Attualità

Demanio, Draghi avvia mappatura concessioni: nasce il Siconbep

Approvato il decreto che istituisce una nuova banca dati per la ricognizione di tutti i beni pubblici affidati a privati. Ma l'operazione presenta alcune criticità.

Il consiglio dei ministri ha approvato oggi i primi decreti attuativi previsti dalla legge sulla concorrenza, tra cui quello sulla mappatura delle concessioni balneari. Il provvedimento non va a disciplinare le gare pubbliche per riassegnare i titoli, bensì si limita ad avviare la ricognizione totale di tutte le concessioni pubbliche di beni statali, incluse quelle del demanio marittimo su cui insistono stabilimenti balneari, ormeggi, porti e varie altre attività. Si tratta di una scelta che, come vedremo, presenta più di una criticità e lascia piuttosto perplessi sul senso dell’operazione.

I contenuti del decreto

Il provvedimento approvato dal consiglio dei ministri consta di nove articoli ed è il primo di una serie di decreti attuativi che dovranno portare a compimento la riforma delle concessioni balneari. Secondo quanto previsto dalla legge sulla concorrenza, approvata lo scorso agosto in via definitiva, tutte le concessioni in essere dovranno essere riassegnate entro il 31 dicembre 2024 tramite procedure selettive, le cui modalità dovranno essere definite da un successivo decreto attuativo. Per ora, tuttavia, il governo Draghi non si è occupato di disciplinare le gare (anche perché, come abbiamo spiegato di recente, sarebbe stato impossibile per motivi di tempo) e si è limitato solo ad avviare il primo passaggio previsto dalla riforma, ovvero la mappatura delle concessioni, inserendola in un piano più ampio che prevede una ricognizione di i beni pubblici e non solo le spiagge.

Il consiglio dei ministri ha deciso di affidare la ricognizione delle concessioni pubbliche a un nuovo “sistema informativo di rilevazione delle concessioni di beni pubblici” tutto ancora da progettare, chiamato “Siconbep“, che chiederà a tutte le amministrazioni locali di comunicare periodicamente ogni dato sulle concessioni pubbliche. Tra i dati che gli enti concedenti dovranno inserire nel Siconbep figurano «la natura del bene oggetto di concessione; l’ente proprietario e, se diverso, l’ente gestore; le generalità del concessionario; la modalità di assegnazione della concessione; l’identificativo dell’atto che regola la concessione; la durata della concessione; i rinnovi in favore del medesimo concessionario; l’entità del canone concessorio». Per approfondire, pubblichiamo in esclusiva la bozza del decreto approvato dal consiglio dei ministri »

Le criticità del Siconbep

I tempi e le modalità per l’istituzione del Siconbep e per l’inserimento dei dati da parte delle amministrazioni locali non sono indicati nel testo del decreto, e questa non è l’unica criticità della decisione del governo Draghi: di fatto, più che una mappatura, il Siconbep rappresenta infatti una banca dati che richiederà un altro stanziamento di soldi pubblici, nonostante esista già l’ottimo Sistema informativo demanio (Sid), lanciato nel 1993 e già completo dei dati richiesti. Non sono dunque chiare le ragioni per cui si è voluto istituire una specie di duplicato, anziché migliorare e integrare il sistema già esistente (con un conseguente risparmio di tempo e denaro). A questo proposito si suggerisce anche la lettura del Sole 24 Ore: “Mappare spiagge e altri beni pubblici? Lo strumento in realtà già esiste“.

Non da ultimo, l’articolo 3 del decreto, nell’elencare le informazioni obbligatorie da inserire nel Siconbep per ogni concessione pubblica, sfiora l’eccesso di delega quando richiede «ogni altro dato utile a verificare la proficuità dell’utilizzo economico del bene in una prospettiva di tutela e valorizzazione del bene stesso nell’interesse pubblico»: viene infatti da chiedersi dove sia il potere del Mef di verificare la proficuità dell uso del bene demaniale.

Il retroscena politico

La decisione di Draghi di avviare la mappatura delle concessioni, più che un gesto utile e ponderato, pare insomma soprattutto un segnale politico nei confronti del centrodestra e in particolare della Lega. Leggendo il decreto, infatti, si nota che del Siconbep non dovrà occuparsi il ministero delle infrastrutture, che detiene già il Sid, e nemmeno il ministero del turismo a cui la legge sulla concorrenza affidava il compito del riordino delle concessioni, bensì il ministero dell’economia e finanze. Con questo spostamento di competenze, sembra che Draghi abbia voluto quasi fare un dispetto al partito di Matteo Salvini, che nel caso assai probabile di elezioni vittoriose per il centrodestra, puntava a riaffidare il ministero del turismo a Gian Marco Centinaio, noto sostenitore delle istanze dei balneari (suo è l’articolo della legge 145/2018, poi annullato dal Consiglio di Stato, che aveva disposto la proroga di 15 anni delle concessioni). Come sta avvenendo ormai da mesi, insomma, la questione balneare sembra più un ostaggio degli equilibri politici – soprattutto in questi giorni di campagna elettorale – e non un tema affrontato in modo serio e concreto.

A confermare l’ipotesi del dispetto c’è la reazione del centrodestra, che ha tentato fino all’ultimo di bloccare il provvedimento, nonostante – al netto delle criticità sopra espresse – non vada ancora a disciplinare le gare tanto osteggiate. Già ieri Forza Italia, in seguito alle prime indiscrezioni della stampa sulla decisione del governo, aveva espresso la sua ferma contrarietà («Il governo uscente non si affanni sul tema dei balneari: dopo le elezioni il centrodestra agirà per superare gli effetti di un’errata sentenza del Consiglio di Stato e ottenere in Europa l’uscita dalla Bolkestein. Chi oggi si occupa di questo perde tempo, stiamo preparando una svolta radicale sul tema», tuonava il senatore Maurizio Gasparri). Altrettanto dura è stata la reazione della Lega, col ministro del turismo Massimo Garavaglia che ha minacciato le dimissioni e votato contro il decreto insieme agli altri colleghi di partito: «I ministri della Lega hanno votato contro il decreto che avvia le mappature delle concessioni. Abbiamo ritenuto fosse scorretto portare un provvedimento del genere all’esame del consiglio dei ministri a pochi giorni dalle elezioni. Riteniamo che sia più corretto affidare l’esame di simili provvedimenti al nuovo governo», ha spiegato Garavaglia al termine del consiglio dei ministri. «Inoltre non c’era alcuna urgenza, visto che il termine per approvare il decreto sulla mappature delle concessioni scade a febbraio del 2023». Spicca invece il silenzio di Fratelli d’Italia, a cui forse conviene che Draghi si occupi il più possibile di portare avanti la riforma delle concessioni balneari, per evitare di trovarsi al governo a dover prendere decisioni impopolari ma inevitabili perché già previste dalla legge, come già accaduto ai colleghi di coalizione che hanno approvato il ddl concorrenza con le gare entro il 2023, perdendo il consenso di tanti balneari mentre il partito di Giorgia Meloni, dai banchi dell’opposizione, poteva continuare più facilmente a gridare “no alle gare”.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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