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Elezioni, vittoria Fratelli d’Italia: dossier balneari fra le priorità

Il partito di Giorgia Meloni si è sempre opposto alle gare delle concessioni: ora resta da vedere come intende agire

Con lo spoglio delle urne ormai giunto al termine, emerge schiacciante alle elezioni nazionali la vittoria del centrodestra unito, che supera il 44% dei voti rispetto al 26% del Partito democratico e al 15% del Movimento 5 Stelle. Nella coalizione di centrodestra il partito più votato è Fratelli d’Italia col 26%, seguito dalla Lega con quasi il 9% e Forza Italia con l’8%: ciò significa che sarà Giorgia Meloni la leader a cui con tutta probabilità il presidente della Repubblica Sergio Mattarella darà l’incarico per formare il nuovo governo. E per gli imprenditori balneari inizierà una trepidante attesa per capire come il centrodestra a trazione meloniana gestirà la difficile partita della riforma delle concessioni demaniali marittime.

Com’è noto, dopo che lo scorso novembre il Consiglio di Stato ha annullato la proroga delle concessioni al 2033 istituita dalla legge 145/2018, il governo Draghi ha inserito nella legge sulla concorrenza, approvata il 2 agosto in via definitiva, alcuni articoli per riformare la gestione delle concessioni demaniali marittime adeguandola al diritto europeo, che vieta i rinnovi automatici allo stesso titolare. La riforma Draghi prevede di riassegnare tutte le concessioni entro il 31 dicembre 2024 tramite gare selettive, ma rimanda a un successivo decreto attuativo la decisione sulle modalità con cui i Comuni dovranno istituire le procedure pubbliche e sugli indennizzi ai concessionari uscenti. Con un colpo di coda inaspettato, negli ultimi giorni di governo Draghi ha anche approvato un ulteriore provvedimento per avviare la mappatura delle concessioni, un primo passo necessario per avere un quadro sui litorali liberi da imprese e quelli già occupati al fine di avviare il riordino.

Sarà curioso ora sapere come il governo di centrodestra guidato dalla leader Giorgia Meloni completerà la riforma, che va necessariamente conclusa entro la fine di gennaio. Fratelli d’Italia, infatti, da unico partito all’opposizione ha sempre votato contro la legge sulla concorrenza, mentre Lega e Forza Italia, che sostenevano il governo, hanno votato a favore. Gli esponenti del partito di Giorgia Meloni hanno più volte promesso che se si fossero trovati al governo avrebbero impedito le gare delle concessioni balneari, e la stessa Meloni, intervistata nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore, ha dichiarato che «la norma sulle concessioni balneari può essere modificata senza venir meno agli impegni assunti con l’Europa, perché la direttiva Bolkestein prevede che le concessioni debbano essere messe all’asta solo se c’è “scarsità del bene”. Prima di fare le gare, occorre fare una mappatura dei chilometri di costa già oggetto di concessione. Le nostre 30.000 imprese balneari hanno fatto investimenti confidando nella proroga fino al 2033 stabilita dalla legge, ora non possono essere private di tutto dall’oggi al domani»: una posizione più morbida ma che comunque fa emergere la contrarietà della leader di Fratelli d’Italia all’immediata riassegnazione delle concessioni balneari tramite gare pubbliche.

Risolvere questo problema sarà una delle priorità del nuovo governo di centrodestra, poiché il termine per varare i decreti attuativi scade alla fine di gennaio e migliaia di imprese balneari, su cui si regge un importante sistema turistico, sono attualmente prive di prospettive sul proprio futuro e pertanto bloccate nel lavoro e negli investimenti. Non resta che attendere le prossime settimane per capire se quelle di Fratelli d’Italia erano solo promesse da campagna elettorale oppure se seguiranno atti concreti, che in caso di cancellazione delle gare, implicherebbero senz’altro uno scontro diretto con l’Unione europea e con la giurisprudenza italiana.

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