Opinioni

Spiagge, il dietrofront del governo (che tenta lo scaricabarile)

L'esecutivo ha sperato nella divisione fra le associazioni di categoria per nascondere il tradimento delle promesse fatte in campagna elettorale. Ma il settore è compatto contro le gare immediate.

La maggioranza che sostiene il governo Meloni è profondamente divisa sulla riforma delle concessioni balneari, e per non darlo a vedere, sta giocando allo scaricabarile con le associazioni di categoria. Ma in questa situazione emerge la maggiore coerenza di Lega e Forza Italia rispetto alle vistose contraddizioni di Fratelli d’Italia. Questa, almeno, è l’impressione che si ha in seguito alle audizioni del ministro agli affari europei Raffaele Fitto con i sindacati balneari: dopo avere convocato singolarmente i rappresentanti delle dieci sigle di settore, il sospetto è che sia in corso un tentativo di far emergere le loro posizioni contrastanti per giustificare il dietrofront del governo rispetto agli impegni presi in campagna elettorale.

Durante i primi colloqui individuali, il ministro Fitto aveva sottoposto un bivio alle associazioni di categoria: sostenere la proroga di un anno delle concessioni per effettuare la mappatura del demanio marittimo, oppure lo slittamento di tre mesi del termine per varare il decreto attuativo della legge sulla concorrenza, al fine di disciplinare le gare pubbliche per riassegnare le concessioni balneari. Come abbiamo evidenziato nella nostra ricostruzione di ieri, i sindacati balneari si sono quasi tutti dichiarati contrari alle gare immediate, anche se hanno argomentato le loro posizioni in modi diversi, tra chi ha sostenuto l’una o l’altra strada, chi le ha respinte entrambe e chi invece ha chiesto di portarle avanti insieme. Una situazione che Fitto senz’altro si aspettava (il ministro ha infatti già avuto a che fare con le associazioni balneari nel 2009, durante il suo primo tentativo di riforma del demanio marittimo, perciò conosce molto bene la frammentazione delle sigle di settore), e che giustifica più facilmente il governo a portare avanti il suo intento di disciplinare le evidenze pubbliche delle concessioni balneari (“divide et impera“, dicevano già gli antichi romani).

Il gioco che sta portando avanti il governo Meloni è piuttosto scorretto, soprattutto se si pensa che l’attuale presidente del consiglio, quando si trovava ai banchi dell’opposizione, proclamava la sua contrarietà alla legge sulla concorrenza voluta dall’ex premier Mario Draghi e prometteva che avrebbe escluso le imprese balneari dalle gare pubbliche. Una posizione che ha consentito a Fratelli d’Italia di fare il pieno di voti fra i balneari, per poi rinnegare l’impegno una volta che il partito si è trovato a diventare la principale forza di maggioranza, chiamata a dover decidere il futuro delle concessioni balneari che in base alla legge sulla concorrenza scadranno il 31 dicembre di quest’anno. Se il governo Meloni avesse voluto davvero escludere migliaia di imprese dalle gare, alle associazioni di categoria avrebbe sottoposto quantomeno una terza possibilità, ovvero quella di abrogare la riforma di Draghi e introdurre una nuova normativa sul demanio marittimo. Il fatto invece che non lo abbia nemmeno ipotizzato, significa evidentemente che l’intento è quello di completare il disegno del precedente governo – anche perché la sentenza di novembre 2021 del Consiglio di Stato, che ha annullato la proroga delle concessioni al 2033 e imposto le riassegnazioni tramite gare pubbliche, non lascerebbe spazio a molte altre strade.

In questa situazione, come detto, spicca la maggiore prudenza di Lega e Forza Italia, che hanno presentato un emendamento al decreto milleproroghe per giustificare la necessità di effettuare una mappatura del demanio marittimo, convocare un tavolo tecnico fra governo e associazioni di categoria e lavorare a una riforma strutturale. Una strada che consentirebbe di esaminare una volta per tutte una delle rivendicazioni da tempo portate avanti dalle associazioni di categoria, ovvero quella delle spiagge libere disponibili per verificare quanti chilometri di litorale sono concedibili per avviare nuove imprese e garantire così la concorrenza richiesta dall’Europa, anziché mettere a gara le imprese esistenti. E che darebbe più respiro alle amministrazioni comunali, oggettivamente impossibilitate a disciplinare migliaia di bandi nel giro di pochi mesi. La proposta di Lega e Forza Italia è comunque rischiosa, poiché prevede una proroga automatica che rischia di essere disapplicata in quanto sarebbe in contrasto col diritto europeo; ma sta di fatto che Fratelli d’Italia ha deciso di non sostenere questa proposta e di dichiarare il suo intento di esercitare subito la delega prevista dalla legge sulla concorrenza. Che si tratti di maggiore responsabilità rispetto a una situazione ormai inevitabile, oppure di un clamoroso e ingiusto dietrofront, sta ai balneari valutarlo. Tuttavia non si può nascondere che il principale partito di governo ha forse esagerato con le promesse in campagna elettorale, e in questi giorni senz’altro le sta tradendo.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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