Puglia

Comune di Lecce ai balneari: “Accettare proroga al 2023 o sgomberare entro fine anno”

La località salentina si è rifiutata di applicare l'estensione delle concessioni al 2033 e ha avanzato la controproposta di una "proroga tecnica" di tre anni, necessaria per predisporre le gare. I 21 imprenditori del settore hanno tempo fino al 30 novembre per decidere, ma hanno già annunciato ricorso al Tar.

Come previsto, la decisione del Comune di Lecce di non applicare l’estensione al 2033 delle concessioni balneari ha scatenato la guerra tra l’amministrazione comunale e i titolari di stabilimenti. Nei giorni scorsi il sindaco della località salentina Carlo Salvemini aveva annunciato l’intenzione di non applicare il prolungamento di 15 anni della durata delle concessioni, disposto dalla legge nazionale 145/2018, e la promessa è stata mantenuta: tutti i 21 balneari che avevano presentato l’apposita richiesta al Comune hanno ricevuto lunedì scorso una pec di rifiuto. Ora la battaglia si giocherà nei tribunali: gli imprenditori balneari del territorio non solo contestano il rifiuto del Comune di applicare una legge italiana, ma anche la proposta alternativa di istituire una “proroga tecnica” di tre anni. L’amministrazione leccese, infatti, nel rigettare le istanze dei balneari che chiedevano l’estensione al 2033, ha anche informato della possibilità di ottenere una proroga fino al 2023: prendere o lasciare, con il 30 novembre come termine ultimo per decidere. Chi non accetterà dovrà sgomberare la concessione entro il 31 dicembre di quest’anno, che secondo il Comune è la data di «scadenza naturale» dei titoli.

Nello specifico il Comune, oltre al rigetto delle istanze di estensione delle concessioni demaniali marittime sino al 31 dicembre 2033, ha offerto come contro-proposta a ogni singolo concessionario due opzioni. La prima è la possibilità di avvalersi dell’art. 182, comma 2 della legge n. 77 del 17 luglio 2020 (che, attraverso il pagamento anticipato del canone demaniale per l’anno 2021, permetterebbe di utilizzare l’area); ma, in tal caso, il Comune non rilascerebbe il titolo edilizio, che dunque scadrebbe il 31 dicembre 2020. La seconda possibilità propone invece di avvalersi di una “proroga tecnica” di tre anni: in tal caso, il Comune rilascerebbe il titolo edilizio ma il concessionario dovrebbe espressamente rinunciare a utilizzare l’area al termine di tale periodo.

Insomma, gli imprenditori balneari sono a un bivio e hanno i tempi molto più stretti rispetto alle lungaggini dei tribunali, a cui sicuramente presenteranno ricorso. La loro tesi è che un’amministrazione comunale non possa rifiutarsi di applicare una legge dello Stato, ma anche che, se il sindaco ritiene l’estensione al 2033 illegittima poiché automatica e generalizzata e dunque in contrasto col diritto europeo, secondo le stesse ragioni una proroga al 2023 non sarebbe giustificata. Peraltro il demanio è una materia di esclusiva competenza statale, su cui né le Regioni né tantomeno i Comuni hanno il potere di legiferare. Argomentazioni, queste, su cui gli avvocati delle associazioni di categoria starebbero già lavorando, anche se le tempistiche imposte dal Comune di Lecce e il timore di perdere la propria azienda entro un mese rende la reazione sofferta e difficile, al netto di eventuali provvedimenti cautelari da parte del Tar a cui i balneari hanno già deciso di rivolgersi.

pouf Pomodone

Intanto, il dibattito sulla scelta dell’amministrazione Salvemini è approdato in consiglio comunale, dopo che addirittura l’ex ministro del turismo Gian Marco Centinaio – autore dell’estensione al 2033 – aveva pubblicato un post su Facebook definendo quella del Comune di Lecce una decisione da «paese delle banane». Nella seduta di lunedì scorso, secondo quanto riferisce LeccePrima, il presidente di Federbalneari Salento Mauro Della Valle ha accusato la giunta di voler «condannare 21 famiglie leccesi», invitandola a «vergognarsi» e sottolineando che «se la proroga al 2033 è fuori legge, anche questa delibera è fuori legge». Ma il consigliere di maggioranza Pierpaolo Patti gli ha risposto per le rime: «Non mi vergogno – ha detto a Della Valle – di voler tenere ben distinto il diritto di concessione dal diritto di proprietà, cosa che sfugge ad alcuni concessionari». Posizioni estremiste che è difficile conciliare, ma come accade ormai da molti anni, le sorti delle concessioni demaniali marittime saranno ancora una volta decise in tribunale, visto che negli ultimi dieci anni nessuno è stato in grado di scrivere una norma che mettesse d’accordo tutti e che fosse compatibile con il diritto europeo.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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  1. Perche’ mettere tutti di fronte ad una scelta?o i tre anni rinunciando al 2033 (per iscritto) o i 15 senza le concessioni edilizie ….
    Questo è un ricatto vero e proprio!!!
    Perche non dare i 3 anni in attesa semplicemente del riordino della materia???

  2. Si tratta di un ingiusto ricatto. Vorrei capire quali interessi cercano di tutelare con questo teatrino, certamente non sono quelli dei balneari presi in questo modo con il cappio al collo. Sembra che il Comune di Lecce non aspettasse altro che di sbattere fuori gli attuali concessionari. Poi forse sarebbe bene chiarire che proprio i concessionari balneari sanno distinguere tra diritto di proprietà e concessione dato che sono l’unica categoria costretta a pagare tasse sul bene dello Stato che in realtà è il proprietario a dover pagare.

  3. Balneari attaccate legalmente il sindaco che sia a pagare lui di persona se avrete successo al Tar……. spero che riuscirete a metterlo sul lastrico

    • Ma di cosa parli che non sai niente!! Leggiti la risposta a Stefano che vale anche per te !!! E’ si vede che a lecce ci tenete proprio a far finire le spiagge in mano alla mafia…

  4. Non ho capito il commento della signora !
    Cos’è che pagano le tasse sul bene dello stato ? Ma mi faccia il piacere signora !

    • Ecco un’altro che non sa’ neanche di cosa parla !!! Probabilmente malinformato dalla solita informazione di parte….. intanto i concessionari pagano il canone allo stato ( oltre tari ,Imu,ecc.) Ma il punto e che hai bar che non hanno mai pagato niente 500/600€ da quest’anno e stato portato canone minimo a 2500€ ( sempre troppo poco per un bar) ma sicuramente troppi per chi per esempio gestisce i pedalò che con un incasso di 4/5/6000 dovranno per forza chiudere!!! Ci arrivi Giuseppe? Non possono incassare 5 e pagare concessione ,tasse.iva sono praticamente in rimessa!!! Per quello che riguarda i balneari la concessione appunto si paga al metro ( questo e sbagliato ma nessuno lo dice) e comunque quanto è come pagare lo decide il tuo caro stato chiaro? Ci arrivi? Io pago 18000 di concessione che quadruplicano ora che pago altre spese OBBLIGATORIE per noi come ripascimento, salvataggio, pulizia dell’arenile,l’illuminazione e sicurezza notturna tutte spese che noi dobbiamo sostenere al posto dei comuni…….e da noi anche le docce e i bagni come il parco giochi bimbi e beachvolley vengono fatti usare a tutti anche hai non clienti!!! Quindi sciaccuati la bocca prima di parlare dei balneari e prima di parlare informati perché non sai proprio un cazzo……

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