Le spiagge dell’Artico, in particolare in Canada e in Siberia, e dei brevi tratti in cui il suolo è scoperto dal ghiaccio in Antartide, presentano forme estremamente diverse da quelle a cui siamo abituati. Queste morfologie sono create dal ghiaccio marino e da quello presente nel suolo, e il riscaldamento globale per molte di esse significherà la perdita delle loro caratteristiche peculiari e la loro trasformazione in spiagge, possiamo dirlo, “banali”. Si tratta delle coste di quelle regioni in cui il suolo è perennemente gelato (permafrost) e solo uno strato superficiale è soggetto a cicli annuali di gelo e disgelo; ma anche altri tratti di litorali “più caldi” possono presentare alcune morfologie particolari se il mare antistante gela, o se pezzi di ghiaccio galleggiante vengono spinti sulla spiaggia.
La presenza di ghiaccio nei pori dei sedimenti non consolidati conferisce loro una maggiore resistenza nei confronti dell’azione del moto ondoso e permette lo sviluppo di ripide scarpate di erosione marina in depositi nei quali, in assenza di ghiaccio, si formerebbero pendii a debole pendenza. Nelle zone in cui vi è il permafrost, il ghiaccio è presente anche in forma di cunei, la cui spinta laterale può determinare il crollo dei blocchi di suolo e l’arretramento della scarpata per eventi catastrofici. Ciò è favorito anche dalla formazione, alla base della scarpata stessa, di nicchie prodotte dalla fusione del ghiaccio interstiziale (come i nostri solchi di battente) che viene a trovarsi a contatto con l’acqua marina (termoerosione).


In primavera, con la fusione dei livelli di ghiaccio presenti nel corpo della spiaggia, si ha il collasso delle strutture sedimentarie e la formazione di una superficie estremamente rugosa, per la quale è entrato in uso il termine eschimese inuit di kaimoo (nella figura qui sopra). Su questa superficie si possono trovare anche delle piccole depressioni dovute alla fusione dei blocchi di ghiaccio spiaggiati nell’autunno precedente ed eventualmente inglobati nei sedimenti: ecco la formazione delle pitted beaches (“spiagge bucherellate“).

Quando il suolo è gelato si riducono le possibilità di infiltrazione dell’acqua di uprush, che può così risalire la battigia e costruire creste di berma a quote molto elevate. Anche il backwash si concentra in superficie, con lo sviluppo di una battigia a debole pendenza anche in depositi grossolani.
Questi cordoni elevati, presenti anche sulle nostre spiagge, non vanno confusi con una morfologia esclusiva delle coste dominate dal ghiaccio, gli ice push ridges (cordoni spinti dal ghiaccio). Questi si formano in particolare all’interno delle insenature, perché l’acqua gelando aumenta di volume e si espande anche verso terra, raschiando sul fondale e, come un bulldozer, accumulando i sedimenti lungo la linea che riesce a raggiungere.
Con il riscaldamento globale, in molti tratti costieri il clima più caldo non consentirà più lo svilupparsi di questi processi e le spiagge, che comunque arretreranno per l’innalzamento del livello del mare, perderanno questi caratteri distintivi e diverranno assai più “banali”. Ma vi è anche un altro motivo per il quale queste spiagge sono destinate ad arretrare: il ghiaccio marino è il più efficiente sistema di difesa dei litorali e nei mesi invernali, quando si scatenano le tempeste, esse non avranno più protezione. Peccato non poter gelare il Mediterraneo e risolvere il problema dell’erosione…! È comunque certo che non vedremo la completa scomparsa delle spiagge dominate dal ghiaccio, perché ciò richiederebbe un tale riscaldamento globale che, se dovesse avvenire, spariremmo noi prima di loro!
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