Norme e sentenze

Bolkestein e concessioni balneari, Consiglio di Stato ribadisce necessità di gare

Una recente pronuncia ha sottolineato che il diritto europeo prevede le evidenze pubbliche sui nuovi titoli. Ma continua a mancare una riforma del settore.

Sebbene la stagione estiva non sia esattamente alle porte, la questione del rinnovo delle concessioni demaniali marittime è oggetto di continui pronunciamenti da parte del giudice amministrativo. E con una recentissima sentenza (la n. 1416 del 16 febbraio 2021), la IV sezione del Consiglio di Stato ha, almeno per il momento, reso importanti chiarimenti in merito alla diretta applicabilità della direttiva 2006/123/CE (nota come “direttiva Bolkestein”) alla fattispecie delle concessioni demaniali marittime per scopi turistici.

Alla base della sentenza del Consiglio di Stato vi era la richiesta di rilascio di una nuova concessione demaniale marittima con finalità turistica, avanzata anni or sono a un Comune pugliese e riscontrata negativamente dall’amministrazione comunale sulla base di un contrasto con il Piano comunale delle coste. In primo grado il Tar Puglia aveva ritenuto che il rilascio della concessione demaniale doveva essere preceduto da idonea procedura a evidenza pubblica, dunque la richiedente la concessione demaniale ha appellato la sentenza del Tar, osservando che il provvedimento impugnato non aveva a fondamento della sua motivazione la mancanza di una procedura di evidenza pubblica, bensì un presunto contrasto tra la concessione domandata e il Piano delle coste.

Il quadro normativo

Prima di affrontare l’analisi della sentenza in esame, occorre ricostruire brevemente il quadro normativo inerente le concessioni demaniali marittime a finalità turistico ricreativa.

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  • Come noto, con la direttiva 123/2006/CE l’Unione europea ha dettato disposizioni in materia di libertà di stabilimento dei prestatori di servizi, nonché la libera circolazione dei servizi, intendendo per “servizi” «qualsiasi attività economica non salariata di cui all’articolo 50 del trattato fornita normalmente dietro retribuzione» (art. 4, n. 1).
  • L’art. 12 della direttiva sancisce che qualora il numero di autorizzazioni disponibili per una determinata attività sia limitato per via della scarsità delle risorse naturali, gli Stati membri applichino una procedura di selezione pubblica, imparziale e trasparente tra i candidati potenziali, per il rilascio di una “autorizzazione” (concessione) di durata limitata, non rinnovabile automaticamente.
  • In ambito nazionale, l’art. 03, comma 4-bis, del decreto legge n. 400 del 1993 ha stabilito che le concessioni demaniali “con finalità turistico-ricreative” possono avere durata superiore a sei anni e non superiore a venti.
  • L’art. 1, comma 18, del decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito in legge 26 dicembre 2010, n. 25, ha previsto che «nelle more del procedimento di revisione del quadro normativo in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative […] il termine di durata delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto e in scadenza entro il 31 dicembre 2015 è prorogato fino a tale data».
  • Ancora, l’art. 34-duodecies del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, ha modificato l’art. 1, comma 18, del decreto legge n. 194/2009, fissando un nuovo termine di durata delle concessioni “al 31 dicembre 2020”.
  • Con legge 30 dicembre 2018 n. 145 (art. 1, commi 682, 683 e 684) è stata disposta l’estensione della durata delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo per 15 anni, quindi fino al 1° gennaio 2034.
  • Infine, con legge 17 luglio 2020, n. 77, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, è stata ribadita la volontà del legislatore di fissare al 1° gennaio 2034 la data ultima di scadenza delle attuali concessioni interessate dalle precedenti proroghe ed è stata anche sancita l’impossibilità per le amministrazioni comunali di intraprendere o proseguire procedure di scelta dei nuovi concessionari.

Per il Consiglio di Stato, la gara è fondamentale

Tornando alla sentenza in commento, secondo il Consiglio di Stato la circostanza per cui l’originario provvedimento di diniego non richiamava espressamente, a suo fondamento, la necessità di un preventivo esperimento di procedura selettiva, non è dirimente. In base alla normativa regionale pugliese, infatti, il rilascio e la variazione della concessione demaniale marittima devono comunque avvenire nel rispetto dei principi stabiliti dalle direttive comunitarie in materia (nonché dalla Corte di giustizia europea con sentenza 14 luglio 2016, cause C-458/14 e C-67/15). Il riferimento principe va all’art. 12, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2006/123/CE e all’art. 49 TFUE, relativi ai servizi nel mercato interno.

Il Consiglio di Stato ha dunque ribadito «l’invalidità di norme nazionali che prevedano proroghe automatiche in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati». In definitiva, il mancato ricorso a procedure di selezione aperta, pubblica e trasparente determina un ostacolo all’ingresso di nuovi soggetti nel mercato, ostacolo ingiustificabile alla luce dei principi di derivazione europea applicabili in materia di concessioni demaniali marittime con finalità turistico ricreative.

La spiaggia, bene pubblico demaniale (art. 822 c.c.) inalienabile e impossibilitato a formare oggetto di diritti a favore di terzi (art. 823 c.c.), presenta i caratteri della limitatezza nel numero e nell’estensione e di possibilità di sfruttamento economico. Questo giustifica il ricorso a procedure “di gara” per l’assegnazione delle concessioni e ciò determina, secondo il Consiglio di Stato, anche che «qualsivoglia normativa nazionale o regionale deve in materia ispirarsi alle regole della Unione europea sulla indizione delle gare (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 13 aprile 2017, n. 1763), stante l’efficacia diretta nell’ordinamento interno degli Stati membri delle pronunce della Corte» (e qui il riferimento va primariamente alla sentenza del 14 luglio 2016, cause C-458/14 e C-67/15).

Bolkestein sì o Bolkestein no?

Il ragionamento propugnato dalla sezione IV del Consiglio di Stato con la sentenza in commento trova riscontro nel preponderante filone giurisprudenziale che ritiene contraria a principi e norme eurounitari la normativa nazionale che ha, a più riprese, esteso la scadenza delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo. Recentemente il Tar Campania, sezione di Salerno, con la nota sentenza n. 265 del 29 gennaio 2021, aveva giustappunto affermato che la proroga delle concessioni demaniali, in assenza di gara, «non può avere cittadinanza nel nostro ordinamento», perché equivalente a un rinnovo automatico delle concessioni, ostativo a procedure selettive aperte e trasparenti.

Come è stato sottolineato dal Tar Salerno, “proroga” e “rinnovo automatico” determinano una disparità di trattamento tra operatori economici, facendo sorgere preclusioni e ostacoli alla gestione concorrenziale dei beni demaniali oggetto di concessione. Questi due istituti giuridici violano, dunque, i principi del diritto eurounitario in materia di libertà di stabilimento e tutela della concorrenza. Tali considerazioni hanno portato il Tar Salerno a ritenere che anche la più recente proroga legislativa delle concessioni balneari fino al 2033 (di cui all’articolo unico, comma 683, l. 30 dicembre 2018, n. 145) deve essere disapplicata, stante il suo contrasto con gli artt. 49 e 56 del TFUE.

In senso diametralmente opposto al Tar Salerno si era espresso il Tar Lecce con la nota sentenza n. 1321 del 27 novembre 2020 (poi ribadita, da ultimo, con la sentenza n. 268 del 15 febbraio 2021). Secondo il Tar pugliese, in base a un risalente precedente del Consiglio di Stato (sez. VI, 27 dicembre 2012, n. 6682), la direttiva Bolkestein non può qualificarsi come direttamente applicabile (“self-executing”). Siccome la normativa italiana in materia di riordino delle concessioni demaniali marittime non è mai intervenuta ad applicare i principi della direttiva Bolkestein, dovrebbe essere addirittura affermato il diritto del concessionario uscente a ottenere la proroga del titolo concessorio fino al 31 dicembre 2033.

Conclusioni

L’ultimo pronunciamento del Consiglio di Stato si inserisce in un filone consolidato che va verso l’affermazione della supremazia del diritto eurounitario rispetto a quello interno. La speranza è che, prima o poi, anche il legislatore si renda conto che l’instradamento su di un canale interpretativo non condivisibile non è di interesse per la nazione, e soprattutto non lo è l’esposizione dello Stato alle procedure di infrazione che, a quanto pare, sono dietro l’angolo.

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Filippo Maria Salvo

Filippo Maria Salvo

Avvocato specializzato in diritto dell'edilizia e diritto tributario immobiliare
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    Buongiorno, che dire, credo ci sia poco da aggiungere.
    Apprezzo le ultime righe: “La speranza è che, prima o poi, anche il legislatore si renda conto che l’instradamento su di un canale interpretativo non condivisibile non è di interesse per la nazione, e soprattutto non lo è l’esposizione dello Stato alle procedure di infrazione che, a quanto pare, sono dietro l’angolo”.

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    graziosi antonio says:

    ma questi di chi fanno gli interessi?ci sono 7500 km di spiagge e i balneari ne occupano 1000 …allora perché dico non vengono rilasciate altre licenze?perché si devono togliere quelle già in essere?se così fosse chi arriva appicca il cappello..e tanti saluti a chi a lavorato una vita per tirare su un attività e non solo…..a parità se voglio andare in Germania in Olanda ETCC ci sono stabilenti?no. non sanno neanche cosa sono….la spagna le ha prolungate a 70 anni….come mai loro possono e noi no…..e allora?cosa mi vengono a dire evidenza pubblica gare concorrenza….sono solo nelle parole.se passa una cosa del genere non è soltanto le spiagge che saranno prese di mira ma tutto il comparto turistico
    …..laghi montagne alberghi ETCC…..sono milioni i lavoratori….

    • Filippo Maria Salvo
      Filippo Maria Salvo says:

      Salve. Il Consiglio di Stato decide secondo diritto, non per fare gli interessi di qualcuno.
      Per il resto, In Europa le imprese turistico-balneari italiane hanno le stesse identiche possibilità di ogni altro operatore. A tal riguardo, se volesse prendere in considerazione l’avvio di una attività in uno Stato Membro diverso dall’Italia, le consiglierei la Francia, dove l’assegnazione delle CDM avviene sulla base di un complesso procedimento aperto, anche in base ad iniziativa privata.
      Se, invece, le interessa l’Italia, dia uno sguardo alla sezione di questo sito https://www.mondobalneare.com/annunci/categoria/vendita-stabilimenti-balneari/

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        buongiorno lei forse non sa che in francia dato che lei ne ha citata una non ci sono stabilimenti come l italia ma sono delle spiaggie libere attrezzate la cui stagione non e minimamente paragonabile alla nostra…al massimio si lavora 2 mesi se si e fortunati……quindi non bisogna paragonare il nostro comparto con quelli esteri…..mi dovrebbe spiegare perche in spagna si sono rilasciate le licenze a 90 anni…..l italia e un boccone molto ambito dalle multinazionali e come ho scritto sulla precedente email ci sono 7500 km di coste e i balneari ne occupano solo 1000 ………io ho 60 anni e sono 40 che lavoro nel comparto e le attivita sono state tirate su dal nulla e ora quando il piatto e servito vengono a mangiare …..non penso sia una cosa giusta dato l ampia disponibilita di territorio da dare in gestione con evidenti entrate per i comuni …..e non mi si venga a dire la concorrenza…..devono cominciare da zero come hanno fatto gli imprenditori che hanno iniziato dal nulla….ho chi subentra paghi l avviamento dell attivita ….qui queste persone si arroccano dietro leggi e leggine sensa pensare al dannoi che stanno creando…….ma una soluzione deve essere trovata…….

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            graziosi antonio says:

            forse non ha letto bene cosa ho scritto nella mia email……la rilegga e forse troverà una risposta alla sua domanda……..il nostro comparto non può essere paragonato a quello francese..e la bolkstain che lei tanto decanta in Spagna non è stata applicata….sbaglio o la Spagna e in Europa?

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            MYLON TYNDELL says:

            La cosa particolare è che Bolkenstein stesso ha detto che le spiaggie non rientravano nella normativa, e questo è appurato, ma comunque le spingono dentro
            Adesso Bolkenstein ha una certa età e probabilmente si è rincoglionito, però per i puristi della verità e della legalità , che in questo sito abbondano,questo non fa testo
            Sarà …..

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            In Francia la Renault ed in altre grosse aziende mondiali (vedi affare Fincantieri)della competizione e del libero mercato se ne sbattono.E poi libero mercato per tutti? Va bene , anche per chi oggi fa il giudice o l’impiegato statale..6anni e nuovo concorso..

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        Avv. Lucano says:

        mi consenta di dissentire , non sono paragonabili assolutamente sul comparto balneare le due nazioni, in italia si lavora quasi tutto l’anno, molti ristoranti hanno giustamente deciso di destagionalizzare creando profitto e distribuendo lavoro anche oltre la stagione estiva. In Italia è una vera e propria industria con caratteristiche specifiche e imprese a carattere familiare. Ecco perché la politica non può non tenerne conto. L’applicazione di bellissimi principi europei non calati nella realtà imprenditoriale di ogni singolo paese possono talvolta creare problemi enormi, sociali ed accupazionali.

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          Nikolaus Suck says:

          Da un lato è curioso come ogni paese invochiamo la propria “specificità” rispetto ad altri per sostenere la inappliccabilità dell direttiva alla propria realtà. Gli operatori francesi usano specularmente gli stessi argomenti di quelli italiani per dire “a noi no”.
          Dall’altro lato, le differenze (pretese, andateci e vedrete…) tra Francia e Italia semmai depongono per un’applicazione della direttiva più qui che lì, perché se si lavora di più e in modo più diversificato vuol dire che la concessione è più redditizia e ammortizzabile negli anni e può scadere prima.

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      Nikolaus Suck says:

      Anche “rilasciando altre licenze” e occupando altri 6000 km, coste e titoli prima o poi finiscono, le risorse naturali sono “scarse” per definizione. E l’interesse cui guardare è quello pubblico, non uno qualsiasi individuale, privato e imprenditoriale.

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      Ma tutta questa sicurezza che la Spagna ha prorogato per 70 anni la puoi certificare ? Perché non c’è scritto nulla da nessuna parte

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    Normale che i tribunali e le corti seguendo il valore della norma di rango superiore, quella europea, emettano sentenze in favore della Bolkestain. Adesso il governo può intraprendere due azioni distinte. La prima è vidimare la legge 145/18 iniziando il riordino della materia dimostrando all’Europa che si sta passando ai fatti e i tempi per svolgere il tutto richiedono assolutamente la scadenza al 2033 visto la mole di lavoro da intraprendere. Azione alternativa è quella di contrasto alla Bolkestain e il rinegoziare quella direttiva con argomentazioni plausibili e nell’interesse nazionale. L’ultima opzione è la più complicata ma non impossibile se categorie come i tassisti sono riusciti ad uscirne o se nazioni europee sono riuscite ad avere un diverso trattamento.

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    Avv. Lucano says:

    Carissimo collega , ci sono ampi spazi giuridici che collegano la gestione delle spiagge ad un vero è proprio contratto di locazione avente ad oggetto un bene e non un servizio. Questo già di par suo permetterebbe alla stato di escludere l’applicazione della direttiva stessa e giustificherebbe l’intessere dello stesso a non creare caos alle imprese che ricordiamoci non ha costruito lo stato ma gli imprenditori, tra l’altro con evidenti cambiamenti durante tutto l’arco della gestione, molti stabilimenti sono ristoranti e anche di alto livello, con ciò rafforzando il fatto che molti investimenti sono stati fatti senza che la pa abbia mai contribuito economicamente . Molti di questi gestori hanno in locazione questi beni da molti prima dell’affermazione dei principi europei della libera concorrenza , sugli stessi pendeva un giusto diritto di insistenza proprio in ragione della creazione della stessa impresa senza alcun tipo di agevolazione pubblica. Da ultimo come ben esplica il tar Lecce e credo a breve il consiglio di stato , non esiste una norma di recepimento per una direttiva che è palesemente non dettagliata, creando ampi spazi per il legislatore nazionale di regolamentazione che può anche non prevedere le gare per le vecchie locazioni se vengono dimostrati alcuni fatti (in primis mancanza di scarsità di risorse) . La mancanza di norma interna conforme legittima una estensione in attesa di un riordino della normativa demaniale che non può non entrare nel merito della vicenda. Volutamente non ho citato norme perché la risoluzione della problematica prevede un chiaro interesse dello stato alla salvaguardia del proprio settore produttivo. Ergo la politica farà il suo corso è condizionerà a mio avviso giustamente le decisoni del consiglio di stato ( organo non solo giuridico ma anche politico permettetemi questa terminologia impropria) e della commissione europea bloccando la Cge e tutelando le imprese coinvolte in questa vicenda. Trovo impossibile le evidenze pubbliche in Italia su imprese poste in essere 50 anni or sono.

    • Filippo Maria Salvo
      Filippo Maria Salvo says:

      Salve. La concessione è un contratto-procedimento che, sin da tempi “antichi” (v. Cass. Roma, 12 gennaio 1910, in Riv. Dir. Comm., 1910, pag. 248), ha delle sue specificità che la distinguono dal contratto di locazione.
      Io non condivido del tutto l’orientamento del TAR Lecce, soprattutto non mi convince nella parte in cui individua (de jure condendo) un possibile contenuto dellla “normativa che verrà”.
      Comunque sia, siamo perfettamente d’accordo sul fatto che un riordino della materia debba intervenire.

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        Avv. Lucano says:

        Potremmo disquisire sulla atipicità del contratto di concessione così come in realtà concepito per i balneari. Infatti è quello che ha mio modesto parere si deve far riferimento. Concorderà con me che qualsiasi riordino della materia non può non tenere conto del principio del legittimo affidamento, pienamente riconosciuto anche in Europa, ed in questa specifica occasione sicuramente valido per quelle concessioni ante direttiva servizi, che possono con facilità essere salvate. Ma il problema resta politico e riguarda la conoscenza esatta della materia in Europa, nessun litorale europeo è gestito come quello italiano e soprattutto la direttiva servizi ha notevoli difficoltà ad essere applicata in tutti gli stati membri. Sono ben venti le nazioni che la violano per interessi nazionali. Buon lavoro e grazie per il suo contributo.

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          Nikolaus Suck says:

          Il legittimo affidamento ha dei limiti temporali quanto meno a partire dalla conoscenza e prevedibilità dei mutamenti di regime. Nella specie è finito al più tardi nel 2009. Altrimenti, con il legittimo affidamento “alla balneare”, dovrebbero ritenersi legittimi pure il commercio di schiavi o un bordello sol perché iniziati “quando si poteva”!

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            Avv. lucano says:

            il legittimo affidamento non ha nessun limite temporale, soprattutto per i concessionari ante 2006, soprattutto in ragione delle numerose estensioni che si sono susseguite negli anni che hanno ingenerato legittimamente l’esercizio dell’impresa alla stessa stregua di un proprietario. Se ce un provvedimento di abrogazione del diritto di insistenza non significa che venga meno il legittimo affidamento, anzi. Semmai possiamo discutere se pesa più quest’ultimo, che sussiste sicuramente, o il principio di concorrenza transfrontaliero. Ma anche la concorrenza europea , concetto assolutamente discutibile e non applicato nella realtà in tantissimi settori, deve essere valutata caso per caso. Non vedo come possa perdere un impresa chi ha ottenuto una concessione prima del 2006 e soprattutto come si possa fare delle evidenze pubbliche senza indennizzare. Ripeto a questi signori gli è stato detto sostanzialmente create lavoro, e controllate le spiagge. Non oso immaginare lo stato di abbandono dei litorali se si lasciava tutto in mano alla stato, questa gente secondo me ha fatto anche un servizio utilissimo per la collettività, primo baluardo contro erosione. Farli uscire sarebbe una vera vergogna oltre che legittimare una pessima gestione statale delle proprie risorse costiere. Chi meglio di un gestore esperto può far crescere la propria attività.

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      Nikolaus Suck says:

      Le evidenze pubbliche sono sulla proprietà demaniale non “sulle imprese”, fa un pò specie che un avvocato non sappia o meglio non voglia saper distinguere. E d’altronde proprio la equiparazione e/o identificazione tra beni e imprese connesse che piace tanto alla categoria depone per l’impossibilità di parlare di mera locazione di beni (già ampiamente smentita da giurisprudenza civile e amministrativa nei decenni), e per la giusta applicazione della direttiva servizi.

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    Valerio Giannellini says:

    “Sono ben venti le nazioni che la violano per interessi nazionali”

    Sono ben migliaia i cittadini che violano la legge per interesse personale..
    Prima o poi sentiremo anche questo…

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    Si sta diffindendo una ideologia in merito alle svariate sentenze di Tar e Consigli di Stato, come se quelle favorevoli alle proroghe delle Concessioni siano ritenute di rango inferiore rispetto a quelle che invece che invece le negano.
    Esistono forse Sentenze di serie A e di serie B. ?
    In tal caso c’è veramente da preoccuparsi!!! Meditate gente….meditate…..!!!!

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      Nikolaus Suck says:

      No ma 1) lo stesso vale anche al contrario, e 2) il Consiglio di Stato è uno solo, è giudice di appello dei TAR e quindi effettivamente finale e di grado superiore. E diversamente dai TAR fin qui si è sempre espresso per le gare. Quindi sì, vale di più.

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      Salve, le sentenze a favore sono riassumibili sostanzialmente in quelle del TAR Lecce.
      I vari Consigli di Stato, Cassazione Penale, Antitrust, Corte di Giustizia Europea (che vorrei ricordare nel 2016 si è espressa rispetto alla proroga di una concessione balneare Sarda e di una lacuale Lombarda e non sul commercio di tabacco), l’Europa che bacchetta e la maggior parte dei TAR d’Italia che ha negato la proroga. Non mi pare che ci sia equilibrio di sentenze e soprattutto quelle di rango superiore sono totalmente orientate verso il diniego della proroga e la messa a gara delle concessioni.
      Comprendo tutti ma non nascondiamo la testa sotto la sabbia.
      Purtroppo dò la colpa ai vari governi che con una serie di proroghe illegittime ha creato un’aspettativa sbagliata nei confronti di chi invece doveva prepararsi al fatto che le concessioni una volta scadute non sarebbero state rinnovate in automatico.

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    Stefano bartoli says:

    A Diario vorrei chiedere….se tu ti aggiudicherai uno stabilimento balneare dopo quanti anni andrai a tua volta con il tuo stabilimento a gara? Sai quali sono i termini su cui si gareggia?….se quando io perdo la gara contro di te …dal mio stabilimento porto via tutto cucine celle frigo arredi ombrelloni tutto impianto elettrico nuovo appena messo a norma …a te ti restano i muri e la sabbia .

    Per partire ti serve un milione e dopo 6 anni vai a gara ….

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      Nikolaus Suck says:

      Caro sig Stefano a gara non ci va lo stabilimento ma la spiaggia. Quello che c’è sopra viene incamerato se previsto dalla legge, o demolito se illegittimamente realizzato. Il resto può essere ammortizzato, indennizzato (ma allora,resta lì), o asportato, senza problemi. Il meccanismo concessorio è proprio questo ed è perfettamente lineare.

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      Con un milione di euro lo sai quante cucine ombrelloni sdraio etc compro ? Occhio che qui i conti li sappiamo fare bene … in tre anni sono tutti ammortizzati i costi , per non parlare delle concessioni semplici , metà stagione e gli altri 5 anni e mezzo utili a non finire ! La pacchia è finita

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          Si ho lavorato come dipendente per molti anni in diversi stabilimenti balneari, e in alcuni avevo anche alcune responsabilità come quelle di gestire i clienti e so BENISSIMO COME FUNZIONA, sia negli stabilimenti semplici con solo sdraio e ombrelloni sia in quelli più complessi che viaggiano giorno e notte ! Adesso faccio il commercialista e non ti dico altro !

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      Il piano economico sarà fatto in base alla durata che può andare da un minimo di sei anni ad un massimo di venti anni e sarà il comune a decidere ed è bello che sia la comunità a decidere..comprerò e farò quello che il tempo e gli incassi permetteranno e alla scadenza cercherò di vincere. Pensa a quanta economia faranno girare i bandi!

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        Non è proprio così . La bolkestain è già applicata nelle gare di gestione delle libere attrezzate e si può già giudicare a che mondo di meraviglie porta . Vince il bando chi promette di fornire i maggiori servizi ( che tradotto vuol dire “ chi la spara più grossa “ ) e chi convince la commissione giudicante ( sperando sempre nella buona fede e nella competenza ) di offrire un progetto migliore . La aleatorietà e la variabilità di interpretazione è altissima , una roulette russa . Dopo che ti sei aggiudicato il bando non investi con quello che guadagni e quando potrai come vorresti tu ma devi seguire il piano di investimento nei tempi promessi in fase di gara altrimenti sei passibile di ritiro della licenza e denuncia da parte degli altri soggetti in gara . Per poter partecipare alla gara devi fornire una fideiussione che garantisca che tu sia in grado di onorare l investimento , quindi possedere già una solidità economica importante .
        Non raccontiamo che le evidenze pubbliche daranno la possibilità a tutti di poter competere .
        Anche la gestione delle autostrade va a gara , non ho mai sentito di 5 disoccupati che vincono il bando per la Autosole .

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          Tutela imprese says:

          Vai a a spiegare a questi soggetti che caos creerebbe una situazione del genere. Una cosa vergognosa, con tantissime difficoltà applicative e con costi iniziali enormi , nessun piccolo imprenditore potrebbe dare idoneee garanzie, e non ci vuole uno scienziato per capire. Diventerà una grande lavatrice di denaro sporco🤦‍♂️🤦‍♂️

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            Mi scrive di denaro sporco quando i balneari vendevano aziende a più di un milione di euro a fronte di utili irrisori che impedivano legittimi finanziamenti bancari per si pagava in “nero” e poi si è iniziato a pagare con transazioni più piccole e durature garantite con scritture private…i cinesi sono cattivi se vincono i bandi ma vanno bene se comprano in contanti. Questi 30 mila balneari patiranno tanto quanto avrebbero sofferto quelli con le concessioni nel 2033..prima o poi a qualcuno sarebbe toccato ed è quest’anno, fortunati quelli del 2009 e del 2015 che hanno venduto.

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          I partecipanti faranno quello che hanno fatto i balneari e che ripetono spesso e cioè ipotecare i propri beni personali e famigliari per la fideiussione..hai scritto bene Alessandro che la realizzazione del progetto vincente è garantita dalla supervisione di quelli perdenti e visto che i criteri li sceglie il comune allora si avrà la certezza di un’attività che da profitto al singolo nell’interesse della collettività. Oggi invece è il contrario per cui tu scegli cosa e come fare i tuoi interessi su e grazie ad un bene pubblico. Grazie del tuo perfetto esempio.

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    Sì, ma se l’immobile viene asportato non crede di impoverire un territorio, visto che nessuno sano di mente costruirà nuovamente sapendo di un limite temporale? Nellipotesi incameramento non crede invece di fare riferimento a un codice ancor più vecchio e ingiusto delle proroghe automatiche, e che per questo andrebbe riformato? Quanto meno un indennizzo per il
    vecchio concessionario dovrebbe essere preventivato, oppure una base di partenza più alta per partecipare alle future gare.

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    Filippo Maria Salvo e Mr Suck, non sono un avvocato, sono certo però che voi la sapete “lunga”, vi riporto di seguito l’art. 10 della legge 88/2001 che così recita:
    1. Il comma 2 dell’art. 01 del decreto legge n 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n 494, e’ sostituito dal seguente:
    2. Le concessioni di cui al comma 1, indipendentemente dalla natura o dal tipo degli impianti previsti per lo svolgimento delle attività, hanno durata di sei anni. ALLA SCADENZA SI RINNOVANO AUTOMATICAMENTE PER ALTRI SEI ANNI E COSÌ SUCCESSIVAMENTE AD OGNI SCADENZA.
    Mi permetto aggiungere che alla data di approvazione della suddetta legge, mai nessuna concessione era stata revocata o messa a “bando”.
    Pertanto, spero converrete che ogni concessionario avrebbe investito, ben sapendo che nessuno, mai, avrebbe potuto ostacolare programmi di vita, e di impresa, facendo investimenti che in tantissimi casi sono stati anche di centinaia di migliaia di euro, ai quali, va aggiunto il lavoro di anni, direi decenni, l’affermazione in un mercato sempre più competitivo, LA FIDELIZZAZIONE DELLA CLIENTELA, cura e tanto amore. Chi ha idea di come funziona una impresa, dovrebbe conoscere anche il valore intrinseco. Tutto questo andrebbe a favore di FILIPPO MARIA e DI SUCK o di BRETON o di tanti tedeschi, francesi, olandesi, etc che no hanno un centimetro di costa, o di chiunque altro dovesse “aggiudicarsi l’asta” AGGRATIS ?! Solo perché una direttiva (non una legge) europea cancella tutte le leggi italiane?!
    Questa “storia” non è solo ridicola e vergognosa, è solo e soltanto pazzesca. Malauguratamente dovesse “passare”, sarebbe l’ennesima conferma che siamo un popolo (tutto) di grandissimi incapaci! Cordialità 👋

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      Tutela imprese says:

      Stia tranquillo la distruzione di intere famiglie non avverrà mai. Continuano a giocare sulla pelle delle persone e sul futuro di intere generazioni di onesti lavoratori che non hanno alcuna colpa per lo scempio giuridico in atto. Gli sciacalli che vogliono letteralmente rubare , anche se pensano di farlo lecitamente , imprese con avviamento di mezzo secolo sono la peggior specie di imprenditoria del nuovo millennio. Non sanno calarsi nei panni degli altri e non riescono a capire quanti problemi provocherebbe una modifica del genere. Sicuramente se collocati dal lato opposto avrebbero ragionato diversamente, quindi sono ipocriti. Tutelare il lavoro sano in tutte le sue forme e darà stabilità ad oltre 30.000 imprese dovrebbe essere l’obiettivo di qualsiasi governo. Creare altro caos in una situazione emergenziale è disumano. Alla commissione europea è stata consegnata una risposta dettagliata che non lascia margini di errore, e che indica con esattezza la possibilità giuridica per ovviare a questo problema senza perdere nessun posto di lavoro . Adesso la palla è solo politica , vediamo chi ha gli attributi per mettersi contro tante imprese. Passo e chiudo .

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        TUTELAIMPRESE, non potreste avere nome più appropriato, condivido pienamente. Approfitterei di questa occasione per invitare i futuri “commentatori” a rispondere o ad entrare nel merito di quanto sopra detto (in primis) e a non tergiversare!

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          Tutela imprese says:

          Caro Renzo non rispondono nel merito , fanno fredda elencazione di norme scritte 20 anni fa in una fredda stanza del centro Europa da chi non immaginava neppure i danni incalcolabili che avrebbe creato, fanno finta che il successivo problema occupazionale non esisterebbe . Posizione molto comoda.

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    Stefano Perilli says:

    Questa “leggenda” che in Italia ci sia una prevalenza di spiagge libere che possono essere concessionate per aprire il mercato, è, appunto, una leggenda sulla quale gli operatori balneari si crogiolano da sempre, ma è un “fake”, per usare un linguaggio corrente e chiaro a tutti. Da fonti dell’Ispra:
    <>. Dunque i 7.500 km qui citati da Antonio Graziosi non hanno alcun senso: la costa potenzialmente fruibile si riduce a 3270 km ma, ovviamente, occorre distinguere tra spiagge non utilizzabili a fini turistici, ad esempio perché inaccessibili da terra, oppure prossime ai porti internazionali, o ancora perché inquinate etc. per cui è ragionevole ridurre ulteriormente la quota effettiva di spiaggia davvero disponibile ad essere concessionata. Ed aggiungo che la percentuale di spiaggia libera andrebbe comunque considerata come un diritto della collettività inalienabile, per cui i 1000 km di costa in concessione citati da Antonio (che prendo per buoni, anche se mi sembrano pochini…) sono una misura più che sufficiente: aggiungere altre concessioni significherebbe evidentemente ridurre ulteriormente le spiagge libere.

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    Secondo me un un’avvocato specializzato in diritto tributario e dell’edilizia non ne sa un cazzo è l’ennesimo articolo che ci potevamo risparmiare facciamo un’intervista a garavaglia che mi sembra essere un po’ più sul campo !!!!

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    Tutela imprese says:

    Il problema è il lavoro che verrà perso, le tante microimprese che genereranno 4 o 5 disoccupati a testa moltiplica per 30.000 e fai il conto , solo tra i soci lavoratori e familiari. Ma questo non interessa ai pro aste , l’unica cosa che conta è distruggere la vita della gente, manco fossero criminali. I capitalisti del nuovo millennio, togliere lavoro per creare una ipotetica chance temporanea. Mettetevi la mano sulla coscienza e abbiate il coraggio di dirle in faccia queste cose a questa gente. La vedo difficile .

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      Nikolaus Suck says:

      Fa specie, ma anche quasi tenerezza, anche questa intenzionale e suggestiva confusione in fatto e diritto tra imprenditori, dipendenti e addirittura “familiari”. Tutti buttati in caciara in none del sacro “lavoro”. In pratica, voglio essere e fare gli imprenditori, ma tutelati e sicuri come dei dipendenti.
      Ovvero la moglie ubriaca e la botte piena.
      E però no, o sei imprenditore e allora ti comporti da tale, accettando i relativi rischi, mettendoti in discussione ed eventualmente ricollocandoti. O sei dipendente e allora non si vede perché non possa essere assunto o riassunto da quello o da altri imprenditori, in quello o in altri stabilimenti. Mentre la qualità di “familiare” non c’entra proprio niente in nessun caso. O così dovrebbe essere.

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    La vostra chance l’avete avuta e se sarete i migliori l’avrete ancora ma anche gli altri hanno diritto alle medesime chance…le parole di Draghi sul turismo sono inequivocabili: si andrà a bando con le tutele che i balneari sapranno accettare come compromessi.

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    Tutela imprese says:

    Ci sono ampie rassicurazioni politiche , addirittura sul punto c’è anche la maggioranza in senato per fare quella riforma tanto attesa e per discutere seriamente in Europa tutelando gli investimenti e la forza lavoro dei gestori attuali , io aspetterei prima di parlare di bandi , anzi sarei molto cauto visti i precedenti. Vi auguro il meglio , anzi vi auguro di gareggiare in Spagna e Portogallo nel 2100.

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      Se lo dice lei….per ora le rassicurazioni più significative mi sembrano in favore dei bandi e l’intervento dell’AGCM è per noi bandisti un forte alleato non politico e quindi più duraturo. Le auguro il meglio, cioè di vincere il bando della sua concessione.

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    Tutela imprese says:

    Non ho nessuna concessione ma sostengo i concessionari e AGCM non ha potere legislativo per fortuna , i suoi organi di vertice tra l’altro sembra siano scelti dalla politica , quindi si faccia due conti e si dia due risposte. Sono rimasti i radicali e qualche pentastellato tipo la raggi , gli unici contro il lavoro in Italia, il resto ragiona come dio comanda per fortuna .

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    Sento l’irrefrenabile desiderio di scriverle “ha ragione TUTELA IMPRESE andrà come dice lei”..sarà per il lavoro che faccio con gli svantaggiati che ho questa pulsione… sicuramente andrà tutto bene e non ci sarà alcun bando per i prossimi 100 anni.

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    Alfio Catalfio says:

    Tutta la giurisprudenza si occupa dei Balneari, non mi venite più a dire dei tempi lunghi della giustizia italiana, in questo caso siamo meglio della Svizzera

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