L’Antitrust è di nuovo intervenuta per sollecitare le gare immediate sulle concessioni balneari. Dopo avere scritto più volte ai singoli Comuni costieri – alcuni dei quali sono stati portati davanti al Tar – questa volta l’Autorità garante della concorrenza e del mercato si è rivolta direttamente all’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani, e alla Conferenza delle Regioni. Anche i toni sono più accesi rispetto alle precedenti comunicazioni: nella sua missiva di ieri, l’Agcm invita a porre fine alle violazioni della concorrenza e agli «effetti distorsivi» dei rinnovi automatici, come viene giudicata la proroga al 31 dicembre 2024, prevista dalla legge 118/2022 del governo Draghi, di cui si è avvalsa la stragrande maggioranza dei Comuni costieri. Quello che invece gli enti concedenti devono fare, afferma l’Antitrust, è avviare rapidamente le procedure di gara, in modo da concludere i bandi entro la fine di quest’anno.
Le tempistiche dell’Agcm non sono casuali. Intervenendo in pieno agosto, a pochi giorni dallo sciopero degli ombrelloni, l’Antitrust ha voluto tenere alta l’attenzione mediatica sulla vicenda delle concessioni balneari e ha mandato dei messaggi al governo, chiamato a varare il decreto attuativo per stabilire dei criteri nazionali sui bandi. Nonostante l’esecutivo, con la sua mappatura conclusa lo scorso ottobre, abbia affermato che solo il 33% delle coste è occupato da concessioni, l’Antitrust afferma che la risorsa demaniale è comunque scarsa, in alcuni casi anzi addirittura inesistente. In secondo luogo, prosegue l’Agcm, la legge europea vince su quella nazionale, quindi la direttiva Bolkestein deve far disapplicare le norme del decreto milleproroghe che hanno disposto la proroga delle concessioni a fine 2024 e in casi eccezionali al 2025. Oltretutto, le motivazioni dei casi eccezionali a cui sono ricorse molte località turistiche per rinnovare i contratti esistenti non rispettano la normativa, in quanto secondo l’Antitrust, gli argomenti degli enti a sostegno della proroga sono apparsi «infondati». La legge infatti, sottolinea il garante, «circoscrive la possibilità di differire ulteriormente la durata delle concessioni a ipotesi del tutto eccezionali connesse a specifiche circostanze che impediscono la conclusione della procedura selettiva. Affinché la norma possa trovare applicazione, dunque, è necessario che la procedura selettiva sia stata avviata e che sussistano ragioni oggettive che ne impediscono la conclusione». Ma in nessuno dei casi esaminati dall’Agcm, le amministrazioni concedenti avevano avviato una procedura selettiva per l’assegnazione delle concessioni. Tanto basta per il richiamo agli enti locali.
Le associazioni di categoria dei balneari hanno condannato l’intervento dell’Agcm. «La segnalazione dell’Antitrust è velleitaria, perché è impossibile avviare in poche settimane decine di migliaia di gare. Ed è persino imprudente in assenza di regole che spetta allo Stato emanare», ha detto Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari aderente a Fipe-Confcommercio. «La segnalazione dell’Antitrust non fa che ribadire la sua contrarietà a proroghe automatiche e generalizzate delle concessioni, in conformità alle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea in materia. Ma come chiarito proprio dalla Corte di giustizia Ue, a essere in contrasto con il diritto europeo non è la proroga in sé, ma in quanto automatica e generalizzata. Cioè la sua modalità di applicazione. Legittime sono le proroghe giustificate da specifici motivi di tutela, come la necessità di salvaguardare il lavoro o in quei territori ove è possibile il rilascio di nuove concessioni demaniali. Così come la Corte di giustizia dell’Unione europea ha ripetutamente chiarito, il presupposto per l’applicazione della direttiva Bolkestein è l’accertamento della scarsità della risorsa. Si può anche discutere sulla mappatura effettuata dal governo; ciononostante non può essere trascurata la sua necessità. Si violerebbe proprio il diritto europeo, così come chiarito dalla Corte Ue. Ecco perché noi chiediamo la sua applicazione corretta. E sulla base di regole nazionali non “costruite” autonomamente dai Comuni o dalle Regioni. A tal proposito, si osserva che la Corte costituzionale ha da tempo chiarito che le modalità di affidamento delle concessioni demaniali marittime è una competenza esclusiva dello Stato. La pretesa dell’Antitrust di avviare decine di migliaia di gare entro poche settimane è del tutto irrealistica. In assenza di regole, appare addirittura imprudente».
Per il presidente di Federbalneari Marco Maurelli, «l’Agcm adotta due pesi e due misure che non rappresentano mai una soluzione equa. Non pretendiamo che si fermino i processi, ma che si rispetti il legislatore e il dialogo con la Commissione Ue per ottenere una riforma che manca da 15 anni». Infine, così Maurizio Rustignoli, presidente di Fiba-Confesercenti: «Lascia perplessi l’intervento dell’Antitrust, che arriva in un momento in cui si cerca un doveroso confronto con la Commissione Ue e un punto di equilibrio tra i principi europei e i giusti diritti delle imprese. Imprese che, lo ricordiamo, hanno fatto investimenti importanti, in un quadro normativo completamente diverso che riconosceva i diritti che oggi non ci sono più. Questi interventi a gamba tesa ci sembrano poco costruttivi: in questa fase bisognerebbe lasciar lavorare la politica. Continuare a parlare di evidenze pubbliche e gare, vuol dire non contribuire in senso propositivo. Così si crea solo ulteriore confusione, anche perché ad oggi le regole per le gare non ci sono: abbiamo tanti Comuni in giro per l’Italia che iniziano a ipotizzare indirizzi, tutti diversi tra loro, per le evidenze pubbliche. C’è invece bisogno di un armonizzazione a livello nazionale, obiettivo condiviso anche dalla maggioranza di governo».
© Riproduzione Riservata















