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Anci: “Abbassare canoni balneari minimi per concessioni no profit”

L'appello dei Comuni italiani: "Occorre distinguere le tariffe per le realtà a scopo di lucro da quelle che non traggono alcun profitto"

«È necessaria quanto prima un’iniziativa legislativa per colmare il grave vuoto normativo sulla determinazione dei canoni minimi per le pertinenze e le aree demaniali utilizzate dai Comuni a vario titolo, e dalle società no profit per attività sportive, ricreative legate alle tradizioni locali, svolte senza scopo di lucro o per finalità di interesse pubblico». È l’appello di Luca Pastorino, presidente della commissione “Turismo e demanio marittimo” dell’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani. Pastorino si riferisce all’aumento dei canoni demaniali minimi, che nel 2020 sono stati aumentati da 363 a 2500 euro all’anno: se la misura non è andata a incidere sui titolari di concessioni balneari con imprese a scopo di lucro, diverso è il discorso per i Comuni e le associazioni che gestiscono spiagge per attività no profit come le scuole di beach volley o di vela, nonché per i micro concessionari privati in possesso di un singolo gavitello da ormeggio, di un vialetto di accesso alla spiaggia o anche di una semplice tubatura sul demanio. Per tutte queste casistiche, che includono le concessioni a uso abitativo e residenziale, il maxi aumento dei canoni minimi ha comportato diverse difficoltà.

A luglio 2021 il governo Conte II aveva messo una toppa al problema con il decreto legge 73/2021, che aveva fissato il canone minimo a 500 euro per le sole concessioni no profit; ma la misura era valida solo per la stagione 2021 e non è stata confermata l’anno successivo. Anzi, a causa dell’adeguamento dei canoni agli indici Istat, che per il 2023 ha stabilito un’impennata del +25%, il canone minimo è arrivato a essere di 3.377,50 euro anche per le concessioni no profit. Già lo scorso settembre il G20 Spiagge (il coordinamento tra i più importanti Comuni balneari italiani) aveva rivolto un appello al governo per abbassare i canoni minimi alle concessioni no profit, ma dato che la richiesta è rimasta inascoltata, sulla questione è intervenuta anche l’Anci.

«Occorre un intervento urgente da parte del governo su questo tema, che impatta sulle casse dei Comuni costieri e turistici, in quanto spesso essi sono titolari di concessioni di beni pubblici (passeggiate, depuratori, moli) che, oltre a dover sostenere gli oneri di manutenzione per la sicurezza, non traggono alcun ritorno economico dall’utilizzo di questi beni», afferma Pastorino. «È necessario distinguere tra le concessioni a uso pubblico o non lucrativo da quelle da cui il concessionario trae un vantaggio economico, e contemperare adeguatamente gli interessi pubblici in gioco».

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Anci

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