Opinioni

Basta sciocchezze sulle spiagge. Il turismo balneare ha bisogno di serietà per ripartire

Il dibattito pubblico sull'estate del coronavirus è diventato grottesco, mentre il governo continua a non dare certezze a un comparto fondamentale dell'economia

In questi giorni abbiamo sentito ogni tipo di fantasia sulle vacanze al mare nell’estate del coronavirus: recinti in pvc, cupole di legno, termoscanner, loculi di plexiglass, ingressi contingentati e sanificazioni continue. Gran parte di queste presunte soluzioni, proposte da ingegneri, architetti e medici per regolamentare il distanziamento fisico che occorrerà mantenere in spiaggia per prevenire un ritorno del contagio, non tengono conto delle peculiarità degli stabilimenti balneari, tra esigenze di pulizia quotidiana, fenomeni meteorologici estremi e costi esorbitanti da affrontare in una stagione che sarà purtroppo in grave perdita. Tutto ciò rende di fatto impossibile l’adozione di certe misure nei litorali in concessione, come abbiamo già spiegato un mese fa. Eppure agli operatori del settore continuano ad arrivare decine di telefonate e mail pubblicitarie, del tema si parla ogni giorno in tv con superficialità e sensazionalismo, e persino il ministro del turismo Franceschini scivola in dannose sviste (la sua proposta di distanziare gli ombrelloni di 10 metri era forse un lapsus e voleva intendere 10 metri quadri, eppure è finita sui titoli di tutti i giornali, scatenando giustamente il panico tra gli operatori del settore che, con una tale distanza, di fatto non avrebbero la convenienza economica ad aprire).

A sbottare contro questo ridicolo circo è arrivato anche il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, coordinatore turismo dell’Anci, con parole che facciamo nostre: «Basta con la banalizzazione del tema del turismo, il settore industriale più colpito dalla pandemia. Basta sciocchezze e basta boutade, gettate lì per alimentare dibattiti grotteschi. Per andare in spiaggia quest’anno dovremo avere un termometro sotto l’ascella, termoscanner a ogni angolo, arrivare con un box doccia ambulante e poi infilarci in una cabina di plexiglas? Ci sono una banalizzazione e una irresponsabilità che non accettiamo più per un settore con milioni di lavoratori e imprese. È stato ribadito da medici e scienziati che la spiaggia, con l’acqua di mare salata, la sabbia e il sole, è tra i luoghi naturalmente più sicuri dal punto di vista igienico e, in assoluto, uno dei luoghi dove stare e vivere momenti sereni e con servizi nuovi. Non abusate della nostra pazienza. Se ad andare in crisi sono la meccanica, il tessile e la siderurgia si muove il mondo; ma non per il turismo che vale il 15% del pil».

È proprio così: un comparto fondamentale per l’economia italiana è da due mesi vittima di approssimazioni, dibattiti e talk show nei pessimi media generalisti che provocano solo confusione e nervosismo, soprattutto in un momento di totale incertezza. E così purtroppo continuerà a essere, finché il governo non si deciderà a fare due semplici compiti: approvare un protocollo ufficiale sulle misure di sicurezza da rispettare in spiaggia (che speriamo siano sensate) e obbligare le amministrazioni inadempienti a estendere le concessioni fino al 2033 (come previsto dalla legge 145/2018). Le Regioni stanno facendo del loro meglio, incontrando le associazioni di categoria per mettere a punto dei regolamenti ormai prossimi a uscire, ma senza avere delle linee guida nazionali, si rischia di fare del lavoro inutile. Ed è sconfortante che il governo italiano non sia stato ancora in grado di produrre uno straccio di documento né di confrontarsi con i rappresentanti nazionali degli imprenditori turistici.

Gli stabilimenti balneari hanno bisogno di regole certe e immediate per iniziare subito ad allestire le spiagge, un lavoro che richiede decine di giorni. Pertanto i protocolli non possono arrivare a ridosso dell’apertura, anzi dovevano essere stati varati già da tempo: ora che il picco dei morti e dei contagi sembra fortunatamente essere alle nostre spalle, il ritardo del governo è ingiustificabile. E soprattutto confidiamo che questo attendismo non termini con la presentazione di regole inverosimili, che trasformeranno le spiagge in prigioni a cielo aperto: la pandemia può essere l’occasione per migliorare la qualità delle spiagge italiane (come stanno tentando di fare i balneari sudamericani) e per abbandonare i lati negativi del turismo di massa che comportavano enormi spostamenti di persone, inquinamento, cementificazione e invivibilità delle località costiere, ma non deve diventare un’occasione di terrore per introdurre controlli polizieschi, regole stringenti e architetture invasive che snaturerebbero il senso di trascorrere una giornata in spiaggia. Ne va del futuro del turismo, dell’economia e del pianeta.

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Giornalista specializzato in turismo balneare, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. È caporedattore di Mondo Balneare.
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    Sono d’accordissimo con il Sindaco Andrea Gnassi per quanto concerne: autorevoli medici e scienziati confermano che la spiaggia, con l’acqua di mare salata, la sabbia e il sole, è tra i luoghi naturalmente più sicuri dal punto di vista igienico e, in assoluto, uno dei luoghi dove stare e vivere momenti sereni e con servizi nuovi. Non abusate della nostra pazienza. Se ad andare in crisi sono la meccanica, il tessile e la siderurgia si muove il mondo; ma non per il turismo che vale il 15% del pil».

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