passerella con il piano di calpestio a 4 metri sopra al livello dell’alta marea (credits NYC Municipal Archives Digital Collections).

Più che i problemi tecnici, furono quelli amministrativi a rallentare il progetto, che aveva visto la sua nascita vent’anni prima: i proprietari dei terreni e degli stabilimenti balneari non volevano cedere le proprietà, sulle quali avevano costruito anche delle barriere, e solo grazie a una legge del 1821, che equiparava gli espropri della spiaggia a quelli per le opere pubbliche, fu possibile dare inizio ai lavori.

Questa spiaggia, che alla metà del XIX secolo Walt Whitman, il poeta di Foglie d’erba, diceva essere nuda come lui e che trovava estremamente democratica «perché individui delle diverse fasce sociali brindavano insieme», divenne presto una località affollata, nella quale già nell’estate del 1909 si raggiunsero i 20 milioni di visitatori, convinti anche da un parco dei divertimenti che aggiungeva sempre nuove attrazioni. Ma la fama di questa spiaggia si accrebbe grazie al fatto che, in quegli anni, l’industria cinematografica era concentrata a New York, e Coney Island divenne il set di moltissimi film, con ben cinquanta pellicole girate fra il 1895 e il 1904. È del 1917 Coney Island, con Alice Lake, Roscoe “Fatty” Arbucke e Buster Keaton, star del cinema muto, che di fatto divennero i testimonial di questa località, dei suoi alberghi, del suo parco dei divertimenti e dei Nathan’s Hot Dog. E già queste tre attrazioni giustificherebbero il primo intervento di ripascimento e tutti quelli successivi!

Alice Lake, Roscoe “Fatty” Arbucke e Buster Keaton in una scena del film “Coney Island” (1917).

Che la spiaggia ne avesse bisogno, lo dimostra il fatto che il Brighton Beach Hotel, una struttura a tre piani con 174 camere per chi trascorreva le vacanze al mare, solo dieci anni dopo la sua costruzione dovette essere arretrato perché continuamente lambito dalle onde. Il proprietario William Engelman (che lo aveva ereditato dall’omonimo padre) affidò a una compagnia ferroviaria, la Brooklyn & Brighton Beach Rail Road Company, l’incarico di spostare l’albergo verso l’interno, cosa che fu fatta costruendo 24 binari e inserendo sotto all’edificio 112 vagoni con il solo pianale, che sarebbero poi stati trainati da sei locomotive. Il 3 aprile 1888 si realizzò un “arretramento strategico” di 200 metri, senza che si rompesse neppure un vetro delle finestre. Ma dopo gli anni di splendore arrivarono quelli di crisi, anche perché i gusti cambiavano rapidamente, e l’hotel venne demolito nel 1923, proprio quando fu fatto il ripascimento che fece crescere la spiaggia di 100 metri. Al suo posto fu fatto correre il “Riegelmann Boardwalk”.

“Arretramento strategico” del Brighton Beach Hotel nel 1888 (credits NYC Municipal Archives Digital Collections).

L’espansione della spiaggia stimolò la costruzione di nuovi alberghi dove nel frattempo, alla middle class newyorkese, si stavano aggiungendo visitatori provenienti da altre parti degli Stati Uniti e dall’Europa. Sulle foto dell’epoca non si riesce neppure a vedere la sabbia, tanto è coperta dai bagnanti, che in realtà bagnanti non erano: in acqua, infatti, c’è sempre pochissima gente! E non si sa se i visitatori fossero più attratti dalla spiaggia o dal parco dei divertimenti che cresceva e si rinnovava in continuazione dietro il Riegelmann Boardwalk. Anche qui troviamo una sorpresa: è a Coney Island che è nato il Luna park!

Dopo vari problemi di corruzione e illegalità diffusa, compreso il gioco d’azzardo nell’hotel del boss di Coney Island John McCane, questi finì in prigione lasciando il territorio libero all’iniziativa e alla fantasia di George C. Tilyou, il vero padre del Luna park. Non bastavano le giostre e le ruote panoramiche; c’era anche un elefante alto 54 metri con all’interno un hotel ristorante in cui venivano serviti 4000 pasti al giorno, e nelle cui zampe vi erano anche dei negozi. Tilyou introdusse gli ottovolanti, le corse sui cavalli meccanici e mille altre diavolerie per grandi e piccini (ma più che altro per grandi..!). Coney Island era anche un grande circo all’aperto, con esibizioni di grande richiamo come “Fuoco e fiamme”, in cui i pompieri andavano a salvare gli abitanti di un edificio che stava apparentemente bruciando. Ma erano pompieri fasulli, che nel 1907 non riuscirono a salvare molte strutture da un vero incendio partito dalla “Grotta del vento”. Tuttavia, Tilyou trovò il modo di fare soldi anche da questo: per 10 centesimi era infatti possibile andare a vedere le strutture bruciate.

Ciò che era più impressionante non erano però le singole attrazioni, bensì l’insieme dei padiglioni, molti dei quali in stile orientale, che di notte venivano illuminati da 1.300.000 lampadine (e già questa era una novità!), tanto che chi arrivava a New York dal mare vedeva prima le luci di Coney Island che non la torcia della Statua della Libertà. Nel 1901, all’Esposizione panamericana di Bufalo, Tilyou vide un treno fantasma che simulava un viaggio sulla luna e decise di portarlo a Coney Island, tanto che il parco dei divertimenti prese il nome di Luna park, ereditato poi da centinaia di parchi di divertimento in tutto il mondo.

Coney Island come si presenta oggi da un’immagine di Google Earth.

Arriviamo infine agli hot dog, chiamati in America anche “Coney”. Nathan Handwerker, un immigrato polacco, aprì un banchetto a Coney Island in cui vendeva hot dog farciti con una salsa speciale e segreta, inventata dalla moglie Ida: il successo fu tale che i “Nathan’s” si espansero su tutto il paese come una delle più note catene di fast food, e sono tuttora uno dei simboli più diffusi degli Stati Uniti, tanto da essere serviti anche nei banchetti alla Casa Bianca. Dal 1972 a Coney Island si svolge il “Nathan’s Famous International Hot Dog Eating Contest“, una folle competizione nella quale i partecipanti cercano di mangiare il maggiore numero possibile di hot dog in dieci minuti. Il record attuale è detenuto da Joey Chestnut, che nell’edizione del 2021 ne ha ingurgitati ben 76, mentre il record femminile lo detiene Miki Sudo e lo ha conquistato nel 2020 con 48 e mezzo; un numero che non è riuscita a superare nel 2022, quando ne ha mangiati “solo” 40. Nel 2021 non si è presentata alla competizione perché aveva già la pancia piena: era incinta!

N.B. Molte di queste notizie sono tratte da The beach. The history of paradise on Earth, di Lena Lenček e Gidelon Bosker, e da The lure of the beach. A global history di Robert C. Ritchie; volumi che non possono mancare dalla libreria di chi si occupa o è appassionato di spiagge.

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