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Milleproroghe, cosa dicono i 4 emendamenti sui balneari

Proroga al 2024, rinvio del termine per effettuare la mappatura e mantenimento delle strutture amovibili: una spiegazione delle proposte elaborate dai partiti di maggioranza

Proroga di un anno delle concessioni balneari, rinvio di cinque mesi del termine per approvare il decreto sulla mappatura del demanio prevista della legge sulla concorrenza, e mantenimento delle strutture amovibili fino al 31 dicembre 2023. Sono i contenuti dei quattro emendamenti presentati da Lega e Forza Italia al decreto milleproroghe, dopo giorni di tensioni interne alla maggioranza e confronti con le associazioni di categoria. Al momento si tratta solo di proposte ancora da approvare: i testi sono infatti stati licenziati ieri dalle commissioni V e X del Senato e dovranno passare dal voto del parlamento. Tuttavia è altamente probabile che la prossima settimana – non appena saranno passate le elezioni in Lazio e Lombardia – il governo deciderà di porre la fiducia sul decreto milleproroghe, presentando un unico maxi-emendamento che annullerebbe tutti gli altri. Resta quindi da vedere quali delle quattro proposte di Lega e Forza Italia confluiranno nel maxi-emendamento. Nell’attesa, analizziamo nel dettaglio i contenuti e le possibili conseguenze delle norme.

Proroga al 2024 delle concessioni balneari

Gli emendamenti su cui c’è l’attenzione maggiore sono quelli sulla proroga di un anno delle concessioni balneari, contenuta in due diverse proposte. Attualmente la legge sulla concorrenza (la 118/2022 approvata lo scorso agosto dal governo Draghi) fissa la scadenza delle concessioni balneari al 31 dicembre 2023 e dà alle amministrazioni comunali la possibilità di espletare le gare, solo in caso di difficoltà oggettive e motivate, entro il 31 dicembre 2024. Gli emendamenti in questione, se approvati, sposterebbero invece la scadenza delle concessioni al 31 dicembre 2024 e il termine ultimo per effettuare le gare al 31 dicembre 2025.

Nello specifico, la proposta numero 2.86 si limita a modificare le date contenute nella legge 118/2022, rinviando tutte le scadenze di un anno senza alcuna motivazione; mentre la proposta numero 10.0.16, più articolata, giustifica la proroga con la necessità di effettuare una mappatura del demanio marittimo e istituire un tavolo tecnico tra ministeri competenti e associazioni di categoria al fine di concordare i contenuti della successiva riforma.

Questo il testo della proposta 2.86, firmata dai senatori Licia Ronzulli, Maurizio Gasparri, Roberto Marti (Forza Italia) e Gian Marco Centinaio (Lega):
«All’articolo 3, della legge 5 agosto 2022, n. 118, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, alla linea, le parole: “31 dicembre 2023” sono sostituite dalle parole: “31 dicembre 2024”; b) al comma 2, le parole: “31 dicembre 2023” sono sostituite dalle parole: “31 dicembre 2024”; c) al comma 3, le parole: “31 dicembre 2023” sono sostituite dalle parole: “31 dicembre 2024” e le parole: “31 dicembre 2024” sono sostituite dalle parole: “31 dicembre 2025”; d) al comma 4: 1) al primo periodo, le parole: “30 giugno 2024” sono sostituite dalle seguenti: “30 giugno 2025” e le parole: “31 dicembre 2023” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2024”; 2) al secondo periodo, le parole: “31 dicembre 2024” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2025”».

Questa, invece, è la proposta 10.0.16, firmata da un senatore di Forza Italia (Maurizio Gasparri) e tredici della Lega (Roberto Marti, Gian Marco Centinaio, Massimiliano Romeo, Paolo Tosato, Elena Testor, Nicola Spelgatti, Claudio Borghi, Mara Bizzotto, Marco Dreosto, Giorgio Maria Bergesio, Clotilde Minasi, Daisy Pirovano, Stefania Pucciarelli):
«Dopo l’articolo 10, inserire il seguente:
10-bis. 1. È istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un tavolo tecnico con compiti consultivi e di indirizzo in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali. Il tavolo è composto dai rappresentati del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, del Ministero dell’economia e delle finanze, del Ministero della protezione civile e del mare, del Ministero delle imprese e del made in Italy, del Ministero dell’ambiente, del Ministero per gli affari regionali e le autonomie, del Ministero degli affari europei, del Ministero del turismo e da un rappresentante delle regioni e un rappresentante per ogni associazione di categoria maggiormente rappresentativa del settore.
2. Il tavolo acquisiti i dati relativi a tutti i rapporti concessori in essere delle aree demaniali marittime, lacuali e fluviali, ai sensi all’articolo 2, della legge 5 agosto 2022, n. 118, definisce i criteri tecnici per la determinazione della sussistenza della scarsità della risorsa naturale disponibile, tenuto conto sia del dato complessivo nazionale che di quello disaggregato a livello regionale, e della rilevanza economica transfrontaliera.
3. Ai fini dell’espletamento dei compiti del tavolo istituito ai sensi del comma 1, i termini di cui ai commi 1, 2 3 e 4 dell’articolo 3, della legge 5 agosto 2022, n. 118 sono prorogati di 12 mesi. Le concessioni e i rapporti di cui all’articolo 3, comma 1, lettere a) e b), della legge 5 agosto 2022, n. 118, continuano in ogni caso ad avere efficacia sino alla data di rilascio dei nuovi provvedimenti concessori».

Le criticità della proroga

La criticità principale dei due emendamenti sulla proroga è che, se approvati, andrebbero in contrasto con la sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato che a novembre 2021 ha annullato la proroga delle concessioni fino al 2033 (disposta dal primo governo Conte), proibito qualsiasi ulteriore forma di rinnovo automatico agli stessi concessionari (poiché sarebbe in contrasto col diritto europeo e in particolare con la direttiva Bolkestein) e imposto la scadenza tassativa delle attuali concessioni al 31 dicembre 2023 (una disposizione poi recepita dalla legge sulla concorrenza del governo Draghi). Già la legge sulla concorrenza, dando ai Comuni la possibilità di un anno in più per effettuare le gare in caso di difficoltà oggettive, era andata oltre i limiti di quella sentenza; e ora allungare la validità delle concessioni di un ulteriore anno rischia di essere una misura che verrebbe demolita dal primo tribunale. Perciò non è affatto scontato che questo emendamento venga approvato; e questo non tanto perché la Commissione europea sarebbe contraria alla norma, come ha fatto trapelare ieri l’Ansa (ma citando una portavoce anonima, il che fa nutrire sempre dei dubbi sull’attendibilità di queste notizie, soprattutto quando provengono dai media generalisti che spesso fanno campagne colme di falsità contro i balneari: anche perché la Commissione Ue non è solita esprimersi in modo anonimo, tanto più su leggi ancora in discussione).

Il reale motivo per cui questo emendamento rischia di restare in piedi è prima di tutto interno: se la norma sarà approvata, qualsiasi funzionario comunale potrebbe rifiutarsi di applicarla per rispettare la sentenza del Consiglio di Stato, come è già avvenuto con la proroga al 2033 che portò a decine di contenziosi nei Tar di mezza Italia. Gli amministratori locali che applicano norme illegittime, infatti, rischiano conseguenze legali e problemi con la Corte dei conti, perciò sarebbero purtroppo molto numerosi i funzionari che non si prenderebbero la responsabilità di applicare questa norma. Tutto ciò è impossibile che il parlamento e il governo non lo sappiano, pertanto il timore è che la proposta di proroga di un anno sia solo un tentativo per dimostrare di “averci provato”, ma sapendo già che la legge non starebbe in piedi. Perciò non è da escludere che si tratti solo di una proposta da campagna elettorale che già la prossima settimana, una volta passato il voto in Lazio e Lombardia, potrebbe venire stralciata dall’ufficio legislativo di Palazzo Chigi o dalla Ragioneria di Stato.

Le ragioni della mappatura

Tra i due emendamenti sulla proroga di un anno, il numero 10.0.16 è quello più articolato tecnicamente e pertanto più quotato all’approdo in aula, in quanto giustifica il rinvio al 2024 con la necessità di effettuare una mappatura del demanio marittimo al fine di verificare la quantità di spiagge in concessione e quella di litorali ancora liberi e concedibili per poter avviare nuove imprese. La promessa della politica è che questi dodici mesi in più servano per dimostrare all’Europa la possibilità di garantire la concorrenza attraverso un “doppio binario”, ovvero mettendo subito a gara le spiagge libere e non le nuove concessioni. Ma anche in questo caso, il timore è che si tratti di un pretesto per non perdere il consenso dei balneari, dal momento che nei giorni scorsi il governo ha già dato diversi segnali su un possibile dietrofront rispetto alle promesse per l’esclusione dalle gare.

Rinvio del decreto attuativo sulla legge 118/2022

Più verosimile è il buon esito della seconda proposta emendativa, la numero 1.500, che rinvierebbe di cinque mesi – dal 27 febbraio al 27 luglio – il termine per approvare il primo decreto attuativo della legge sulla concorrenza, dedicato alla mappatura delle concessioni. Inoltre, fino ad allora, alle amministrazioni comunali sarebbe proibito indire qualsiasi tipo di bando per riassegnare le concessioni balneari.

Lo slittamento di cinque mesi sarebbe innanzitutto motivato dal fatto che con la legge 118/2022, quando aveva previsto il termine di sei mesi per il decreto attuativo, il premier Mario Draghi doveva restare in carica fino alla prossima primavera e quindi avrebbe avuto il tempo per completare l’opera; ma poi invece si è dimesso e il nuovo governo non ha avuto abbastanza tempo per esaminare la questione ed elaborare una norma. Dal momento che questa seconda proposta resterebbe nel limite del 2023 imposto dal Consiglio di Stato per disciplinare le gare delle concessioni, è più probabile che passi senza generare problemi con la giustizia amministrativa e i funzionari comunali.

Questo il testo dell’emendamento:
«Dopo il comma 1, aggiungere il seguente:
1-bis. Alla legge 5 agosto 2022, n. 118, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) All’articolo 2, comma 1, le parole “entro sei mesi” sono sostituite dalle seguenti: “entro undici mesi”
b) All’articolo 4, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente: “4-bis. Fino all’adozione dei decreti legislativi di cui al presente articolo, è fatto divieto agli enti concedenti di procedere all’emanazione dei bandi di assegnazione delle concessioni e dei rapporti di cui all’articolo 3, comma 1, lett. a) e b)”
».

Mantenimento delle strutture amovibili

In materia di concessioni balneari c’è un quarto emendamento al decreto milleproroghe che, se approvato, permetterebbe agli stabilimenti di mantenere montate le strutture amovibili fino al 31 dicembre 2023. Il testo è firmato da nove senatori della Lega (Gian Marco Centinaio, Roberto Marti, Paolo Tosato, Daisy Pirovano, Elena Testor, Nicola Spelgatti, Claudio Borghi, Marco Dreosto, Giorgio Maria Bergesio) e questo è il suo contenuto: «Dopo l’articolo 10, inserire il seguente: “10-bis. I titolari delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico ricreativo e dei punti di approdo con medesime finalità turistico ricreative, che utilizzino manufatti amovibili di cui alla lettera e.5) del comma 1 dell’articolo 3 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, possono mantenere installati i predetti manufatti fino al 31 dicembre 2023, nelle more del riordino della materia previsto dall’articolo 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, fermo il carattere di amovibilità dei manufatti medesimi”».

I dubbi dei balneari

Oltre alle criticità giuridiche della proroga al 2024 già espresse in questo articolo, gli imprenditori balneari sono al momento molto dubbiosi sull’efficacia degli emendamenti. Nessuno di questi, infatti, prevede l’immediata esclusione totale dalle gare che le forze di centrodestra hanno più volte promesso durante la campagna elettorale; anzi tutte le proposte fanno riferimento alla legge sulla concorrenza e rappresentano solo dei tentativi di prendersi del tempo in più per disciplinare le gare. Moltissimi concessionari vedono l’eventuale proroga solo come un anno in più di agonia, e questo va a scapito anche dei numerosi fornitori del settore balneare, che sin dalla sentenza del Consiglio di Stato stanno subendo un grave blocco degli investimenti che sta mettendo in seria difficoltà decine di aziende produttrici di attrezzature per la spiaggia.

Se le gare sono inevitabili come ormai sembra, sostengono i contrari alla proroga, tanto vale disciplinarle subito anziché effettuare l’ennesimo rinvio, oltretutto a rischio di bocciatura. Se invece l’intento del governo è davvero quello di escludere le concessioni balneari dalle gare, come ancora sperano diversi altri concessionari, allora si potrebbe farlo subito anziché prendersi altro tempo con la scusa della mappatura.

Resta il fatto che speranza di poter scampare per sempre dalle gare è ormai sempre più flebile fra i concessionari, e in tanti ormai puntano a ottenere adeguate tutele nel decreto attuativo, come il riconoscimento di un indennizzo in caso di perdita dell’impresa, basato sul valore aziendale, e di un punteggio premiante in fase di gara a chi dimostra esperienza professionale nel settore. Purtroppo l’impianto della legge sulla concorrenza, scritta senza concedere nessuno di questi paracadute agli attuali concessionari, non permette molti margini in tal senso, ma la speranza è che un governo che si è sempre dimostrato vicino ai balneari possa trovare il modo per difenderli anche in questa situazione drammatica.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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