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“Troppo caos su concessioni balneari, l’unica via è la sdemanializzazione”

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Giuseppe Ricci, presidente Itb Italia

In questi primi giorni di luglio 2020, la notizia più importante per i balneari italiani era che il decreto rilancio prevede, col linguaggio tipico del burocratese, la proroga delle concessioni demaniali fino al 2033 (vedi notizia, NdR). L’effetto che produrrà il decreto sarà il blocco di nuove gare d’appalto e la riassegnazione delle spiagge agli attuali balneari, in modo da chiarire ogni dubbio applicativo sulla proroga delle concessioni già disposta fino al 2033 (negli scorsi mesi, infatti, alcune amministrazioni avevano disapplicato la norma introdotta a fine 2018).

È stata la recente conferenza degli assessori regionali al demanio marittimo a sollecitare il ministro del turismo Dario Franceschini a prendere una decisione in questa direzione, anche se molteplici sentenze dei giudici e segnalazioni delle procure hanno ammonito i funzionari delle amministrazioni che gestiscono il demanio marittimo sulle responsabilità, anche penali, che possono assumersi qualora applichino a vario titolo la legge di cui si tratta, ritenuta contraria al diritto comunitario e quindi da disapplicare. Il tutto mentre nell’attesa che si concluda l’interlocuzione con la Commissione europea sul tema della riforma della materia prevista dalla citata legge 145/2018, e garantire chi tale legge dello Stato applica.

Sembra anche la Ragioneria di Stato abbia dato parere contrario alla proroga fino al 2033, ma a questo punto i milioni di lire (prima) e di euro (poi) investiti da almeno quattro generazioni di imprenditori balneari che fine farebbero? Vogliamo davvero affogare il settore per 28.000 cause per il recupero degli investimenti?

Come si può vedere, “grande è la confusione sotto il cielo”, come direbbe Mao… ma la realtà dei fatti è che l’unica operazione possibile è la sdemanializzazione di queste spiagge, ormai urbanizzate dalle nostre strutture balneari: una sdemanializzazione che sottrarrebbe alle unghie di un’Europa non amica questo nostro patrimonio per restituirlo davvero all’Italia e a noi italiani! Prolungare tale agonia fino al 2033, invece, lascerebbe ancora nella sofferenza di un incerto destino migliaia di imprenditori balneari che, di fronte a tale scadenza, eviterebbero di investire il loro denaro con relativo abbassamento del livello di servizio e, quindi, calo delle presenze. E forse è il caso di ricordare ai nostri governanti, che il turismo balneare è il motore primo del turismo e che genera il intorno al 13/14 % del pil e del 15% dell’occupazione totale…

L’unica via di uscita da questa folle situazione burocratica sarebbe la sdemanializzazone, un’operazione che dovrebbe essere portata avanti di concerto fra Stato, Regioni e associazioni balneari! Si salverebbero così tutte le nostre imprese balneari legittimamente costituite, che siano di facile o difficile rimozione o acquisite allo Stato. Si risolverebbe così, una volta per tutte, la secolare questione dei canoni Omi.

La nostra categoria e tutte le migliaia di lavoratori impegnati nel turismo balneare, questo si aspettano da chi vuole rappresentarci in parlamento o laddove, in ogni caso, si decide il nostro futuro e quello di un comparto essenziale del mondo del lavoro italiano!

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Giuseppe Ricci

Presidente Itb Italia, associazione degli imprenditori turistici balneari con base a San Benedetto del Tronto.