Sindacati e associazioni

Balneari, Sib e Fiba ricorrono in Cassazione: le prossime iniziative

La nostra intervista ai presidenti Antonio Capacchione e Maurizio Rustignoli per fare il punto della situazione

Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, le due associazioni maggiormente rappresentative degli imprenditori balneari in Italia, hanno deciso di impugnare in Cassazione la sentenza del Consiglio di Stato n. 4479/2024 del 20 maggio 2024 sul Comune di Lecce e altre due identiche riguardanti i Comuni di Ginosa e Manduria. Nel video qui sopra, con i presidenti di Sib e Fiba Antonio Capacchione e Maurizio Rustignoli facciamo il punto su questa e altre iniziative che le due associazioni stanno preparando per chiedere una legge immediata al governo Meloni.

«In una giurisprudenza amministrativa palesemente contrastante e contraddittoria è arrivata, da ultimo, la sentenza del Consiglio di Stato n. 4479/2024 del 20 maggio 2024 sul Comune di Lecce (e altre due identiche riguardanti i Comuni di Ginosa e Manduria)», spiegano Capacchione e Rustignoli in una nota diramata oggi. «In questa sentenza il Consiglio di Stato incredibilmente afferma che l’obbligo di gara sussiste indipendentemente dall’accertamento della “scarsità” della risorsa o dalla rilevanza transfrontaliera della concessione, in quanto “il diritto nazionale impone in ogni caso una procedura selettiva comparativa ispirata ai fondamentali principi di imparzialità, trasparenza e concorrenza, e preclude l’affidamento o la proroga della concessione in via diretta ai concessionari uscenti (punto 55 della sentenza). È del tutto evidente che si tratta di una sentenza che si pone in netto contrasto con quanto chiarito dalla Corte di giustizia dell’Unione europea (sentenza C-348/22 del 20 aprile 2023) che impone, invece e al contrario, le gare solo se la “risorsa è scarsa” (punti 43 e seguenti)».

Proseguono i presidenti di Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti: «È bene ricordare che spetta alla Corte di giustizia dell’Unione europea la funzione esclusiva di fornire l’interpretazione autentica del diritto europeo e che le sue sentenze sono vincolanti per tutti gli Stati, i loro organi giurisdizionali e la stessa Commissione europea. A ciò si aggiunga che in questa sconcertante sentenza vi è una grave omissione di pronuncia da parte del Consiglio di Stato sull’eccezione della riserva esclusiva di giurisdizione della Corte Costituzionale qualora, dalla disapplicazione di legge, derivino possibili conseguenze penali (articolo 1161 del Codice della navigazione). Lo ha espressamente chiarito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 28 del 28 gennaio 2010, laddove ha stabilito espressamente che gli “effetti diretti devono, invece, ritenersi esclusi se dall’applicazione della direttiva deriva una responsabilità penale” (punto 5). Ecco perché quest’ultima sentenza, a nostro avviso, è profondamente sbagliata e come tale sarà impugnata da noi, insieme alle altre due analoghe, davanti alla Cassazione a sezioni unite confidando nel loro annullamento, come già avvenuto alla n. 18 del 9 novembre 2021 dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato».

Concludono Capacchione e Rustignoli: «Ci auguriamo che anche il governo e il parlamento, doverosamente e opportunamente, sollevino, avverso tali ultime sconcertanti sentenze, il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. Ma ci auguriamo, soprattutto, che il governo emani senza indugio un provvedimento legislativo chiarificatore che salvaguardi la balneazione attrezzata italiana e risolva strutturalmente questa annosa vicenda».

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