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Balneari, Breton: “Proroga al 2033 incompatibile con diritto Ue”

Il commissario europeo al mercato interno lo ha detto rispondendo a un'interrogazione di alcuni eurodeputati italiani

«La proroga automatica delle concessioni balneari in Italia, in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati, è incompatibile con la direttiva 2006/123/CE e col trattato sul funzionamento dell’Unione europea». Lo ha affermato il commissario europeo al mercato interno Thierry Breton, rispondendo ieri a un’interrogazione presentata lo scorso 7 dicembre da alcuni europarlamentari di Forza Italia aderenti al Partito popolare europeo. «Le norme italiane vigenti non solo violano il diritto dell’Ue – ha aggiunto Breton – ma compromettono anche la certezza del diritto per i servizi turistici balneari, scoraggiano gli investimenti e ostacolano la modernizzazione di un settore fondamentale per l’economia italiana».

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L’interrogazione era stata presentata dagli eurodeputati Salvatore De Meo, Antonio Tajani, Fulvio Martusciello, Giuseppe Milazzo e Aldo Patriciello pochi giorni dopo l’invio, da parte della Commissione europea, della lettera di messa in mora contro l’estensione al 2033 delle concessioni balneari italiane. Nella loro interrogazione, gli europarlamentari di Forza Italia-Ppe chiedevano se la Commissione Ue intendesse «prendere atto che gli stravolgimenti economici connessi alla pandemia hanno significato una crisi senza precedenti per il settore balneare» e «alla luce di questa oggettiva criticità, rivalutare la sussistenza dei presupposti per l’avvio della procedura di infrazione e chiarire l’esatta applicazione della direttiva in questione».

Nella sua risposta Breton non è entrato affatto nel merito delle domande, limitandosi a riassumere i contenuti della lettera di messa in mora. Questa infatti la replica del commissario europeo: «Nella sentenza del 14 luglio 2016 (C-458/14 e C-67/15) la Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato che le concessioni balneari in Italia sono autorizzazioni ai sensi della direttiva 2006/123/CE, in quanto comportano un’autorizzazione a esercitare un’attività economica in un’area demaniale. La CGUE ha inoltre stabilito che la proroga automatica delle autorizzazioni esistenti in Italia in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati è incompatibile con la direttiva 2006/123/CE e con il trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Queste norme istituiscono un quadro volto a garantire la parità di trattamento dei prestatori di servizi e a promuovere l’innovazione e la concorrenza leale nel settore. La Commissione è pienamente consapevole dell’importanza del settore del turismo balneare per l’economia di alcune regioni italiane e dell’impatto economico della pandemia di Covid-19 sul settore turistico. L’impatto negativo della pandemia sul settore del turismo rende ancora più importanti gli investimenti e l’innovazione in questo settore. La trasparenza e la concorrenza leale attirerebbero gli investimenti e stimolerebbero l’innovazione sia dei concessionari esistenti che degli operatori nuovi e innovativi. Le norme italiane vigenti non solo violano il diritto dell’Ue, ma compromettono anche la certezza del diritto per i servizi turistici balneari. Scoraggiano gli investimenti e ostacolano la modernizzazione di un settore fondamentale per l’economia italiana. L’impatto della pandemia di Covid-19 non fa che aumentare la necessità di riforme. La Commissione, in quanto custode dei trattati, continuerà pertanto ad adottare le misure necessarie per garantire il pieno rispetto del diritto dell’Ue in questo settore».

Fonti

I commenti

Sulla risposta del commissario Breton, questo il commento del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Persino il governo uscente aveva difeso le spiagge; quello appena insediato ne farà un punto intangibile. L’Unione europea si rassegni: abbiamo ragione noi e difenderemo le nostre spiagge, la loro specificità, le aziende e il turismo italiano. La Bolkestein finirà nel cestino, le spiagge saranno sempre un patrimonio italiano».

Da parte delle associazioni di categoria, è intervenuto con una nota il presidente di Assobalneari-Confindustria Fabrizio Licordari: «Noi di Assobalneari Italia siamo totalmente d’accordo con il commissario Breton, che dice che occorre rispettare il diritto europeo; ma proprio per questo non possiamo evitare di ribadire convinti che la direttiva Bolkestein viene male interpretata dalla Commissione europea, essendo applicata alle concessioni demaniali marittime in modo errato, distorto e in totale malafede. Abbiamo prodotto un documento di 25 pagine con argomenti assolutamente indiscutibili in cui abbiamo esposto con chiarezza le motivazioni per cui la direttiva Bolkestein non deve essere applicata ai concessionari demaniali marittimi ai fini turistico-ricreativi. Siamo concessionari di un bene e non di un servizio; e l’oggetto della nostra concessione è un’area superficiale: lo capisce anche un bimbo delle elementari. Invece questi euroburocrati continuano a ostinarsi a far finta di non comprendere cose elementari: è come sostenere che le uova sono quadrate, con buona pace delle povere galline. Ma noi non arretriamo nemmeno di un millimetro e continueremo a sostenere le nostre posizioni. Ritengo necessario che il governo prenda in mano la situazione e sostenga le imprese balneari italiane, i porti turistici, i campeggi e tutto il mondo imprenditoriale che ha costruito la propria impresa su una concessione demaniale. Oggi più che mai questa difesa deve essere convinta, ferma e irremovibile, perché in una situazione economica disastrosa non possiamo permetterci il lusso di azzerare delle aziende che sono uno dei punti di forza, un’eccellenza del turismo italiano».

Infine Antonio Capacchione, presidente del Sib-Confcommercio, liquida le dichiarazioni di Breton come «la solita risposta della Commissione europea alla solita domanda dei nostri europarlamentari», diventata «l’ennesima occasione per attaccare i balneari e per terrorizzare gli enti preposti alla gestione di questa materia», invitando gli europarlamentari ad «astenersi da iniziative che non forniscono alcun contributo di chiarezza sulle ormai note reciproche posizioni e che rischiano non solo di aggiungere confusione, ma anche di ostacolare l’articolata trattativa che è in corso fra lo Stato italiano e gli organi europei per trovare una corretta e giusta disciplina a una materia complessa e delicata» (leggi le dichiarazioni complete di Capacchione »).

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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