Ambiente

Erosione costiera, studio smentisce efficacia opere di difesa: persi 100 mila mq di spiaggia in 15 anni

Lo afferma un'autorevole ricerca svolta da BlueMonitorLab, che stima danni per 45 miliardi di euro in mezzo secolo di arretramento dei litorali

Le opere fisse per la difesa dall’erosione costiera produrrebbero più danni che benefici, tanto che «negli ultimi 15 anni si sono persi circa 100.000 metri quadrati di arenile, quasi tutti compresi nelle zone più turistiche e segnate dalla presenza di opere rigide». È il dato che emerge dall’analisi svolta a livello nazionale da BlueMonitorLab, il centro studi sulla blue economy in Italia presieduto dal professor Giulio Sapelli, sulla base dei dati e degli studi elaborati dalla start up Corema Spiagge guidata da Diego Paltrinieri, uno dei massimi esperti del fenomeno erosivo sulle coste. Nella sua ricerca, Corema sottolinea un dato sconcertante: ogni anno lo Stato e le Regioni spendono più di 100 milioni di euro nei cosiddetti interventi di protezione delle spiagge come ripascimenti, pennelli e scogliere artificiali; tuttavia le opere rigide di difesa non solo non avrebbero arrestato il fenomeno erosivo, ma al contrario lo avrebbero per lo più accelerato nei tratti adiacenti. Il motivo è presto detto: ci sarebbe un vero e proprio business delle opere di protezione ad avere la meglio sulle più recenti ricerche scientifiche condotte nel mondo, secondo le quali non è direttamente il moto ondoso, bensì la corrente litoranea di fondo la vera responsabile dell’erosione.

A illustrare il fenomeno proprio su Mondo Balneare, in un recente articolo della sua rubrica “Granelli di sabbia“, è stato anche l’autorevole geologo Enzo Pranzini, un altro tra i massimi esperti in materia: mentre le onde tendono ad accumulare i materiali a riva, le correnti generano un effetto diametralmente opposto e dunque le correnti distorte da difese rigide e strutture fisse in mare (costruite per un’ipotetica funzione protettiva) nonché i porti (progettati spesso senza svolgere analisi sull’andamento delle correnti sotto costa) hanno generato e generano un effetto perverso: più si spende in queste opere, più il mare erode i litorali, più il paese si impoverisce (tranne chi progetta e costruisce queste opere). Pranzini lo ha spiegato con dei titoli emblematici: “Scogliere parallele emerse, tanti modi per farle e tanti motivi per non farle“; o ancora “I pennelli antierosione e la statistica del pollo” e “Scogliere parallele, un’anomalia italiana“.

Per quanto riguarda le conseguenze economiche dell’erosione costiera, l’autorevole studio di BlueMonitorLab afferma che in circa 50 anni l’Italia ha perso dai 35 ai 40 milioni di metri quadri di coste, spiagge e arenili. E dal momento che, secondo una ormai datata proiezione di Nomisma, un metro quadro di costa produce un reddito pari a circa 1000 euro in termini di entrate turistiche, ciò significa che l’erosione ha provocato in mezzo secolo un danno al nostro paese che – sottovalutando l’indotto – si aggira intorno ai 45 miliardi di euro.

Nei prossimi anni il fenomeno erosivo è destinato ad accelerare in modo esponenziale: per questo è importante non continuare a progettare centinaia di interventi incentrati su singoli tratti di costa senza effettuare analisi di più ampio raggio. Dagli anni ’70 a oggi sono stati spesi quasi cinque miliardi di euro in opere di protezione e più di mezzo miliardo in ripascimenti, puntualmente spazzati via dalle prime mareggiate: una strada che ora anche la scienza suggerisce di rivedere.

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Giornalista specializzato in turismo balneare, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. È caporedattore di Mondo Balneare.
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    Giuseppe Tamburrano says:

    Spesso è difficile sbugiardare i potentati ma a volte ci si riesce. Certo che adesso verranno meno gli impegni di qualche pubblica amministrazione e relative “sensibilità” ma meglio tardi che mai. Grazie per avere pubblicato una verità.
    Le iniziative innovative risultano sempre guardate con diffidenza e poco sostenute economicamente ma non ce ne facciamo una ragione e andremo avanti. Voglio ricordare, con gratitudine, lo spazio che il Vostro giornale ha dedicato, in passato, a questo sistema innovativo di prevenzione dell’erosione.
    https://sistemaantierosione.wordpress.com

    Giuseppe Tamburrano amministratore di Teti srl. (start-up innovativa)

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    D’accordissimo con quanto sopra perché la politica ci insegna che spendendo tanti soldi si hanno risultati migliori ma non è come comprare un auto . Loro più spendono più hanno ritorni senza pensare alla vera utilità delle opere.

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