Si è svolto ieri pomeriggio al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il nuovo tavolo di consultazione dedicato al bando-tipo nazionale per l’assegnazione delle concessioni balneari. Al termine dell’incontro il Mit ha diffuso una breve nota, che non contiene novità di rilievo rispetto a quanto già emerso nelle scorse settimane e conferma soltanto la prosecuzione del confronto con le associazioni di categoria.
Afferma il comunicato del ministero: “Ieri pomeriggio il ministro Salvini ha partecipato al tavolo di consultazione per la redazione del bando tipo dei balneari che dopo decenni di attesa metterà ordine sul tema delle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali. Lo schema del bando, redatto in sede tecnica nei gruppi di lavoro con gli enti territoriali e sottoposto alla consultazione delle associazioni di categoria, è stato oggetto del più ampio confronto per arrivare alla definizione definitiva del documento nel più breve tempo possibile, dopo il vaglio politico della Conferenza unificata. Si tratta di un intervento normativo che accompagnerà i rinnovi delle concessioni demaniali e che mira a superare le attuali criticità attraverso la definizione di regole condivise e uniformi”.
L’incontro non ha prodotto nuovi documenti rispetto alla bozza di bando-tipo circolata nelle scorse settimane e già oggetto del confronto tecnico. Rimangono quindi aperti tutti i principali nodi già emersi: criteri di valutazione delle offerte, durata delle concessioni, determinazione dell’indennizzo al concessionario uscente, disciplina degli investimenti e modalità di svolgimento delle procedure di gara. La riunione è stata solo un passaggio consultivo, ma senza decisioni definitive né indicazioni sui tempi di approvazione dello schema, che dovrà ancora essere sottoposto al vaglio politico della Conferenza Unificata prima della pubblicazione definitiva.
L’avvio del confronto politico ha peraltro un ritardo significativo rispetto alla tempistica prevista dal governo stesso. La disciplina introdotta dal decreto Salva-infrazioni, approvato a novembre 2024, aveva infatti imposto al Ministero delle Infrastrutture di predisporre lo schema di bando-tipo entro trenta giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, trasmettendolo alla Conferenza Unificata per l’acquisizione del parere. Il termine è scaduto da più di un anno e il confronto è proseguito ben oltre il calendario fissato dalla norma.
Il ritardo si aggiunge a quello già accumulato negli anni precedenti. La predisposizione del bando-tipo avrebbe infatti dovuto rappresentare uno dei primi atti attuativi della riforma delle concessioni balneari, inizialmente atteso entro il 31 marzo 2025 secondo il cronoprogramma delineato durante l’attuazione della riforma. Solo nel 2026, attraverso il decreto Commissari, il governo ha introdotto una nuova disciplina fissando un diverso termine per la predisposizione dello schema, di fatto prendendo atto dello slittamento accumulato.
Per i Comuni, chiamati a predisporre i bandi di gara nei prossimi mesi, il bando-tipo costituisce uno strumento essenziale per uniformare le procedure sul territorio nazionale e ridurre il rischio di contenziosi. La sua mancata approvazione continua quindi a lasciare le amministrazioni prive di un modello operativo definitivo.
I commenti delle associazioni
Tra le associazioni presenti al tavolo, i presidenti di Sib Confcommercio Antonio Capacchione e Fiba Confesercenti Maurizio Rustignoli hanno espresso sostanziale apprezzamento per la bozza di bando tipo predisposta dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ritenendo nel contempo necessarie alcune modifiche che “si rendono indispensabili a salvaguardia delle micro e piccole aziende attualmente operanti, nonché del modello italiano di balneazione attrezzata, caratterizzato dalla gestione diretta da parte di aziende perlopiù a conduzione familiare”. Argomentano Capacchione e Rustignoli: “A tal fine è necessario fissare adeguati limiti numerici nell’aggiudicazione delle concessioni, per evitare il formarsi di monopoli e con essi il rischio di accaparramento del demanio marittimo. É poi indispensabile assicurare la continuità aziendale, impedendo cesure nell’offerta del servizio e consentendo al prestatore uscente di garantirsi il giusto indennizzo anche per i beni di facile rimozione. Il bando tipo, per assolvere la sua funzione, dev’essere poi vincolante per gli enti concedenti. Lo stesso va considerato condizione necessaria ma non sufficiente per procedere alle evidenze pubbliche. È indispensabile, infine, intervenire anche a livello legislativo al fine di adeguare la normativa vigente al nuovo assetto eurounitario, mediante le doverose modifiche al codice della navigazione”.
Anche Confimprese Demaniali Italia ha espresso una valutazione complessivamente positiva della bozza, chiedendo però alcune modifiche ritenute indispensabili. “Confimprese Demaniali Italia auspica ad un’immediato provvedimento politico che confermi l’assetto di indirizzo della bozza del bando tipo con alcune improcrastinabili integrazioni che meglio delineano i criteri di partecipazione ai bandi”, ha dichiarato il presidente Mauro Della Valle.
Tra le richieste figura una definizione più precisa del concetto di scarsità della risorsa demaniale: “È necessario parametrare in termini di percentuali il concetto di scarsità della risorsa spiaggia rafforzando l’individuazione di una percentuale certa di spiaggia usufruibile e concedibile. In Puglia per esempio il dato è del 60% di spiagge libere e del massimo 40% concedibile”. L’associazione chiede inoltre di chiarire preventivamente quali opere potranno essere realizzate sulle aree oggetto di gara: “Altro aspetto importante è definire la tipologia delle strutture da realizzare prima del bando di gara per evitare che progetti vincitori siano poi bocciati da vincoli diversi. Restiamo comunque soddisfatti della bozza bando tipo convinti che politicamente si può ancora di più difendere il sistema turistico balneare italiano, eccellenza unica e mondiale”.
Molto più critica la posizione del Coordinamento nazionale dei Concessionari di Pertinenze Demaniali Marittime, che denuncia l’assenza di qualsiasi riferimento specifico alla propria categoria nella bozza del bando. “Nella bozza di bando-tipo la parola ‘pertinenza’ compare in senso tecnico zero volte. Continuano a convocarci e a non ascoltarci. Da oggi non sarà più così”, si legge nel comunicato diffuso al termine dell’incontro.
Il Coordinamento ricorda che i concessionari pertinenziali gestiscono immobili in muratura costruiti sul demanio marittimo con capitale privato e successivamente acquisiti dallo Stato, sostenendo oneri fiscali e manutentivi molto superiori rispetto agli stabilimenti realizzati su semplici aree demaniali. L’avvocato Bartolo Ravenna, intervenuto al tavolo, ha evidenziato che “interveniamo come se fosse la prima volta perché siamo animati da una determinazione che d’ora in poi porteremo avanti senza esclusione di colpi”. La principale contestazione riguarda proprio l’assenza di una disciplina dedicata: “Come è possibile che il decreto che disciplina l’affidamento nazionale del demanio marittimo non nomini la fattispecie più onerosa che quel demanio conosce? Non è un’accusa. È una richiesta di correzione. È il motivo per cui siamo qui”. Il Coordinamento ha quindi illustrato quattro richieste principali: il riconoscimento della pertinenza come tipologia concessoria autonoma, un indennizzo differenziato basato su perizia asseverata, canoni e durata proporzionati agli investimenti sostenuti e criteri di valutazione che tengano conto della gestione e manutenzione di manufatti demaniali storici.
La conclusione del documento è anche un avvertimento politico diretto a Salvini: “Sia la Costituzione italiana, sia il diritto europeo esigono di trattare in modo diverso situazioni oggettivamente diverse. Noi le abbiamo consegnato il modo tecnico di farlo, entro il perimetro dell’Unione. La scelta politica di considerare la categoria — o di continuare a non considerarla — spetta a lei”. Il Coordinamento ha annunciato infine che, in assenza di risultati concreti, renderà pubblici nei prossimi giorni dati, documenti e dossier sulla situazione economica e giuridica delle concessioni pertinenziali.
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