Il giorno dopo lo sciopero degli ombrelloni, la soddisfazione delle associazioni balneari Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti è alle stelle. «La partecipazione è stata massiccia, oltre ogni migliore aspettativa», commenta il presidente di Fiba Maurizio Rustignoli. «Con questa iniziativa abbiamo dimostrato la nostra forza; il resto sono chiacchiere», gli fa eco il presidente del Sib Antonio Capacchione, riferendosi alle sigle che non hanno aderito. «Il governo dovrebbe sfruttare questa dimostrazione di forza dei balneari per far valere le nostre ragioni a Bruxelles». La premier Giorgia Meloni, invece, sarebbe piuttosto arrabbiata – o almeno così affermano le voci di corridoio. Ma d’altronde, dopo quasi due anni di promesse non mantenute, la pazienza della categoria è finita. Soprattutto perché il disegno di legge a cui sta lavorando il governo va in tutt’altra direzione rispetto agli impegni presi da Fratelli d’Italia.
L’intenzione di Palazzo Chigi è di intervenire a fine agosto, massimo inizio settembre, nel disegno di legge “Salva infrazioni”. Queste indiscrezioni sono bastate a Sib e Fiba per annullare le altre due repliche della serrata, inizialmente annunciate per il 19 e 29 agosto. Ma c’è da essere certi che ci sarà una lunga trattativa sui contenuti del provvedimento.
Le concessioni balneari devono essere riassegnate tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre, in base alla legge 118/2022 del governo Draghi. La maggioranza delle associazioni di categoria non è contraria alle gare, ma chiede che il governo introduca delle regole nazionali sui bandi, in modo che ci sia uniformità di criteri. Tra quelli più a cuore di Sib e Fiba c’è l’indennizzo per i concessionari uscenti, a carico dei subentranti: anche se le imprese balneari sorgono sul demanio pubblico, sono infatti una proprietà privata e per questo i titolari hanno diritto a un riconoscimento economico, in caso di passaggio dell’azienda. Inoltre, per preservare ulteriormente gli attuali operatori, la legge 118/2022 prevede di favorire i partecipanti che hanno esperienza professionale nel settore, in modo da preservare la continuità del sistema balneare che è eccellenza in tutto il mondo. Come declinare questi principi in un decreto attuativo, senza andare contro l’Ue che è contraria a qualsiasi preferenza per i concessionari uscenti, è il problema più difficile per il governo Meloni. Più ancora che giustificare la mancata promessa di evitare del tutto le gare, che sono qualcosa di ormai inevitabile per la stragrande maggioranza dei balneari, tranne quelli che preferiscono tenere la testa sotto la sabbia.
Per portare a casa un risultato soddisfacente, Palazzo Chigi starebbe lavorando al rialzo, proponendo misure come il diritto di prelazione per gli attuali concessionari e addirittura l’ennesima proroga, fino al 2025 o 2030, a seconda del tasso di occupazione dei litorali nelle singole regioni. Si tratta di misure palesemente in contrasto con la direttiva Bolkestein, ma che potrebbero rappresentare dei semplici escamotage per la trattativa con Bruxelles. Avere qualcosa di eccessivo da poter togliere dal piatto è infatti un modo per mantenere le misure più ragionevoli come gli indennizzi e la professionalità. Resta da vedere come si muoverà il ministro agli affari europei Raffaele Fitto, che ha la delega sulla materia e che non è mai stato un grande amico della categoria, sin da quando nel 2009 ricevette insulti e lanci di monetine per avere osato proporre, per la prima volta ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi, di introdurre le gare delle concessioni.
Su tutto ciò Meloni avrà modo di meditare nelle prossime due settimane. In questi giorni la premier è in vacanza in un resort di lusso in Puglia, insieme alla figlia e all’ex compagno Andrea Giambruno. La sua dimora estiva si trova a un’ora di auto dallo stabilimento balneare del presidente del Sib Capacchione. «In due anni e otto lettere inviate, non ci ha mai risposto né ricevuto. Ora che è in vacanza a pochi chilometri da me, la invito a venire a parlarmi sotto l’ombrellone. Sarebbe importante mostrarle la realtà degli stabilimenti balneari, che è molto più popolare e distante da come la dipingono i media. Se proprio non vuole muoversi, posso anche andare a trovarla io. Spero abbia l’intelligenza e l’umiltà di accettare l’invito».
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