Norme e sentenze

Balneari: Consiglio di Stato smonta Tar Lecce e apre sugli indennizzi

Palazzo Spada ha dato ragione al Comune di Lecce che si era rifiutato di applicare la proroga al 2033, ma ha anche sancito il diritto al riconoscimento del valore degli investimenti per i concessionari uscenti

Il Consiglio di Stato ha dato ragione al Comune di Lecce che si era rifiutato di estendere le concessioni balneari al 2033. Con undici distinte sentenze, i giudici di Palazzo Spada hanno accolto i ricorsi dell’amministrazione guidata dal sindaco Carlo Salvemini contro le pronunce del Tar Lecce presieduto da Antonio Pasca, che a dicembre 2020 con una serie di eclatanti sentenze aveva respinto la “proroga tecnica” di tre anni istituita dal Comune salentino al posto del prolungamento di quindici anni disposto dalla legge 145/2018. D’altro canto, il Consiglio di Stato ha riconosciuto il diritto, per gli attuali concessionari, a ottenere un indennizzo che riconosca il valore dei loro investimenti in caso di perdita del titolo.

Le origini del contenzioso

Con una delibera e una serie di successivi atti, il Comune di Lecce a novembre 2020 aveva disposto il rigetto delle istanze di estensione delle concessioni demaniali marittime sino al 31 dicembre 2033 presentate dai balneari della città, offrendo come contro-proposta a ogni singolo concessionario due opzioni: la prima era la possibilità di avvalersi dell’art. 182, comma 2 della legge n. 77/2020 (che, attraverso il pagamento anticipato del canone demaniale per l’anno 2021, avrebbe permesso di utilizzare l’area), ma in tal caso il Comune non avrebbe rilasciato il titolo edilizio, che sarebbe dunque scaduto il 31 dicembre 2020; mentre la seconda possibilità proponeva di avvalersi di una “proroga tecnica” di tre anni: in tal caso, il Comune avrebbe rilasciato il titolo edilizio ma il concessionario avrebbe dovuto espressamente rinunciare a utilizzare l’area al termine di tale periodo.

Gli imprenditori balneari avevano impugnato i provvedimenti del Comune e a dicembre 2021 il Tar di Lecce, accogliendo la loro domanda di decreto cautelare, aveva sospeso gli effetti della delibera. Subito l’amministrazione guidata dal sindaco Salvemini ha presentato ricorso in Consiglio di Stato contro le decisioni del tribunale salentino, ottenendo piena ragione.

Le sentenze del Consiglio di Stato

Con undici pronunce identiche fra loro, pubblicate lo scorso martedì 17 maggio, il Consiglio di Stato ha citato la sentenza dell’adunanza plenaria che lo scorso novembre ha annullato la proroga delle concessioni balneari al 2033 disposta dalla legge 145/2018, in quanto si trattava di un rinnovo automatico in contrasto con il diritto europeo e in particolare con la direttiva Bolkestein. Pertanto, i giudici di Palazzo Spada hanno dato ragione al Comune di Lecce che ancora prima della pronuncia dell’adunanza plenaria, per gli stessi motivi si era rifiutato di applicare la proroga al 2033. Come sottolinea il Consiglio di Stato, infatti, «l’adunanza plenaria ha affermato che le norme legislative nazionali di proroga automatica e generalizzata delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, tra cui in primis il sopra richiamato 1, comma 682, della legge 30 dicembre 2018, n.145, “sono in contrasto con il diritto eurounitario, segnatamente con l’art.49 TFUE e con l’art. 12 della direttiva 2006/123/CE. Tali norme, pertanto, non devono essere applicate né dai giudici né dalla pubblica amministrazione”, e deve pertanto escludersi che gli attuali concessionari vantino alcun “diritto alla prosecuzione del rapporto” in virtù di proroghe legali generalizzate». Le sentenze ricordano anche che le concessioni restano comunque valide fino al 31 dicembre 2023 per decisione dello stesso Consiglio di Stato.

In una sola delle undici sentenze, il Consiglio di Stato ha tuttavia messo nero su bianco un’importante apertura sul tema degli indennizzi ai concessionari uscenti. Si tratta della sentenza 3901/2022 che ha esaminato il ricorso di un concessionario difeso dall’avvocato Bartolo Ravenna, il quale aveva posto dei profili particolari circa gli investimenti effettuati dal suo assistito. In risposta a tali profili, e pur confermando l’invalidità della proroga al 2033, il Consiglio di Stato ha affermato che «anche a livello sovranazionale, in particolare dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza 14 luglio 2016, nelle cause riunite C‑458/14 e C‑67/15 (Promoimpresa), richiamata dalla stessa adunanza plenaria, è stata sancita la compatibilità con i principi della direttiva 2006/123/CE della proroga di una concessione motivata dall’esigenza di tutelare il legittimo affidamento del concessionario all’ammortamento degli investimenti sostenuti e ad una congrua remunerazione del capitale. In contrario deve tuttavia osservarsi che i principi da quest’ultima affermati sono tali da imporsi in ogni situazione e che in contrario non può essere addotto il “fatto compiuto” degli investimenti realizzati, per i rischi di vanificare altrimenti la portata generale di tali principi e la loro uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale. Ed infatti, anche nell’ambito dell’applicazione degli istituti di matrice competitiva e di evidenza pubblica di cui alla più volte citata direttiva sui servizi nel mercato interno, le indiscutibili esigenze di assicurare al concessionario il ritorno degli investimenti sostenuti, e di tutelare così il suo affidamento, sono destinate a trovare un equilibrato componimento con gli imperativi derivanti dal diritto sovranazionale attraverso la previsione dell’indennizzo a suo favore in caso di mancata aggiudicazione della nuova concessione all’esito della selezione concorsuale».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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