Attualità

Totoministri, balneari puntano su Centinaio e Santanché

Ma c'è l'incubo di Raffaele Fitto agli affari europei

In questi giorni di definizione del nuovo governo, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella assegnerà con tutta probabilità alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in quanto partito vincitore alle ultime elezioni, i titolari degli stabilimenti balneari italiani guardano con trepidazione ai nomi ipotizzati per i ministeri chiave che interessano la categoria. Il prossimo esecutivo dovrà infatti completare la riforma delle concessioni demaniali marittime avviata da Mario Draghi, che ha inserito nella legge sulla concorrenza un provvedimento per riassegnare i titoli tramite gare pubbliche entro il 31 dicembre 2024. In base a tale norma, il riordino dovrà essere completato da un decreto attuativo da varare entro il 27 febbraio prossimo per definire le modalità con cui effettuare i bandi di gara e il calcolo degli indennizzi per i concessionari uscenti; dunque il compito spetterà al prossimo governo con maggioranza di centrodestra, i cui esponenti in campagna elettorale si sono spesi molto per promettere ai balneari svariate forme di tutela per le loro imprese. Tutto dipenderà dunque da chi siederà sugli scranni dei dicasteri competenti in materia, che per quanto riguarda il demanio marittimo sono diversi: si va infatti dal ministero delle infrastrutture a quello del turismo, dagli affari europei agli affari regionali, senza dimenticarsi dello sviluppo economico e delle riforme.

Le indiscrezioni che circolavano la settimana scorsa nei padiglioni del Sun, la fiera riminese di riferimento per il settore balneare, davano in quota Gian Marco Centinaio al ministero dell’agricoltura e del turismo, un ruolo che il leghista ha già ricoperto col primo governo Conte, inserendo nella legge 145/2018 un provvedimento molto favorevole ai balneari: per il riordino delle concessioni necessario per adeguarsi alla direttiva europea Bolkestein, Centinaio aveva infatti introdotto una lunga estensione delle concessioni fino al 2033 per dare a Stato, Regioni e Comuni il tempo necessario per espletare i bandi di gara al fine di riassegnare i titoli. Tuttavia, dal momento che il primo governo Conte era caduto senza mai completare quella riforma, prima una procedura di infrazione avviata dall’Unione europea e poi una sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato hanno visto il prolungamento al 2033 come una proroga automatica agli stessi titolari e dunque vietata dal diritto europeo, portando Palazzo Spada a imporne la cancellazione. Cosa che il governo Draghi ha fatto pedissequamente con la legge sulla concorrenza.

Memori di quel provvedimento favorevole e competente, molti balneari vedrebbero con favore il ritorno di Centinaio con la delega al turismo, anche se le ultime voci di corridoio danno il leghista come futuro ministro solo dell’agricoltura. Ma l’alternativa che si prospetta sembra comunque validissima per la categoria: le indiscrezioni più insistenti affermano infatti che Giorgia Meloni vorrebbe mantenere il ministero del turismo autonomo come è stato col governo Draghi, ma senza ridare la poltrona al leghista Massimo Garavaglia (che i balneari non hanno per nulla apprezzato), bensì mantenendola a Fratelli d’Italia con una balneare doc, ovvero Daniela Santanché. Socia dell’arcinoto stabilimento Twiga di Flavio Briatore a Forte dei Marmi, non c’è dubbio che la Santanché, in caso ricoprisse davvero il ruolo di ministro del turismo, sarebbe sensibile alle istanze della categoria che rappresenta in prima persona.

Ma a controbilanciare questa possibile nomina favorevole ai balneari c’è un’ipotesi che vede invece i mal di pancia della categoria: si tratta di Raffaele Fitto, dato come probabile nuovo ministro agli affari europei, altro dicastero chiave per l’impasse sulla direttiva Bolkestein. Nel 2009, durante l’ultimo governo Berlusconi che abrogò il rinnovo automatico delle concessioni sul demanio marittimo, Fitto fu autore della prima proposta di riforma del settore che prevedeva le evidenze pubbliche, respinta dalle associazioni di categoria che ancora credevano possibile evitare le gare. Il risultato: una norma allora molto più favorevole rispetto all’attuale riforma Draghi non arrivò nemmeno in parlamento, le procedure selettive sono rimaste comunque all’orizzonte (oltretutto con meno paracadute per i concessionari uscenti, poiché la giurisprudenza nel frattempo ha chiuso molte tutele prima possibili) e il probabile futuro ministro agli affari europei, che avrà un’importante voce in capitolo per concludere questa annosa vicenda, non si è dimenticato di avere subito attacchi, insulti e lanci di monetine da parte di una categoria che non se lo è certo fatto amico.

Il quadro non è però finito qui. Nel totoministri resta infatti un nome piuttosto vicino ai balneari, che andrà a ricoprire un ruolo chiave per la riforma: si tratta del leader della Lega Matteo Salvini, che molto probabilmente sarà il prossimo ministro delle infrastrutture e che si è molto speso per tutelare la categoria. Altri nomi che si sono interessati alla questione, e che potrebbero sedersi in dicasteri più o meno rilevanti per il settore, sono infine quelli di Giancarlo Giorgetti (in quota per lo sviluppo economico), Maria Elisabetta Casellati (ipotizzata alle riforme) e Deborah Bergamini (papabile per la pubblica amministrazione). Insomma, non resta che attendere di avere le conferme di questi nomi e, soprattutto, l’indicazione di chi sarà il ministro referente che si prenderà il difficile compito di completare la tanto attesa riforma delle concessioni balneari.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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