Opinioni

Balneari, la campagna elettorale fagocita la riforma sulle concessioni

La proposta di proroga di un anno rischia di essere solo una misura proclamata per guadagnare consenso, senza possibilità di sopravvivere.

Non è ancora certa l’approvazione degli emendamenti al milleproroghe sui balneari che allungherebbero di un anno la validità delle concessioni, ma la corsa ad attribuirsi i meriti politici è più frenetica che mai. Forse perché il reale intento delle proposte non è tanto tutelare le imprese sulla spiaggia, bensì guadagnare consenso elettorale in vista delle elezioni di domani in Lazio. Anche perché un’azione realmente efficace a favore degli attuali stabilimenti balneari non sarebbe di certo l’ennesima proroga automatica, che verrebbe presto bocciata in quanto in contrasto col diritto europeo e che rappresenterebbe solo un anno in più di agonia per migliaia di imprese. In questa situazione colma di irresponsabilità politiche che vanno avanti da troppi anni, resta ancora da vedere se almeno una delle proposte uscite dalle commissioni del Senato confluirà nel maxi-emendamento che il governo presenterà la prossima settimana, quando le elezioni saranno nel frattempo passate; ma il timore è che i proclami giunti finora non possano sopravvivere all’amara realtà dei fatti. In ogni caso, per prendere decisioni impopolari è sempre meglio lasciar passare il voto. Non per niente, negli ultimi giorni si è fatto da parte il ministro agli affari europei Raffaele Fitto, che aveva avviato un’interlocuzione con le associazioni di categoria proponendo di discutere su come disciplinare le riassegnazioni delle concessioni tramite gare pubbliche. Ma quella posizione sarebbe stata giudicata scomoda dalla premier Giorgia Meloni, la quale avrebbe dato mandato di tenere per il momento in sospeso una questione che, dopo il pasticcio sui benzinai, imbarazza molto un esecutivo stretto fra gli impegni presi in campagna elettorale e l’impossibilità di mantenerli finché l’Italia farà parte dell’Unione europea. Dunque in questi giorni si sta tentando goffamente di dare l’illusione di lavorare a favore delle attuali imprese balneari, ma il timore è che la prossima settimana, una volta passato il voto, spunterà fuori una scusa qualsiasi (la bocciatura della Ragioneria di Stato, la contrarietà della Commissione europea o una mano invisibile dall’ufficio legislativo di Palazzo Chigi) per stralciare la proroga delle concessioni. E magari qualcuno dirà persino “ci abbiamo provato”.

Nel frattempo però, come detto, è in corso una gara di proclami nella quale spicca la posizione contraddittoria di Fratelli d’Italia che non ha firmato nessuno dei quattro emendamenti sopravvissuti al milleproroghe, presentati solo da senatori di Lega e Forza Italia. Ai verdi e agli azzurri va riconosciuto quantomeno il tentativo serio di motivare tecnicamente la proroga con la necessità di completare la mappatura del demanio marittimo, mentre pare che gli esponenti del partito di Giorgia Meloni siano più in difficoltà.

Sul tema è intervenuta persino la presidente del consiglio in persona, con una dichiarazione insolitamente balbettante e imbarazzata (guarda il video ») che ha lasciato intendere tutto ma che non ha detto nulla di concreto: «Credo ci siano interlocuzioni che si possono ancora avviare, a partire dal tema storico della mappatura delle nostre spiagge, per capire quale sia l’effettiva scarsità del bene e ragionare nel senso di difendere un mondo produttivo che per noi è strategico. Vedremo nelle prossime ore, anche con la discussione in parlamento, quali saranno le tempistiche, ma sicuramente è uno dei dossier su cui siamo impegnati anche con una interlocuzione con la Commissione europea nel tentativo di trovare delle soluzioni», ha detto in conferenza stampa a Bruxelles la Meloni, che eccetto la recente dichiarazione sulla necessità di una “riforma strutturale” (ma anche in quel caso, senza spiegare nel concreto che cosa intendesse), da quando è a capo del governo si è ben guardata dall’esporsi sul tema, se non in maniera molto vaga. Ma in questi giorni di campagna elettorale vale tutto, e così per il momento le dichiarazioni propagandistiche e illusorie hanno di nuovo preso il sopravvento sugli atti concreti che nelle settimane precedenti avevano fatto temere un dietrofront dell’esecutivo. Resta da capire se l’interlocuzione con l’intransigente Commissione europea porterà o meno buoni frutti per i balneari.

A onor di cronaca, più concrete sono almeno apparse le dichiarazioni rilasciate ieri al Tgcom dal deputato di Fratelli d’Italia Gianluca Caramanna, capogruppo del partito in commissione Attività produttive: «Il tema dei balneari è centrale per il governo Meloni e va affrontato con serietà e senza fretta. Noi siamo al governo da cento giorni, quindi la scelta di una proroga dopo un lungo confronto con le associazioni di categoria ci è sembrata, nel breve termine, la migliore per metterci al riparo da eventuali sorprese. Sappiamo che l’interlocuzione con l’Europa sarà centrale nelle prossime settimane per capire quelli che saranno gli step da intraprendere. Non c’è nessun atto di disobbedienza verso Bruxelles: abbiamo solo scelto di prenderci del tempo utile per affrontare il problema. Per noi è centrale eseguire una mappatura delle risorse esistenti e per questo abbiamo presentato un emendamento che contiene una proroga della delega per effettuarla. Si tratta di una decisione presa per avere la possibilità di analizzare un dossier molto serio con le tempistiche che merita». Tempistiche che però non vanno d’accordo con la necessità, per migliaia di piccole e medie imprese familiari, di riavere un’immediata certezza di regole anziché un ulteriore anno di agonia e prese in giro.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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